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IL CINEMA DEI GIUSTI - “LE ASSAGGIATRICI” È UN FILM SULLE RAGAZZE TEDESCHE ASSOLDATE PER ASSAGGIARE I PIATTI DI HITLER, PER ACCERTARSI CHE IL CIBO NON SIA AVVELENATO E ASPETTARE ALMENO UN’ORA CHE L’EVENTUALE VELENO POTESSE FARE EFFETTO - BEN SCRITTO, BEN DIRETTO, BEN INTERPRETATO DA UN GRUPPO DI ATTRICI PER NOI SCONOSCIUTE, HA IL SUO ASSO NELLA MANICA NELLA MAGNIFICA FOTOGRAFIA DELL’OTTANTENNE RENATO BERTA, GRANDE DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA… – VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

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L’uomo più odiato del mondo, e parlo di Hitler tra il 1943 e il 1944, chiuso nel suo bunker ribattezzato la Tana del Lupo, non poteva certo correre il rischio di essere avvelenato. Così vennero assoldate delle brave ragazze tedesche del villaggio di Gross-Partsch, vicino alla Tana del Lupo, proprio per assaggiare i suoi piatti. A Pranzo e a cena. E aspettare almeno un’ora che l’eventuale veleno potesse fare effetto. Tutto questo è stato scoperto recentemente grazie alla testimonianza dell’ultima sopravvissuta del gruppo, Margot Wölk.

 

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Dalla sua storia è nato prima un libro, “Le assaggiatrici”, di Rosella Postorino e oggi un film di coproduzione italo-belga-svizzera, sempre “Le assaggiatrici”, appena passato al Bari Fil Festival in anteprima, diretto da Silvio Soldini, prodotto da Lionello Cerri.

 

 In un primo tempo, visto che c’è una sceneggiatura firmata da Cristina Comencini, Giulia Calenda, Ilaria Macchia, il film doveva evidentemente essere diretto dalla Comencini, che ha scelto poi di portare sullo schermo un’altra storia legata alla Seconda Guerra Mondiale, “Il treno dei bambini”, tratto dal romanzo di Viola Ardone, mentre questo è passato alla cura di Silvio Soldini, che deve averlo riscritto assieme a Doriana Leondeff e Lucio Ricca. Ma i nomi delle tre sceneggiatrici rimangono. Devo dire che sono tutte e due opere serie e sentite.

 

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 Per “Le assaggiatrici” Soldini ha chiamato un gruppo di brave attrici tedesche, a cominciare dalla bionda Elsa Schlott (che abbiamo visto nella serie “Das Boot”), che interpreta la protagonista, Rosa Sauer, e da Alma Masun, nel ruolo della sua amica Elfriede, infermiera, Emma Falck, Olga Von Luckward, mentre affida al torvo Max Rienelt il suolo dell’ufficiale tedesco Albert Siegler. La storia segue la curva della guerra e il tragico declino del Fuhrer, senza mai vederlo, attraverso i piccoli racconti e gli scontri delle ragazze.

 

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La berlinese Rosa, la protagonista, aspetta il ritorno del suo uomo dalla Russia nella casa dei suoceri, Elfride ha forse qualcosa da nascondere. C’è chi rimane incinta e deve abortire. Chi crede fermamente nel nazismo. E intanto la situazione in Germania è sempre più compromessa. Ben scritto, ben diretto, ben interpretato da un gruppo di attrici per noi sconosciute, il film ha il suo asso nella manica nella magnifica fotografia dell’ottantenne Renato Berta, grande direttore della fotografia per Straub, Tanner, Rohmer, Godard, Rivette, Chereau, più recentemente Martone.

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Berta riesce a dare al film uno spessore storico che con un budget modesto non sarebbe stato facilissimo ottenere. Devo dire che se trovate la versione originale in tedesco non può che essere superiore a quella doppiata. In sala da giovedì 27 marzo.

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