supergirl

IL CINEMA DEI GIUSTI – “SUPERGIRL” È VERAMENTE UN FILM “SUPER-HORRENDOUS” COME SCRIVE “VARIETY”, O “IL PEGGIOR SCRIPT CHE SI SIA MAI SENTITO”?" – SI FA AVANTI ANCHE LA TESI CHE SIA UN MASSACRO PREVENTIVATO. MAGARI PER FAR FUORI IL CINEMA AL FEMMINILE DAI GRANDE BUDGET. FILM CHE HANNO SEMPRE UNA CARICA IDEOLOGICA O POLITICA, DI QUESTI TEMPI MALVISTA DALLA NUOVA AMMINISTRAZIONE AMERICANA. UN PIANO? UN COMPLOTTO? SICURAMENTE LE CRITICHE NEGATIVE DEI GIORNALI E LA ASSURDA MASSA DI OFFESE CONTRO MILLY ALCOCK, RITENUTA NON ALL’ALTEZZA DEL RUOLO, HANNO UCCISO IL FILM ANCORA PRIMA CHE USCISSE… – VIDEO

 

Marco Giusti per Dagospia

 

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E’ veramente un film “super-horrendous” come scrive “Variety”, o “il peggior script che si sia mai sentito” o “un mischione mal riuscito di Guardiani della galassia, John Wick e Mad Max…”. "Per quanto tempo continueremo ad accontentarci di film che ci logorano?", pontifica la critica di “Time”, che non ha visto gli ultimi film italiani, presumo. Ma si fa avanti anche la tesi che sia un massacro preventivato.

 

Magari per far fuori il cinema al femminile dai grande budget, come “La sposa” di Maggie Gyllenhaal o i film con supereroine femminili come “Woman King”. Film che hanno sempre, già come operazione produttiva una carica ideologica o politica.

 Di questi tempi malvista dalla nuova amministrazione del paese. Ovvio.

 

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Come ce l’ha lo stesso “Supergirl”, con l’eroina che si batte contro la tratta delle bambine rapite, che lascia un pianeta distrutto più simile a Gaza che a Krypton, che non ha nessun amore maschile o femminile, e lotta affinché si salvi con un misterioso antidoto il suo adorato cagnolino, Krypton, come farebbero anche certi vecchi maschi canari che conosciamo, come Franco Maresco.

 

Un certo MrT su “X” scrive un posto decisamente interessante che apre una nuova tesi. “Supergirl non è il problema. È il budget esagerato da un milione di dollari di Odissea, con un cast di stelle. Tutto ammassato in un film nello stesso momento come una svendita di formaggio governativo ad Harlem NY. Questa non è rivoluzione, è disperazione. GODSPEED HOLLYWOOD”.

 

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Un piano? Un complotto? Sicuramente le critiche negative dei giornali e la assurda massa di offese contro Milly Alcock, ritenuta non all’altezza del ruolo, dove in tanti avrebbero voluto la più sexy e più trumpiana Sydney Sweeney (pensa che cafonata…) o Zendaya, troppo legata a Spider-Man, ha ucciso il film ancora prima che uscisse.

 

Mettiamoci anche che Milly Alcock si porta dietro tutto il biondo, vero o finto, dei personaggi bambini ora cresciuti della serie HBO “House of The Dragon”, non a caso uscita negli stessi giorni, e non certo all’altezza del più divertente e stimolante “Il cavaliere dei sette regni”, anche questo prequel di “Game of Thrones”.

 

Tutto questo per dire che, nel suo candore fintamente naif, l’operazione “Supergirl”, voluta dalla DC Comics prima dell’arrivo di James Gunn e Peter Safran, quando si pensava di farla con Sasha Calle protagonista, già scritta, anche se in maniera diversa, da Ana Nogueira, che firma anche questa versione, tocca una serie di nervi scoperti e coperti di Hollywood che va ben oltre il recupero del mantellino rosso originale della Supergirl del 1978 di Helen Slater o dell’idea di dare alla ragazzina un qualsiasi amore oltre il cagnolino.

 

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Anche allora, l'insuccesso di Supergirl coprì il massacro silenzioso delle tante eroine fantasy che si sarebbero potute portare al cinema.

 

La storia, anche qui, nella nuova versione di Ana Nogueira rivista da Gunn e Safran, è estremamente semplice. Ma forse per una ragazzina di 12-13 anni va benissimo. Kara Zor El, il giorno del suo 23° compleanno, che vuole passare da sola, ubriachella, con il fido Krypton che piscia sui giornali vecchi, si sveglia nella sua astronave e finisce in un incubo.

 

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Perché sul pianeta dove si era fermata a far bisboccia è arrivato il terribile Krem di Matthias Schoenaerts (non è affatto male), un terribile pirata che ha ucciso la famiglia di un fabbricatore di spade alla Kill Bill, lasciando viva solo una ragazzina, la Ruthye di Eve Ridley. Proprio Ruthye, armata della spada di famiglia, passa nel bar malfamato dove stava Kara in cerca di aiuto contro Krem.

 

Volente o nolente, Kara finirà invischiata nella vicenda, perché Krem non solo le ha rubato l’astronave, ma gli ha avvelenato pure il cane. Può essere salvato solo da un antidoto che Krem tiene gelosamente per sé, ma che sarà inutile dopo tre giorni. Così Kara e Ruthye partiranno per recuperare l’antidoto e avere vendetta, aiutate solo da un buffo cacciatore di taglie in moto, il Lobo di Jason Momoa, messo lì per rafforzare la vicenda.

 

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Se Lobo cerca i brutti ceffi come fosse il colonnello Mortimer di “Per qualche dollaro in più”, Krem si macchia di peccati più gravi, visto che ha messo in piedi un mercato pedofilo di ragazzine da vendere ai depravati dell’universo.

 

Malgrado il film abbia un cuore anche serio, il modello, anche registico, è evidentemente quello dei “Guardiani della galassia” di James Gunn. Mischiato un po’ a tutto, a “Kill Bill”, a “John Wick”, perfino a “House of The Dragon”. Milly Alcock è graziosa, anche una brava attrice, giustissima per il ruolo, mi piace cento volte più di Sydney Sweeney, anche se è una anti-eroina, sul modello James Gunn per intenderci, un filo anche Zendaya, e non una super-eroina alla Gal Gadot.

 

Non vorrebbe entrare nella vendetta di Ruthye. Ci finisce dentro. Come finisce dentro quel ridicolo costume da Supergirl nelle scene finali che andava bruciato. Perché invecchia terribilmente l’operazione. Dovrebbe finire nelle stanze segrete di “Backrooms”. Non donerebbe a nessuno.

 

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Forse a Annalisa nei suoi concerti estivi. Il film, insomma, è esattamente quello che pensate. Si vede, ma è un po’ un pasticcio. Un Guardiani della Galassia meno ricco, pieno di buchi narrativi come un gruviera, probabilmente per scene che sono state tagliate per risparmiare o aggiunte per dare un senso al Lobo di Jason Momoa, che sembra provenire da un altro film.

 

Gunn e Safran hanno chiamato un bravo regista, il Craig Gillespie di “Tonya” e “Pam & Tommy”, che non c’entra nulla col genere, hanno scelto una ragazzina con la faccetta giusta che non riesce a tenere l’impalcatura traballante dell’operazione. Per di più il personaggio migliore, il cane Krypton, esce di scena dopo 15 minuti. Uffa. I dieci spettatori che erano in sala al Barberini in sala 5 non mostravano alcun segno di interesse vedendo il film. Fuori c’erano 40 gradi.  

 

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