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IL CINEMA DEI GIUSTI - “TUTTA COLPA DI FREUD”, TITOLO INFELICE PER UNA COMMEDIA ROMANTICA RIUSCITA - BATTUTA STRACULT: A UNA LETTRICE CHE LE CHIEDE “50 SFUMATURE DI GRIGIO” LE RISPONDE STIZZITA “IL PARRUCCHIERE È QUI ACCANTO”

Tutta colpa di Freud di Paolo Genovese.

Marco Giusti per Dagospia

Buone notizie! Da quanti anni non vedevamo un film italiano dove si parlasse di congiuntivi, di futuro anteriore (ahi!), dove un personaggio lavora al Teatro dell'Opera, un'altra addirittura in una libreria nel centro di Roma (ma ne esistono ancora?) e a una lettrice che le chiede "50 sfumature di grigio" le risponde stizzita "Il parrucchiere è qui accanto"?

E, soprattutto, che avesse il coraggio di mettere in scena la sciagurata situazione (capita, capita..) di un uomo e una donna al ristorante al loro primo incontro e l'uomo, invece di offrire lui, fa il conto di cosa ha mangiato lui e di cosa ha mangiato lei, "Fanno 40 per te e 33 per me".

Fosse solo per questo non possiamo che salutare con rispetto questo "Tutta colpa di Freud", riuscita commedia romantica a tanti personaggi che ha sfornato Paolo Genovese, il regista di "Immaturi" 1 e 2, nato da un soggetto firmato a tre con Leonardo Pieraccioni e Paola Mammini. Se il suo ex-socio Luca Miniero si è specializzato con grande successo nella commedia nord-sud, come ha dimostrato il recente "Un boss in salotto", Paolo Genovese è più attratto dalle situazioni coral-generazionali a tanti personaggi. Quarantenni, trentenni, grandi famiglie.

E ha un occhio particolare alla costruzione non solo dei personaggi principali, ma anche dei tanti personaggi secondari che mette in scena con cura e rispetto. Diciamo subito che il film ha il pregio di offrire a Marco Giallini un ruolo di protagonista assoluto, dopo essere stato per anni utilizzato come caratterista di commedia e di noir o di co-protagonista con Carlo Verdone.

E Giallini qui, come Francesco, psicanalista e padre divorziato di tre ragazze belle e squinternate, che vivono con lui e lo assillano con i loro problemi di cuore, dimostra una naturalezza, una simpatia, un'eleganza che dovrebbero finalmente fargli fare il salto di qualità che si merita. Il film ha anche il pregio di offrire a Vittoria Puccini e a Anna Foglietta due ruoli di grande freschezza e leggerezza come figlie problematiche di Francesco. La prima, Marta, è una libraia che si innamora di un ragazzo sordomuto, Vinicio Marchioni, che lavora al Teatro dell'Opera.

La seconda, Sara, è nella buffa e difficile condizione di scoprirsi etero dopo essersi pensata per anni lesbica ("ero pazza di Hello Kitty, sono diventata gay per pigrizia"). Il che la porta a una serie di divertenti incontri con uomini, tutti attori noti, da Gianmarco Tognazzi, l'ingegnere tirchio che la porta a cena, al poeta Paolo Calabresi, da Edoardo Leo a Daniele Liotti.

E quando arriverà al dunque, di fronte a Liotti nudo se ne uscirà in un "E mo che ci faccio co' sto coso?". Ma la scena migliore è quella tra la Foglietta, forse ancora un po' lesbica ma fedele al suo nuovo compagno, che si ritrova in casa una Giulia Bevilacqua che invece vorrebbe diventare lesbica e seguita a spogliarsi sotto gli occhi di lei terrorizzata dall'occasione di un tradimento.

La terza sorella, la quasi inedita Laura Adriani, viene dai "Cesaroni", è una diciottenne che si innamora del cinquantenne sposato Alessandro Gassman, a sua volta sposato con Claudia Gerini, qui in un ruolo da brava moglie fedele. Caso vuole che Giallini si innamori proprio della Gerini, senza sapere chi sia, e si ritroverà poi invischiato, da psicanalista di Gassman, con un doppio triangolo. Da una parte, come padre, tende a rafforzare il matrimonio del suo paziente per liberare la figlia, da un'altra penderebbe a farglielo saltare per motivi personali. Questo nodo in qualche modo incastra un po' il film in situazioni un po' paradossali e non credibili.

Ne rallenta anche il ritmo. Ma le storie comico-romantiche delle due ragazze maggiori, cioè quelle di Vittoria Puccini e di Anna Foglietta sono molto ben costruite e loro bravissime. Come è veramente riuscito il rapporto fra Giallini e le figlie, per non parlare di molte delle figure maschili e femminili che attraversano il film, anche brevemente, da un finissimo Vinicio Marchioni come sordomuto che lavora al Teatro dell'Opera al cameo di Gianmarco Tognazzi, da Fiammetta Cicogna come pompiera gay al Maurizio Mattioli come portiere, dalla rediviva Dodi Conti, prima comica gay dichiarata, a Claudia Zanella.

Certo, qualche difetto di sceneggiatura c'è, qualche dialogo è un po' banale, gli psicanalisti avranno molto da ridire e Freud lo si poteva lasciar fuori almeno dal titolo, ma non solo è il film più riuscito di Genovese, con una Roma fotografata con grande gusto da Fabrizio Lucci, ma gli attori immersi in questa luce si muovono con inaspettata eleganza, Giallini e Puccini su tutti, e il regista dimostra un'attenzione e un rispetto per i suoi personaggi che il pubblico non potrà non capire. In sala dal 23 gennaio.

 

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