anna toni negri

LE COLPE DEI PADRI RICADONO SUI FIGLI! PARLA LA REGISTA ANNA NEGRI, FIGLIA DI TONI, “CATTIVO MAESTRO” DEGLI ANNI ’70 – “IL TERRORISMO HA PRESO IN OSTAGGIO LE NOSTRE VITE. HANNO DIPINTO MIO PADRE COME UN MOSTRO. E NON LO ERA. SONO STATA PER 15 ANNI FUORI DALL’ITALIA, PRIMA IN OLANDA E POI IN INGHILTERRA. NON HO CAPITO LE SCELTE DEI MIEI GENITORI, MA NON MI SONO MAI VERGOGNATA DI LORO” – LE PERQUSIZIONI IN CASA, I BANCHI COPERTI DI SPUTI A SCUOLA, I PROBLEMI DI PESO, LA "PESANTE MOLESTIA" SUBITA A 11 ANNI, IL CASO MORO: “MIO PADRE REAGÌ AL RAPIMENTO CON SCONCERTO, DICENDO CHE ERANO..."

Estratto dell'articolo di Antonio Gnoli per “Robinson - la Repubblica”

 

ANNA NEGRI 23

Come un lungo diario che si snoda nel tempo così prende vita il confronto tra una figlia e un padre. A tratti la densa e impietosa “confessione” sembra una lettera. E le lettere — la loro urgenza a volte differita — lasciano immaginare la disparità di vedute, gli equivoci, le frasi non dette, l’amore non dichiarato, la rabbia contenuta fino poi a esplodere, la confessione ilare e drammatica.

 

Anna Negri è una donna compiuta e realizzata, grazie al suo impegno nel cinema, una professione che le piace. Anna è madre di un figlio e figlia di Toni Negri. Un padre così non si dimentica, non si rimuove.

 

Tutto lo sforzo nel corso del libro ( Con un piede impigliato nella Storia, ed. Derive e Approdi) servirà per delinearne i contorni, afferrarne i dettagli, provare a chiarire che rapporto è stato. Felice o infelice, appagante o misero, bello o brutto. O, come accade in quasi tutte le vicende umane, ricco di sfumature, di cieli tristi e di inferni tiepidi. Provo un certo stupore nel constatare che la linea delle persone somiglia, molto più di quanto si creda, alle linee della mano. Non per qualche malintesa chiromanzia che ne azzardi il futuro, quanto per l’ironica disposizione a leggervi il passato.

(...)

 

ANNA NEGRI COVER

Non mi chiede se sia lei che mi sta parlando, ma se lo ha fatto il libro. E allora immagino quell’oggetto separato dall’autrice. Distante. Non estraneo, ma un po’ come è appunto Anna che conversa e ricorda sul confine incerto tra ideologia e vita.

 

Hai provato a rifarti un’esistenza?

«Sono stata per 15 lunghi anni fuori dall’Italia, prima in Olanda e poi in Inghilterra. Per cercare una calma che non avevo, una serenità che non conoscevo. Non volevo più essere riconosciuta come la figlia di Toni Negri. Sono andata via e poi sono tornata. I problemi restano, le ferite non si rimarginano. Ma non voglio darti l’impressione patetica della figlia sofferente e piena di risentimento. Ho amato i miei genitori. Non ho capito fino in fondo le loro scelte, ma non mi sono mai vergognata di loro».

 

Perché avresti dovuto?

toni negri

«Perché hanno dipinto mio padre come un mostro. E ovviamente non lo era. Non eravamo una famiglia normale, certo. Ma una famiglia non la scegli».

 

Quando hai avuto la sensazione di questa diversità?

«Avevo 12 anni, da Padova c’eravamo trasferiti a Milano. Una mattina la polizia irruppe in casa. Cercavano documenti, agende, prove che compromettessero mio padre. Suonarono alla porta, mezzo addormentata andai ad aprire. Erano armati. Mi misi davanti a loro e uno mi spostò spingendomi con la canna della mitraglietta sulla pancia. Arrivarono i miei. Frastornati. Ero spaventata. Poi con mio fratello Checco cominciammo a ridere. Una ridarella nervosa. Credo che in passato ci fossero state altre perquisizioni. Ma quella fu la prima che ricordo».

 

Cosa ricordi di altro?

«Una delle mattine successive a scuola un ragazzo della classe accanto chiese quale fosse il mio banco. Lo trovai coperto di sputi».

 

Che cosa sapevi di tuo padre?

ANNA NEGRI 13

«Tutto quello che faceva mi era noto. La casa era spesso piena di amici e compagni che discutevano. Certe sere le riunioni andavano avanti fino a tardi, dalla camera da letto con mio fratello sentivamo a volte urlare».

 

Che cosa pensavi?

«Ho sempre pensato che i miei volessero fare la rivoluzione convinti che avrebbe messo fine alle ingiustizie sociali».

 

Come ti vivevi?

«Di fatto ero coinvolta. Credo non immaginassero che io e mio fratello avessimo bisogno anche di un’attenzione diversa».

 

Intendi dire come gli altri e le altre della tua età?

«Vivevo dentro il loro mondo più che nel mio».

 

In quel mondo, mi pare di capire, ci stavi con un certo disagio.

«Mi incuriosiva e mi spaventava. Amavo i miei, ammiravo mio padre, al tempo stesso provavo un senso di fatica e di smarrimento».

 

Racconti di aver cominciato ad avere problemi con il cibo.

«Ero alle medie quando ho cominciato a ingozzarmi, crescevo di peso a vista d’occhio».

TONI NEGRI

Parlavi del disagio che provavi.

«Non credo che c’entrassero le scelte politiche dei miei. La verità è che a 11 anni avevo subito un abuso da parte di una persona che i miei conoscevano».

 

Intendi violenza fisica?

«Non fino in fondo, diciamo una pesante molestia».

 

I tuoi come hanno reagito?

«Non dissi nulla. Ma quell’evento così traumatico ha un po’ cambiato la mia vita. Però, ti prego, non ho voglia di parlarne ancora».

 

Con un piede impigliato nella Storia è un “memoir” crudo e sofferente. Perché hai sentito il bisogno di scriverlo?

«Intanto risale a diversi anni fa e scriverlo è stato in qualche modo terapeutico. È come se avessi preso la distanza da tutto quello che mi era accaduto e potessi finalmente parlarne».

 

Un atto liberatorio?

«Non c’è dubbio, ma più mi immergevo in quel fiume di ricordi e più sentivo che stavo dando voce a qualcosa di collettivo, alla generazione venuta dopo quella degli anni Settanta che aveva sperato, lottato, sbagliato, su cui inesorabilmente era sceso il sipario».

ANNA NEGRI 4

 

Che eredità hanno lasciato quegli anni?

«Sono stati definiti anni di “piombo” e penso che in parte fu così. Ma non furono solo questo».

 

Che cosa aggiungeresti?

«Penso ai diritti civili: divorzio e aborto oggi rimesso in discussione, alla chiusura dei manicomi, al femminismo con la rivendicazione che il privato fosse anche politico, penso alla cultura gioiosa che circolava allora. I giovani che leggevano, che viaggiavano. Purtroppo il terrorismo ha preso le nostre vite in ostaggio. E ha innescato quella repressione che ha fatto di ogni erba un fascio. Ma non si può cancellare la vitalità di quegli anni».

 

(…)

 

TONI NEGRI 34

Hai detto che il terrorismo prese in ostaggio le vostre vite. Cosa intendevi?

«Ha condizionato tutto il resto. Non ha permesso di vedere e giudicare altro che quella violenza estrema, terribile, ingiusta».

 

I tuoi come lo vissero?

«A casa non si parlava d’altro e vedevo i miei persi, smarriti, impotenti».

 

Tuo padre fu arrestato nell’ambito dell’inchiesta denominata “sette aprile”. Da quel momento cambia la tua vita e quella della famiglia. Qual è il ricordo più acuto che hai conservato?

«Fammi dire che quell’inchiesta si basava su di un teorema che si è dimostrato infondato e cioè che il movimento dell’autonomia e le Brigate Rosse fossero le due facce della stessa medaglia. Fu il giudice Calogero a costruire l’impianto di accusa. Molti furono gli arresti. Mio padre subì la stessa sorte. Fu messo in isolamento e l’accusa nei suoi riguardi passò da “banda armata” a “insurrezione armata contro lo Stato”. Era nato il mostro da gettare in pasto all’opinione pubblica».

 

In che senso?

ANNA NEGRI

«Così veniva dipinto dai giornali e non solo di destra. Accusato di 18 omicidi, accusato del rapimento di Aldo Moro. Non c’era misfatto politico che non fosse ricondotto a lui. Quasi tutte le accuse nel tempo furono smontate. Il pentito Patrizio Peci scagionò mio padre dal rapimento di Moro».

 

Ma come reagì a quel rapimento?

«Con sconcerto, dicendo che erano dei pazzi, e anche con dolore».

 

Dolore?

«Sì, gli era grato per l’aiuto che Moro disinteressatamente gli diede per fargli ottenere una cattedra universitaria. Però chiedevi del ricordo più acuto. Sono due, curiosamente opposti».

 

(…) Hai scritto che le colpe dei padri ricadono sui figli. Cosa rimproveri a tuo padre?

anna negri

«Non ho risentimenti e alla fine ho cercato di prendermi cura di me. Anche amandolo. Oggi sto preparando un documentario su mio padre».

 

C’è una domanda in particolare che gli vorresti fare?

«Forse gli chiederei di spiegarmi perché nel conflitto tra la vita e l’ideologia, abbia scelto soprattutto quest’ultima. Ricordavi il tema della colpa».

Vuoi dire qualcosa.

«Ci sono ferite che non si rimarginano perché è morta tanta gente in quegli anni. Le vittime del terrorismo, i poliziotti, gli operai sul lavoro, i giovani alle manifestazioni. E ognuno di loro a casa aveva figli, mogli, padri e madri che li hanno pianti. E allora si capisce il senso di ingiustizia che pervade quelle morti, perché ogni morto è importante da qualunque parte provenga. E ho scoperto la cosa crudele che i figli portano su di sé le colpe dei genitori. E con esse devono confrontarsi. Non puoi sfuggire. Non puoi far finta di niente».

pannella rossanda negrianna negri 1TONI NEGRI - GALERA ED ESILIO TONI NEGRI PANNELLAtoni negri

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO