alessandro haber

“CON CARMELO BENE PRENDEVO 80 SCHIAFFI A SERA SUL PALCO” – ALESSANDRO HABER SPULCIA NEL SUO PASSATO TRA VIZI, RICORDI E INCIAMPI: “UNA VOLTA AL TEATRO PICCOLO UN AMICO MI AVEVA PORTATO QUALCOSINA DA TIRARE. UN’ORA PRIMA DELL’INIZIO LA USAI MA AL MOMENTO DI PARLARE SUL PALCO LA BOCCA SI IMPASTÒ” – “RISCHIAI DI PERDERE L’OCCASIONE DI RECITARE PER NANNI MORETTI IN ‘SOGNI D’ORO’ PER UN INCIDENTE PRURIGINOSO. STAVO FACENDO L’AMORE CON UNA RAGAZZA, ERO PROPRIO AL CULMINE, SUONA IL TELEFONO. PARLAI A NANNI CONTINUANDO AD ANSIMARE E SPIEGANDOGLI LA SUA SITUAZIONE, LUI RIATTACCÒ FURIBONDO…” – VIDEO

Estratto dell’articolo di Luigi Bolognini per www.repubblica.it

 https://www.repubblica.it/spettacoli/teatro-danza/2025/07/13/news/alessandro_haber_intervista_teatro_cinema-424727364/

 

alessandro haber foto di bacco (2)

Ci sono due tipi di attori: chi recita solo se stesso e chi è se stesso solo quando recita, categoria di cui Alessandro Haber è l’esempio più cristallino: “Vivo per il lavoro, non nel senso dei soldi. Nella vita normale mi sento a disagio, sul palco è come fare l’amore col pubblico, mi emoziono per emozionare”.

 

Si presume che emozionerà di nuovo ben presto, e parecchio: il 19 e 20 luglio debutta al Festival di Borgio Verezzi Volevo essere Marlon Brando, dall’omonima autobiografia, realizzato da Goldenart Production e Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, diretto da Giancarlo Nicoletti, con Francesco Godina, Brunella Platania e Giovanni Schiavo.

 

francesco nuti alessandro haber

[…] Parliamo allora di Tel Aviv: lei è figlio di un ebreo che portò la famiglia nel neonato Stato di Israele.

“Andavo a scuola a Jaffa, ebrei e musulmani assieme in pace, una vita per strada, a petto nudo, bande tipo i ragazzi della via Pál e una conca che riempivamo d’acqua per giocare ai pirati. Ora soffro come un cane pensando a questa guerra contro i palestinesi, Bibi è la persona più sbagliata che potesse governare Israele, ma anche per l’Ucraina sono distrutto: l’idea di uccidere una persona è folle”. […]

 

Ha sognato fin da piccolo di fare l’attore o aveva altre speranze?

“Le racconto il mio debutto. A pochi anni, la recita scolastica, proprio a Jaffa. Salito sul palco guardai la gente, le luci, e per l’emozione mi feci la pipì addosso. Mi cacciarono, ma capii quel avrei voluto fare nella vita. Cioè, intendiamoci, recitare”.

 

alessandro haber fuma

Potremmo aggiungere quel che accadde il 23 ottobre 2003 sul palco del Premio Tenco.

“Eh sì. Iniziai cantando La valigia dell’attore che De Gregori ha scritto proprio ispirandosi a me, stonandola al punto di fermarmi e dire: “Scusate, me la son fatta addosso”, prima di ricominciare. Qui però era in senso metaforico. E non dimentico gli applausi travolgenti del pubblico, perché mi ero mostrato umano, imperfetto, non l’attore impostato, che non sono. Mi è capitato anche a teatro”.

alessandro haber sedia a rotelle 3

 

Racconti pure.

“Una volta al Piccolo un amico mi aveva portato qualcosina da tirare, ma -ina, giuro. un’ora prima dell’inizio la usai. Tutto bene, ma al momento di parlare sul palco la bocca si impastò. Mi salvò Giulia Lazzarini perché per fortuna in scena c’era una brocca d’acqua. Un’altra volta in uno Zio Vanja c’era una battuta simile che si ripeteva in due pagine diverse, io mi confusi tra le due, andai in bambola e uscii di scena tornando col copione.

 

O ancora, ero Calibano nella Tempesta, dovevo uscire da una botola e recitare poche battute, ma ebbi problemi, mi incastrai e mi venne un’amnesia. Uscii dal personaggio, come Haber dissi che adesso si ricominciava da capo e così feci. Carlo Cecchi era sbalordito”.

alessandro haber

 

Per chiudere con le storie di palco, è vera la storia degli 80 schiaffi al giorno sul palco con Carmelo Bene?

“Non solo è vera, la proposi io! Era La cena delle beffe. A un certo punto un energumeno doveva aggredirmi. E io buttai lì che sarebbe stato di effetto se avessi preso 80 schiaffi. Carmelo entusiasta mi prese in parola: lo vedevo dietro le quinte che li contava uno a uno. Ed erano schiaffi veri. Dopo una settimana avevo la faccia anestetizzata”.

 

Lei è uno che ha vissuto la vita a morsi.

“Come la vivo tuttora. Voglio avere meno rimpianti possibile. Per questo metto ogni energia in tutto quel che faccio. Penso anche a come mi sono ripreso da un’operazione alla schiena dopo la quale per i medici sarei restato paralizzato a vita.

 

Ma con dolori mostruosi e anni di fisioterapia e piscina ora uso la stampella. Poi certo, il morso può anche rivelarsi un boccone avvelenato perché esistono anche dolori e dispiaceri. Quello che non sopporto sono i tradimenti, ma non delle donne: lì può succedere, e anche io ho tradito. No: quelli degli amici, lì proprio non ci vedo più, sono devastanti. Ma sono sempre meno, sia i tradimenti che, purtroppo, gli amici, alcuni morti ben più giovani di me”.

alessandro haber

 

In vita chi c’è ancora?

“Giovanni Veronesi, Alessandro Capitani, Antonio Catania. E Massimo Ghini, di cui sono stato testimone di nozze, l’unico che è autorizzato a imitarmi. E l’unico che, venuto a vedere un mio spettacolo, cercò il numero sull’elenco telefonico per farmi i complimenti”.

 

Caso strano, di solito è lei che si faceva vivo con colleghi e produttori.

“Diciamo che sono stato al limite del molestatore: quando incontravo qualcuno del settore gli saltavo addosso a propormi, suonavo campanelli e citofoni. Fa parte dell’energia della vita, della passione per il lavoro. Ma è così che riuscii a fare Regalo di Natale, il film che mi rilanciò dopo un periodo terribile, in cui il telefono non suonava più, vagavo come un’anima persa, come un bambino senza giocattolo.

 

alessandro haber foto di bacco

Fu tutto per fortuna, ma la fortuna va aiutata: mi trovavo in auto in zona Cola di Rienzo a Roma, terribile per parcheggiare, e uno davanti a me mi lasciò il posto, andai allo studio di Pupi Avati e lo trovai. Gli parlai e per me si inventò un personaggio non previsto nel film”.

 

Di film lei ne ha girati oltre 160, però pare più un uomo di teatro.

“Sì, perché c’è il pubblico, mi nutro delle sue onde emotive, dell’applauso. A parte quello finale, il che è un paradosso, ma il paradosso fa parte della mia vita: è un segno di ringraziamento se non di amore, ma segna quella terra di nessuno in cui da attore torni a essere la persona normale che non sono.

 

remo remotti, renzo rossellini, nanni moretti, alessandro haber

Il teatro lo scoprii davvero a 15 anni guardando Chi ha paura di Virginia Woolf? con Umberto Orsini. Il cinema è bellissimo, ma è anche freddo, rifai le scene, la lavorazione è lunga. Anche se dà risultati straordinari. Però forse i rimpianti li ho qui”

 

Per esempio?

“Beh il mio debutto al cinema fu La Cina è vicina con Marco Bellocchio, che poi non mi ha mai più chiamato. E Nanni Moretti, che mi volle in Sogni d’oro dopo avermi visto a teatro in Dialogo di Natalia Ginzburg. Mi portò fuori a cena con la condizione di non parlare di calcio e di donne. Però rischiai di perdere l’occasione per un piccolo incidente un po’ pruriginoso”.

 

Ci invoglia ancora di più a saperlo.

alessandro haber foto di bacco

“Stavo facendo l’amore con una ragazza, ero proprio al culmine, suona il telefono. Tra le mie manie c’è di rispondere sempre e comunque alle chiamate. E così parlai a Nanni continuando ad ansimare e spiegandogli la sua situazione, lui riattaccò furibondo. Ma facemmo pace. Con lui vorrei recitare di nuovo, ma poi mi ha sempre preferito Silvio Orlando, che adoro, intendiamoci”.

 

Tra i tanti suoi ruoli memorabili al cinema alcuni sono brevissimi. Tipo la gag dell’Adelina in “Amici miei atto II”.

alessandro haber

“Paolo, il vedovo inconsolabile con cui Adolfo Celi si finge l’amante della moglie morta, che finisce con lui che devasta la tomba e se ne va dandole della “impareggiabile tr**a”.

 

Ora, Paolo, ha perdonato Adelina?

“Le donne vanno sempre perdonate, anche solo perché ci scelgono. Ma dopo quasi mezzo secolo c’è ancora gente che mi ferma e rifà le battute, le pose, è una scena dove ci sono ironia, infantilismo, goliardia, doti che fanno parte di me anche personalmente”.

 

[…]

 

Pensa già all’Aldilà?

“Il meno possibile, ma succede. E il mio sogno è di ritrovare tutti gli amici e colleghi, Tognazzi, Monicelli, Gassman, Loy, tutti, e partire in una infinita tournée tra le nuvole. Ecco, poi il problema è che dubito assai che Lassù esista. Ma lì non ci posso fare niente”.

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