maurizio costanzo

MAURIZIO COSTANZO E LA SUA SPIEGAZIONE DELL’INVERNO DEMOGRAFICO: “CON IL ROCK, CHE SI BALLA DA SOLI, È INIZIATO IL CALO DELLE NASCITE” (BUTTAMOSE SUL TANGO, MAURI’) – “IL PREMIER O LA PREMIER MELONI? MA COME JE PARE A LEI. LA RICORDO A 16 ANNI CON ALCUNE AMICHE DELLA GARBATELLA AL PARIOLI. CERCARONO DI SALIRE SUL PALCO. FORSE VOLEVANO INSCENARE UNA FORMA DI PROTESTA" - IL PD CERCA IL NUOVO SEGRETARIO. MEGLIO PESCARLO DA FUORI? "E DA FUORI DOVE, DALLA JUGOSLAVIA?L'ESPERIENZA NEI BOY SCOUT: “NON FECI CARRIERA. TROPPE SALITE” – IL SOGNO DI INTERVISTARE IL PAPA…

Federico Novella per “La Verità”

 

ultima puntata maurizio costanzo show 7

«Quella volta che Giorgia Meloni». Maurizio Costanzo, maestro di tv e di giornalismo, a 84 anni ha scelto il meglio dei suoi ricordi e li ha riassunti in un libro: Smemorabilia, catalogo sentimentale degli oggetti perduti (Mondadori). Ci trovi dentro, come un album fotografico, volti e reliquie del tempo che fu.

 

Tra gli altri, alla rinfusa: i gettoni del telefono, Raffaella Carrà, il calciobalilla, Alberto Sordi, le polaroid. E dietro ogni frammento c'è una storia. La prima automobile («Una Porsche, ma non arrivavo ai pedali»), l'esperienza nei boy scout («Non feci carriera: troppe salite»), il primo ballo lento («Poi con il rock, che si balla da soli, iniziò il calo delle nascite»).

 

Da dove arriva il desiderio di questo tuffo nel passato?

«Avevo già scritto un libro, anni fa, che si chiamava Smemorie. Ho sempre avuto un rapporto profondo con il ricordo. Mi sono messo a pensare a oggetti, situazioni, momenti significativi del passato. Anche perché, all'età mia, è più facile guardare indietro che davanti, no?».

ultima puntata maurizio costanzo show 2

 

Neanche la nostalgia è più quella di una volta, visto che oggi i ricordi vengono scaricati sui cellulari

«È cambiato anche il modo di ricordare, certamente. Non ho mai avuto dimestichezza con le nuove tecnologie. La cabina del telefono mi dava un senso di protezione, mentre oggi, con i cellulari, è come stare sempre tutti in piazza. Si figuri che scrivo ancora con la penna biro».

 

Qual è il personaggio che affiora più spesso nella memoria?

«Avevo 13 anni, e mi chiamò a casa Indro Montanelli, al quale avevo spedito una lettera. Mi disse di andarlo a trovare l'indomani mattina nella redazione romana del Corriere della Sera. Io marinai la scuola e lo incontrai. Abbiamo sempre avuto un bellissimo rapporto, che nella mia memoria resta molto vivo. Finché è vissuto ci siamo frequentati, e fino all'ultimo mi ha sempre chiamato "Costanzino". Come se non fossi mai cresciuto».

 

maurizio costanzo cover

Ha nostalgia anche della politica di ieri, o di uno statista in particolare transitato al teatro Parioli?

«Forse sì, però in realtà ho sempre evitato di piangermi addosso sul passato. Guardare avanti è l'unico modo buono per non invecchiare. Occorre imparare a vivere con ciò che trovi nella tua epoca. E vale anche per la politica. Insomma, tocca dire messa coni frati che abbiamo».

 

Guardiamo al presente, allora. Lei preferisce dire «il premier» Meloni, o «la premier»?

«Il premier, la premier? Ma come je pare a lei».

 

Sa che ci sono state infinite polemiche sul maschile e il femminile...

«Per me Giorgia Meloni è "il" presidente del Consiglio. Poi a tutt' oggi si sta muovendo bene. Quindi, come si chiama si chiama: vada avanti così. Al massimo, chiamiamola Giorgia».

 

Dunque, sul piano della comunicazione, come pensa stia procedendo?

«Benino, mi pare. Non le ho visto fare ancora intemerate o scivoloni. Ricordo che quando Giorgia Meloni aveva 16 anni ci fu un episodio».

 

Quale episodio?

COSTANZO FLAVI

«Arrivò con alcune amiche garbatellesche al Parioli, e cercò di salire sul palco del Costanzo Show».

 

Come sarebbe?

«Sì, cercò di salire su, con le sue amiche. Forse volevano inscenare una forma di protesta, non ricordo. Fu quello il mio primo incontro con Giorgia Meloni».

 

E poi?

«Ho ancora le immagini di quel giorno. Gliele ho mostrate anni dopo, durante un'intervista, quando lei già s' era fatta grande».

 

Ha consigli da dare al premier?

«Di andare avanti senza farsi condizionare dalla politica».

 

Cioè?

«Gli italiani hanno scelto lei come persona, sulla base delle sue qualità, della sua storia e della sua coerenza».

 

COSTANZO IZZO 77

Intanto, a sinistra, il Pd cerca il nuovo segretario. Meglio pescarlo da fuori?

«E da fuori dove: dalla Jugoslavia?».

 

Dalla società civile? Dal giornalismo? Dalla tv?

«Se viene dal giornalismo, perché no? Detto questo, per un equilibrio giusto, una sinistra vera bisognerà pur averla».

 

Come se la immagina?

«Dev' essere una sinistra attiva e collaborativa. Mi auguro che questo possa accadere».

In realtà si rimprovera alla sinistra di oggi di essersi chiusa nei salotti «Un po' è vero, però guardi che i radical chic esistono da sempre. Rappresentano un pezzo di storia di quella parte politica».

 

Però?

«Però, se c'è un uomo al quale la sinistra di oggi dovrebbe ispirarsi, è senz' altro Enrico Berlinguer. Che di sicuro non era tipo da salotti».

 

MAURIZIO COSTANZO

Anche lei ha ammesso di avere una naturale antipatia per gli aristocratici e gli snob, non è vero?

«Per carità, i salotti bene non li ho mai sopportati. Quarant' anni fa ho cominciato a farne uno televisivo, di salotto: ha funzionato, è stato un grande successo e mi pagavano pure. Chi me lo faceva fare di andare a casa della marchesa? E a fare cosa? Non me ne può fregare di meno».

 

Diciamo che il salotto se l'è fatto in casa con il Costanzo Show.

«Sì, per giunta con annesse telecamere. Avrei dovuto frequentare pure quelli senza telecamere? Ma dai. Allora piuttosto sto a casa e leggo un libro».

 

A proposito di personaggi a favore di telecamera. Ha seguito la vicenda Soumahoro? Sotto la confezione di certi volti mediatici c'è spesso impreparazione?

«Quello lo considero un fatto di cronaca, ce ne sono stati e ce ne saranno altri mille. Certo, mi faceva curiosità il personaggio, con quegli stivaloni ai piedi».

 

E alla fine?

«Alla fine devo dire che mi ha quasi fatto pena, perché ho come la sensazione che sia stato travolto dai fatti. Insomma, un po' mi è dispiaciuto per lui».

maurizio costanzo show

 

Forse un ingrediente che manca ai politici di oggi è l'autoironia?

«Manca totalmente. Io ai politici farei proprio delle iniezioni, delle trasfusioni di autoironia. Proprio non ce n'è traccia. Anzi, al contrario, vedo che al primo soffio di vento si corrucciano subito».

 

Insomma, serve un clima da «Amici miei»: una condizione dello spirito?

«Di base, l'autoironia o ce l'hai o non ce l'hai. Però posso assicurare che, se impari a vivere con leggerezza, la vita migliora. E magari si allunga».

 

Forse che la scarsità di autoironia spieghi l'evanescenza del potere di oggi, e le montagne russe nei sondaggi?

costanzo de filippi

«Se uno si crede un padreterno, ha buone chance di incappare nel destino peggiore: che è quello di passare, in poco tempo, dal potere alla polvere».

 

Il suo matrimonio con Maria De Filippi invece resiste alla grande. Come ha fatto?

«Mi sono sposato quattro volte, dunque sono ben allenato. Ho fatto le mie prove, e poi è arrivata la volta buona. Devi faticare per trovarla, una storia così: ma poi arriva».

 

Ha scritto che il lavoro è la palestra migliore contro la vecchiaia. Come l'ha capito?

«È assolutamente così, è la palestra del cervello. Ero un grande amico di Piero Angela, scomparso a 93 anni. Mi diceva sempre: ricordati di fare sempre progetti. Se ti arrendi alla poltrona, poi c'è il rischio che venga a bussare l'Alzheimer».

 

Dunque, chi vorrebbe intervistare domani?

«Bella domanda: il Papa. Non è una battuta, ma un mio vecchio desiderio. Sarebbe un sogno che si realizza. L'ennesimo, di tutta una vita».

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