COTTONE MISTO FREGATURA - DAL CASO FINOLLI FINO ALLE NOZZE CON LA MARINI ANNULLATE PER BIGAMIA: STORIA DI UN RE MIDA AL CONTRARIO, IN GRADO DI MANDARE A ROTOLI TUTTO CIÒ CHE TOCCA

Luca Fazzo per il “Giornale”

 

giovanni cottonegiovanni cottone

Ci sono uomini che al primo inciampo finiscono lunghi distesi, e di loro non si sente più parlare. E ce ne sono altri che riescono a inanellare pasticci e fallimenti uno dopo l'altro, eppure risorgono sempre. Si può stare sicuri che di Giovanni Cottone palermitano, classe 1957, le cronache prima o poi avranno occasione ancora di occuparsi, anche se su di lui nel giro di quarantott'ore si abbatte un uno-due che lascerebbe al tappeto chiunque. Prima viene accusato di avere trascinato nei guai il suo vecchio amico Dino Finolli, questore di Bergamo, usandolo come scudo per intascare sconti fiscali di cui non aveva diritto neppure lontanamente.

 

Poi vede dissolversi - su verdetto nientemeno che della Sacra Rota - il matrimonio che aveva fatto di lui una stella di prima grandezza nel firmamento del gossip: quello con Valeria Marini, impalmata con una mega-evento tra Hollywood e la Vucciria meno di due anni fa. Sconcertante era apparso il motivo con cui la Valeriona nazionale aveva annunciato già nel maggio scorso la richiesta di annullamento: «Matrimonio non consumato», come se fosse facile immaginare che un Pasqualino Settebellezze come il manager siciliano avesse lasciato intonsa cotanta signora, trovandosela sul medesimo materasso. Ma ancora più sconcertante il motivo con cui - stando a quanto rivela Dagospia - la Sacra Rota dispone l'annullamento: bigamia. Cottone si era già sposato una volta, forse pure due. E non aveva avvisato la showgirl.
 

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Come nasca Cottone non è chiarissimo, la sua voce su Wikipedia (singolarmente benevola: se la sarà scritta lui?) dice che sbarca nel mondo dell'elettronica di consumo «grazie alla conoscenza del mercato cinese» in data imprecisata. Da lì in poi, un fuoco d'artificio di iniziative: anche se Cottone è una specie di re Mida al contrario, in grado di mandare a rotoli tutto ciò che tocca, gli insuccessi non lo fiaccano.
 

Come quando si lancia nel business dei decoder per il digitale terrestre, coinvolgendo Paolo Berlusconi: l'affare naufraga per la manifesta incapacità imprenditoriale di Cottone, che costa al socio (intervenuto per non far fallire la società) oltre duecento milioni; nel frattempo entra in scena l'ex moglie che lo sospetta di avere accumulato a sua insaputa un malloppo consistente che rifiuta di condividere con lei, e per recuperare la sua quota decide addirittura di rapire Cottone con la complicità di alcuni malavitosi. Moglie e complici vengono arrestati, così Cottone può ripartire rombando verso nuovi insuccessi. 

Giovanni Cottone e Valeria Marini Giovanni Cottone e Valeria Marini

 

A sbarcare nel mondo delle due ruote aveva già provato rilevando il marchio della Garelli, ci riprova nel 2008 comprando insieme ad un socio i diritti della Lambretta, storico scooter rivale della Vespa negli anni Sessanta, finito in mano a un trust indiano. Anche questo affare si inabissa ma Cottone non fa un plissè, a rimetterci è soprattutto Gigi D'Alessio: il cantante napoletano si è fatto convincere a saltare nell'operazione, quando la Lambretta si schianta D'Alessio deve scucire otto milioni per tacitare le banche che hanno concesso fidi un po' spensieratamente. Per Cottone l'affare invece è un successo perché in occasione di uno spot per lo scooter ha conosciuto Valeria Marini. Amore a prima vista.

 

Valeria Marini col marito Giovanni Cottone Valeria Marini col marito Giovanni Cottone

Si sposano il 5 maggio 2013 a Roma, lei ha un velo di sette metri. Finisce tutto già la prima notte di nozze: «Me lo ricordo ancora adesso mentre mi dà le spalle, immobile, a casa mia a Roma», racconterà accorata la sposa, aggiungendo che nel frattempo lui si è fatto dare da lei un po' di soldi per sistemare qualche debito. D'altronde Cottone è fatto così, è bravo a convincere la gente a fidarsi di lui, ed altrettanto bravo a ripartire in surplace all'indomani del disastro. Rischia di finire così anche l'inchiesta di Brescia: il povero Finolli ci ha rimesso il posto, lui in qualche modo cercherà di cavarsela. Chissà se ci riuscirà anche stavolta.

 

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