DEPARDIEU SEMPRE PIU’ DI-VINO - MA QUALE ESILIO! SE LA SPASSA IN MOTO A PARIGI E CHIACCHIERA CON UN’ATTRICETTA PORNO - LA STRADA SOPRANNOMINATA “RUE DEPARDIEU” E’ LA SUA ROCCAFORTE, TRA SFARZO, LUSSO E ETTOLITRI DI VINO (PRODOTTI, VENDUTI E BEVUTI) - IL QUARTIERE LO PROTEGGE E LO CONSIDERA UN BENEFATTORE - “È FRANCESE ASSAI PIÙ DELLA MAGGIOR PARTE DEI SUOI DETRATTORI” - LA SUA FORTUNA E’ VALUTATA 100 MILIONI…

Gigi Riva per "l'Espresso"

Gérard Depardieu, 64 anni, benché debordante nel corpo e nell'animo, sta tutto racchiuso in questo episodio. Mercoledì 9 gennaio verso mezzanotte. In un'auto che percorre le strade di Parigi c'è un'attricetta porno, Nikita Bellucci (la titolare del cognome dovrebbe sporgere querela), che sta girando un video per il programma "Paris Dernière" e col pretesto che ha caldo, sollecitata dallo scrittore Philippe Besson, comincia a spogliarsi. La macchina si ferma al semaforo, un motociclista bussa al finestrino e mostra il pollice alzato in segno di approvazione: è Depardieu.

Non dovrebbe essere in Francia. L'avevano dato in Montenegro dove il premier Milo Djukanovic gli avrebbe proposto il ministero della Cultura. O nella Russia di cui è fresco cittadino grazie ai buoni uffici di Putin. O a New York per lavoro. Non dovrebbe essere su una moto: gli hanno sospeso la patente per guida in stato di ebbrezza, anche se poi il Belgio, uno dei suoi nuovi Paesi, gli ha dato un permesso di guida valido per l'Europa.

E il giorno prima ha disertato un'udienza per l'episodio avendo addotto «impegni all'estero» come un Berlusconi qualsiasi. Il cameramen filma (la sequenza sarà in onda sabato 19, ma si può vedere un estratto su Youtube), la finta Bellucci affretta lo striptease e resta con la biancheria intima. Gli chiedono, Gérard come stai? Il riferimento, trasparente, è alle polemiche seguite alla sua decisione di lasciare la Francia per via della tassa sulla ricchezza di Hollande. E lui: «Très bien», molto bene, quando il tono, lo sguardo e l'umore suggerirebbero il contrario. Poi dà un colpo di gas e se ne va.

Siccome la troupe è diretta verso la stazione di Montparnasse, la scena dovrebbe essere stata girata nei dintorni dove c'è una strada, rue du Cherche-Midi, che è stata ribattezzata "rue Depardieu" perché lì si concentrano molte delle sue proprietà. Risalendo verso il centro del 6° arrondissement e dunque verso Saint Germain des-Prés, al numero 117, ecco il bistrot Le bien Décidé. Leggenda vuole che quando si stabilì poco più avanti sulla strada, diciotto anni fa, Gérard si irritò perché i locali non vendevano il vino di sua produzione e cominciò a comprarseli.

E infatti ora un cartello recita: "Cave à vins de Gérard Depardieu", vera cucina francese, aperto a pranzo e cena da lunedì a venerdì. Pochi passi e sul lato opposto della strada, al civico 110, c'è L'Epicier G d'Issé di cui l'attore è proprietario da pochi mesi assieme all'amico Toshiro Kuroda. Più che un negozio, ha l'aspetto di una boutique dove si vendono prodotti gastronomici giapponesi di qualità di cui il francese va ghiotto. Una passione soprattutto per il saké, il suo preferito è il Kimoto Tokubetsu Junmai, e non di rado viene a prenderne una bottiglia per se stesso. È anche co-presidente dell'Associazione Les Bacs Fins du Saké e nel settembre scorso ha aperto lo splendido Hotel particulier, cioè casa sua, per una degustazione durata due giorni con 400 invitati.

L'hotel, quando era tale, si chiamava Crambon, sta al numero 95. Da tre mesi è stato messo in vendita per 50 milioni di euro (lo comprò per la metà nel 1994). Si estende su 1.800 metri quadrati, ha 20 camere in tutto di cui dieci da letto, ascensore interno e piscina. Nel 2011 è stato completamente ristrutturato su progetto dell'architetto Guillaume Trouvé, impreziosito da opere di artisti come Bernard Quentin e Jacques Garcia e marmi lavorati dalla Morseletto di Vicenza.

Una seconda leggenda vuole che nella "sua" rue du Cherche-Midi, oltre ai "suoi" vini, Depardieu non trovasse del pesce all'altezza delle "sue" esigenze. Per questo, al numero 50, angolo rue Dupin, si è comprato la pescheria Moby Dick dove, prima dell'affaire cittadinanza, non era raro incontrarlo mentre magnificava la qualità dei prodotti, per poi incartare ostriche e branzini e portarseli a casa. Ora lo vedono di tanto in tanto sfrecciare in moto (sei incidenti in totale, uno grave, ma si è ripreso) fin sull'uscio di casa ed entrare deciso per non incappare nei giornalisti che lo tallonano da quando ha annunciato la ribellione contro le tasse.

Nessuno ne parla male, per la strada intera, in particolare per i suoi dipendenti, è un «benefattore» con un cuore grosso almeno quanto il suo fisico. Nessuno sottoscriverebbe mai quell'appellativo "minable", cioè "meschino", "squallido" che gli ha appioppato il primo ministro Jean-Marc Ayrault. E che ha provocato la reazione irata di amici come Catherine Deneuve o Jacques Attali, autore di una difesa pubblica che inizia così: «Gérard Depardieu è mio amico. E lo sarà sempre. Qualunque cosa dica e qualunque cosa faccia». Ed è francese «assai più della maggior parte dei suoi detrattori».

Lui stesso deve ritenersi tale, oltre che cittadino del mondo, se ha tenuto a precisare di aver pagato, in 45 anni, 145 milioni di euro al fisco e di dare lavoro a 80 persone. Perché non c'è solo rue du Cherche-Midi. Bisogna passare la Senna e spostarsi sulla rive droite, per trovare, vicino all'Opéra, due ristoranti (per 39 dipendenti), La Fontaine Gaillon e L'Ècaille de la Fontaine di cui è coproprietario e dove sarebbe sbocciato l'amore con l'attuale compagna, Clementine Igou, 34 anni, franco-americana, già direttrice marketing di un'azienda vinicola in Toscana, con cui fa coppia dopo la fine della storia con l'attrice Carole Bouquet. Del resto il vino è stato il suo primo business.

Possiede terreni nell'Anjou, in Borgogna, Médoc, Hérault, nel Maghreb come nell'Est Europa. Se è rimasta alla Bouquet la produzione del passito di Pantelleria (dove era spesso ospite dell'architetto Flavio Albanese), sarebbe sul punto di acquistare nel senese per 15 milioni una tenuta da 56 ettari (avendo un'identità plurale, nelle pubblicità si riconosce un «cuore italiano»).

Tornando in Francia, la passione per l'immobiliare l'ha sfogata prendendosi il castello di Tigné (Valle della Loira), la Maison bleue negli Yvelines, a ovest di Parigi e in Normandia sta costruendo una villa su tre piani per complessivi 750 metri quadrati su un'altura attorno a Trouville dopo aver venduto nella stessa località una casa in cedro rosso. In Belgio gli è costato 800 mila euro il pied-à-terre a Néchin per suffragare la sua richiesta di nazionalità. E ancora. A Roissy-en-France nel 2009 ha inaugurato il negozio Les 2 Roues, una delle più grandi concessionarie della Yamaha in Europa (3 mila metri quadrati), omaggio alla sua vita spericolata da centauro.

Né poteva mancare l'investimento nel cinema, la sua attività principale. Dal 1983 ha creato la società Dd Productions che produce i suoi film e noleggia materiale per girare. Ad esempio possiede il 10 per cento dei diritti della sua ultima opera "L'homme qui rit" e a cascata quelli per lo sfruttamento di passaggi televisivi e Dvd. Alla fine degli anni Novanta aveva investito nella ricerca di petrolio a Cuba e aveva incontrato Fidel Castro.

Altro denaro gli entra dalla pubblicità, settore in cui, oltre alla Francia, l'Italia è stata molto generosa e altrettanto lo è la sua nuova patria russa dove presta voce e volto alla banca Sovietski e a una marca di ketchup. Infine un milione lo ha ricavato il maggio scorso dalla vendita a un americano del quadro di Miró "La lucertola dalle piume d'oro". È anche collezionista d'arte.

La sua fortuna complessiva è valutata in 100 milioni di euro. Un piccolo impero costruito dal nulla se il cognome, Depardieu, segnala che il padre René doveva essere un trovatello, poi operaio di simpatie comuniste. Partito che Gérard stesso ha finanziato, in una fase, senza avere idee politiche consolidate se è stato ammiratore di Mitterrand e recentemente di Sarkozy. Il suo agente Jeans-Louis Livi gli attribuisce un debole per gli uomini di potere. Ora l'infatuazione per Putin, ma a ottobre è stato ospite del presidente ceceno Ramzan Kadyrov e poi si è prestato a un duetto musicale con Gulnara, la figlia del presidente uzbeko Islam Karimov, entrambi accusati di violare i diritti umani.

Nella Mordovia russa che gli ha dato una casa e fatto l'offerta di essere ministro della Cultura (un'altra!) ci sono campi di lavoro per detenuti paragonabili ai gulag. Da ragazzo, per due anni, è stato musulmano, andava in moschea e pregava cinque volte al giorno. Poi è stato folgorato da S. Agostino. Ora dice di credere in qualcosa, non sa cosa, «comunque non sono ateo». Nella sua vita di opposti ed esagerazioni nulla è escluso. Compreso il suo ritorno da cittadino francese tra i francesi nella rue du Cherche-Midi, "rue Gérard-Depardieu".
ha collaborato Alessandra Bianchi

 

 

depardieu con il passaporto russoPUTIN CONSEGNA IL PASSAPORTO A DEPARDIEUGERARD DEPARDIEU GERARD DEPARDIEU GERARD DEPARDIEU N CHIN GERARD DEPARDIEU DEPARDIEU ENTRA NELLA SUA CASA PARIGINA jpegGERARD DEPARDIEUGERARD DEPARDIEUGERARD DEPARDIEU

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...