DIGITAL LIFE - VESTI GRIFFATO? IL DISTRIBUTORE AUTOMATICO LO “VEDE” E LA COCA TI COSTA IL DOPPIO

Evgeny Morozov per "La Lettura - Il Corriere della Sera"

Momentum, un'agenzia pubblicitaria spagnola, ha lanciato la scorsa estate una singolare campagna: ha installato 18 distributori «intelligenti» di bibite, che abbassavano il prezzo delle bevande fredde nelle giornate calde. Un drink acquistato a 23 gradi costava 2 euro, a 28 gradi costava solo 1 euro e 40 centesimi.

Non si pensi però che la brillante idea di creare «prezzi dinamici» guidati da un sensore sia la prova che la smart city possa ancora avere una dimensione umana. Anche se sembrava prendere in considerazione i bisogni umani, l'esperimento era pur sempre una trovata di marketing: quale impresa sarebbe così stupida da abbassare i prezzi delle bevande in una giornata calda?

Una ditta che volesse fare affari installerebbe dei sensori per fare il contrario. E, a meno di abbandonarsi al vandalismo, i consumatori non potrebbero far molto per protestare: la macchina, a differenza di un venditore umano, non sarebbe sensibile alle proteste.

Su un punto, però, Momentum ha colto nel segno: la proliferazione di sensori a basso costo ha reso interessante l'adozione di prezzi dinamici - la possibilità, cioè, di modificare il prezzo in tempo reale, senza l'intervento di un operatore. E se alcuni sensori rilevano fattori ambientali, come la temperatura esterna, altri potrebbero cercare di sapere di più sugli acquirenti: sono giovani? sono eleganti? sono su Facebook?

Potrebbe essere ancora complicato dare risposta all'ultima domanda, ma non alle prime due. Nel 2011 Intel e Kraft si sono associate per lanciare i chioschi iSample, che usano un sensore ottico per determinare l'età e il sesso del cliente e scegliere i prodotti da proporgli.

La macchina era stata inizialmente utilizzata per diffondere Temptations - un dessert a base di gelatina di frutta pubblicizzato come «la prima gelatina di frutta per adulti», tanto che quando si avvicinava un bambino, la macchina gli chiedeva di allontanarsi. In Giappone un distributore automatico simile si affida alla tecnologia del riconoscimento del viso per consigliare bevande a consumatori diversi: agli uomini di età inferiore ai cinquant'anni consiglia bibite al caffè, mentre alle donne sui vent'anni il tè.

Attualmente i sensori sono utilizzati soprattutto per automatizzare semplici decisioni di tipo binario - non vendere alcolici a chi dimostra di avere meno di diciotto anni! Ma non ci vorrà molto perché permettano interventi più elaborati: quando il nostro viso sarà associato al profilo di un social network, subentrerà tutta un'altra serie di manipolazioni.

Si tratterà di ottenere sconti, certo - ma ci saranno anche situazioni in cui la macchina rileverà la nostra disponibilità a pagare di più rispetto al prezzo richiesto da un distributore più stupido, senza sensori. Se questo si verificherà - se la macchina sarà in grado di stabilire la nostra propensione al consumo di bevande analizzando il nostro profilo su un social network o interrogando un'applicazione sul nostro cellulare - potrebbe chiederci l'importo esatto che siamo disposti a pagare.

In teoria si dovrebbe applaudire: i sensori ci aiutano a raggiungere una maggior efficienza. Lo scorso gennaio, a un'importante conferenza del Dld (Digital Life Design), Max Levchin, ex amministratore delegato di Paypal e fortemente incline a investire in tecnologia, ha preso le parti di un mondo ossessionato dall'efficienza. Secondo Levchin, la proliferazione dei sensori e la portabilità della nostra identità renderanno il mondo digitale molto più efficiente del suo predecessore analogico.

«Il mondo delle cose reali è molto inefficiente: le risorse inutilizzate abbondano, e abbondano anche le aziende che cercano di razionalizzarne l'uso». Oggi, grazie alla «digitalizzazione dei dati analogici e alla gestione centralizzata delle liste di attesa», è sorta una generazione di start-up in grado di creare nuovi, fantastici livelli di efficienza, come la Uber - un'azienda che mette in contatto passeggeri e auto con autista - o Airbnb - un'altra popolare start-up che mette in contatto chi ha bisogno di un appartamento per un breve periodo con chi vuole affittare il suo.

Prendiamo Uber. In passato, quando avevamo bisogno di un taxi, venivamo trattati come tutti gli altri. Telefonavamo e venivamo messi in attesa, senza sapere a che punto della coda eravamo. Se ci innervosivamo e riagganciavamo, dovevamo ricominciare da capo. Con questo sistema «stupido», osserva Levchin, «anche se siamo disposti a pagare cento volte di più di tutti gli altri in attesa davanti a noi, non abbiamo modo di farlo sapere. I dati esistono solo in formato analogico, e si muovono solo a velocità analogica».

Uber è diverso: i dati che ci riguardano arrivano in formato digitale, sappiamo esattamente quando le risorse saranno disponibili, quanto tempo dovremo aspettare, e così via. E potenzialmente, se siamo disposti a pagare più degli altri, potremmo ottenere un servizio diverso, migliore.

Levchin spinge questa logica all'estremo, immaginando «code a prezzo dinamico per prenotare un prete che ci confessi, o un terapista» e prevedendo che saremo in grado di affittare la potenza del nostro cervello per risolvere problemi, mentre dormiamo. Ma nell'esempio di Uber c'è qualcosa che non quadra: perché è giusto che un tizio amico su Facebook di Bill Gates sia trattato in modo diverso da chi su Facebook non è nemmeno presente?

La vera ragione del trattamento ugualitario offerto dagli «stupidi» taxi analogici non ha nulla a che fare con la mancanza di sensori adeguati: è il logico risultato della regolamentazione dei trasporti collettivi prevista dalla legislazione degli Stati di diritto. La non discriminazione è parte integrante di questo principio: per un viaggio va chiesta la stessa tariffa indipendentemente dal fatto che siamo neri, bianchi, omosessuali o ricchi sfondati.

Può darsi che ci siano buone ragioni per abbandonare questo principio. Ma il semplice fatto che ora abbiamo una migliore tecnologia per eliminare le inefficienze del sistema non è una di queste: l'inefficienza è il prezzo che abbiamo accettato di pagare per non essere discriminati. Paragonare il settore dei taxi - fortemente regolamentato - con le start-up poco regolamentate come Uber - e farlo basandosi solamente sul criterio dell'efficienza - significa già favorire Uber. Il settore dei taxi è stato costruito per essere inefficiente.

Oppure prendiamo in considerazione Airbnb, che Max Levchin menziona. I vantaggi di Airbnb sono noti - propone molte abitazioni in più in un mercato che sarebbe altrimenti ristretto. Ma a quale prezzo? Permettere alla gente di trasformare il proprio appartamento in hotel potrebbe allentare lo spirito comunitario di un quartiere e forse si violerebbero anche le regole sul controllo degli affitti. (Per non parlare del fatto che né Airbnb né chi si presta a questo tipo di scambi di appartamenti sembra corrispondere le tasse a cui sono sottoposti gli hotel. Si è stimato che a San Francisco le tasse non versate per queste transazioni ammonterebbero, in un solo anno, a qualcosa come 1 milione e 800 mila dollari).

L'assegnazione di case ad affitto controllato sarà forse terribilmente inefficiente, ma questa inefficienza è voluta, non casuale: è pensata per privilegiare la dimensione sociale e politica della gestione degli alloggi rispetto a quella economica.

In altre parole, dire che Airbnb contribuisce a migliorare l'efficienza non aiuta a decidere il destino degli affitti controllati. Se non ci piacciono, dobbiamo avversarli su un piano politico e sociale - non limitarci a sostenere che grazie agli smartphone e ai social network siamo in grado di creare un nuovo mercato, più efficiente nel mettere in collegamento chi cerca casa per un breve periodo con chi la offre.

L'aspetto più interessante - e inquietante - del ragionamento di Levchin è che tutte le inefficienze del mondo Bs («Before sensors», prima dei sensori) sono presentate come la naturale conseguenza dell'ambiente tecnologico «stupido», e non del deliberato desiderio di promuovere valori come la giustizia, l'equità, la coesione comunitaria.

Nel frattempo, non lamentiamoci se il distributore automatico intelligente decide che non siamo la persona giusta per bere l'ultima bottiglietta di Coca-Cola rimasta: dietro l'angolo potrebbe esserci un Bill Gates assetato.

 

Evgeny Morozov Digital Life Roma Author Evgeny Morozov of Digital Life Roma Digital Life Roma Evgeny Morozov DIGITAL BUSINESS CARDDigital Life Roma Evgeny Morozov Digital Life Roma Digital Life Roma OCCHIALI DIGITALITIM COOK PARLA ALLA CONVENTION DEL DIGITALE RUPERT MURDOCH RIDE ALLA CONVENTION DI ALL THINGS DIGITAL

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ DOMANI AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DI DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

giorgia meloni carabinieri

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL'8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?