1- COSÌ TRABALLA IL MONDO, IN TEMPI DI CRISI. L’OVEST IN UN MARE DI GUAI E L’EST CHE AVANZA. E COME ULTIMA SPIAGGIA, FORSE NON SAPENDO PIÙ A QUALE SANTO VOTARSI, DILAGA E MINACCIA ROMA UN VERO E PROPRIO GOLPE ESTETICO: IL POST-REALISMO SOCIALISTA 2- A COMINCIARE DAL PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI, CON LA MOSTRA “REALISMI SOCIALISTI”, CHE NON SI SAREBBE POTUTA IMMAGINARE PIÙ NOSTALGICA E DESTABILIZZANTE NEPPURE IN ROMAGNA, SOTTO IL PATROCINIO CULTURALE DEL PIÙ COMUNISTA DEI SINDACI 3- NON CI SI ERA ANCORA DEL TUTTO RIAVUTI DALL’EMOZIONE CAUSATA DALLA RICOMPARSA DI SIMILI MASCELLE PROLETARIE, QUANDO LA STESSA OPERA DI ROMA INVADEVA LA CAPITALE CON UNA CAMPAGNA ABBONAMENTI CHE PERSINO NELLA BERLINO PRIMA DEL FATIDICO CROLLO SAREBBE PARSA ECCESSIVAMENTE IDEOLOGICA, STILISTICAMENTE TENDENZIOSA E STUCCHEVOLMENTE POPULISTA. DA REALISMO SOCIALISTA, INSOMMA

Quirino Conti per Dagospia

Comunque la si voglia mettere, è inutile girarci troppo attorno: di fatto, il Realismo socialista sta minacciando Roma e i suoi vertici con una vera e propria strategia di sabotaggi stilistici convergenti. E chi transiti in questi giorni per la Città dei Cesari e dei Papi non potrà non avvertirne tutta la subdola e strisciante pericolosità. Altro che allagamenti e delittuose scelleratezze! Piuttosto, un golpe estetico con tutti i crismi.

A cominciare dal Palazzo delle Esposizioni, con una singolarissima mostra che non si sarebbe potuta immaginare più nostalgica e destabilizzante neppure in Romagna, o in Toscana, o in Umbria, sotto il patrocinio culturale del più comunista dei sindaci di quelle terre rubizze. Realismi socialisti: grande pittura sovietica 1920-1970. Inattesa e sorprendente esposizione, che anziché sconfortare sulla sostanza artistica di quel defunto regime, forse persino a causa delle più recenti Biennali ha rianimato invece un dibattito che sembrava spento per sempre; e riacceso di autentica nostalgia figurativa quanti ne hanno parlato come di un vero successo e di una mostra imperdibile.

Insomma, alla tremula ombra dell'attuale destra capitolina, un osanna convinto per quella folla di comunisti sovietici che da operai, atleti, artisti, intellettuali o da gente comune si facevano ritrarre come eroici attori di una stagione colma di attese egualitarie, virtù sociali e utopiche speranze.

Come a dire: "Peccato che sia poi tutto finito a quel modo!". E non c'è stata pagina culturale che non abbia trascritto l'emozione - anche velata - circa i contenuti concettuali e persino le qualità tecnico-compositive di quel figurativo denso, ingenuo, moraleggiante, retorico ma anche pieno di virtuosismi e di onestà.

Cosicché, da un giorno all'altro, i vari Kilinskij, Popkov, Salachov, Efanov, Brodskij e Kustodiev sono divenuti - e ai più alti livelli - il principale argomento di conversazione; persino più dell'annunciato, sospetto abbandono - strombazzato proprio alla vigilia della sua mostra al Guggenheim di New York - di Maurizio Cattelan (annuncio, questo, accolto invero dai più con un sospiro di sollievo).

E tutti, dunque, infervorati a chiedersi chi avrà mai avuto un'idea tanto brillante: far esplodere cioè sotto la traballante scrivania del sindaco Alemanno un tale purpureo petardo; e con opere di così indubbio fascino.

Non ci si era ancora del tutto riavuti dall'emozione causata dalla ricomparsa di simili mascelle proletarie e di volti tanto qualunque ma così fieramente percorsi dalla gloriosa fatica dell'Ideale, quando la stessa Opera di Roma (un altro scoppiettante petardo per il sindaco, di quel teatro presidente?) invadeva la Capitale con una campagna abbonamenti che persino nella Berlino prima del fatidico crollo sarebbe parsa eccessivamente ideologica, stilisticamente tendenziosa e stucchevolmente populista. Da Realismo socialista, insomma.

Dunque, in tre diversi racconti, altrettanti volti pieni d'ardore, e d'ardore rivoluzionario. (Su inconfondibile fondo rosso Guttuso, I funerali di Togliatti.)
Quello di un giovane maschio, il primo, anonimo com'è giusto che sia. Nasuto, occhialuto e sorridente. Tale e quale gli ex estremisti frequentatori dei Festival dell'Unità d'una volta. Quelli inneggianti all'Idea e alla terra del Riscatto.

Incantato dal Sogno Ideale, sguardo fisso dinanzi a sé (similmente alle iconografie sovietiche appena citate), e come ritoccato da un pennello commosso che ne lustra l'estrazione proletaria di salda volontà, oltre che di stalinismo convinto. E sportivo, sportivo come si vuole che sia; fino al punto di confondere i professionisti dei cori da stadio con quelli del Teatro dell'Opera.

Ma per ideologismo e fedeltà al Partito, come in quei quadri: dove arte e sport sono congiunti nella costruzione di una società migliore. Senza prevaricazioni filologiche e culturami vari: "Mai sentito un coro così coinvolgente. Neanche allo stadio"... (un Va' pensiero alla Magica, forse).

Quindi, il volto di una ragazza: fremente di piacere, ma di un piacere tutto barricadiero. Anch'essa sorridente, anch'essa sguardo fisso avanti, come improvvisamente le fosse apparso Lenin in persona, lo stesso del Lenin al Secondo Congresso dei Soviet (Aleksandr Samochvalov, 1940). Raggiante anch'essa di luce e di fede politica.

E come il precedente compagno di sezione, iperrealisticamente tirata a lucido da un'opalescenza del tutto affine a quella dei manifesti in cirillico, anni Trenta, inneggianti al lavoro e alla lotta di classe. Di certo nemica del capitale - occhio limpido e puro -, infervorata a declamare versi d'intensa visionarietà: "Ieri sera mi ha regalato delle viole magnifiche. E dei violini celestiali"... (Un Solov'ëv, dunque, un'Achmatova. O forse una Lara: e di certo starà parlando del Maestro Muti...)

Infine, lo straordinario sosia di Eugenio Scalfari: gloriosamente barbuto, savio e reduce da chissà quali battaglie ideologiche. Eroicamente in età, le belle labbra dischiuse pronte a distribuire saggezza: "Aveva un corpo splendido, perfetto. Un corpo di ballo da sogno". "Opera, emozioni inaudite," recita lo slogan. Senza alcun dubbio!

A completare il capolavoro demagogico in corso pensava allora Bulgari: con il suo testimonial per un profumo svettante da autobus e tram. Scegliendo di far recitare a Clive Owen "La celebrazione del carisma maschile". Quella cioè di un ennesimo disoccupato dalla classica fisionomia qualunque, per certi versi tanto imperfetta e ordinaria da apparire a tratti persino sofferente e sventurata.

Un nuovo proletario dunque, altro che D&G con le natiche dei loro eroi esposte ai quattro venti, o Armani e i suoi Antinoo patinati: qui, al contrario, il vero volto ultra-anonimo di un figlio del popolo. Neppure giovanissimo, irregolare come nei racconti di Pasolini, inespressivo per disagio e fatica; insomma, quel che si suppone debba essere un proletario, appunto, o un nullatenente, magari dell'Est. (Anche lui!) Ma, con una goccia di profumo, pronto al riscatto.

Giacché un profumo può fare miracoli. Come quelle fisionomie, dalle quali ci si aspetta che riempiano un teatro. E che portino fatturati vertiginosi, incassi strabilianti. Perché così va il mondo, in tempi di crisi. L'Ovest in un mare di guai e l'Est che avanza. E come ultima spiaggia, forse non sapendo più a quale santo votarsi, Realismi post-socialisti. Roma, sold out.

 

REALISMI SOCIALISTI - POPKOVOPERA DI ROMAREALISMI SOCIALISTI ROMA - PALAZZO ESPOSIZIONIOPERA DI ROMADAVID GANDY PER DOLCE E GABBANAREALISMI SOCIALISTI -ZILINSKJILARS BURMEISTER PER ARMANIREALISMI SOCIALISTI - LENINBULGARI- CLIVE OWENGUTTUSO- I FUNERALI DI TOGLIATTIOPERA DI ROMA

Ultimi Dagoreport

2026masi

DAGOREPORT: “PROMEMORIA” PER SOPRAVVIVERE AL TERREMOTO DIGITALE - IN OCCASIONE DELLA RISTAMPA DEL LIBRO DI MAURO MASI, UN GRAN PARTERRE SI È DATO APPUNTAMENTO AL MALAGOLIANO CIRCOLO ANIENE - PER ANALIZZARE LE PROBLEMATICHE CONNESSE ALL’IA PER NON RIPETERE GLI ERRORI FATTI CON INTERNET QUANDO NEGLI ANNI ‘80 E ‘90 SI DECISE DI NON REGOLAMENTARE LA RETE, HANNO AFFERRATO IL MICROFONO L’EX CONSOB, PAOLO SAVONA, L’INOSSIDABILE GIANNI LETTA, ROBERTO SOMMELLA DI ‘’MF”, IL LEGHISTA RAI ANTONIO MARANO – IN PLATEA, GIORGIO ASSUMMA, LUCIO PRESTA, MICHELE GUARDÌ, BARBARA PALOMBELLI, BELLAVISTA CALTAGIRONE, ROBERTO VACCARELLA, GIANNI MILITO, TIBERIO TIMPERI…

donald trump xi jinping re carlo iii paolo zampolli mohammed bin zayed al nahyan

DAGOREPORT – OCCHI E ORECCHIE PUNTATE SU WASHINGTON: LA VISITA DI RE CARLO SARÀ UTILE A TRUMP, SEMPRE PIU’ ISOLATO, CHE HA BISOGNO DI RINSALDARE LA STORICA ALLEANZA CON LA GRAN BRETAGNA – IL PETROLIO COSTA, GLI ELETTORI SONO INCAZZATI: WASHINGTON VUOLE ACCELERARE SULLA PACE CON L’IRAN. MA GLI AYATOLLAH MOLLERANNO SOLO QUANDO LO ORDINERÀ LORO IL “PADRONCINO” XI JINPING (L’INCONTRO A PECHINO DEL 14-15 MAGGIO SARÀ UNA NUOVA YALTA?) – EMIRATI INGOLFATI: ABU DHABI CHIEDE UNA “SWAP LINE” D’EMERGENZA A WASHINGTON, E IL TYCOON NON PUÒ DIRE DI NO – LA TESTA PLATINATA DI DONALD ZAMPILLA DI…ZAMPOLLI: IL PASTICCIACCIO DEL SUO INVIATO SPECIALE E LE POSSIBILI RIVELAZIONI DELLA SUA EX, AMANDA UNGARO, NON SONO UNA MINCHIATA…

nicole minetti carlo nordio francesca nanni

DAGOREPORT – TEMPI SEMPRE PIU' CUPI PER L'EX INVINCIBILE ARMATA BRANCA-MELONI - LA RESPONSABILITÀ NEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI PESA, IN PRIMIS, SUL CAPOCCIONE DEL MINISTRO NORDIO - LA PROCURA GENERALE DELLA CORTE D'APPELLO DI MILANO, GUIDATA DA FRANCESCA NANNI, SI E' PRECIPITATA A DICHIARARE CHE L'ISTRUTTORIA SULLA PRATICA MINETTI SI E' ATTENUTA ALLE INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA: VERIFICARE LA VERIDICITA' DI QUANTO AFFERMATO NELLA DOMANDA DI GRAZIA SULLA CONDOTTA DI VITA DELLA MINETTI IN ITALIA - NULLA E' STATO APPROFONDITO SULLE ATTIVITA' IN URUGUAY (TRA ESCORT E FESTINI) DELL’EX IGIENISTA DENTALE DI BERLUSCONI E DEL SUO COMPAGNO GIUSEPPE CIPRIANI, SODALE D'AFFARI CON EPSTEIN – DALLA PROCURA DI MILANO, LA PRATICA MINETTI E' TORNATA AL MINISTERO DI NORDIO CHE, DATO IL SUO PARERE POSITIVO, L'HA INVIATA AL QUIRINALE - L'ACCERTAMENTO DI QUANTO RIVELATO DAL “FATTO QUOTIDIANO”, RENDEREBBE INEVITABILI LE DIMISSIONI DI NORDIO, GIÀ PROTAGONISTA CON LA "ZARINA" GIUSI BARTOLOZZI, DI UNA SERIE DI FIGURACCE E DISASTRI: ALMASRI, GLI ATTACCHI AL CSM E AI MAGISTRATI, LA BATOSTA DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, ECCETERA - (LA REVOCA DELLA GRAZIA SAREBBE LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA...)

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA A VENEZIA PER IL NUOVO SINDACO CHE PRENDERA' IL POSTO DI BRUGNARO, GRAN SPONSOR DELLA “BACCHETTA NERA” (COME ANCHE IL MAL-DESTRO ZAIA) - QUANDO MELONI HA SBIRCIATO I SONDAGGI RISERVATI CHE VEDE IL CENTROSINISTRA AVANTI, SOSPINTO DALLO SCANDALOSO CASO-VENEZI (CHE STRAPPA ALLA DESTRA 4-5%), GLI OTOLITI SONO ANDATI IN TILT - E ALLA PRIMA OCCASIONE, CON LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, È STATA LICENZIATA - LO STESSO ''SENTIMENT'' VALE PER BUTTAFUOCO, MA IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE, PIU' FURBO, NON OFFRE PER ORA IL FIANCO PER LIQUIDARLO - E SE VENISSE CACCIATO, A DIFFERENZA DI VENEZI, HA L'“INTELLIGHENZIA” DEI SINISTRATI CHE LODA L'INTELLETTUALITA' DEL FASCIO-MUSULMANO CHE APRE IL PADIGLIONE AI RUSSI....

giovanni malago giorgia meloni giancarlo giorgetti andrea abodi gianluca rocchi

DAGOREPORT - IL CASO ROCCHI E' ARRIVATO COME IL CACIO SUI MACCHERONI PER ABODI E GIORGETTI, PRETESTO PERFETTO PER COMMISSARIARE LA FIGC, SCONGIURANDO IL RISCHIO CHE COSI' POSSA CADERE NELLE MANI DELL'INAFFIDABILE MALAGO’ - LANCIATO DA DE LAURENTIIS, "MEGALO' SAREBBE IN LIEVE VANTAGGIO SUL FILO-GOVERNATIVO ABETE - A PARTE GIANNI LETTA, TUTTO IL GOVERNO, IN PRIMIS IL DUO ABODI-GIORGETTI, DETESTA L'IDEA DI MALAGO' E PUNTEREBBE A NOMINARE COMMISSARIO FIGC IL PRESIDENTE DI SPORT E SALUTE, MARCO MEZZAROMA, CARO ALLA FIAMMA MELONIANA…

donald trump benzinaio benzina petrolio greggio

DAGOREPORT – LE UNICHE POMPE CHE NON PIACCIONO A TRUMP SONO QUELLE DI BENZINA! È VERO CHE LE ESPORTAZIONI DI GREGGIO AMERICANE CRESCONO A RITMI RECORD, MA IL PREZZO AL GALLONE NEI DISTRIBUTORI AMERICANI RESTA AI MASSIMI: IL CAOS IN MEDIORIENTE È STATO UN BOOMERANG VISTO CHE LO SCOTTO PEGGIORE LO STANNO PAGANDO I CITTADINI (SI VENDICHERANNO ALLE MIDTERM?), CHE HANNO LA BENZINA ALLE STELLE MENTRE I PRODUTTORI FANNO PROFITTI RECORD – IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO, ARAGHCHI, VOLA A MOSCA E TRATTA CON QATAR E SAUDITI (MA NON CON EMIRATI E BAHREIN, CHE HANNO FIRMATO GLI ACCORDI DI ABRAMO CON ISRAELE)