IL DIVANO DEI GIUSTI - "JESSICA, 'O FAMO STRANO?" PREPARATEVI CHE STASERA CINE34 PASSA "VIAGGI DI NOZZE" - SE SIETE INTERESSATI A VEDERE JENNIFER LAWRENCE NUDA, IN PRIMA SERATA C'E' "FIDANZATA IN AFFITTO" - PIÙ TARDI, LA NOTTE SI SCALDA CON UN CAPOLAVORO DELLA COMMEDIA SEXY COME "GIOVANNONA COSCIALUNGA DISONORATA CON ONORE" - SU MEDIASET ITALIA 2 TROVATE IL REMAKE DEL CAPOLAVORO DI TOBE HOOPER, “NON APRITE QUELLA PORTA” - VIDEO!
Marco Giusti per Dagospia
verdone gerini viaggi di nozze
Che vediamo questa sera? ‘O famo strano… Beh, dopo tutti i film italiani che ho visto a Venezia, penso che mi meriterei di riguardarmi almeno l’episodio di Jessica e Ivano in “Viaggi di nozze” di Carlo Verdone con Verdone e Claudia Gerini, Veronica Pivetti, Cinzia Mascoli, Cine 34 alle 21. Chissà cosa farebbero oggi dopo trent’anni Jessica e Ivano, che erano già in crisi appena sposati. Un po’ come Totti e Ilary Blasi. Magari si sarebbero separati.
Su Mediaset Italia 2 alle 21, 05 trovate il remake del capolavoro di Tobe Hooper, “Non aprite quella porta” o “The Texas Chainsaw Massacre”, diretto da Marcus Nispel nel 2003 con una giovane Jessica Biel, Jonathan Tucker, Erica Leerhsen, Mike Vogel, Eric Balfour. Non ho mai avuto il coraggio di vederlo. Non è molto considerato.
Ha invece grandi fan il remake di “West Side Story” diretto da Steven Spielberg con Ansel Elgort, Rachel Zegler, Ricky Alvarez, Ariana DeBose, Mike Faist, Canale 27 alle 21, 10. Sia che lo pensiate un capolavoro, come fa gran parte della critica non solo americana, sia che lo vediate come un flop, che in effetti è, visto i magri incassi ovunque, anche se la colpa sembra ascrivibile a quelli che preferiscono vederlo comodamente a casa,
la nuova versione del musical del 1957 di Leonard Bernstein e Stephen Sondheim, “West Side Story”, diretta da Steven Spielberg, scritta da Tony Kushner rielaborando la storia di Arthur Laurens, coreografata da Justin Peak, va assolutamente vista, soprattutto se amate il cinema come costruzione di regia, come arte del Novecento.
E va soprattutto discussa e messa in relazione con la grande versione del 1961, firmata da Robert Wise e dal coreografo Jerome Robbins, che diresse solo quattro numeri musicali (il prologo, “Cool”, “America”, “I Feet Pretty”), prima di essere cacciato da Walter Mirisch perché girava e rigirava troppo le sue scene. Versione meravigliosa in 70 mm, con una fotografia travolgente di Daniel L. Fapp,
i titoli di Saul Bass, un cast pauroso, da Natalie Wood, appena uscita da “Splendore nell’erba”, come Maria a George Chakiris come Bernardo, da Russ Tamblyn come Riff a Rita Moreno come Anita e a Richard Beymer, un po’ dentone e lungagnone, come Tony. E non mi dite che Robert Wise, come ho sentito dire da Antonio Monda per radio, era solo un onesto mestierante. Ma che c…
Wise, che con “West Side Story” vinse la bellezza di dieci Oscar, compresa regia e miglior film, era un grande regista che lavorava in un mondo dove aveva senso essere grandi registi. Qualcosa che lo Spielberg di oggi si può permettere di esserlo come fosse una stravaganza da vecchio signore miliardario, ma ben sapendo che non sono più gli anni giusti per esserlo. Chissà, forse, avremmo davvero amato un “West Side Story” diretto da Bernardo Bertolucci, uno degli ultimi registi del 900 assieme a Scorsese, De Palma, lo stesso Spielberg, per la Disney, che glielo chiese nel 1996, più di vent’anni fa, operazione ancora non così tardiva come questa di 60 anni dopo. Perché oggi sembra quasi gerontofilia.
Basta vedere il simpatico volto della novantenne Rita Moreno, che da Anita nel 1961 è diventata qui Valentina, la moglie di Doc, il barista, per capire quanto tempo è passato da quando il cinema era ancora cinema. Tutto questo per dire che il nuovo “West Side Story” di Spielberg, ha sì un cast di attori giovani, sconosciuti e bravissimi che siamo felici di incontrare per la prima volta o quasi, da Rachel Zegler come Maria a Ansel Elgort come Tony,
claudia gerini carlo verdone viaggi di nozze
anche lui lungagnone ma più bello e meno dentone di Beymer, dalla stupenda Ariana DeBose come Anita a David Alvarez come Bernardo e Mike Faist come Riff, attori che ballano e cantano con la loro voce che fanno i portoricani, inoltre, perché sono portoricani senza bisogno di make-up ulteriore, ma che tutto il suo splendore, di messa in scena, di coreografia, abiti, fotografia, direzione musicale, non possiede, ahimé, la forza dirompente che aveva il vecchio film quando lo vedemmo 60 anni fa.
E, allora, ti chiedi, perché farlo? “For Dad”, è la risposta di Spielberg alla fine del film, per il padre scomparso un anno fa. Un film di pura regia che ci porta in un altro mondo, alla New York che già alla fine degli anni ’50 stava scomparendo descritta da Bernstein e Sondheim ancora giovanissimi. Ma, con tutto il suo grande mestiere e i suoi dolly, alla faccia degli orridi droni!, mi sembra che Spielberg sia così poco newyorkese per raccontarla.
Tv2000 alle 21, 10 propone “To the Wonder” di Terrence Malick con Ben Affleck, Olga Kurylenko, Rachel McAdams, Javier Bardem, Tatiana Chiline. Non mi piacque. Questo scrissi tanti anni fa. "Sprofondo" dice la bellissima Olga Kurylenko all'inizio del nuovo film di Terrence Malick, "To The Wonder", accolta con una valanga di fischi misti ad applausi alla fine della proiezione per la stampa a Venezia 2012.
Perché anche noi sprofondiamo. Ma nella noia di questo spottone sulla fede e l'amore con l'estetica degli spot Pomellato. Meglio le culone di Ulrich Seidl che sognano l'amore a pagamento con gli africani piselluti e la fede con il crocefisso nelle mutande. Malick rischia di diventare l'Alberoni dei festival, o il Moccia dei giorni d’oggi.
Ah l'amore... In quel di Parigi si incontrano e si innamorano Olga Kurylenko, separata con bimbetta antipatica e l'americano Ben Affleck, con una sola inutile espressione sul volto. Lui la porta in America, nel poco ridente paesino di Bartlesville, dove incontriamo un Javier Bardem prete ispanico sfigatissimo con ciavatta e calzino grigio a vista che nemmeno Tatti Sanguineti oserebbe portare e una Romina Mondello che si lancia in sottobattute alla Tonino Guerra nei film di Antonioni: "Sono l'esperimento di me stessa!"
To the wonder OLGA KURYLENKO E BEN AFFLECK jpeg
Che ci faccia lì nessuno riesce a spiegarselo. I due si amano, la bambina si rompe (te credo), e il visto è scaduto. Lei torna a Parigi e Ben si spupazza la biondina Rachel McAdams per poi lasciarla quando la fidanzata ritorna ("per te non sono stata nulla", dice lei). I due si sposano e l'amore sembra trionfare. Per svegliare il pubblico la Kurylenko dopo un'ora e dieci di immagini vellutate e di sole che tramonta, fa vedere due tette e mezza chiappa e ben due tatuaggi supercoatti.
Ma Bartleville è una città di merda e la Kurylenko, che, viziatissima, non sopportava neanche Parigi, si annoia. Così si fa il primo tizio che passa. Disastro! In mezzo a un delirio di violini si arriva alla durata di 112 minuti e ci liberiamo di un film quasi insostenibile che sembra lo showreel di Olga Kurylenko, ripresa in tutti i modi, offrendo poco di Ben Affleck, a parte i tatuaggi coatti, e distruggendo con l'inquadratura sui calzini grigi e le ciavatte, il gran talento e il fisico di Javier Bardem.
carlo verdone claudia gerini viaggi di nozze
Canale 20 alle 21, 10 propone l’action “Safe House” di Daniel Espinosa con Ryan Reynolds, Denzel Washington, Vera Farmiga, Brendan Gleeson, Robert Patrick. Carina, La5 alle 21, 10, la commedia “Un marito di troppo” di Griffin Dunn con Uma Thurman, Colin Firth, Jeffrey Dean Morgan, Sam Shepard, Lindsay Sloane.
Iris alle 21, 15 passa il primo western diretto da Clint Eastwood, “Lo straniero senza nome” con Clint Eastwood, Verna Bloom, Marianna Hill, Mitch Ryan, Jack Ging, ispirato al cinema di Sergio Leone, a quello di Don Siegel, ma soprattutto è una specie di manifesto di cinema assolutamente personale da parte del regista e protagonista. Uno sconosciuto entra in una cittadina che presto trasformerà in inferno.
safe house non fidarti di nessuno
Chi è? Perché lo fa? Che vendetta ha in testa, ammesso che sia una vendetta? Romanemmo sconcertati anche quando uscì. Ma Clint giocava da subito una carta da cinema d’autore anche s e non tutti, allora, lo capirono. Clint fece costruire l’intera città, che alla fine prenderà fuoco, in quel di Mono Lake nelle Sierras della California. Leggo che Clint chiese a John Wayne di fare un film insieme.
Ma John Wayne, che aveva visto il film, lo considerava troppo violento, troppo strano. La7 Cinema alle 21, 15 propone il civile “Il coraggio della verità” diretto da Edward Zwick con Denzel Washington, Meg Ryan, Lou Diamond Phillips. Rai4 alle 21, 20 passa il thriller “The Weapon – Il mandante” di Tony Schiena con Cuba Gooding jr., Bruce Dern, Tony Schiena, AnnaLynne McCord, Sean Patrick Flanery. Mai sentito.
Rai3 alle 21, 20 passa una di quelle commedie che non hanno fatto la fortuna di Jennifer Lawrence e che non interessano a nessuno, “Fidanzata in affitto” di Gene Stupnitsky con Jennifer Lawrence, Andrew Barth Feldman, Natalie Morales, Matthew Broderick.
Più divertente lo spy di Guy Ritchie “Operation Fortune” con Jason Statham, Aubrey Plaza, Hugh Grant, Josh Hartnett, Cary Elwes. Passiamo alla seconda serata col remake di “The Predator”, dallo stesso titolo, diretto da Shane Black con Boyd Holbrook, Olivia Munn, Jacob Tremblay, Sterling K. Brown, Keegan-Michael Key. Non piacque a nessuno. Leggo che è scritto male e troppo volgare.
jennifer lawrence nuda in fidanzata in affitto
Rai Movie alle 23, 10 passa una commedia di Alessandro Siani, “Tramite amicizia” con Alessandro Siani, Max Tortora, Matilde Gioli, Maria Di Biase, Yari Gugliucci. Cine 34 alle 23, 15 propone un buon film di Carlo Verdone del 2002, “Ma che colpa abbiamo noi” con Carlo Verdone, Margherita Buy, Anita Caprioli, Stefano Pesce, Lucia Sardo. Recupero quel che ne scrissi sul Manifesto quando uscì. L'inizio non è così folgorante. Anche perché sappiamo già cosa sta capitando.
Cioè la psicanalista di un gruppo in analisi muore mentre i suoi pazienti stanno parlando e lì per lì neppure se ne accorgono. Rimasti soli coi loro problemi, ritenendosi un gruppo ormai collaudato e non fidandosi troppo di altri strizzacervelli, gli orfani decidono di farsi le analisi di gruppo da soli, passando di casa in casa e confrontandosi così con la realtà più o meno squallida di ognuno.
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Ne viene, o dovrebbe venirne fuori, un ritratto comico-realistico-sentimentale di un gruppo di italiani diversi per età, classe e cultura, ma uniti dallo stesso senso di oppressione del presente, della loro condizione umana e sentimentale. Rispetto ai suoi ultimi film “Ma che colpa abbiamo noi” è un passo in avanti per Carlo Verdone. Un lento, complesso, pensato tentativo di evoluzione registica verso una dimensione più fresca e, diciamo, moderna di commedia all'italiana.
Probabilmente mucciniana, almeno secondo quello che Verdone ritiene sia il cinema mucciniano o comunque post-fandanghiano. Ecco quindi che chiama il montatore di Ultimo bacio di Muccino, riprende lo Stefano Pesce simil-Accorsi di Da zero a dieci, la Anita Caprioli di Santa Maratona, recupera pure la «sua» Margherita Buy di Maledetto il giorno che ti ho incontrato riletta in chiave «post-Fate ignoranti», la Lucia Sardo di I cento passi. Certo, c'è anche il grande Remo Remotti in un buffo ruolo di cameriere paterno di casa Verdone ma la scelta del cast, molto attenta, tende a un ragionato ringiovanimento.
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Dal magico mondo degli anni `70 Carlo Verdone recupera, ovviamente, il tema centrale, cioè la psicanalisi. Anche se quello che vediamo è un falso tema centrale, la vera psicanalisi Verdone se la fa proprio mettendo in scena il suo complicato, contraddittorio rapporto con il cinema, quello moderno e quello della sua generazione.
Per questo si espone al massimo nella regia, soprattutto per quel che riguarda la recitazione degli attori, che sono benissimo guidati, soprattutto i personaggi femminili, la Buy, la Caprioli e soprattutto Lucia Sardo, autentica rivelazione in un ruolo coatto e sgradevole, ma inedito e realistico, di cinquantenne romana che non vuole invecchiare.
Ottimo il recupero di Fabio Traversa, che non vediamo da anni, e ci vomita addosso tutta la vecchiezza e l'impotenza di una generazione che non sa accettarsi per quello che è, ma continua a illudersi di poter cambiare, rinnovarsi, migliorare, restando però ancorata a terra con fardelli troppo pesanti e inseguendo piccole strategie di modernità che non possono che rivelarsi deludenti.
Al suo meglio, e spesso salvando, per nostra fortuna, certe trovatine comiche che gli appartengono e che rendono il tutto più gradevole (pensiamo al rapporto del suo personaggio di bambinone cresciuto con la modella bona) l'ultimo film di Verdone cerca di dirci cose che nessuno di noi vorrebbe realmente sapere. Su di noi e sul nostro cinema.
La7 Cinema alle 23, 25 passa “Jack”, il film “sbagliato” di Francis Ford Coppola con Robin Williams nei panni di un bambino che cresce e invecchia troppo rapidamente, Diane Lane, Bill Cosby, Jennifer Lopez, Brian Kerwin. Luca Guadagnino tempo fa ha rivelato di avere una passione per “Jack”, dove il protagonista è un ragazzino di 10 anni che frequenta la quinta elementare ma è vecchio quanto Robin Williams. E’ un film strano, considerato dai più disastroso, ma personale, tanto che Coppola lo dedica alla nipote di 10 anni, Gia, figlia di Giancarlo, l’amatissimo figlio morto in un incidente nautico.
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Il protagonista in un primo tempo avrebbe dovuto essere Tom Hanks, poi John Travolta. Alla fine la Disney volle Williams, che a sua volta chiese di essere diretto da Coppola. Iris alle 23, 25 propone un altro film piuttosto divisivo, “Richard Jewel” di Clint Eastwood con Paul Walter Hauser, Sam Rockwell, Brandon Stanley, Olivia Wilde, Kathy Bates. Ciccione baffuto, sfigato, mammone, soggettone con voglie di fare il poliziotto alla Alberto Sordi, armato di fucili, bombe e pistole come fosse Bin Laden, è chiaro che Richard Jewell, l'eroe del film, interpretato da Paul Walter Hauser, si presta più a fare il colpevole di un attentato bombarolo che il patriota che salva vite umane. Il fulcro di questo Richard Jewell, che Clint Eastwood e il suo sceneggiatore Billy Ray hanno tratto da un articolo di Marie Brenner e da una storia davvero accaduta, è tutto qui.
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Il faciolone Richard Jewell, di guardia a un concerto country, si accorge di una bomba e salva la vita a un mucchio di concittadini, ma il suo profilo e la sua figura sono da tipico maschio fascio terrorista bianco con mamma a carico e chili sovrappeso, così l'FBI, cioè l'ispettore interpretato da Jon Hamm, star di Mad Men, pensano che sia stato lui a mettere la bomba e poi a fingere di fare il salvatore. Così passa da stelle alle stalle, da eroe a feccia umana. Lo aiuta, perché lo conosce un po' e gli è amico, l'avvocato democratico interpretato da Sam Rockwell, oltre a mammina, la grande Kathy Bates.
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Clint se la prende in po' con la logica poliziesca del punire chi corrisponde di più al profilo del terrorista suprematista bianco, e il profilo di Richard Jewell è pessimo, ma anche con il sistema dei media di esaltare e sputtanare la gente nel giro di poche ore senza la minima prova. In questo caso ci mostra come cattiva la giornalista bonissima e rampante di Olivia Wilde che circuisce facilmente il prosciuttone Jon Hamm per avere informazioni e fare il suo scoop. Mah... Essendo un film pensato per ribaltare gli stereotipi per salvare la pelle a Richard Jewell ci sembra un modo un po' sessista di ragionare... Ha grandi fan.
Rai Storia all’1, 10 propone il documentario su Robin Williams, “Essere Robin Williams” di Tylor Norwood con Robin Williams, Shawn Levy, David E. Kelley, Rick Overton, Susan Schneider. La notte si scalda con un capolavoro della commedia sexy come “Giovannona Coscialunga disonorata con onore” di Sergio Martino con Edwige Fenech, Pippo Franco, Vittorio Caprioli, Gigi Ballista, Cine 34 all’1, 25.
Bello anche “La favorita”, Cielo 1, 30, diretto da Yorgos Lanthimos con Olivia Colman, Rachel Weisz, Emma Stone, Nicholas Hoult, James Smith, Joe Alwyn. La7 Cinema all’1, 35 propone un più raro poliziesco, “Terzo grado” di Sidney Lumet con Nick Nolte, Timothy Hutton, Armand Assante, Patrick O'Neal. Rai Movie alle 2, 10 presenta “Il re delle isole” di Tom Gries con Charlton Heston, Geraldine Chaplin, John Phillip Law, Mako, Alec McCowan, sequel di “Hawaii” di George Roy Hill con Julie Andrews, Max Von Sydow, Richard Harris, ancora tratto dal romanzo fiume di James Michener.
Charlton Heston avrebbe voluto fare già “Hawaii”, ma dovette scegliere e scelse di fare "Khartoum", che fu un flop. Così tornò nel sequel, che non ebbe però lo stesso successo del primo film. Fu lui a scegliere come regista del film Tom Gries, più adatto al genere western.
La vera protagonista del film è Tina Chen, giovane medico di laboratorio che non aveva nessuna pratica di come far l’attrice. Ma è il personaggio più forte del film. Il grande direttore della fotografia Lucien Ballard si sentì male durante la lavorazione e venne sostituito da Philip Lathrop.
Canale 5 alle 2, 50 passa il rarissimo “Io ti assolvo”, thriller di Monica Vullo con Gabriel Garko, Lorenzo Flaherty, Cosima Coppola, Toni Bertorelli, Stefania Sandrelli. Rete 4 alle 3, 45 passa lo spaghetti western più noto di Paolo Bianchini,
“Quel caldo maledetto giorno di fuoco” con Robert Woods, John Ireland, Claudie Lange, Evelyn Stewart. Curioso film di spionaggio quasi fantascientifico ambientato durante la Guerra di Secessione. Due generali, inviati direttamente dal presidente Lincoln a visionare una nuova mitragliatrice inventata da Richard Gatlin (Ennio Balbo!), capace di sparare 300 colpi al minuto, sono scomparsi. E con essi l’arma, della quale viene tosto chiesto un riscatto. Va ricuperato prima che cada nelle mani nemiche. Il solo che può indagare è Robert Woods, già condannato di tre omicidi.
quel caldo maledetto giorno di fuoco 1
Scopre che il traditore è il bandito messicano Tarpas, cioè John Ireland. Lo libera, indaga e scopre che uno dei due generali non solo è vivo, ma è un traditore, che ha fatto prigioniero l’inventore e cerca di vendere l’arma a chi offre di più. Ovviamente Robert Woods avrà la meglio. Per Jean-François Giré è un film da riscoprire, anche perché in Francia è stato presentato in versione monca. Ma “la regia si eleva al di sopra della media dei prodotti di Cinecittà”. Giré parla di grandi carrelli, grandi sequenze notturne, personaggi enigmatici. Bianchini non se ne ricorda quasi per niente.
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Robert Woods, invece, parla molto bene sia del film, che di Bianchini, che del suo antagonista John Ireland. “È uno dei miei western preferiti, è stato venduto molto bene in America allora. Qui per la prima volta lavoro con John Ireland, che per me era come un fratello. Ho fatto altri due film con lui. Paolo Bianchini era giovane, bravo.
Insieme abbiamo fatto tre film, anche Hypnos, che mi è piaciuto da morire. Riguardo alle attrici ricordo che Ida Galli era la fidanzata del produttore, Edmondo Amati. Rada Rassimov era bella, ma in una maniera strana. Aveva questa faccia così dura.” Chiudo sul thriller “Miliardi” diretto da Carlo Vanzina con Carol Alt, Lauren Hutton, Billy Zane, Jean Sorel, Alexandra Paul, Cine 34 alle 4.













