IL DIVANO DEI GIUSTI - RAI UNO, SEGUENDO GLI ORDINI DEI FEDERALI DI TELEMELONI NELLA COSTRUZIONE DI STORIE DI PERSONAGGI ITALIANI ANTI-COMUNISTI, PRESENTA IL BIOPIC SU GIOVANNINO GUARESCHI, "NON MUOIO NEMMENO SE MI AMMAZZANO" - MEGLIO GUARDARSI “POVERI MA RICCHISSIMI” - IN SECONDA SERATA C'E' "L’AMORE INFEDELE. UNFAITHFUL". LE SCOPATE COSTANO CARE - CINE 34 PASSA L’EROTICO D’AUTORE "IL FRULLO DEL PASSERO" E, POI, UNA TRASHATA RARISSIMA: “ADAMO ED EVA – LA PRIMA STORIA D’AMORE” - VIDEO!
Marco Giusti per Dagospia
MONSTER: The Lizzie Borden Story
Che vediamo stasera? Io sono preso dalla nuova serie di Ryan Murphy e Ian Brennan, “Monster: The Lizzie Borden Story”, Netflix, con Ella Beatty, Vicky Krieps, Rebecca Hall e vi svelo che alla quarta puntata arriva anche, come una furia, Sarah Paulson nel ruolo della serial killer americana Aileen Wuornos, già interpretata, lo ricorderete, da Charlize Theron in “Monster” di Patty Jenkins.
Un delirio lesbo-sanguinario, seguitissimo dal pubblico dei social, ma poco amato dalla critica americana. Pazienza. Ma vedo che “Camp Miasma” a questo “Miasma”, dopo il cinema più tradizionale, che anche l’horror si sta riempiendo di personaggi femminili forti. Pensiamo solo alla Vicky Krieps di “Backrooms” e alla Inde Navarrete di “Obsession”. I maschi hanno poco e nulla da offrire a parte farsi tagliare a accettate da Sarah Paulson e tante altre brave ragazze.
In chiaro cosa passa? Probabilmente mi guarderei “Piccole donne” nella versione diretta da Greta Gerwig prima di “Barbie” con un bel cast di ragazze, Saoirse Ronan, Emma Watson, Eliza Scanlen, Florence Pugh, oltre a Laura Dern e Meryl Streep. Vediamo cosa scrissi quando uscì. Ritornano Jo, Meg, Amy e Beth March, le Piccole donne di Louisa May Alcott, per la gioia di grandi e piccini, in una nuova versione più moderna e, ovvio, ultrafemminista, che ebbe sei nominations agli Oscar, comprese quelle per la Ronan e la Pugh e per la regia della Gerwig, ma vinse solo un Oscar per i costumi.
Il cast è di primissima scelta, da Saoirse Ronan, che fa Jo con tutte le sue pazzie e la sua determinazione, a Emma Watson, la più giudiziosa e triste Meg, dall’emergente Florence Pugh, che è una Amy per nulla sciocchina, a Eliza Scanlan, che è la dolce e sfortunata Beth. Nessuna di loro è americana, la Ronan, pur nata a New York, è irlandese, la Watson e la Pugh inglesi e la Scanlon è addirittura australiana, ma fanno un bel quartetto di attrici di gran classe, le meno note Pugh e Scanlon le avete viste nell’horror Midsommar la prima e nel notevolissimo Babyteeth la seconda.
Rispetto ai loro ruoli sono più o meno della stessa età delle ragazze March delle altre celebri versione della MGM, visto che la Jo di Katharine Hepburn nella meravigliosa versione firmata da George Cukor nel 1933 ne aveva 24, e quella di June Allyson nella versione a colori di Mervyn LeRoy del 1949 ben 32, mentre quella di Winona Ryder del 1994, solo 23. Forse l’ultimo Piccole donne, già femminista e di fatto il primo diretto da una donna, l’australiana Gillian Armstrong, aveva delle sorelle March un po’ più giovani, soprattutto se pensiamo a Kirsten Dunst che ne aveva 12 (e infatti divideva il ruolo con una attrice più grande) e Clare Danes che ne aveva 15.
MONSTER: The Lizzie Borden Story
Ma devo dire che il cast delle quattro sorelle è perfetto, come sono perfette nei loro ruoli Laura Dern e Meryl Streep come la mamma e la zia delle ragazze, e i maschi, soprattutto Timothée Chalamet, nel ruolo di Laurie, e Louis Garrel, che fa Frederic Baher, non sono certo delle figurine di contorno, e sono ben più giovani dei maschi presenti nei film precedenti. Per rendere più moderno il racconto, sembra su indicazione di Meryl Streep, la Gerwig ha scritto una serie di dialoghi legati al matrimonio e di battute che devono spiegare al pubblico di oggi le scelte delle ragazze.
Come quello di Amy al bel Laurie quando spiega perché si sia indirizzata a un matrimonio di convenienza e non d’amore: “Non sono un poeta, sono solo una donna. E come donna non ho modo di fare soldi, non abbastanza per guadagnarmi da vivere e sostenere la mia famiglia. Anche se avessi i miei soldi, cosa che non ho, sarebbero di mio marito nel momento in cui ci saremmo sposati. Se avessimo figli, non apparterrebbero che a lui. Sarebbero di sua proprietà.”
Amy diventa così una ragazza che ha capito come va il mondo e sa che non vuole fare la vita da povera della sorella Meg, che si è sposata per amore, e non ha la forza di cambiare le cose e lottare come Jo. Come accade in Marriage Story di Noah Baumbach, il film del marito di Greta Gerwig girato più o meno contemporaneamente a questo, gran parte della forza del racconto è proprio nelle scene di dialogo a due tra i personaggi.
Il racconto segue il presente, con Jo a New York che vuole diventare scrittrice, ha rifiutato il matrimonio con Laurie e è tornata nella casa di Concord, Massachusetts, a trovare Beth malata, mentre Amy è con la zia a Parigi, ma sono continui i rimandi al passato, con le quattro ragazze felici a casa della mamma e Laurie che è il loro amico del cuore. Girato e impaginato benissimo, grandi costumi e scenografie perfette, il film soffre di un po’ di leziosità, forse evidenziata dalla musica di Alexandre Desplat, e a tratti fa un po’ rimpiangere le vecchie versioni, penso soprattutto a quella meravigliosa di George Cukor con Katharine Hepburn, Joan Bennett, Jean Parker e Edna May Oliver come zia March, ma anche a quella di Winona Ryder, che mi piacerebbe rivedere.
Le battute moderne, in realtà, funzionano, anche se un po’ tradiscono la prosa della Alcott. Delle quattro ragazze le più brave sono la Ronan e la Pugh, mentre Emma Watson, entrata all’ultimo per sostituire Emma Stone, ha un po’ meno ruolo. Se Louis Garrel è un po’ legnoso con quel nasone pensoso, Timothée Chalamet dà al film una leggerezza e un glam che non ci aspettavamo.
GIOVANNINO GUARESCHI INTERNATO IN UN LAGER NAZISTA
Rai Uno alle 21, 30, seguendo gli ordini dei federali di Telemeloni nella costruzione di storie di personaggi italiani anti-comunisti, presenta, ma guarda…, il biopic su Giovannino Guareschi, “Giovannino Guareschi – Non muoio nemmeno se mi ammazzano” diretto da Andrea Porporati con Giuseppe Zeno, Benedetta Cimatti, Andrea Roncato, Maurizio Donadoni, Salvatore Striano. Magari è una fiction civile, Porporati era un buon sceneggiatore, ma l’idea della fiction di destra non la posso proprio seguire.
Meglio guardarsi “Poveri ma ricchissimi” di Fausto Brizzi con Christian De Sica, Enrico Brignano, Lucia Ocone, Lodovica Comello, Anna Mazzamauro, sequel del più riuscito Poveri ma ricchi, diretto sempre da Brizzi nel 2016, che era niente di più che il remake burinizzato all’italiana del successo comico francese Les Tuches di Olivier Baroux.
Mentre Les Tuches 2 portava la famiglia burina francese in America, come accadeva al Tassinaro di Alberto Sordi, Poveri ma ricchissimi si inventa tutta un’altra situazione, portando un po’ d’America e di politica a Torresecca, visto che il capofamiglia Danilo Tucci, cioè Christian De Sica, si liscia il capello riccio roscio e si fa una zazzerona bionda alla Donald Trump del primo mandato, anche se un po’ riletto alla Roberto D’Antonio, parrucchiere responsabile del biondo di Jasmine Trinca e parrucchiere storico di Christian (di Paolo Sorrentino, Sabrina Ferilli, Roberto Benigni, ecc.).
MONSTER: The Lizzie Borden Story
Non solo. Riuscendo a recuperare i soldi della vincita dello scorso film, i Tucci decidono di trasformare Torresecca in una sorta di principato alla Montecarlo, gestendolo loro stessi come sovrani. Scontrandosi così con il presidente del Consiglio italiano, Dario Cassini, più un Renzi di allora che un Gentiloni. Con tanti personaggi a disposizione, si moltiplicano le situazioni. Intanto compare una figlia illegittima, Tess Masazza, a turbare la coppia dei Tucci.
La First Lady, che si autodefinisce arditamente “Fister” Lady, cioè Lucia Ocone, bravissima, pensa di tradire il marito con un bel tomo, Massimo Ciavarro, dedito a pratiche sessuali eccentriche sul sadomaso (anche se prima di praticarle ti fa firmare un contratto che ti ripara da cause legali…). Poi compare uno stralunato Paolo Rossi come padre ladro appena uscito dal carcere di Valentina, Lodovica Comello, moglie di Marcello, Enrico Brignano, il cognato di Danilo.
THE UNTOUCHABLES – GLI INTOCCABILI
Come se non bastasse i Tucci, oltre a uscire dall’Italia e tornare alla lira, si comprano un castello un po’ da Famiglia Addams, dove faranno una grande festa natalizia con Valentina truccata come Malefica. In generale le cose migliori vengono dal cast secondario, Giobbe Covatta come prete burino, Pablo, di Pablo&Pedro, come sindaco cafone che esplode di rabbia quando per colpa dei Tucci il simil-Renzi/Gentiloni toglie a Torresecca Sky Calcio, una grandiosa Federica Cifola come bruttona infoiata di Brignano.
Anna Mazzamauro, nonna Tucci, malgrado un grande trucco da Regina Madre, non è forte come nel film precedente, e sappiamo dei problemi che ebbe sul set. Christian e Brignano solo nella seconda parte hanno dei buoni momenti di comicità assieme. Paolo Rossi non basta a illuminare un film un po’ spampanato, soprattutto rispetto al riuscitissimo primo Poveri ma ricchi. Canale 20 alle 21, 10 passa l’action “Final Score” di Scott Mann con Dave Bautista, Pierce Brosnan, Ray Stevenson, Martyn Ford, Kamil Lemieszewski.
Canale 27 alle 21, 10 passa “Ocean’s 13” di Steven Soderbergh con George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon, Ellen Barkin, Al Pacino, Elliott Gould. Buono, ovviamente, anche se è una serie che mi stanca. Se siete in vena di polpettone, vedo che passa “Gandhi” di Richard Attenborough con Ben Kingsley, Rohini Hattangadi, Roshan Seth, Candice Bergen, John Gielgud, Edward Fox, Rai Movie alle 21, 10.
Vinse otto Oscar, e tra questi miglior film, regia, protagonista, sceneggiatura, fotografia. Solo per la scena del funerale di Gandhi la produzione riuscì a disporre di 300 mila extra. Di questi 200 mila erano gratis. Un terzo del budget era pagato dal governo indiano, ma il grosso ce lo mise Joseph E. Levine, che capì l’operazione e in cambio chiese a Attenborough di girare due film, “Quell’ultimo ponte” e “Magic”. Ben Kingsley, nato come Krishna Bhanji, con famiglia proveniente dal Gujarat, la stessa regione di Gandhi, divenne subito popolare e venne accettato dal pubblico indiano.
Molti indiani pensavano che fosse davvero Gandhi tornato sulla terra. Era identico. Il ruolo venne prima offerto a Anthony Hopkins che venne smontato dal padre quando gli disse “Bello, è una commedia, no?”. E’ anche il primo film di Daniel Day Lewis. Più divertente, anche perché molto fumettistico e molto seriale “The Untouchables”, uno dei grandi titoli della filmografia di Brian De Palma con Kevin Costner, Sean Connery, Robert De Niro, Andy Garcia, Charles Martin Smith, Iris alle 21, 15. Non te lo vedi? Certo, che te lo vedi…
La7 Cinema alle 21, 15 propone il fortunato mafia-comedy “Mio cugino Vincenzo” di Jonathan Lynn con Joe Pesci, Ralph Macchio, Marisa Tomei, Fred Gwynne, Bruce McGill, dove due cugini newyorkesi finiscono in galera in Alabama e chiamano a risolvere le cose il cugino Vinny, cioè Joe Pesci. Mentre giravano il film Joe Pesci vinse l’Oscar da non protagonista per “Good Fellas”, mentre Marisa Tomei lo vincerà un anno dopo proprio per questo film.
Rai4 alle 21, 10 propone l’horror colombiano “Quicksand” di Andres Beltran con Carolina Gaitan, Allan Hawco, Sebastian Eslava, Andrés Castañeda, Juan Camilo Pérez. Su Cielo alle 21, 10 abbiamo il western europeo “Brimstone”, ricco, ambizioso, violentissimo, sadico, magari non così riuscito e lunghissimo Brimstone, scritto e diretto dall’olandese Martin Koolhoven con un bel cast internazionale, Dakota Fanning, Guy Pearce, Kit Harrington, cioè il Jon Snow di Games of Throne, può ben vantarsi di usare tutti set naturali europei degli western che si facevano un tempo qui, Germania, Austria, Ungheria e la vecchia Spagna.
Che nostalgia… Va detto però che Brimstone, malgrado le buone recitazioni di tutti gli attori, la gran fotografia di Rogier Stoffers, la musica di Tom Holkenborg (Batman vs Superman), esagera parecchiuccio sia nelle ambizioni registiche di Koolhoven, che si permettere di scrivere già nei titoli di testa Koolhoven Brimstone, neanche fosse John Ford o Sergio Leone, che non lo avrebbero mai fatto (directed by…), sia nella costruzione a quattro capitoli non in ordine temporale, sia nelle scene di sesso e violenza. Giù con tagliamenti di lingua, sventramenti, zaccagnate in faccia.
Un poraccio viene impiccato mentre stava cacando, un altro muore soffocato dai suoi intestini attorcigliati attorno al collo. Koolhoven dice di essersi ispirato a classici come The Night of the Hunter di Charles Laughton, per il personaggio del reverendo malvagio di Guy Pearce, sia a C’era una volta il West per il tono da opera-western e per la figura alla Claudia Cardinale di Dakota Fanning. Diciamo che il film si vede perché è bello sanguigno, ma siamo parecchio lontani dai suoi modelli di riferimento. Perché Koolhoven non riesce a costruire come vorrebbe, cioè tenendo tutto assieme, questo lungo racconto letto a capitoli rovesciati.
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Passiamo alla seconda serata con, La7 alle 22, il thriller sentimentale “L’amore infedele. Unfaithful” di Adrian Lyne con Diane Lane, Richard Gere, Olivier Martinez, Erik Per Sullivan, Chad Lowe. Le scopate costano care. E non è che i mariti americani siano più comprensivi di quelli italiani. Non è il massimo, ma Richard Gere, Diane Lane e Olivier Martinez di vent’anni fa hanno il loro fascino,
Su Rai4 alle 22, 50, “127 ore” di Danny Boyle con James Franco, Kate Mara, Lizzy Caplan, Clémence Poésy, Amber Tamblyn, Treat Williams, dove il poro James Franco in versione scalatore rimane isolato in un burrone e per salvarsi deve tagliarsi un braccio. Ma non so se basterà.
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Per James Franco, che un questo mese fa il suo esordio a teatro in Italia, dove vive, da un po’ Hollywood pensa sia diventata impossibile dopo le accuse per molestie che gli hanno fatto. Uno dei suoi ultimi film, “Hey, Joe” di Claudio Giovannesi non veniva accettato ai festival proprio perché lui era il protagonista.
Ci tira un po’ su, “La 7 Cinema alle 23, 30, “I soliti sospetti” diretto da Bryan Singer, scritto da Christopher McQuarrie, con Kevin Spacey, Gabriel Byrne, Chazz Palminteri, Pete Postlethwaite, Giancarlo Esposito. Il personaggio di Keyser Soze è ispirato a certo John List, un criminale che ha ucciso la famiglia e è scomparso per 17 anni.
Leggo che Benicio Del Toro è stato inserito su indicazione di Kevin Spacey. Il ruolo era stato scritto per un attore tipo Harry Dean Stanton. Per Benicio fu il vero lancio. A ideare il film, la sceneggiatura e i personaggi fu Christopher McQuarry, che aveva lavorato in un’agenzia di invetsigazioni. Così così “Motherless Brooklyn”, prima regia di Edward Norton con Edward Norton, Bruce Willis, Willem Dafoe, Leslie Mann, Fisher Stevens, Iris alle 23, 45.
E’ un ambizioso, forse non riuscitissimo, ma solido e sentito noir che Edward Norton ha tratto dal best seller di Jonathan Lethem. Si segue con grande piacere, un po’ per il meccanismo del romanzo, a metà tra Il grande sonno e Chinatown, un po’ per i set anni ’50 di una New York molto ben ripresa, e un bel po’ per il gran cast che Norton ha composto, da Bruce Willis a Alec Baldwin, da Michael Kenneth Williams a Willem Dafoe.
Niente di nuovo e di originale, se siete amanti dei vecchi noir in bianco e nero della RKO, ma è ben visibile lo sforzo di Norton per costruire un giallo credibile e funzionante. Già tutta l’impostazione jazz di Harlem ci ripaga della lunghezza eccessiva del film, due ore e mezzo… Rai4 alle 0, 25 passa “Cuore selvaggio” di David Lynch con Nicolas Cage, Willem Dafoe, Laura Dern, Diane Ladd, Harry Dean Stanton. Fa sempre piacere.
Rai Movie alle 0, 25 propone il primo grande film di Sandra Huller, “Vi presento Toni Erdmann”, piccola, geniale commedia scritta e diretta dalla giovane regista tedesca Maren Ade, al suo terzo film, che oltre a vincere ben quattro EFA, gli Oscar europei, miglior film, miglior regia, migliori attori protagonisti, e una trentina di altri premi sparsi per il mondo, è una autentica sorpresa.
Qualcosa che il mondo stantio della commedia internazionale non conosceva ancora. Al punto che si tenterà di farne un remake americano con Jack Nicholson protagonista. Due ore e 43 minuti di commedia di rara intelligenza che vedono sulla scena non solo lo scontro tra un padre invecchiato male e una figlia manager ma anche una dotta lezione su cosa sta diventando l’Europa e il rapporto tra il capitalismo tedesco e i paesi vicini.
Assolutamente non convenzionale, divertente, sottile, non a caso la Ade è anche la produttrice dei film di Miguel Gomes, è anche l’unico film che è stato salutato dal pubblico dei critici di tutto il mondo a Cannes con imprevisti applausi scroscianti quando la protagonista Sandra Huller canta col padre al pianoforte “The Greatest Love of All” di Whitney Houston.
E’ raro che una commedia, per di più tedesca e diretta da una donna, piaccia così tanto a Cannes o venga candidata agli Oscar o vinca gli Efa. Winfried Conradi, interpretato da un buffo Peter Simonischek, attore teatrale per Peter Stein, è un professore di musica in una cittadina tedesca non meglio identificata dove vive con un cane malato. Ogni tanto va a trovare l’ex moglie e ogni tanto arriva la figlia Ines, una strepitosa Sandra Huller, tipica donna manager in carriera che fa la consulente di una grossa agenzia di tagliatori di teste in quel di Bucarest.
Visto che non riesce a vederla mai, quando il suo cane muore, decide di andarla a trovare per farle una sorpresa. E’ un mezzo disastro, perché è un padre ingombrante, fa scherzi assurdi, battute, non è presentabile agli amministratori delegati. Winfried nota che sua figlia non è felice, non sta bene, che dietro l’apparente sicurezza di sé, i vestiti eleganti, gli autisti, le segretarie, nasconde una intollerenza e una profonda tristezza.
Così, dopo averle chiesto inutilmente cose della sua vita, parlando di temi impossibili come “la felicità”, decide di andarsene per ricomparire trasformato in una sorta di alias, “Toni Erdmann”, con parrucca scura, denti finti e una vaga professione, “life coach” di un rumeno importante, che cambia a seconda degli incontri. E’ Toni Erdmann, più del padre Winfried, a mettere in crisi Ines sul lavoro.
Anche perché l’umanità di Toni si scontro con il mestiere di Ines, che deve “modernizzare” fabbriche e raffinerie di petrolio in Romania, cioè “esternizzare”, leggi tagliare migliaia di posti di lavoro. In una Europa dove si può ridere amaramente alla battuta “Mi piace Francoforte perché è l’unica città dove esista ancora una classe media”,
o dove si parla di un paese che non è al passo nella crescita come i suoi giovani manager, Toni e Ines rappresentano appunto cioè che rimane della classe media tedesca/europea e ciò che i suoi figli stanno diventando, qualcosa cioè di mostruoso, strumenti di un liberismo senza cuore che dividerà i sempre più ricchi dai sempre più poveri. L’umanità che sfiora Toni in Romania,
l’operaio che gli apre la porta del suo bagno, è la risposta civile alla nuova Europa modernizzata. Toni capisce, ma non può accettare, né riesce a rispondere alla figlia sprezzante che gli dice “Altri alla tua età hanno ancora ambizioni”. Ines, però, è pesantemente in crisi, perché tutto questo non lo vive senza dolore. All’amante rumeno, suo subalterno, che chiama Tim, e la vuole scopare, gli chiede invece di venire da solo su un pasticcino della sua stanza d’albergo. Verde.
E quello lo fa, e Ines mangerà il pasticcino verde, nella scena di sottomissione maschile più umiliante che si sia vista da anni. Salvo poi esplodere nella sua festa di compleanno coi colleghi, imponendo a tutti un compleanno nudista solo perché non è riuscita a sfilarsi e poi rimettersi il vestito nuovo in tempo. Ma l’esplosione di Ines è l’esplosione di una classe media che ripensa alla sua perdita di identità. E la trasformazione di Winfried e Toni sembra quasi la mascherata parodia della nuova classe dirigenziale.
Canale 20 all’1, 05 passa l’action “The Losers” di Sylvain White con Zoë Saldana, Jason Patric, Jeffrey Dean Morgan, Chris Evans, Idris Elba, Columbus Short. La7 Cinema all’1, 30 propone un capolavoro di John Boorman, o “Deliverance” con Jon Voight, Burt Reynolds, Ronny Cox, Ned Beatty, Ed Ramey. Bello, ma un filo noioso “Personal Shopper” di Olivier Assayas con Kristen Stewart, Lars Eidinger, Sigrid Bouaziz, Anders Danielsen Lie, Ty Olwin, Rai3 alle 2, 20.
Cine 34 alle 2, 30 passa l’erotico d’autore “Il frullo del passero” di Gianfranco Mingozzi con Ornella Muti, Philippe Noiret, Nicola Farron, Claudine Auger, Chiara Argelli e Sabrina Ferilli che apre le gambe e volano delle stelline… Rete 4 alle 2, 45 passa “Somewhere” diretto da Sofia Coppola con Stephen Dorff, Elle Fanning, Benicio Del Toro, Laura Chiatti, Michelle Monaghan. I tormenti dell’attore americano, divorziato con figlia che si trascina da Los Angeles a Milano.
Strepitosa la parte allo Chateau Marmont, più trash la ricostruzione della notte dei Telegatti con Nino Frassica e Valeria Marini. Chiudo con un classico dell’horror, “Ho camminato con uno zombie” diretto da Jacques Tourneur, prodotto da Jacques Tourneur con Frances Dee, Tom Conway, James Ellison, Edith Barrett, Christine Gordon, Rai Tre alle 4.
Riapro con una trashata rarissima, “Adamo ed Eva – La prima storia d’amore” diretto da Enzo Doria e Luigi Russo che si firmano “John Wilder”, scritto da Mimmo Rafele e Lidia Ravera con Mark Gregory alias Marco Di Gregorio, Andrea Goldman, Ángel Alcázar, Costantino Rossi, Cine 34 alle 4, 05. Mai visto…
ho camminato con uno zombie 1
il frullo del passero 4
adamo ed eva la prima storia d’amore
ho camminato con uno zombie
il frullo del passero 3
il frullo del passero 2
adamo ed eva la prima storia d’amore
adamo ed eva la prima storia d’amore
adamo ed eva la prima storia d’amore 3
the losers






















