A CHE SERVE L’AUTO QUANDO PUOI VIAGGIARE A COLPI DI MOUSE? I SEDICENNI AMERICANI SNOBBANO LA PATENTE E SOGNANO IL TABLET

Vittorio Zucconi per "la Repubblica"

Sempre meno americani la abbracciano, sempre meno ragazzi arrivano con il fiatone e gli occhi sgranati a quel traguardo dei sedici anni che per generazioni è stata la patente, la licenza di guidare, di muoversi, di andarsene, di amare, di morire.

Il New York Times riporta i risultati di una ricerca condotta dal Pirg, una delle massime organizzazioni di ricerche sociali non profit e indipendenti, che propongono una conclusione inesorabile: il picco del "driving boom", degli anni della corsa all'automobile e in automobile è stato raggiunto nel 2006 e da allora il numero di chilometri percorsi al volante ha cominciato a scendere, nonostante l'aumento della popolazione.

I 4 miliardi e ottocento milioni di chilometri coperti sette anni or sono, oggi sono discesi a meno di 4 miliardi e tutte le proiezioni indicano una caduta progressivamente più ripida. Quello che neppure il Grande Terrore del 2001, i crac di Borsa, i prezzi dei carburanti e le recessioni che si sono susseguite dalla fine della guerra avevano fatto, sta facendo un evento perfettamente pacifico: l'avvento dei "millenari" all'età della guida.

Non di sette ambientaliste o catastrofiste, ma di ragazzi divenuti giovani adulti allo scattare del nuovo millennio che, senza averne coscienza diretta, senza rifiuti ideologici, stanno scoprendo che senza l'automobile si può vivere. Anche meglio. Il 20 per cento in meno dei ragazzi americani, rispetto ai primi anni 2000, corre a prendere la patente a sedici anni, dopo settimane di scuola guida famigliare con la vecchia station wagon della madre sbattacchiata contro i cordoli dei marciapiedi e le fiancate delle auto posteggiate.

In newtown, in città nuove o completamente rinnovate come Charlotte, già sonnolenta periferia del sogno americano nel sud e oggi centro finanziario e di servizi in crescita, l'industria edile punta a costruire quartieri prossimi a trasporti pubblici o addirittura indipendenti dal resto della città. «Possiedo un'auto» racconta un giovane ingegnere al New York Times «ma la uso talmente poco che mi dimentico dove l'ho parcheggiata nel garage pubblico».

L'anatema di generazioni uscite con la fame di auto dalla seconda Guerra, il trasporto pubblico, quegli autobus e treni relegati alle immagini e all'esistenza di chi non poteva permettersi "The Car", la macchina, sono il trend anche fuori dalle metropoli come New York, o da isole come Manhattan, che da decenni hanno reso metropolitana e bus il mezzo d'obbligo.

Ma il crepuscolo di questa centenaria "Love Story" è un cambio di paradigma, come dicono i sociologi, un addio senza ritorno che lascia orfani chilometri di cinema, di letteratura, di musica, di rapporti umani. Negli anni della passione furiosa, gli anni ‘50 che spinsero Jack Kerouac a rotolare lungo il piano inclinato del continente verso il Pacifico gettandosi "on the road", che fecero conoscere il sesso, se non l'amore, ai frequentatori dei drive-in, che produssero motel, fast food, traversate da costa a costa lungo la Route 66 per tuffarsi nel tramonto del Sunset Boulevard, tutto era pensato e costruito e cantato attorno alle quattro ruote.

Sul muro delle fantasie adolescenziali, dal New Jersey alla California, erano le Studebaker e le Ford, le Cadillac e le Chevy a segnare i graffiti del tempo, incidendoli con le avventure dei Paul Newman e degli Steve McQueen, non per nulla ripreso con il nome nel delizioso e molto retrò "Cars" di Disney, e con la morte, naturalmente in auto, di James Dean. Ora, l'America comincia a ripensare se stessa senza l'automobile e già da qualche anno, nei convegni di futurologi, il tramonto era stato visto e annunciato.

L'automobile di oggi, così perfettina, così banale, così noiosa non diverte e non eccita più nei suoi stucchevoli automatismi, nella informatizzazione di tutto, nella manutenzione affidata al computer. «I giovani americani non hanno idea di che cosa significa guidare una macchina, cambiare le marce, identificarsi con i suoi suoni, con i difetti, con la cura che essa richiedeva fino a farne una cosa sola con i guidatore» lamenta Larry Downes, autore di saggi sulla high tech che parla come un reduce dalle Filippine e ha soltanto 40 anni.

L'auto annoia e proprio nella ricerca soffocante della tecnologia e dell'informatica si suicida. Cerca di abbracciare il nemico che la sta uccidendo, quelle tecnologie e quella Rete che rendono sempre meno indispensabile il trasferimento fisico al posto di lavoro. Come "il video uccise le stelle della radio", secondo una leggendaria canzone dei Buggles, o il sonoro distrusse i divi del muto, così i collegamenti virtuali spingono verso l'obsolescenza del trasporto individuale per il lavoro.

Naturalmente, anche le notizie della morte dell'automobile sono grandemente esagerate e le profezie della futurologia, come le estrapolazioni statistiche, hanno una lunga e solida storia di previsioni sbagliate.

I 140 milioni di auto private che in questo momento sono registrare negli Usa non si dissolveranno nel viale del tramonto e ancora scadenti, o inesistenti sono i mezzi pubblici in città come Los Angeles perché se ne possa fare a meno. Ma quando i ragazzi di 16 anni sognano un tablet più che una Corvette, molte di quelle 140 milioni di "car" sono destinate a raccogliere polvere nei parcheggi.

 

ragazzi computer giovani pc computer bambino x bambini leggono ebook ragazzi computer ragazzi computer gr Schaum crossmedia images

Ultimi Dagoreport

pier silvio marina berlusconi antonio tajani enrico costa deborah bergamini paolo barelli maurizio gasparri

AR-CORE NON SI COMANDA! TAJANI, PRIMO ZOMBIE DI FORZA ITALIA - AZZOPPATO AL SENATO (GASPARRI) E SBARELLATO ALLA CAMERA (BARELLI), PER NON PERDERE DEL TUTTO LA FACCIA, RIESCE A SPUNTARLA SULLA NOMINA A CAPOGRUPPO DI DEBORAH BERGAMINI, CARA A MARINA BERLUSCONI, MA DOVRÀ SUBIRE L’INVESTITURA DI ENRICO COSTA, CHE DI SICURO NON È UN TAJANEO - DI PIÙ: E' RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE PER EVITARE CHE TAJANI SI BLINDI NEL PARTITO E LA BERLUSCONINA POSSA COSI' SCEGLIERE LEI I CANDIDATI AL VOTO DEL 2027 - TENSIONE ANCHE SUL RUOLO DI FRANCESCA PASCALE: PER IL CIOCIARO, GLI ATTACCHI DELL’EX DI "PAPI SILVIO" SAREBBERO ISPIRATI DALLA FAMIGLIA – IL “COMMISSARIAMENTO” DI FATTO DEL SUO “AIUTO-CAMERIERE” CIOCIARO PEGGIORA LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONI CHE VEDE I "PADRONI" DI FORZA ITALIA COME NEMICI E NON VUOLE ULTERIORI SCOSSE ALLA MALCONCIA STABILITÀ DEL GOVERNO - NEGLI ULTIMI GIORNI LA THATCHER IMMAGINARIA DELLA GARBATELLA AVREBBE CHIESTO A PIÙ RIPRESE DI FERMARE LA CACCIATA DEI CAPIGRUPPO TAJANEI - MA COME DETTA LA “LEGGE DI MURPHY’’: QUANDO LE COSE VANNO MALE POSSONO SEMPRE PEGGIORARE…

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?