TARTT, DONNA DEL MISTERO – IL CASO LETTERARIO DELL’ANNO AMA VESTIRSI DA UOMO, NON È SPOSATA NÉ FIDANZATA NÉ MADRE, VIVE DA RECLUSA TRA NEW YORK E UNA FATTORIA DELLA VIRGINIA, SCRIVE UN ROMANZO OGNI DIECI ANNI, LAVORA SOLO A PENNA E CHIUDE A CHIAVE “LA STANZA DEL MANOSCRITTO”

Stefania Vitulli per “il Giornale”

DONNA TARTT FOTO DI ANNIE LEIBOVITZDONNA TARTT FOTO DI ANNIE LEIBOVITZ

 

Si dice che i suoi lettori non manchino mai all'appello, a partire dai 5 milioni per Il dio di illusioni (1992). Il miracolo s'è ripetuto per Il Cardellino (Rizzoli), che in Italia è il libro dell'anno: le ha fruttato il Pulitzer e, oggi, il premio Malaparte, che è venuta a ritirare a Capri.

 

Nelle pochissime interviste che concede, Donna Tartt non fa che contribuire a aumentare l'alone di mistero che la avvolge: ama vestirsi da uomo, non è sposata né fidanzata né madre, vive da reclusa tra New York e una fattoria della Virginia, scrive un romanzo ogni dieci anni, lavora solo a penna e chiude a chiave «la stanza del manoscritto».

 

2 DONNA TARTT FOTO DI ANNIE LEIBOVITZ2 DONNA TARTT FOTO DI ANNIE LEIBOVITZ

Ha cominciato a scrivere da bambina...
«Prima poesie, poi una pagina al giorno e quando ero piccola i computer non c'erano. Ne possiedo uno, lo uso per scrivere email, per comunicare. Ma non potrei mai comporre a computer. È troppo pericoloso. Non fai che muovere e copiare e incollare paragrafi come fossero pensieri.

 

Il risultato è una grande confusione: tornare indietro, all'idea originaria, è impossibile. Invece spesso l'ordine in cui le cose arrivano a te è quello giusto. So che anche molti altri scrittori, molto più giovani di me, hanno scelto la carta».

 

La scrittrice Donna Tartt La scrittrice Donna Tartt

È vero che ha deciso di scrivere cinque libri in cinquant'anni?
«Non in senso così matematico. Diciamo che la mia esperienza sinora ha dimostrato che le cose stanno così, ma come posso sapere che cosa accadrà? Magari avrò la fortuna di scrivere un capolavoro come Il dottor Jekyll e Mr. Hyde in 36 ore».

 

Finora però la media è dieci anni a romanzo. Il motivo?
«È il modo in cui mi piace lavorare, per questo non scrivo racconti. Voglio vivere con i miei personaggi, lasciare loro il tempo di invecchiare e maturare. Non è tempo perso, è tempo reale, in cui a loro accade qualcosa e che non si può forzare».

Donna Tartt il CardellinoDonna Tartt il Cardellino

Non ha rimpianti per tutti questi anni passati con una penna in mano?
«No. Nessuno. Non riesco a immaginare nient'altro per me. Scrivere è la mia scelta e sono onorata di poterlo fare. Sono come il pittore Giorgio Morandi: la mia vita è il mio lavoro».

 

In quale momento sa di aver finito un libro?
«Scrivere è come preparare un grande party: per giorni curi ogni dettaglio. Poi viene il momento in cui senti che tutto è a posto. Puoi accendere le candele: stanno arrivando gli ospiti».

 

E le idee come arrivano?
«Le ho fatto la metafora del party, ora me ne viene in mente un'altra: il processo della scrittura è come una evoluzione, come costruire una casa. Le finestre, la disposizione delle stanze, i mobili. Le idee per tutto questo vengono da un luogo misterioso: i viaggi, le persone che conosco, quello che leggo? Forse. Ma in fondo potrei vederli in modo diverso e scrivere quindi un libro diverso o nessun libro e dipingere invece un quadro. Da dove vengono le idee? Non c'è risposta».

Giorgio  Morandi Giorgio Morandi

 

Un altro premio, dopo il Pulitzer il «Malaparte».
«I premi sono pieni di significato e senza senso allo stesso tempo. Molti dei più grandi scrittori del '900 secolo non hanno vinto nulla e molti che nulla meritavano hanno vinto tanti premi. Sono onorata dei premi, ma sola cosa che conta per me è essere felice del mio lavoro: solo se sei felice puoi lavorare a un libro per dieci anni ogni giorno».

 

Emmanuel  carrere Emmanuel carrere

Il cardellino è una storia colma di ossessioni. In quale modo esse si impadroniscono di noi?
«È proprio per rispondere a domande come questa che scrivo. Cerchiamo sempre qualcosa al di fuori delle nostre vite. I nostri corpi sono fragili, non abbiamo tempo sufficiente: molti riescono a dimenticarlo, altri cercano surrogati per non pensarci. Avere ossessioni è parte dell'essere umani, per trovare qualcosa oltre la mortalità».

 

Scrivere per affrontare la morte.
«Nietzsche, che cito nel Cardellino, dice” Noi abbiamo l'arte per non morire a causa della verità”. Un luogo migliore, più alto, è la sola cosa che possiamo cercare. Un mio amico chef cerca attraverso il cibo, altri attraverso i fiori, magari le orchidee. Ognuno ha il suo. Vogliamo rendere la vita degna di essere vissuta».

Isabel  Allende Isabel Allende

 

Ha mai immaginato come morirà?
«Lo scorso gennaio il mio grande Maestro dei tempi del college è morto. Era molto anziano, ma ancora molto attivo, per me è stato uno shock. Era un giorno normale. Dopo mangiato si è messo in poltrona a leggere il Journal d'un voyage en Italie di Stendhal. Ha chiuso il libro, ha incrociato le mani, ha mormorato qualcosa di incomprensibile ed è morto.

 

La mia“seconda nonna, cui non ero legata dal sangue ma consideravo la mia famiglia, stava mangiando un gelato. Ha detto ai suoi nipotini: “Questo gelato è delizioso”. Sono state le sue ultime parole».

 

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