oliviero toscani

SE NE VA A 82 ANNI IL FOTOGRAFO OLIVIERO TOSCANI, GENIALE CREATORE DELLE CAMPAGNE PUBBLICITARIE DI BENETTON. DUE ANNI FA GLI ERA STATA DIAGNOSTICATA UNA MALATTIA RARA: L’AMILOIDOSI – “SONO UN SITUAZIONISTA. NON HO IDEE. CHI CERCA IDEE NON NE HA. NESSUN ARTISTA HA IDEE. SEMMAI, POSSIEDE UNA VISIONE DEL MONDO. LO STILE È QUALCOSA CHE NON SI PUÒ FISSARE. NON HA NULLA A CHE VEDERE CON L’ETICA, NÉ CON LA MORALE. NEL PUNTO PIÙ SMAGLIANTE, LO STILE È UNA FORMA DI CRUDELTÀ. STAREI PER DIRE: DI MORTE ANNUNCIATA” – IL SEDERE FEMMINILE PER I JEANS “JESUS” CON LA SCRITTA “CHI MI AMA MI SEGUA, LE GIGANTOGRAFIE CON LA MODELLA ANORESSICA ISABELLE CARO E LO “SHOCKVERTISING” - LA GUERRA LEGALE CON SALVINI

FOTOGRAFI: E' MORTO OLIVIERO TOSCANI, AVEVA 82 ANNI 

oliviero toscani

(Adnkronos) - Il fotografo Oliviero Toscani, 82 anni, è morto questa mattina all'ospedale di Cecina (Livorno), dove si trovava ricoverato da venerdì 10 gennaio. L'annuncio della scomparsa è stato dato dalla famiglia con un comunicato.

 

"Con immenso dolore diamo la notizia che oggi, 13 gennaio 2025, il nostro amatissimo Oliviero ha intrapreso il suo prossimo viaggio. Chiediamo cortesemente riservatezza e comprensione per questo momento che vorremmo affrontare nell'intimità della famiglia. Kirsti Toscani con Rocco, Lola e Ali", si legge nel comunicato firmata dalla moglie Kirsti Moseng, ex modella norvegese e sua agente, che era legata a lui da 50 anni, e dai tre figli nati dal loro matrimonio.

 

Due anni a Toscani era diagnosticata una rara e incurabile malattia, l'amiloidosi, che gli ha minato lo spirito e il fisico, facendogli perdere in poco tempo 40 chili. Nella mattina di venerdì 10 gennaio Toscani aveva lasciato in ambulanza, accompagnato dalla moglie Kirsti, la sua casa di Casale Marittimo, in provincia di Pisa, per il pronto soccorso dell'ospedale di Cecina, che dista una decina di chilometri. I medici hanno accertato subito un quadro clinico particolarmente grave e complesso, da richiedere l'immediato ricovero in rianimazione.

 

fedele toscani Indro Montanelli

Fotografo irriverente e geniale che in cinquant'anni di carriera, con le sue campagne pubblicitarie (celebri e controverse quelle per Benetton), ha rivoluzionato il mondo della comunicazione, Toscani aveva rivelato il suo calvario l'estate scorsa: "Ho una malattia incurabile, non so quanto mi resta da vivere", aveva detto in un'intervista al "Corriere della Sera" il 28 agosto. 

 

BIOGRAFIA DI OLIVIERO TOSCANI

Da www.cinquantamila.it – la storia raccontata da Giorgio Dell’Arti

 

Oliviero Toscani, nato a Milano il 28 febbraio 1942 . Fotografo

 

• Ultimo dei tre figli di una sarta e del fotografo Fedele Toscani (1909-1983), fondatore di Publifoto e fotoreporter del Corriere della Sera (il primo a documentare un incontro sulle rive del Lago di Como tra il principe Edoardo d’Inghilterra e Wallis Simpson, nonché l’autore della celebre fotografia di Montanelli chino sulla Lettera 22 e delle immagini dello scempio di piazzale Loreto).

 

manifesto benetton by oliviero toscani

«Mia sorella Marirosa a 19 anni s’era trovata a doverlo sostituire perché s’era ammalato – una pleurite presa al Giro d’Italia andando dietro a Coppi – e io ho maneggiato obiettivi fin da piccolo. Nessuna vocazione, era normale che diventassi fotografo: i figli che ereditano il mestiere del padre, come nelle botteghe artigiane» (a Maria Giulia Minetti).

 

«Oliviero […] va dicendo che sono stata io a “obbligarlo”. Ed è vero: rivivo come fosse ieri il suo primo scatto. Eravamo ad una gara automobilistica, ritrasse una Ascari fiammeggiante» (la sorella Marirosa a Elisabetta Andreis)

 

• A scuola, «decisamente un somaro. Alle elementari il maestro aveva consigliato a mia mamma d’iscrivermi all’avviamento al lavoro. Il liceo invece l’ho trovato inutile e di una noia mortale. Infatti al mattino invece d’andare a scuola spesso mi catapultavo in uno di quei cinema che davano spettacoli per gente che bigiava» (a Gian Luigi Paracchini).

 

«Fui messo in collegio, a Paderno del Grappa. Nel collegio degli asini d’Italia. Stavo diventando matto in quel posto di preti. Tutti i giorni a pregare e non capire. Volevo iscrivermi a qualche scuola d’arte. Scelsi su suggerimento di alcuni amici quella di Zurigo [la Kunstgewerbeschule – ndr].

 

LUCIANO BENETTON OLIVIERO TOSCANI

Non conoscevo il tedesco e dovevo sostenere un esame di ammissione. Era un esame attitudinale. Lo sostenni. Tornai a casa convinto che non mi avrebbero mai preso. Un mese dopo giunse una lettera in tedesco. Papà la fece tradurre da uno del Corriere. C’era scritto che ero stato ammesso. Fu così che mi liberai della scuola italiana. […]

 

A Zurigo rimasi cinque anni, una scuola magnifica. Dove la manualità, anche mentale, risultò importante. Ho imparato a vedere, ho imparato il senso del colore e delle forme. Gli ultimi esponenti della Bauhaus vennero lì, a spiaggiarsi dopo Berlino e Vienna» (ad Antonio Gnoli).

 

«All’inizio facevo di tutto, come tutti: i Beatles al Vigorelli ecc. Poi qualcuno, ad Annabella, mi chiede un servizio di moda. E lì ho capito delle cose. Voglio dire: in guerra uno non dev’essere il regista di niente, riprende quello che la sorte fa succedere.

 

oliviero toscani campagna pubblicitaria per benetton

Ma se vuoi mettere insieme un servizio di moda decoroso, devi creare. Un conto è fare il documentarista, un conto fare Fellini. Io sono un immaginatore».

 

Iniziarono allora le collaborazioni con le riviste di moda, tra cui Elle, Vogue, Harper’s Bazaar, Esquire.

 

Tra le prime immagini eclatanti, nei primi anni Settanta, quella del sedere femminile fasciato in un paio di micro-jeans di marca Jesus (nome ideato dallo stesso Toscani che s’ispirò al coevo musical Jesus Christ Superstar) e sormontato dallo slogan «Chi mi ama mi segua».

 

oliviero toscani campagna pubblicitaria per benetton 2

Storico il sodalizio con la Benetton, iniziato nel 1982 e interrotto nel 2000. «Di anno in anno, scomparso il prodotto dalla pubblicità, solo in un angolo un tassello verde con la scritta “United Colors of Benetton”, la dispettosa genialità di Toscani e la partecipazione ideologica e mercantile di Luciano continuarono a provocare con la brutalità del reale: nascita, sesso, dolore, morte, razzismo, pena di morte, antimilitarismo, pacifismo;

 

il neonato attaccato al cordone ombelicale, i preservativi, le carrette del mare grondanti di clandestini, il delitto di mafia, i bambini lavoratori, il cimitero di guerra, la serie di sessi femminili e maschili (opera invitata in gigantografia alla Biennale d’arte veneziana nel 1993, rifiutata da tutti i giornali tranne Libération).

OLIVIERO TOSCANI - CAMPAGNA PUBBLICITARIA JESUS JEANS

 

Sempre più scomoda, beffarda e brutale, la pubblicità dell’azienda affronta tabù impensabili per la comunicazione commerciale: ecco la divisa insanguinata, vera, di un soldato bosniaco morto in guerra, donata dal padre (1994); ecco i ragazzini disabili di un istituto bavarese (1998); e l’ultima campagna, quella che suscita massimo scandalo e probabilmente incrina il rapporto tra Benetton e Toscani: i ritratti di 28 condannati nel raggio della morte di un carcere americano (2000)» (Natalia Aspesi).

 

Negli anni successivi, nuove campagne pubblicitarie e nuove polemiche, come quella relativa al bacio omosessuale immortalato nel 2006 per la Ra-Re, o quella innescata nel 2007 dalle gigantografie Nolita ritraenti il corpo divorato dall’anoressia della modella Isabelle Caro (morta poi nel 2010). Alla fine del 2017 ha ripreso la collaborazione con la Benetton, con la campagna «Non fate i bravi!», i cui soggetti sono i bambini d’ogni colore e d’ogni provenienza presenti nelle scuole italiane.

 

campagna contro l anoressia by oliviero toscani con la modella isabelle caro

«Questi ragazzi della scuola meticcia […] sono l’Italia di oggi, ci dicono dove siamo, e dicono anche che avevamo ragione con quelle campagne di trent’anni fa a porre problemi che adesso sono fra noi» (a Maria Luisa Agnese)

 

• Tra gli altri progetti realizzati, la fondazione di una rivista, Colors, e di una scuola d’arte e di comunicazione, Fabrica, e poi esposizioni fotografiche incentrate su temi d’attualità come il razzismo (Razza umana) e il degrado ambientale (Nuovo paesaggio italiano)

oliviero toscani.

 

• Storicamente vicino al Partito radicale, nel 2008 accettò di diventare assessore alla Creatività di Salemi (Trapani) nella giunta centrista guidata da Vittorio Sgarbi, per poi dimettersi polemicamente un anno dopo, stigmatizzando «la mala abitudine, il malcostume, il fatalismo, la rassegnazione, la mancanza di energia e di coraggio» dei siciliani. Tempo dopo, però, non ha mancato neanche di insultare i veneti, «un popolo di ubriaconi e alcolizzati atavici: i nonni, i padri, le madri».

 

oliviero toscani warhol

Per aver diffamato Matteo Salvini, nel luglio 2007 Toscani è stato condannato a versargli 8 mila euro come risarcimento danni

 

• Sei figli avuti da tre donne diverse: due dalla prima, uno dalla seconda, tre dalla moglie attuale, l’ex modella norvegese Kirsti Moseng, al suo fianco da oltre quarant’anni. «Un padre onesto» e una bella famiglia allargata secondo lo stesso Toscani, «un estraneo con un grosso debito umano e morale» («in definitiva un non-padre») secondo la primogenita Olivia

 

• «Sono un situazionista. Non ho idee. Chi cerca idee non ne ha. Nessun artista ha idee. Semmai, possiede una visione del mondo. Francis Bacon o Jackson Pollock non avevano idee: guardavano il mondo e lo traducevano nel loro stile. Lo stile è qualcosa che non si può fissare. Di talmente individuale che nel momento in cui provi a fermarlo scappa via. È il talento che hai dentro, e che una volta esternato prende una forma sorprendente. Lo stile è come l’arte, non ha nulla a che vedere con l’etica, né con la morale. Nel punto più smagliante, lo stile è una forma di crudeltà. Starei per dire: di morte annunciata» (ad Antonio Gnoli).

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