1- È UN’ALTRA PARTITA DA SUPERMARIO BALOTELLI: “NON SONO UN OMETTO, NON SONO NEANCHE PETER PAN. SONO UN UOMO. IO NON DEVO DIMOSTRARE NIENTE A NESSUNO, IO MI CONOSCO, SO CHI SONO E SONO LIBERO. IO NON HO MAI AVUTO IL CULO NELLA NUTELLA” 2- GIANNI MURA: “LA VERA GRANDE SCOMMESSA NON È SAPERE SE SEGNA OPPURE NO, MA SE RIESCE A NON FARSI ESPELLERE. PER RISCHIARE DI MENO, IGNORO IL GRADO DI FAIRPLAY DEI SUDDITI DI SUA MAESTÀ, LO AVREI TENUTO IN SERBO PER IL SECONDO TEMPO” 3- FORZA ITALIA! “NON È PATRIOTTISMO, MA CREDO CHE L’ITALIA ABBIA IL 70% DELLE POSSIBILITÀ DI PROSEGUIRE IL CAMMINO. L’INGHILTERRA È MOLTO PIÙ MONOTONA E PREVEDIBILE, SI PUÒ DISINNESCARE CON UNA RISERVA DI FIATO CHE SIA DI 90 E NON DI 60 MINUTI. UN GIORNO DI RIPOSO IN PIÙ, A NOSTRO FAVORE, CE L’ABBIAMO. UN GRANDE PORTIERE E LORO NO, O NON ANCORA, CE L’ABBIAMO. ORA SI TRATTA DI FAR PESARE IL RESTO”

1- PRANDELLI BOYS SENZA PAURA L'INGHILTERRA SI PUÃ’ BATTERE
Gianni Mura per La Repubblica

Non è patriottismo, ma credo che l'Italia abbia il 70% delle possibilità di proseguire il cammino. Certo, dovessi pensare solamente all'ultima mezzora, sballottati dall'Irlanda, valuterei diversamente i nostri. Ma l'Italia, in genere, cresce col passare del tempo e aver raggiunto l'obiettivo minimo può allentare la pressione. In più se l'Italia è piaciuta solo a tratti, l'Inghilterra mai.

Non va sottovalutata, ha un forte spirito di squadra che poggia sulla dorsale Terry-Gerrard-Rooney, tre tipi che sanno caricarsi in spalla la squadra (forse Rooney un po' meno). Non va sottovalutata nel suo aspetto più pericoloso, il gioco alto, purtroppo un settore in cui siamo alquanto lacunosi, tanto più se manca Chiellini.

Ma anche loro, i maestri del calcio, tranquilli non sono. Con Hodgson si direbbe che abbiano fatto corsi accelerati di calcio all'italiana. C'è poca differenza tra l'atteggiamento degli inglesi e quello dei greci: difesa a oltranza e contropiede. Cambia la qualità di alcuni interpreti, ma l'interpretazione della gara, quale che sia l'avversario, è la stessa.

In sostanza, non sembra che Hodgson sia più disinvolto dell'odiato italianista Capello. L'Inghilterra è una squadra in mezzo al guado. In parte anche l'Italia lo è, da quando Prandelli predica maggior coraggio nelle iniziative e cerca di creare una mentalità collettiva.

Perché preferisco l'Italia? Perché l'Inghilterra è molto più monotona e prevedibile, si può disinnescare con una concentrazione costante e con una riserva di fiato che sia di 90 e non di 60 minuti. Un giorno di riposo in più, a nostro favore, ce l'abbiamo. Un grande portiere e loro no, o non ancora, ce l'abbiamo. Ora si tratta di far pesare il resto.

Dalla nostra le caratteristiche di alcuni giocatori: Gerrard giustamente è l'idolo di Marchisio e De Rossi, ma non cambierei il nostro centrocampo col loro. Lungi dal rimpiangere T. Motta, ho qualche dubbio su Montolivo (che però Prandelli conosce molto bene, quindi avrà ragione lui) nel ruolo di trequartista. Anche perché il vero trequartista è Cassano, ed è su Cassano che bisogna puntare per far ballare gli inglesi.

Non mi trova d'accordo la scelta di far giocare Balotelli dall'inizio. Ignoro il grado di fairplay dei sudditi di Sua Maestà in braghe corte, anche se su Terry qualche indizio c'è, ma è anche vero che Balotelli perde le staffe per un nonnulla. Quindi la vera grande scommessa non è sapere se segna oppure no, ma se riesce a non farsi espellere. Per rischiare di meno, lo avrei tenuto in serbo per il secondo tempo, tutto o in parte, affidandomi prima a Di Natale. Che con l'Irlanda ha rimediato voti bassi nelle pagelle, ma secondo me era stato uno dei migliori.


2- È UN'ALTRA PARTITA DA BALOTELLI "SONO UN UOMO, NON PETER PAN". SERENO E DURO: "DEVO SOLO SEGNARE E NON SPIEGARE CHI SONO"
Maurizio Crosetti per La Repubblica

Stavolta Mario Balotelli non tira freccette ma sguardi, non spara gommini con la pistola ad aria compressa ma parole robuste, secche - quelle sì - come fucilate. Parole adulte. La sua non è la faccia di un bambino, né di un bamboccione. «Non sono un ometto, non sono neanche Peter Pan. Sono un uomo». Perché a vent'anni passati si è uomini davvero: altrimenti, quando si comincia a crescere?

È venuto in conferenza stampa con i suoi occhi western, senza farsi ann u n -
ciare, ha portato nello stanzone le pause alla Celentano, il buio di certe espressioni che non è vuoto ma profondità. Perché sarà anche bizzarro, questo giovane uomo nato nel 1990 molto lontano da qui, ma forse bisognerebbe cominciare a rispettare il suo mistero, e tutte le cose che ha dentro e dice solo ruotando le pupille, muovendo le mani, infilando una maschera di ghiaccio sul viso. Magari è persino possibile iniziare a volergli bene, e farci emozionare davvero. Magari, come ha detto Prandelli dell'Italia, possiamo pure innamorarci un po' di lui.

«Cercavo il gol, alla fine è arrivato, però la cosa non mi pesava ». Mai più di dieci, quindici parole una in fila all'altra come in un rosario, come gli anelli di una catena di bicicletta: Balotelli la usa per non essere rubato, per tenersi stretto a sé. Geloso anche della sua indecifrabilità. «Se esulto dopo il gol? Prima, facciamolo».

Altro bel mistero: il ragazzo senza sorriso. Il calciatore giovane, ricco, famoso, fantasioso che non alza mai le braccia al cielo, che non sembra mai felice. E se davvero non lo fosse? Che ne sappiamo noi? Ci riguarda?
«Il mio compagno Hart dice che ci sono due Balotelli? Beato lui che li conosce». Quelli del Manchester City: amici, avversari, potenziali provocatori, insidie. «Speriamo di divertirci
e vincere».

Mario lo sillaba con una certa indolenza, come chi patisca il fastidio delle parole, l'obbligo di farle uscire dalla bocca: l'impaziente inglese. «Se parli piano, ti capisco e ti rispondo», dice a un giornalista di Londra. Ma poi l'inglese di Mario è quasi più "fluent" dell'italiano che mastica con quell'accento bresciano così tipico e strambo, così asimmetrico come quasi tutto in lui.

Stasera gli andremo dietro in massa, punteremo gli occhi su ogni suo pallone: sarà anche mezzo matto, l'uomo di vent'anni, però è l'unico a poter ribaltare un'azione, un pallone, un destino. «Vi faro divertire o arrabbiare? Problemi vostri». Non lo annuncia Prandelli, però Mario sarà in campo dall'inizio. Il suo peso, la sua forza incontrollabile contro una squadra di pericolosi dinosauri, contro un football che si giocava in questo modo già prima dell'invenzione della ruota, prima della scoperta del fuoco. Anche Balotelli è fuoco. «Io non devo dimostrare niente a nessuno, io mi conosco, so chi sono e sono libero».

I suoi orecchini brillano tanto su quel viso scuro, e non solo per via della pelle. Poi si va avanti così, un po' di lampi e un po' di abisso. Frasi che vorrebbero spaccare il mondo, ma alla fine aprono altre fenditure sul buio che il ragazzo si porta dentro da quand'era piccolo. Vogliamo giudicarlo anche per questo? Ci sta antipatico perché non è come noi?

Perché ogni tanto gli scatta la corda pazza? «All'inizio dell'Europeo ero emozionato, sì». La pausa, un'altra (le parole giuste vanno cercate, mica vengono come vengono): «Perché l'azzurro è un'emozione che sento da quand'ero bambino, per me significa molto. Il Mario che sono, non devo spiegarlo né agli inglesi né agli italiani».

La porta del saloon va avanti e indietro, a Balotelli piace troppo farla cigolare. «Non ho paura di niente, voglio giocare bene, impegnarmi tanto e naturalmente voglio vincere questa partita». È stufo di passare per rompiscatole pericoloso, per inaffidabile mattacchione.

Magari proverà a impegnarsi di più, stavolta. «Le critiche servono per migliorare, aiutano a crescere, però io non ho mai avuto il culo nella Nutella». Cioè non si sente un bambinone viziato, uno con il pane sempre spalmato. Potrebbe aver ragione: dipende da lui. Ma dopo questi sguardi, bisognerà forse pensare a Mario Balotelli in modo diverso. E anche mangiare la Nutella non sarà più la stessa cosa.

 

 

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