IL CINEMA DEI GIUSTI - ‘’ELYSIUM’’ È UN BEL FILM DI FANTASCIENZA CHE PREDICA LA RIVOLUZIONE MARXISTA COI SOLDI DI HOLLYWOOD…

"Elysium" di Neill Blomkamp.

Marco Giusti per Dagospia

Lo aspettavamo parecchio questo Elysium, ricca opera seconda hollywoodiana scritta e diretta in totale libertà dal sudafricano Neill Blomkamp. Perché il suo piccolo primo film di fantascienza politica, District 9, lanciato in tutto il mondo da un padrino come Peter Jackson, con gli alieni trattati secondo le leggi sull'immigrazione alla Bossi-Fini, era stata una tale scoperta da sconvolgere non poco la comunità internazionale dei fan del fantastico.

Anche Elysium, pur coi suoi 115 milioni di dollari di budget (ne ha già fatti 212), un cast segnato da due star importanti come Matt Damon e Jodie Foster, è un film di fantascienza politica. E Blomkamp lo ha costruito coi suoi collaboratori più stretti. Tutti sudafricani. Il direttore della fotografia Trent Oliphant, lo scenografo Philip Ivey, il montatore Julian Clarke. Perfino col suo cattivo di sempre, Sharlto Copley, che interpreta qui Kruger, un killer al soldo del capitale di rara ferocia.

Non solo. Ha spostato l'azione dai sobborghi poveri del Sudafrica a quelli di Mexico City, che devono un po' rappresentare il sud del mondo, e il suo degrado, rispetto alla ricchezza e all'ingordigia dei pochi ricchi che se la spassano sulla base spaziale Elysium, dove vivono una vita di sogno, senza malattie e da dove sparano senza pietà sui barconi spaziali di poveri che sognano di vivere e, soprattutto, di curarsi come loro.

Sulla terra, diventata una specie di gigantesco slum terzomondistico dove si parla un misto di spagnolo e inglese, si campa di furti o di lavori in fabbrica da primo capitalismo europeo. Poliziotti e funzionari meccanici trattano per la Proprietà coi lavoratori. Impossibile reagire. Quando accade qualche guaio in fabbrica, come capita a Max Da Costa, cioè Matt Damon in formato Vin Diesel, esposto a terribili radiazioni, la sola risposta della Proprietà è un calcio in culo con delle pillole per non morire proprio tra atroci dolori.

Sapendo che non gli restano più di cinque giorni di vita, Max-Matt decide di infrangere la legge e pagarsi un passaggio sui barconi spaziali del losco Spider, interpretato dal brasiliano Wagner Moura (Troupe de Elite), trafficante di carne umana e genio informatico. Spider lo aiuterà, in cambio vuole che Max si inserisca nel cervello un hard disk contenente dati importanti rubati dal cervello del ricco padrone della fabbrica, William Fichtner.

Per renderlo più forte, gli costruirà una specie di esoscheletro meccanico che lo rende una specie di supereroe. Non sanno, né Spider né Max, che in quel disco si trovano i dati per il golpe fascista che sta tramando su Elysium la cattivissima Segretaria della Difesa, Jodie Foster, ma anche la possibilità di far diventare tutti i cittadini poveri della terra cittadini di Elysium e quindi di azzerare di colpo ogni differenza sociale e di classe.

La rivoluzione marxista. Insomma. Ovvio che si scatenerà una guerra tra i cattivi, i capitalisti e i loro sgherri, e i buoni, cioè i poveri che vogliono salvarsi sbarcando sulla base spaziale in un finale che vedrà tutti contro tutti.

L'idea di partenza del film è ottima, anche se Blomkamp viene un po' intrappolato dal suo budget troppo ricco e finisce per darci, soprattutto nella seconda parte, un film dove l'azione e gli effetti speciali finiscono per prendere il sopravvento su tutto, anche sull'intelligenza del racconto.

Meno soldi, perfino dei protagonisti meno famosi avrebbero reso l'operazione più sporca e più giusta. Detto questo, il film non solo ha un bel ritmo, lancia belle facce ancora inedite per il mercato americano, come Wagner Moura e Sharlto Copley ma, soprattutto, mette in scena la mostruosità del capitalismo non del 2514, ma di oggi, coi soldi di Hollywood. Non è poco. Già in sala.

 

Elysium elysium matt damon Elysium Jodie Foster elysium Elysium jodie foster ELYSIUM ELYSIUM

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?