eduardo e peppino de filippo

ERA MEGLIO PEPPINO O EDUARDO? - PAOLO ISOTTA SI INFILA NELL’ANNOSA FAIDA: “DA CHE EBBI USO DI RAGIONE FUI PEPPINISTA. EDUARDO, REPUTATO AUTORE E ATTORE "FILOSOFO" DI CONTRO A UNA FIGURA DI ROUTINIER, È STATO A LUNGO L'IDOLO DEL CRETINO DI SINISTRA. L'AUTORE EDUARDO ERA UN PIRANDELLO DEI MISERRIMI. DA ATTORE ERA DIVENTATO LEZIOSO E MANIERATO. PEPPINO È STATO L'UNICO CAPACE DI TENERSI ALLA STESSA ALTEZZA DI TOTÒ E…”

Paolo Isotta per “Libero quotidiano”

 

Paolo Isotta

Eduardo Scarpetta è figura dagli aspetti anche sordidi. Cornuto, e se ne vantava: «'E mèe sò corna d' oro!». Il cornificante era Vittorio Emanuele II. Vero è che a Napoli e Palermo vige l'aureo e realistico proverbio «'O Rrè nun fa corna, Lu Rrè nun faci cuorni!». Quante lignées gentilizie delle più illustri hanno per fonte corna regie, e il marito cornificato dal Re non solo non deve adontarsene, deve sentirsene onorato.

 

PEPPINO DE FILIPPO - UNA FAMIGLIA DIFFICILE

(Poi il concetto si estese. Nei salotti parigini, il ravennate conte Guiccioli soleva presentare la consorte Teresa così: «Ma femme, ancienne maîtresse de l'illustre Byron!» «Mia moglie, che fu amante dell' illustre Byron!». Medaglia al valore per lui, secondo lui). Attaccato al denaro. Egoista. Infame nella vita famigliare, con figli numerosi di altri letti non riconosciuti. Dalla sessualità anche torbida.

 

Nell'autobiografia “Una famiglia difficile” Peppino De Filippo, uno dei suoi figli, racconta che bimbo, trovandosi in carrozza con lui, si vide infilare la mano sotto i pantaloncini e masturbare. Però era un genio, che in fondo va considerato una reincarnazione borghese e napoletana di Aristofane (solo in parte), Plauto e Molière. Questo gli venne riconosciuto da alti letterati dell' epoca, e Scarpetta resta fra i più grandi autori di teatro.

 

“Una famiglia difficile” è un libro venato di amarezza. Peppino riesce a trasfondere in modo sommamente espressivo il senso di vera esclusione sociale, la profondissima umiliazione che all' inizio del Novecento provava, e si riteneva dovesse provare, chi portava il cognome della madre.

 

EDUARDO E PEPPINO DE FILIPPO

Quella dei tre De Filippo era inoltre nipote della moglie di Scarpetta. Uno dei vantaggi dei tempi attuali è che l'onta di essere "figlio di N.N." non esiste più. Ma il libro è venato di amarezza anche per essere un resoconto analitico e sismografico crudele nella sua obbiettività della cattiveria di Eduardo verso Peppino, del disprezzo (nascente da invidia?) di continuo manifestato in pubblico verso di lui.

 

IDOLO DEL CRETINO DI SINISTRA

Peppino ingoiò fiele pro bono pacis, anche perché riteneva che la compagnia teatrale dei tre fratelli fosse, com' era, cosa troppo preziosa perché venisse distrutta. Ma nel 1944 non ce la fece più. Ognuno prese la sua strada, e quella di Peppino s'incrociò di nuovo con quella di Titina, anche auspice Totò. E Titina era un altro sommo animale di palcoscenico. Brutta: sapeva trasformare la bruttezza in avarizia e cattiveria sin grottesche. Il suo personaggio in Totò, Peppino e i fuorilegge (alatissima regia di Camillo Mastrocinque) - basta vedere come ella si tocchi i capelli simulando indifferenza - è una delle più grandi interpretazioni femminili che si siano viste al cinema.

 

Paolo Isotta foto Salvatore Pastore

I quarant' anni da che Peppino ci ha lasciato dovrebbero indurre a una nuova valutazione della sua figura. Egli è stato sempre da molta critica, anche per pregiudizio ideologico, tenuto in ombra dal fratello Eduardo, reputato autore e attore "filosofo" di contro a una figura di routinier. È stato a lungo, in un certo dopoguerra, l' idolo del cretino di sinistra. Venne nominato senatore a vita. Totò, il più grande attore del Novecento, non fu senatore a vita, come Borges non ebbe il premio Nobel.

 

L'autore Eduardo, se si prescinde da certe farse anteguerra scritte per una compagnia della quale i tre fratelli erano l' asse, come il bellissimo Sik sik l' artefice magico, ovvero quando scarpetteggia all altezza del padre, come nel capolavoro Quei figuri di tanti anni fa, era un Pirandello dei miserrimi. L'attore era diventato sempre più lezioso, manierato, assumendo pur egli pose filosofiche e indulgendo in sempre più lunghe pause d'insoffribile retorica.

 

EDUARDO DE FILIPPO - IL SINDACO DEL RIONE SANITA'

Eduardo attore era davvero grande non, paradossalmente, nelle opere proprie, quanto in quelle del padre naturale: là egli sa abbandonarsi a fantastiche doti comiche; e si veda Lo curaggio 'e nu pompiere napulitano o, ancor più, 'Na santarella. Ma nemmeno sempre: in Miseria e nobiltà non è all' altezza del sommo testo, che attori meno titolati, come Enzo Cannavale e Rino Marcelli, hanno portato alla perfezione; e non parliamo della metafisica del film di Totò.

 

Quando poi ha voluto fare il vero Pirandello, come nel suo adattamento de Il berretto a sonagli, fa cascare le braccia - ed è un eufemismo. Per comprendere uno dei più alti testi del teatro - l' atroce umiliazione sotto velo comico, la vendetta del paradosso filosofico - bisogna vederlo interpretato da Salvo Randone, con lo straordinario Silvio Spaccesi nella parte del delegato Spanò, Anita Laurenzi, Wanda Capodaglio e l' intensissima regia di Edmo Fenoglio . Che tempi! Povero Eduardo. Non so se Peppino abbia impersonato Ciampa: certo sarebbe stato un grande Ciampa. fa pensare e ridere Peppino autore, per cominciare. Gli si debbono garbati o profondi testi di un realismo medio-borghese.

 

peppino e luigi de filippo

La banalità del male (per parafrasare la Arendt), la sofferenza della normalità borghese. Ma un capolavoro assoluto come Don Rafele 'o trombone (che nella realtà musicale è poi un bassotuba), atroce riflessione su una delle realtà più tenacemente negate e più misteriosamente reali che esistano, la jettatura. Ch' è il risvolto dell' altra realtà chiamata disgrazia, sfortuna.

 

Lo jettatore volontario, contrariamente a quanto gl' indotti affermino, non esiste; lo jettatore può anche essere uomo o donna d' eletto sentire; e solitamente è un disgraziato. 'O cane muozzeca 'o stracciato, dice ancora la saggezza millenaria della mia città, il cane morde lo sventurato. Su simile tragedia Peppino riesce a far meditare e insieme a far irresistibilmente ridere. Questa è opera del genio. Peppino è un compositore incompreso perseguitato dalla disgrazia e jettatore. Per vivere, suona il bassotuba in un complessino.

Debbono esibirsi a un matrimonio.

 

EDUARDO TITINA E PEPPINO DE FILIPPO

Sta vestendosi, è in ritardo, quando entra, terreo, il grande Mario Castellani. «Il matrimonio non si fa più». «E perché?» «Lo sposo, quel bell' uomo alto, roseo, pieno di salute, ha voluto sapere come si chiama il trombone; e quando gli ho detto Raffaele Chianese è caduto a terra stecchito!» Anche questo è uno dei punti più alti del teatro. E le corna subite, ignorate, terribili e godute. In rerum natura credo che il cornuto che non lo sa non esista. Ma quale capolavoro di comico assoluto (e latente tristezza) ne fa Peppino in Spacca il centesimo! Capolavoro di autore e di interprete. Ce n' è una registrazione tarda, e il Sommo riesce a trarre profitto anche da certe lentezze prodotte dalla vecchiaia. L' opposto di Eduardo.

 

Quando si parla dell' attore si pensa subito alla "spalla" di Totò. Ma pensiamo prima al resto. A una tecnica di recitazione fra le più consumate che si siano viste. Tempi teatrali perfetti. La capacità di far scorgere i più varî, e a volte fra loro contrastanti, stati d' animo, dall' intonazione della voce e da una mimica ch' era una complessa partitura musicale. L' avaro e Il malato immaginario di Molière di Peppino hanno pochi paragoni. Si è misurato anche nel surreale Pinter. Diciamo ancora la verità: altro che Eduardo.

 

EDUARDO E PEPPINO DE FILIPPO

E veniamo a Totò. Nulla di meno appropriato che definire Peppino "spalla". "Spalla" di Totò sono stati persino giganti come Nino Taranto, Franca Valeri, Aldo Fabrizi, Ugo D' Alessio, Vittoria Crispo, Mario Castellani, Ave Ninchi, Carlo Ninchi, Luigi Pavese, Raimondo Vianello, Gianni Agus, Guglielmo Inglese, Aroldo Tieri o Teddy Reno. Peppino è stato l' unico capace di tenersi alla stessa altezza del, ripeto, più grande attore del Novecento. I pezzi da antologia non si contano. Sebbene Alberto Anile, autore dei migliori libri su Totò, affermi che nei films l' improvvisazione fosse molto più ridotta che la leggenda non voglia, basta ascoltare il "sonoro" non doppiato di alcuni famosi duetti per rendersi conto che i due concreavano.

 

TOTÒ E FELLINI

EDUARDO E PEPPINO DE FILIPPO

 Peppino creava alla pari con Totò, non gli porgeva le battute. Le due "dettatura della lettera" (la seconda è in Totò, Peppino e i fuorilegge) mostrano la fulminea rapidità con la quale dalla situazione scaturiscono battute inanellate l' una nell' altra per un processo creativo che può definirsi solo miracoloso. Quando in Totò, Peppino e 'a malafemmena (sempre Mastrocinque!) Peppino cancella col fazzoletto i suoi errori di scrittura e poi, sudando copiosamente, si asciuga collo stesso fazzoletto e si copre la faccia d' inchiostro, ci si può solo inchinare reverenti come di fronte al Padre e allo Spirito Santo.

 

«Tu sei ladro di penne, io ti temo!», dice in Totò e Peppino divisi a Berlino. Possiamo mai credere che questa battuta sia della sceneggiatura? Nel capolavoro Totò contro i quattro recita il cornuto che teme l' amante della moglie voglia avvelenarlo: e quale testimone porta il pappagallo Gennarino a Totò commissario di polizia. «Non me lo intimidisca, lo gratti un poco sul pancino!». Chi altri potrebbe pronunciare con serietà l' idiozia surreale della battuta? I due erano peraltro fratelli spirituali.

EDUARDO E PEPPINO DE FILIPPO

 

Totò venne battezzato col nome della madre, Clemente, stiratrice analfabeta, e venne riconosciuto dallo spiantato marchese de Curtis solo a ventott'anni. Peppino aveva un talento particolare per dar volto anche a un tipo italiano abietto e meschino. La fortuna lo fece incontrare con un altro genio supremo, Federico Fellini, che lo comprese e che nel film a più mani Boccaccio '70 firma Le tentazioni del dottor Antonio. Uno dei capolavori assoluti della storia del cinema, nel quale, oso dire, Fellini rivela un lato kafkiano di Peppino che altri non avrebbe intuito. Da che ebbi uso di ragione fui peppinista.

EDUARDO E PEPPINO DE FILIPPO

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO