nadia toffa filippo facci

FACCI CONTRO: ‘NON CAPISCO IL CASO NADIA TOFFA. NON HA CONDIVISO UNA MALATTIA: MENTRE ERA IN CURA NON HA DETTO NULLA. HA CONDIVISO SOLO LA RAPIDISSIMA GUARIGIONE’ -  ‘L’HO SEMPRE CONSIDERATA UNA PESSIMA GIORNALISTA. I SUOI SERVIZI SUI TUMORI CURATI CON POMATE, SU FUKUSHIMA IN ABRUZZO, ECC. ORA HA SCOPERTO CHEMIO E RADIO, BENISSIMO’ - ‘LA MIA FAMIGLIA È STATA DECIMATA DAI TUMORI, E TEMO CHE IL SUO INTERVENTO IN TV…’ - I MEDICI: ‘RACCONTARE IL TUMORE È IMPORTANTE, NON DEVE PIÙ ESSERE UNA VERGOGNA’

1. CHE IPOCRISIA SULLA IENA GUARITA DAL CANCRO

Filippo Facci per Libero Quotidiano

 

Vorrei spiegare perché il "caso Nadia Toffa" mi ha suscitato un moto di ripulsa, e non tanto perché lei abbia dimostrato una clamorosa faccia tosta - quella ce l' ha, amen - ma essenzialmente perché penso che conduca a una banalizzazione dei malati di tumore e nondimeno, com' è sua abitudine, a un messaggio distorto su questo tema.

 

filippo facci

Ma probabilmente il mio è un caso particolare: non si spiegherebbe, altrimenti, l' apparente successo della sua rivelazione fatta a Le Iene domenica sera, quando ha detto «ho avuto un cancro, mi sono curata. Sono stata operata. I medici mi hanno tolto il cento per cento del tumore. Ho fatto una chemio e una radio preventive per evitare che rimanesse in giro qualche cellula. Non lo sapeva nessuno e ora ve ne posso parlare».

 

Dopochè è stata celebrata sui social e sui giornali (anche da colleghi giornalisti amici e da politici come Matteo Renzi) per il suo «coraggio da leonessa», che sarebbe consistito ne «l' importanza della condivisione della malattia» perché «discuterne apertamente con gli altri e metterla in piazza serve ad affrontare la malattia con più coraggio».

 

È sempre bello sentirsi meno soli - anche se, piuttosto che mettere in piazza il dolore e i tumori della mia famiglia, io mi sarei fatto evirare, per esempio - ma, al di là di questo, c' è qualcosa che proprio non ho capito tecnicamente. Lo dico dopo aver letto molti sinceri messaggi che si complimentavano con lei. Anzitutto: che cosa ha condiviso, Nadia Toffa? Non una malattia, ma una celerrima avvenuta guarigione. Nei mesi in cui è stata in cura (pochi, un paio) non ha condiviso una parola, mi risulta.

 

SERVIZI GIORNALISTICI

NADIA TOFFA

Prima di spiegarmi meglio, però, voglio onestamente chiarire che ho sempre considerato la Toffa una pessima giornalista (che poi non è una giornalista: nell' albo non compare, e comunque la trasmissione Le Iene non è una testata giornalistica, anche se lo meriterebbe) e che l' ho considerata pessima ancor prima di sentirla nominare, nel senso che ricordo bene alcuni pessimi servizi televisivi che solo successivamente ho appreso aveva fatto lei.

 

Sono servizi che soffiavano su alcune delle campagne più false e smentite condotte negli ultimi anni: dalla Campania avvelenata ai tumori (eccoci) nel napoletano, nel casertano, a Crotone e ovviamente a Taranto, sino al capolavoro del novembre scorso quando straparlò di pericoloso esperimento nucleare tenuto nascosto nei laboratori del Gran Sasso, spiegando che «un incidente potrebbe inquinare le falde acquifere, la catena alimentare e l' intero Adriatico».

elena santarelli instagram story su nadia toffa

 

Il servizio stile "L' Aquila come Fukushima" fu deriso ovunque, ma la barzelletta di centinaia di scienziati riuniti sotto terra per fare esperimenti segreti - sgominati dalla troupe di Nadia Toffa - fece comunque i suoi piccoli danni tra i più sprovveduti. Molto peggiori (rieccoci) erano stati i suoi chiassosi appoggi a medicine alternative e soprattutto al bufalesco caso Stamina, che vide Le Iene incaponirsi attorno a una manipolazione mediatica semplicemente schifosa che faceva leva sulla compassione per i bambini gravemente malati.

 

Altri servizi delle Iene furono quello su Matteo Viviani (uno che sosteneva che il cancro andasse combattuto con l' aloe) e sui miracoli dell' Escozul (un estratto di veleno di scorpione usato a Cuba sempre contro i tumori). Ora ho letto che Nadia Toffa ha dichiarato questo: «Voglio dire un' ultima cosa (che se è ultima, forse, l' ha ritenuta meno importante, ndr), ho fatto tanti servizi di persone che dicono di guarire il cancro con pomate e acqua fresca. Ma le uniche cure sono la chemio e la radio».

 

nadia toffa

Terapia, s' intende. Meglio tardi che eccetera, ma par di capire che ci siano due soli modi di arrivare a questa conclusione: avere un cancro, oppure informarsi prima. Anzi no, è avere un cancro e basta: perché l' essersi informata e occupata dell' argomento negli anni precedenti (diffondendo false speranze e vera sfiducia) evidentemente non le era servito a niente: il che non coincide con la professionalità necessaria - a mio modesto parere - per poter parlare e illudere milioni di telespettatori su un tema del genere.

 

NADIA TOFFA

Dopodiché, dicevamo, Nadia Toffa non ha un cancro: l' ha avuto. Due mesi per accorgersi di avere un tumore, asportarlo interamente, fare una chemio e radioterapia solo preventive (ci fosse qualche cellula ancora in giro) e poi tornare in onda: come se - eccolo il messaggio - il cancro fosse questa cosa qui, due mesi e una parrucca e via, «non siamo malati, siamo guerrieri, chi combatte contro il cancro è un figo pazzesco».

 

CONDIVISIONE SOCIAL

Ora, lo dico col massimo rispetto per Nadia Toffa ma anche per la storia della mia famiglia, decimata dai tumori: il cancro non è questa specie di rapido pacchetto ospedaliero, breve come un servizio delle Iene - che poi lo è diventato, un servizio delle Iene - con festa mediatica finale. Dignità personale e riserbo a parte - ma è una cosa che non si può spiegare - se qualcuno ha tratto coraggio dalla vicenda della Toffa, beh, mi fa solo piacere.

 

NADIA TOFFA

Ma questa condivisione-social persino dei tumori (ma guariti) temo possa illudere altra gente malata: com' è avvenuto tutte le altre volte. Come a dire: vedete?, io ce l' ho fatta e lo condivido, uscite allo scoperto anche voi. Questo se sono guariti, certo: che poi magari l' hanno fatto pure, qualcuno è guarito, solo che non conduceva programmi televisivi. Il problema è chi non ha avuto il formidabile culo che ha avuto Nadia Toffa, il problema è chi le chemio e le radioterapie e le recidive le vive da anni.

 

E si nasconde come la Toffa ha fatto solo per due mesi. Ma costui vede e capisce, guardando la tv, che le conduttrici televisive si beccano i tumori e ne guariscono nell' arco di due mesi. Coraggio, bambini paralizzati in un letto da anni: potete farcela, guardate me. Il cancro, e che sarà mai.

 

le iene cellule staminali metodo stamina servizio video

 

2. TOFFA, ULTIMA EROINA ANTI CANCRO. COSÌ CADE IL TABÙ DELLA MALATTIA - DALL'EUROPA AGLI USA SEMPRE PIÙ PAZIENTI VIP SI RACCONTANO. I MEDICI: "VOCI IMPORTANTI, IL TUMORE NON È UNA VERGOGNA"

Gaia Cesare per il Giornale

 

Per darsi forza e per darla agli altri. Per accendere un faro sulla malattia e aiutare la ricerca. Per uscire dal ruolo di «vittima» ed entrare nei panni del «guerriero».

 

vannoni alle iene per stamina

Per dire a chi sta combattendo che non è solo. E che la battaglia si vince anche così, cominciando a togliersi di dosso quella inspiegabile quanto ricorrente sensazione di vergogna. Perché, in definitiva, la malattia non è una colpa. Il racconto di Nadia Toffa in diretta televisiva a Le Iene - lo show che è tornata a condurre su Italia 1 dopo un grave malore due mesi fa - l'ammissione di aver scoperto improvvisamente di essere malata di cancro è solo l'ultimo e più significativo passaggio di una piccola-grande rivoluzione che sta attraversando il variegato universo dei milioni di malati di tumore nel mondo (14 milioni di diagnosi ogni anno, si stima che saliranno a 21 milioni entro il 2030).

 

Dagli Stati Uniti all'Italia, si moltiplicano i racconti di star, vip e potenti che infrangono il mito della perfezione, dell'invincibilità e che vogliono condividere la propria storia per liberarsi di un fardello ma anche per dare una mano alla lotta contro il cancro. È successo qualche giorno fa con la numero uno di Facebook Europa, Nicola Mendelsohn, che ha svelato in un'intervista di eco mondiale al Sunday Times come un anno fa le sia stato diagnosticato un linfoma follicare.

matteo viviani

 

«È dura ammettere che ci sono cose che non puoi controllare», ha detto mostrando la fragilità di una donna comune ma anche la nuova forza di una malata-combattente. Appena due settimane fa, il discorso dell'ex ministra inglese Tessa Jowell ha commosso il Parlamento di Londra, che per qualche minuto ha ascoltato in religioso silenzio il racconto sofferto di come una diagnosi possa cambiarti l'esistenza ma anche offrirti opportunità sorprendenti. «Alla fine ciò che dà senso alla vita non è solo il modo in cui la si è vissuta ma come ci si avvicina alla fine», ha detto la baronessa, la testa coperta da un cappello, chiedendo attenzione ancora maggiore per i malati.

 

emma bonino

Questione di comunicazione, di psicologia. Fattori non secondari di fronte a qualsiasi malattia, ancora di più di fronte ai tumori, usciti solo negli ultimi anni, grazie a nuove cure e a una buona campagna di comunicazione, dal tunnel della incurabilità. Perciò questa sorta di outing collettivo del malato segna la fine di un tabù. Ancora di più perché riguarda personaggi noti, che della propria immagine fanno una bandiera. E che ora non si preoccupano di infrangere il mito della perfezione.

 

mara maionchi

Steve Jobs ci mise un anno e mezzo a dire alla Apple (era il 2004) che aveva un tumore al pancreas e a lungo invocò il diritto alla privacy sul suo stato di salute. Senza andare troppo lontano l'olimpionico Pietro Mennea tenne nascosta a tutti la malattia fino alla morte nel 2013. «In ospedale diceva che era lì per un parente», raccontò poi la moglie.

 

shannen doherty

Nadia Toffa invece no. Ha ammesso di indossare una parrucca ed è stata lodata, per il messaggio «importante» che ha lanciato, da molti medici di frontiera, tra cui Stefania Gori, presidente dell'Associazione italiana oncologia medica. Emma Bonino, combattente da sempre, abbiamo imparato ad apprezzarla con i suoi turbanti (indossati anche dall'attrice americana Shannen Doherty) più potenti di molte campagne anti-cancro. Del tumore, che lei chiama «lo stronzo», ha ammesso: «Mi è costato dirlo».

 

Ma il suo è stato un grande esempio per molti pazienti. E in Italia, come all'estero, sono o sono stati tanti. Mara Maionchi, Nanni Moretti, Elisa Isoardi, Flavio Briatore, Paola Ferrari, Nancy Brilli e Marina Ripa di Meana a un certo punto hanno deciso di uscire dal silenzio. All'estero Antonio Banderas, Michael Douglas, Ben Stiller e il calciatore Eric Abidal. Perché la privacy è un diritto sacrosanto e il silenzio una scelta legittima. Ma raccontare può essere una decisione utile e rivoluzionaria.

maria antonietta farina coscioni marina ripa di meana

 

 

 

marina ripa di meana a pomeriggio 5

 

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