BASTA UN “CINGUETTIO” PER FINIRE IN GALERA? - UN GIUDICE AMERICANO ORDINA A TWITTER DI FORNIRE AL TRIBUNALE TUTTI I MESSAGGI POSTATI SUL SOCIAL NETWORK DA UN INDAGATO: UNA SENTENZA STORICA CHE DÀ UN’INTERPRETAZIONE DEI LIMITI DELLA PRIVACY ONLINE - FROCIOBOOK: DUE CO-FONDATORI GAY DEL SITO SI SPOSANO E, PER FESTEGGIARE, IL SOCIAL NETWORK INSERISCE L’ICONA CON DUE UOMINI O DUE DONNE DA UTILIZZARE SUL PROPRIO PROFILO…

1 - FACEBOOK «RICONOSCE» LE NOZZE GAY...
Dal "Corriere della Sera"

Facebook riconosce i matrimoni gay e ha addirittura creato un apposito simbolo per suggellare le unioni omosessuali. La novità è legata alle nozze tra uno dei co-fondatori del social network, Chris Hughes e il suo compagno Sean Eldridge. L'icona con due uomini o due donne che sarà possibile utilizzare su ciascun profilo rappresenta l'ultima di una serie di misure che Facebook ha adottato per supportare la comunità Glbt (gay, lesbiche, bisessuali e transgender) al punto da essere il primo social network a ricevere un Glaad Media Award.

2 - SE UN TWEET DIVENTA LA PROVA PER UNA CONDANNA...
Danilo Taino per il "Corriere della Sera"

Scrivere un tweet è come «urlare qualcosa dalla finestra». Niente di privato, tutto pubblico. Quindi utilizzabile in tribunale se l'urlo - il tweet - può essere una prova (a maggior ragione se costituisse un reato). Controversa affermazione. Infatti, il giudice della seconda corte criminale di Manhattan che l'ha fatta, Matthew Sciarrino, ha dato il la a una gran discussione: si tratta di mettere ciò che si scrive su Twitter sullo stesso piano di un manifesto pubblico o di un articolo di giornale, secondo una logica tradizionale, oppure si tratta di essere «moderni» e considerare i social network qualcosa di privato, come una email?

Il caso ha origine il 1° ottobre 2011, quando una manifestazione organizzata da Occupy Wall Street bloccò il ponte di Brooklyn: 700 persone furono arrestate. Tra queste Malcom Harris, scrittore di 23 anni, che fu accusato di «condotta turbolenta». Harris si difende dicendo che, in realtà, fu la polizia a spingere i manifestanti sulla carreggiata.

L'accusa sostiene invece che le modalità della manifestazione furono preparate in precedenza dal movimento Occupy e per questo ha chiesto a Twitter di produrre in tribunale i messaggi postati da Harris nei giorni precedenti (e successivi), ormai scomparsi dal social media. La società si è opposta sostenendo che le persone che twittano hanno la ragionevole aspettativa di avere la privacy protetta secondo il quarto emendamento della Costituzione, proprio come chi scrive una email.

Il giudice Sciarrino ha respinto l'argomentazione: ha ammesso che le interpretazioni legali sulla privacy online sono in evoluzione ma ha negato che chi scrive un tweet possa avere «ragionevoli aspettative» di privatezza. «La Costituzione ti dà il diritto di postare - ha scritto nella sentenza - ma, come numerose persone hanno imparato, i tuoi post pubblici hanno comunque conseguenze. Quello che dai al pubblico appartiene al pubblico. Quello che tieni per te stesso appartiene a te stesso». Risultato, Twitter deve consegnare al tribunale i messaggi scritti da Harris tra il 15 settembre e il 30 dicembre 2011, in particolare (ma non solo) quelli gestiti come @destructuremal.

La questione sottolinea un problema serio nell'adeguamento della legge alle nuove tecnologie, area ancora piuttosto grigia. Secondo il professor Orin Kerr, che insegna Legge alla George Washington University, il parere del giudice Sciarrino è giustificato. «È l'equivalente di chiedere a un testimone cosa una persona ha detto - sostiene -. È un semplice spostamento, dal domandare a un testimone a domandare a Twitter: la nuova versione di un vecchio problema».

Questo per lo schieramento tradizionalista. L'avvocato di Harris, al contrario, ha definito l'opinione del giudice «non molto Ventunesimo Secolo e con radici nella vecchia legge». Twitter, per parte sua, non si sente affatto un testimone: ha sostenuto di non avere diritto di utilizzare i tweet scritti dagli utenti e quindi di non avere l'obbligo di consegnarli agli inquirenti. L'avvocato del social network, Ben Lee, ha detto nel corso delle udienze che i termini di utilizzo di Twitter «rendono assolutamente chiaro che gli utenti sono proprietari dei loro contenuti» e che la società vuole difendere questo diritto.

Nella discussione è entrata anche la American Civil Liberties Union. Dice che, per ottenere informazioni dai social network, le autorità inquirenti devono sempre chiedere un mandato al giudice e che la persona indagata deve avere la possibilità di opporsi in tribunale alla richiesta. Sull'altro versante, gli inquirenti sono soddisfatti: potere accedere ai dati di Twitter, di Facebook e simili significa avere a disposizione uno strumento investigativo potente, capace di ricostruire eventi e di individuare luoghi e tempi.
La discussione è più che mai aperta: ma il caso Harris segnala che è scesa dalle astrazioni della contrapposizione ideologica e si sta misurando con la concretezza dell'internet e dei social network nell'era della maturità.

 

twitter gabbia twitter twitter FACEBOOK MATTHEW SCIARRINOFACEBOOKFACEBOOK

Ultimi Dagoreport

xi jinping donald trump vladimir putin

DAGOREPORT - LA CERTIFICAZIONE DELL'ENNESIMO FALLIMENTO DI DONALD TRUMP SARÀ LA FOTO DI XI JINPING E VLADIMIR PUTIN A BRACCETTO SULLA PIAZZA ROSSA, VENERDÌ 9 MAGGIO ALLA PARATA PER IL GIORNO DELLA VITTORIA - IL PRIMO MENTECATTO DELLA CASA BIANCA AVEVA PUNTATO TUTTO SULLO "SGANCIAMENTO" DELLA RUSSIA DAL NEMICO NUMERO UNO DEGLI USA: LA CINA - E PER ISOLARE IL DRAGONE HA CONCESSO A "MAD VLAD" TUTTO E DI PIU' NEI NEGOZIATI SULL'UCRAINA (COMPRESO IL PESTAGGIO DEL "DITTATORE" ZELENSKY) - ANCHE SUI DAZI, L'IDIOTA SI È DOVUTO RIMANGIARE LE PROMESSE DI UNA NUOVA "ETA' DELL'ORO" PER L'AMERICA - IL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA COMPIUTO COSI' UN MIRACOLO GEOPOLITICO: IL REGIME COMUNISTA DI PECHINO NON È PIÙ IL DIAVOLO DI IERI DA SANZIONARE E COMBATTERE: OGGI LA CINA RISCHIA DI DIVENTARE LA FORZA “STABILIZZATRICE” DEL NUOVO ORDINE GLOBALE...

alfredo mantovano gianni de gennaro luciano violante guido crosetto carlo nordio alessandro monteduro

DAGOREPORT – LA “CONVERSIONE” DI ALFREDO MANTOVANO: IL SOTTOSEGRETARIO CHE DOVEVA ESSERE L’UOMO DI DIALOGO E DI RACCORDO DI GIORGIA MELONI CON QUIRINALE, VATICANO E APPARATI ISTITUZIONALI (MAGISTRATURA, CORTE DEI CONTI, CONSULTA, SERVIZI. ETC.), SI È VIA VIA TRASFORMATO IN UN FAZZOLARI NUMERO 2: DOPO IL ''COMMISSARIAMENTO'' DI PIANTEDOSI (DOSSIER IMMIGRAZIONE) E ORA ANCHE DI NORDIO (GIUSTIZIA), L’ARALDO DELLA CATTO-DESTRA PIÙ CONSERVATRICE, IN MODALITA' OPUS DEI, SI E' DISTINTO PER I TANTI CONFLITTI CON CROSETTO (DALL'AISE AI CARABINIERI), L'INNER CIRCLE CON VIOLANTE E GIANNI DE GENNARO, LA SCELTA INFAUSTA DI FRATTASI ALL'AGENZIA DI CYBERSICUREZZA E, IN DUPLEX COL SUO BRACCIO DESTRO, IL PIO ALESSANDRO MONTEDURO, PER “TIFO” PER IL “RUINIANO” BETORI AL CONCLAVE...

francesco milleri andrea orcel carlo messina nagel donnet generali caltagirone

DAGOREPORT - COSA FRULLA NELLA TESTA DI FRANCESCO MILLERI, GRAN TIMONIERE DEGLI AFFARI DELLA LITIGIOSA DINASTIA DEL VECCHIO? RISPETTO ALLO SPARTITO CHE LO VEDE DA ANNI AL GUINZAGLIO DI UN CALTAGIRONE SEMPRE PIÙ POSSEDUTO DAL SOGNO ALLUCINATORIO DI CONQUISTARE GENERALI, IL CEO DI DELFIN HA CAMBIATO PAROLE E MUSICA - INTERPELLATO SULL’OPS LANCIATA DA MEDIOBANCA SU BANCA GENERALI, MILLERI HA SORPRESO TUTTI RILASCIANDO ESPLICITI SEGNALI DI APERTURA AL “NEMICO” ALBERTO NAGEL: “ALCUNE COSE LE HA FATTE… LUI STA CERCANDO DI CAMBIARE IL RUOLO DI MEDIOBANCA, C’È DA APPREZZARLO… SE QUESTA È UN’OPERAZIONE CHE PORTA VALORE, ALLORA CI VEDRÀ SICURAMENTE A FAVORE” – UN SEGNALE DI DISPONIBILITÀ, QUELLO DI MILLERI, CHE SI AGGIUNGE AGLI APPLAUSI DELL’ALTRO ALLEATO DI CALTARICCONE, IL CEO DI MPS, FRANCESCO LOVAGLIO - AL PARI DELLA DIVERSITÀ DI INTERESSI BANCARI CHE DIVIDE LEGA E FRATELLI D’ITALIA (SI VEDA L’OPS DI UNICREDIT SU BPM), UNA DIFFORMITÀ DI OBIETTIVI ECONOMICI POTREBBE BENISSIMO STARCI ANCHE TRA GLI EREDI DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO RISPETTO AL PIANO DEI “CALTAGIRONESI’’ DEI PALAZZI ROMANI…

sergio mattarella quirinale

DAGOREPORT - DIRE CHE SERGIO MATTARELLA SIA IRRITATO, È UN EUFEMISMO. E QUESTA VOLTA NON È IMBUFALITO PER I ‘’COLPI DI FEZ’’ DEL GOVERNO MELONI. A FAR SOBBALZARE LA PRESSIONE ARTERIOSA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SONO STATI I SUOI CONSIGLIERI QUIRINALIZI - QUANDO HA LETTO SUI GIORNALI IL SUO INTERVENTO A LATINA IN OCCASIONE DEL PRIMO MAGGIO, CON LA SEGUENTE FRASE: “TANTE FAMIGLIE NON REGGONO L'AUMENTO DEL COSTO DELLA VITA. SALARI INSUFFICIENTI SONO UNA GRANDE QUESTIONE PER L'ITALIA”, A SERGIONE È PARTITO L’EMBOLO, NON AVENDOLE MAI PRONUNCIATE – PER EVITARE L’ENNESIMO SCONTRO CON IL GOVERNO DUCIONI, MATTARELLA AVEVA SOSTITUITO AL VOLO ALCUNI PASSI. PECCATO CHE IL TESTO DELL’INTERVENTO DIFFUSO ALLA STAMPA NON FOSSE STATO CORRETTO DALLO STAFF DEL COLLE, COMPOSTO DA CONSIGLIERI TUTTI DI AREA DEM CHE NON RICORDANO PIU’ L’IRA DI MATTARELLA PER LA LINEA POLITICA DI ELLY SCHLEIN… - VIDEO

andrea orcel gaetano caltagirone carlo messina francesco milleri philippe 
donnet nagel generali

DAGOREPORT - BUM! ECCO LA RISPOSTA DI CALTAGIRONE ALLA MOSSA DI NAGEL CHE GLI HA DISINNESCATO LA CONQUISTA DI GENERALI - L’EX PALAZZINARO STA STUDIANDO UNA CONTROMOSSA LEGALE APPELLANDOSI AL CONFLITTO DI INTERESSI: È LEGITTIMO CHE SIA IL CDA DI GENERALI, APPENA RINNOVATO CON DIECI CONSIGLIERI (SU TREDICI) IN QUOTA MEDIOBANCA, A DECIDERE SULLA CESSIONE, PROPRIO A PIAZZETTA CUCCIA, DI BANCA GENERALI? - LA PROVA CHE IL SANGUE DI CALTARICCONE SI SIA TRASFORMATO IN BILE È NELL’EDITORIALE SUL “GIORNALE” DEL SUO EX DIPENDENTE AL “MESSAGGERO”, OSVALDO DE PAOLINI – ECCO PERCHÉ ORCEL HA VOTATO A FAVORE DI CALTARICCONE: DONNET L’HA INFINOCCHIATO SU BANCA GENERALI. QUANDO I FONDI AZIONISTI DI GENERALI SI SONO SCHIERATI A FAVORE DEL FRANCESE (DETESTANDO IL DECRETO CAPITALI DI CUI CALTA È STATO GRANDE ISPIRATORE CON FAZZOLARI), NON HA AVUTO PIU' BISOGNO DEL CEO DI UNICREDIT – LA BRUCIANTE SCONFITTA DI ASSOGESTIONI: E' SCESO IL GELO TRA I GRANDI FONDI DI INVESTIMENTO E INTESA SANPAOLO? (MAGARI NON SI SENTONO PIÙ TUTELATI DALLA “BANCA DI SISTEMA” CHE NON SI SCHIERERÀ MAI CONTRO IL GOVERNO MELONI)

giorgia meloni intervista corriere della sera

DAGOREPORT - GRAN PARTE DEL GIORNALISMO ITALICO SI PUÒ RIASSUMERE BENE CON L’IMMORTALE FRASE DELL’IMMAGINIFICO GIGI MARZULLO: “SI FACCIA UNA DOMANDA E SI DIA UNA RISPOSTA” -L’INTERVISTA SUL “CORRIERE DELLA SERA” DI OGGI A GIORGIA MELONI, FIRMATA DA PAOLA DI CARO, ENTRA IMPERIOSAMENTE NELLA TOP PARADE DELLE PIU' IMMAGINIFICHE MARZULLATE - PICCATISSIMA DI ESSERE STATA IGNORATA DAI MEDIA ALL’INDOMANI DELLE ESEQUIE PAPALINE, L’EGO ESPANSO DELL’UNDERDOG DELLA GARBATELLA, DIPLOMATA ALL’ISTITUTO PROFESSIONALE AMERIGO VESPUCCI, È ESPLOSO E HA RICHIESTO AL PRIMO QUOTIDIANO ITALIANO DUE PAGINE DI ‘’RIPARAZIONE’’ DOVE SE LA SUONA E SE LA CANTA - IL SUO EGO ESPANSO NON HA PIÙ PARETI QUANDO SI AUTOINCORONA “MEDIATRICE” TRA TRUMP E L'EUROPA: “QUESTO SÌ ME LO CONCEDO: QUALCHE MERITO PENSO DI POTER DIRE CHE LO AVRÒ AVUTO COMUNQUE...” (CIAO CORE!)