francesco cancellato mario sechi

“DA ‘LIBERO’, PIÙ CHE UNA FAKE NEWS, UNA MISTIFICAZIONE IN PIENA REGOLA” – IL CONDIRETTORE DI “FANPAGE”, ADRIANO BIONDI, SPIEGA LA VICENDA DELLA MULTA DELL’INPS AL SITO, CAVALCATA DAI QUOTIDIANI DI DESTRA: “NON C'È NESSUNA NOTIZIA: CHE FANPAGE.IT APPLICASSE IL CONTRATTO USPI-CISAL E NON QUELLO FNSI-FIEG (SCADUTO DA DIECI ANNI) È COSA NOTORIA. CERTO, LEGGERE ROBA DEL GENERE SU UN FOGLIO CHE CONTRIBUIAMO A PAGARE CON LE NOSTRE TASSE UN PO’ TI FA INCAZZARE….” - IL VIDEO DEL DIRETTORE, FRANCESCO CANCELLATO: "ABBIAMO UNA REDAZIONE QUASI TUTTA ASSUNTA A TEMPO INDETERMINATO, CON STIPENDI MOLTO PIÙ ALTI DI QUELLI CHE VI STANNO RACCONTANDO..."

 

L’EDITORIA ITALIANA E' MESSA MALE – L’INPS SANZIONA “FANPAGE” E “TODAY” PER 8 MILIONI DI EURO: SONO ACCUSATI DI APPLICARE AI LORO DIPENDENTI CONTRATTI NAZIONALI DI CATEGORIA “SCORRETTI”, CON STIPENDI E CONTRIBUTI PREVIDENZIALI INFERIORI A QUELLI STABILITI DAL CONTRATTO NAZIONALE FIEG-GNSI – I DUE GRUPPI (“CITYNEWS” E “CIAOPEOPLE”), CONSIDERATI TRA I PIÙ VIRTUOSI NEL PANORAMA MEDIATICO ITALIANO, APPLICANO IL CONTRATTO USPI-FIGEC, PENALIZZANTE PER I PROFESSIONISTI, CHE INCASSANO, IN MEDIA, LA MISERIA DI 1628 EURO LORDI…

https://www.dagospia.com/media-tv/l-editoria-italiana-prospera-pelle-dei-poveri-cristi-l-inps-sanziona-464404

 

Dal profilo Facebook di Francesco Cancellato, direttore di “Fanpage”

 

articolo di libero contro i presunti contratti irregolari a fanpage

In questi giorni è partito l'ennesimo attacco dei fogli di destra, delle pagine social di destra e dei politici di destra contro Fanpage. Un attacco legato a una multa che l'Inps ha comminato al nostro editore, a seguito di un'ispezione. 

 

Siccome è materia complessa, Adriano Biondi, condirettore di Fanpage, si è preso la briga di spiegarla per filo e per segno. Trovate qua, un ampio estratto del suo articolo e, al primo link, l'articolo intero. 

________________________

 

Come sapete, in questo spazio è capitato più volte di parlare di una certa tecnica comunicativa adottata dalla destra e dai propri giornali di riferimento. Sintetizzando, si tratta di una strategia piuttosto semplice: si prende un fatto parzialmente vero, lo si decontestualizza, lo si banalizza, lo si assolutizza e lo si utilizza per colpire i propri avversari politici.

 

FRANCESCO CANCELLATO - FANPAGE

È sostanzialmente quello che sta avvenendo in queste ore in relazione al “caso Fanpage”, come proverò a spiegarvi in questa newsletter.

 

La base di partenza è un fatto vero, l’ispezione dell’Inps per valutare la situazione contributiva dei dipendenti di Fanpage.it, che ha portato a una multa superiore ai 3,5 milioni nei confronti del nostro editore, la Ciao People srl.

 

L’editore è assolutamente convinto di poter dimostrare le proprie ragioni e impugnerà il provvedimento Inps. La materia della questione è piuttosto complessa, così come lo è la storia che ha portato alla situazione attuale.

FANPAGE

 

L’Inps ritiene che per i giornalisti di Fanpage.it debbano essere versati i contributi previdenziali sulla base delle retribuzioni previste dal contratto collettivo nazionale Fnsi-Fieg, quello principale della categoria.

 

L’editore del giornale, invece, applica un altro contratto, l’Uspi-Cisal, che prevede retribuzioni più basse e, di conseguenza, contributi inferiori. Tecnicamente, dunque, Inps contesta l’essenza stessa del contratto, non le condotte specifiche dell’editore.

 

mario sechi

Per semplificare: Inps non sostiene che Ciaopeople non paghi i contributi, ma non ritiene corretto il contratto applicato da alcune aziende che aderiscono a Uspi (sottoscritto dal sindacato Figec-Cisal).

 

In questa linea, Inps è spalleggiata dal principale sindacato dei giornalisti italiani, l’Fnsi, che ha diramato un comunicato con toni trionfalistici, chiedendo a gran voce che nelle aziende coinvolte sia applicato il contratto Fieg. Contratto che, per inciso, è scaduto da dieci anni. Ma ci torneremo.

 

[…]

 

Il pezzo di Libero, giornale diretto dall’ex portavoce della presidente del Consiglio che da mesi riserva un’attenzione speciale a Fanpage e al nostro  direttore, contiene errori grossolane e cifre totalmente farlocche.

 

QUERELE TEMERARIE AI GIORNALISTI

Come vi spiegavo all’inizio, è proprio la regola base, la cifra stilistica di un certo modo di raccontare i fatti. Per parlare degli stipendi di Fanpage.it, dunque, non si usano gli importi effettivi, ma i minimi tabellari previsti dal contratto applicato. In tal modo si prendono degli sfondoni enormi: il dato sui caporedattori, ad esempio, risulta inferiore di circa tre volte a quello reale, quello sui redattori di più della metà.

 

Più che una fake news, una mistificazione in piena regola. Anche perché non c'è nessuna notizia: che Fanpage.it applicasse l'Uspi-Cisal è cosa notoria. Non che ci sorprenda più di tanto, per carità, considerando il pulpito. Certo, leggere roba del genere su un foglio che contribuiamo a pagare con le nostre tasse (Libero, a differenza di Fanpage.it ha ricevuto nel corso degli anni decine e decine di milioni di finanziamento pubblico), un po’ ti fa incazzare.

 

FNSI - FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA ITALIANA

Quello che ci sorprende è un certo tipo di reazione. Partendo, ahinoi, dal sindacato, l’Fnsi, che non si è limitato a “dimenticare” di aver firmato un contratto identico (se non peggiore) solo qualche anno prima, ma si è spinto addirittura ad accusarci di “concorrenza sleale” (cito testualmente) e a caldeggiare un’ulteriore azione legale nei nostri confronti.

 

Un’accusa decisamente grave, non si capisce con quale legittimità o senso, che ci saremmo aspettati da un’azienda concorrente, non da chi dovrebbe tutelare gli interessi dei lavoratori. Ma è evidente che la partita si giochi su un altro piano, quello delle relazioni con le associazioni datoriali, che per chi scrive questa newsletter è di nessun interesse. Figurarsi per voi lettori.

 

La cagnara animata sui social dai fogli della destra e rilanciata da qualche esponente politico della maggioranza, invece, è spiegabilissima. Perché è chiaro che l’intento sia colpire il nostro giornale per il lavoro che fa, per le cose che scrive, per le inchieste che realizza.

 

Da tempo, del resto, è in atto una vera campagna di delegittimazione del nostro lavoro, che si basa anche sull’utilizzo di tecniche nuove e abbastanza innovative, almeno per l’Italia (tra cui l’azione coordinata di un network di paginette unofficial, gli spin ai rappresentanti politici e via discorrendo), ma che si riflette sostanzialmente nell’uso dei giornali di area come vere e proprie clave contro quello che considerano una specie di “nemico” e che ha la colpa di aver portato avanti inchieste contro la loro parte politica di riferimento.

 

Una roba imbarazzante, onestamente, ma pur sempre legittima.

 

mario sechi

Che ha però degli effetti paradossali. In queste ore, basandosi su ricostruzioni fuorvianti e su notizie false, veniamo accusati di “ipocrisia” in relazione alla linea del giornale sul salario minimo, sulla precarietà, sulla povertà. Come se le scelte di un direttore o i contenuti di un giornalista di Fanpage.it dovessero essere dettate non dalle proprie convinzioni, dal proprio lavoro e dai dati di realtà, ma dal proprio inquadramento contrattuale.

 

È quello a cui sono abituati loro, probabilmente: giornali che non scrivono mai di cose che potrebbero mettere in imbarazzo i propri editori, che si fanno dettare la linea dai leader politici, che si preoccupano “dell’opportunità” di raccontare i fatti.

A Fanpage.it facciamo diversamente. E continueremo a farlo.

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