FELTRI SENZA FILTRO - “SILVIO È DEPRESSISSIMO QUINDI SI RICANDIDA” – “CREDE DI VINCERE, NON PUÒ RIUSCIRCI” - “IL NUOVO PARTITO SI CHIAMERÀ ‘GRANDE ITALIA’: HO CONTRIBUITO ALLA SCELTA DEL NOME” – “L’EURO MORIRÀ IN UN ANNO. FORSE PRIMA. SE NON C’È L’EUROPA, CHE SENSO HA LA MONETA COMUNE?” - MONTEZEMOLO POTEVA ESSERE UNA RISORSA. SETTE ANNI FA”….

Malcom Pagani per "il Fatto Quotidiano"

Dimenticatevi slogan calcistici e popoli della libertà. Il nuovo partito di Berlusconi si chiamerà "Grande Italia". Ne parlai con la Brambilla, contribuii involontariamente alla scelta del nome e adesso ho un rimpianto".

Quale, Vittorio Feltri?
Non aver registrato il copyright. Mi avrebbero pagato. Il denaro, come ben si sa, non mi dispiace.

Feltri il venale?
Lo sostengano. Non me ne frega assolutamente niente. Nulla mi irrita come l'ipocrisia.

Si sente circondato?
Tutti parlano di soldi. Io non ci penso mai. Se mi passano davanti agli occhi, però, li prendo.

(Ora di pranzo di un dimenticabile agosto milanese. Sirene, venditori di cocco, indigeni in bermuda, caldo da Africa in giardino. In via Negri, ex regno di Montanelli, Feltri veste come se fosse dicembre a Fucecchio).

Si dice che Berlusconi sia depresso.
Depressissimo. Ha delle crisi molti forti che durano in media dai 25 ai 30 secondi. Poi reagisce, non sa bene come neanche lui, ma reagisce.

Lo vedremo in prima linea?
A un Berlusconi padre nobile di Alfano non ho mai creduto. Silvio sarà il candidato premier.

Grande Italia la persuade?
Cambiare il nome ai partiti è un espediente patetico. Lo fece anche il Pci. Quando non sanno cosa fare, danno una riverniciata all'insegna.

Piccolo mondo antico?
Ottocentesco. Tra prima e seconda Repubblica c'è una continuità disarmante. Silvio, uomo marketing, vive per il colpo di teatro. Io molto meno.

Vi siete confrontati?
Se gli dico la verità lo offendo. Berlusconi è bravissimo a vendere il prodotto, persino a immaginarlo. Ma non è capace di farlo. Pensa all'etichetta, alla confezione, alla rete distributiva, ma di quel che c'è dentro, lo dimostra il suo ventennio, gli importa poco.

Ci rimarrà male.
È probabile, la verità non sempre fa piacere. Nello scatolone del '94 mise di tutto. All'epoca, in pieno caos post-Tangentopoli, fu una scelta obbligata. Superata l'emergenza avrebbe dovuto scegliere, formare la classe dirigente. Non accadde.

Tutta colpa sua?
Il suo merito maggiore, aver impedito la presa del potere della banda Occhetto, si è rivelato anche il suo limite. Si è cullato nel plebiscito senza far coincidere consenso e azione di governo.

Partito di plastica?
La fretta era una necessità e i compagni di strada, come i risultati che abbiamo osservato, modesti.

Può rivincere?
Lui ci crede, ma tecnicamente l'operazione non può riuscirgli. In passato ha promesso rivoluzioni regolarmente abortite e ora stato d'animo degli italiani e fiducia nei partiti sono ai minimi storici.

Montezemolo sarà un suo alleato?
Poteva essere una risorsa. Sette anni fa.

Opposizione dunque?
Silvio si basa sui sondaggi. Si valuta al 20% con Bersani in testa di 7 punti. Vuole ridurre la forbice, non per governare, ma per contare, e molto, in una prospettiva proporzionale, da grande ammucchiata.

La supercoalizione?
Come ai tempi di Moro. L'antica tentazione del mucchio selvaggio. Non vede che tentano di riesumare persino la balena bianca? La solita frittatina. In un Paese così, fare progetti è impensabile. Abbiamo una costituzione venerata. Intoccabile.

La vorrebbe stravolgere?
Il punto è un altro. Si guardi intorno. I problemi sono sempre gli stessi. Siamo sclerotici.

Sulle riforme Berlusconi si era speso.
Per la giustizia non ha fatto nulla, neanche depenalizzare i reati a mezzo stampa. Siamo l'unica nazione dell'Occidente in cui la diffamazione è viatico per la galera. Livelli sovietici.

A proposito di stampa, lei ha la scorta?
Da quasi 10 anni, con l'auto di mia proprietà e senza che la chiedessi. Abituarsi non è stato facile. A volte scappo per una passeggiata. Non dovrei, lo so, ma non mi sputano, né mi inseguono sa?

Al suo collega Belpietro la concessero.
Di quella oscura vicenda non si è capito niente e quindi, mi astengo dal giudicare.

Il panorama odierno la sconforta?
L'Italia è tutta una Pedemontana. Ascolti. Avevo 19 anni e alla Provincia di Bergamo, la prima pratica sul tavolo portava quel nome. Era il '62. Mezzo secolo dopo la Pedemontana è ancora un miraggio.

Il Paese è fermo ad allora?
Per aborto e divorzio, va un grazie a Pannella. Per il resto, non si è riformato un tubo e quando hanno tentato con le Regioni e la legge Anselmi sulla Sanità, il debito pubblico è mostruosamente salito.

Soluzioni?
Non faccio più il giornale, ma imbastirei immediatamente una campagna per uscire dall'euro.

Ritorno alla lira?
L'euro morirà in un anno. Forse prima. Se non c'è l'Europa, che senso ha la moneta comune?

Berlusconi ci aveva pensato.
Sul tema, aveva riunito economisti e Nobel. Non escludo che giochi la carta tra qualche mese.

Monti le piace?
Non lo rimprovero per quel che ha fatto, ma per le tante cose che non ha fatto.

Berlusconi e le ragazze?
Dubito dell'arte amatoria di Silvio. Io a 69 anni e senza i suoi problemi fisici, non ce la farei. C'è molta letteratura, millanteria, atmosfera da bar anni 50. Lo stagno è quello della barzelletta.

Quelle di Berlusconi la facevano ridere?
Era dura. Lui raccontava, in effetti ridevano tutti.

Ha visto Santanchè? Vuole piazze piene.
Un milione di persone? A che scopo? Cosa facciamo lì? Slogan, comizi, traffico impazzito. Sempre odiato le manifestazioni. Dov'è l'evoluzione?

Latita?
Prenda Sacconi e Cicchitto, lombardiani come me, vecchi amici, uomini di un'altra epoca. Teoria molta, zero azione. Capiscono la politica, non sanno farla.

Per la P2, Lombardi schiaffeggiò Cicchitto.
Leggenda metropolitana, da me mai verificata.

Perché lasciò il Psi?
Persino la Dc ci aveva superato a sinistra. Votavo Psi, democristiani e comunisti mi repellevano.

E la storia del Feltri comunista?
Uscì in un libercolo. Avevo 13 anni. La giustizia sociale non mi dispiaceva. Al primo peana sulla dittatura del proletariato me la diedi a gambe.

Giudizio di Vincino: "Feltri è un grande giornalista. Prende i cadaveri e li resuscita".
Verissimo. Altrimenti a uno come me, un giornale non l'avrebbero mai dato. Se guido una macchina che funziona, la distruggo. Con una 500, due calci in culo e un po' di cinismo, corro a Le Mans.

Mens nana in corpore nano, Giuliano Urbani. Ducetto Felsineo, Gianfranco Fini. Ricorda?
Per Urbani ho simpatia, di Fini rilevo solo l'impressionante propensione al suicidio. Alla battuta non so resistere. Sei solo, con il tuo foglio bianco, se mi visita il buon umore trattenermi è complicato.

Feltri asseconda il peggio della borghesia italiana, sfido che trova i clienti. Montanelli.
Lo diceva e una cosa devo dirla anche io. Quel che Indro mi attribuiva era il suo stesso marchio di fabbrica. I lettori che ereditai, i suoi. Assecondati per anni. Un'arte che gli permise di rimanere a galla. Indro, maestro del chiaroscuro, era bravissimo. Anche con Berlusconi. Fingeva di trattarlo male. Mi inchino al suo talento. Sono solo Vittorio Feltri, impiegato dalla scrittura monocorde.

Dove sarà tra 10 anni?
Voglio morire dietro la scrivania. Ma non dipende da me. Ho un contratto di 4 anni, se vogliono risolverlo devono pagarmi. Le sembro venale?

 

VITTORIO FELTRI SILVIO BERLUSCONI michela vittoria brambilla con i suoi cani Luca Cordero di MontezemoloMAURIZIO SACCONI FABRIZIO CICCHITTO SBADIGLIO DI GIANFRANCO FINI jpegmontanelli

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