oriana fallaci

IL CICLONE FALLACI SVELATO DA FELTRI - IL PRIMO INCONTRO AL 'CORRIERE' E IL PACCHETTO DI MURATTI CHE SI FUMO’, GLI SFOGHI, LE CENE CON LE ACCIUGHE SALATE, IL DOM PERIGNOM BEVUTO PER IL SUO COMPLEANNO: "LA SUA SPECIALITÀ ERA FARE IL CONTRARIO DI QUELLO CHE FACEVANO I SUOI SIMILI. IL SUO NEMICO ERA IL CONFORMISMO, E LO HA BATTUTO"

ORIANA FALLACIORIANA FALLACI

Vittorio Feltri per “Libero Quotidiano”

 

Dieci anni fa, come oggi, moriva Oriana Fallaci. Aveva 77 anni e alcuni cancri contro i quali ha combattuto con forza e rabbia. Ma questo accomuna quasi tutti gli esseri viventi.

 

La sua specialità era un' altra: fare il contrario di quello che facevano i suoi simili.
Il suo nemico era il conformismo, e lo ha battuto. Quando cominciò col giornalismo era una ragazzina. A quel tempo le donne in redazione erano mosche bianche.
 

Forse proprio per questo rinunciò subito, al primo anno, a studiare medicina e cominciò a scrivere. Scriveva già come poi avrebbe sempre scritto: da dio. E non perché avesse doti divine. Era semplicemente una donna tenace, direi tignosa. Sulla pagina spremeva l' anima. Non come facciamo noi manovali della penna, che buttiamo giù in fretta quattro bischerate con il solo scopo che l' articolo stia in piedi. Lei scriveva, rileggeva e riscriveva.


Quindi correggeva e stendeva di nuovo. Rileggeva ancora e ancora riscriveva. Era afflitta da una forma maniacale di perfezionismo. Su una parola perdeva mezza giornata. Su una virgola un paio d' ore.
 

Ha trascorso un' esistenza a battere e ribattere sui tasti. Ma quando consegnava la sua paginetta o le sue paginette nitide come cristalli, il calvario non era finito. Né per lei né per i disgraziati colleghi incaricati di titolare e impaginare. Ai quali stava accanto smoccolando durante tutta la fase della lavorazione.

 

ORIANA FALLACI VITTORIO FELTRIORIANA FALLACI VITTORIO FELTRI

Ogni tanto aveva un pentimento e ribaltava ciò che era pronto. Da prenderla a sberle. Ricordo che negli anni Ottanta il direttore del Corriere della Sera, Franco Di Bella, le aveva commissionato delle interviste impossibili: a Khomeini e Gheddafi, per esempio. Un delirio. Lei ci metteva mesi a imbastirle e cucirle.

 

A un dato momento compariva al primo piano di via Solferino a Milano e attorno al tavolo albertiniano, una copia di quello del Times, si creava una confusione da manicomio. Oddio c' è la Fallaci: si salvi chi può. Mezza redazione era mobilitata: passare il testo, disegnare il menabò, scegliere i caratteri tipografici, mille verifiche e mille discussioni. Non andava mai bene niente. Avanti, ricominciamo daccapo. Meglio così? Meglio un corno, protestava lei dando del bischero a tutti.
 

ORIANA FALLACIORIANA FALLACI

La sua vittima preferita era Sandrino Rizzi. Sandrino perché era piccino quanto Oriana. E lei, dall' alto del suo metro e un soffio, lo chiamava Cosino. Cosino vieni qua. Cosino aggiusta là. Al tavolo mitico degli interni-esteri sedevo anch' io, addetto alla politica (maledizione). Osservavo le grandi manovre fallaciane con stupore e un pizzico di divertimento. Questa donna, pensavo, è una calamità.
La notte cessava il subbuglio.
 

Si rileggevano in religioso silenzio i bozzoni delle pagine umidi e odoranti d' inchiostro. All' improvviso si udiva un improperio. Era la Fallaci che aveva colto una virgola fuori posto. Tipografi che accorrevano con gli occhi sbarrati, correttori di bozze esausti e tremanti. Altro delirio. Alle due del mattino, cascasse il mondo, il giornale si chiudeva. Oriana Fallaci saltellante e vispa come un grillo, lanciata un' occhiata di commiserazione a noi poveri amanuensi, raccattava cappotto e borsetta, scendeva a passo svelto lungo lo scalone e, inghiottita da un' automobile, svaniva nella notte insieme con i nostri incubi.
 

L' indomani il Corrierone con la perla di Oriana in apertura di prima pagina era preso d' assalto in edicola. Oltre un milione di copie vendute. La stampa di mezzo mondo che riprendeva la prosa della "matta" e ne faceva oggetto di dibattiti che duravano settimane. Allora i giornalisti, orgogliosi d' aver partecipato alla costruzione del capolavoro di successo, e godendo di riflesso della gloria di Oriana, si davano di gomito: però, la "matta" ha colpito ancora.
 

ORIANA FALLACIORIANA FALLACI

Fu durante una di quelle notti infernali che la Fallaci entrò nella mia vita. Si accostò alla postazione di lavoro a me riservata e disse: «Senti bel giovane, te mi offriresti una sigaretta?». Il pacchetto di Muratti era lì accanto alla Olivetti portatile. «Prego», risposi. Le fumò tutte, una appresso all' altra.
 

Fumava sempre. Cenere sparpagliata. Mozziconi accesi dimenticati in ogni angolo. Quando anche l' ultima sigaretta fu avidamente aspirata dai suoi polmoni, la signora commentò: «Le Muratti non sono buone, pizzicano in gola».
 

«Cambierò marca», replicai.
«Bravo, vedo che le idee intelligenti non ti mancano. Ma era l' ultimo pacchetto?».
«Ne ho un altro, eccolo».
«Grazie. Sei proprio intelligente te». Si fumò anche quello. Tutto.
 

Alcuni anni dopo, passai dal Corriere della Sera all' Europeo, il settimanale che aveva lanciato la Fallaci. Ricevetti una telefonata.
Era lei. Mi chiese di incontrarla.
Appuntamento in albergo, a Milano. Non appena mi vide nel luogo convenuto, al bar, si alzò dalla poltrona e scoppiò a ridere: «Tu sei quello delle Muratti?».
«Sì, sono io. Ma adesso fumo Philip Morris».
«Sei peggiorato».
 

ORIANA FALLACIORIANA FALLACI

Da quel dì la nostra tribolata amicizia si intrecciò col lavoro.
Erano più numerose le liti delle conversazioni. Si divertiva a questionare, qualsiasi spunto era motivo di piccoli scontri, cui seguivano immancabili rappacificazioni, talvolta precedute da scambi di lettere piccate. Spesso, la sera tardi, il mio cellulare suonava e difficilmente rispondevo. Ma se sul display scorgevo il suo nome, pigiavo il tasto. «Pronto». Alterava la voce per non farsi riconoscere: «Sei te?», domandava con tono profondo. Minimo minimo, trenta minuti di monologo suo infiorato di coloritissimi toscanismi, tra cui invettive variamente distribuite a Tizio e a Caio. I suoi giudizi erano folgoranti. Le sue critiche ai politici italiani, feroci.
 

Le sue previsioni nazionali e internazionali, pessimistiche. Con me si sfogava. Pretendeva che le dessi consigli che non ero in grado di dare: sui diritti d' autore, sui rapporti con gli editori, sulla sua eventuale adesione a inviti televisivi.
 

FALLACI PANAGULISFALLACI PANAGULIS

Constatata la mia inadeguatezza a suggerirle il da farsi, delusa o forse incredula, mi faceva capire che si era rotta le scatole e bruscamente si congedava. Così per anni. Periodicamente lasciava New York e veniva in Italia. In una circostanza la intervistai. Tragedia.
 

Per licenziare l' elaborato sudammo ore e ore. Uscii distrutto dall' esperienza. Ma il risultato soddisfece Oriana, che volle dimostrarmi la sua gratitudine.
Rientrata dagli Stati Uniti, concordammo una cena in via Senato, a Milano, ristorante da Alfio, allora di moda. Alle 21 ero seduto al tavolo. Di lì a poco arrivò lei trafelata, con un borsone. «È tuo».
 

ORIANA FALLACIORIANA FALLACI

Ne estrasse una pelliccia di visone tra lo stupore degli avventori, una cinquantina, tutti attratti dalla Fallaci e specialmente dal visone di foggia maschile, il mio. Dissimulai l' imbarazzo e cercai di manifestare gioia e anche qualcosa di più. Ma ero terrorizzato all' idea che, al prossimo rendez-vous, sarei stato obbligato a indossare la pelliccia per non offenderla.
 

Oriana, vivendo gran parte dell' anno in America, era diventata americana anche nei gusti, almeno a riguardo dell' abbigliamento da uomo. Mangiava come un uccellino: tre o quattro acciughe salate, quattro granellini di riso insaporiti da una «strisciolina» di tartufo. E vino dolce: Malvasia, passito di Pantelleria. Raccontava storie recitando con piglio da attrice teatrale, mimica formidabile, gusto per i dettagli, i motteggi popolari, le battute sferzanti. Una serata con lei di buonumore era più spassosa e sapida che al cabaret.
Spigolosa e generosa, piena di slanci, si rabbuiava per un' inezia.
E non apriva più bocca se non per dire: «Oh te, s' è fatto tardi, portami via da qui».
 

Un dì decise di aiutarmi a lanciare Libero, che giudicava caritatevolmente un esperimento interessante. Mi mandò un articolo dei suoi. E nella redazione di quel giornalino ancora in rodaggio si replicò il casino già andato in scena al Corriere di Di Bella. Una baraonda la cui narrazione risparmio al lettore. Dico soltanto che grazie a quel pezzo Libero sfondò il tetto delle 100mila copie. Era il 2005, l' anno precedente la morte di Oriana.
 

ORIANA FALLACIORIANA FALLACI

Gli ultimi suoi dodici mesi furono duri. Stava male. Le telefonate dall' America erano brevi ma frequenti: «Ci ho tre o quattro cancri, Vittorio, non li conto nemmeno più». Si stancava presto, aveva il fiato corto e troncava la comunicazione: «Ora ciao che devo morire». Che idiota ero e sono: pensavo scherzasse e non la pigliavo sul serio.
 

A giugno del 2006 squillò il cellulare. Era lei. Mi pose un problema. «Rientro in Italia perché voglio morire a Firenze. Prima però faccio un salto, anzi, mi trascino a Milano. E lì non so dove appoggiarmi. Non ho casa e in albergo non scendo. Mostrarmi in pubblico conciata in questo modo non mi garba. Dimmi te, che si fa? Aiutami». Percepii la sincerità e la disperazione. E non esitai a proporle il mio appartamento milanese. Accettò. Mi recai a riceverla e la accompagnai a destinazione. L' alloggio le piacque, salvo sacramentare per un gradino in cucina poco visibile e in cui avrebbe rischiato di inciampare.
 

PASOLINI FALLACI CEDERNAPASOLINI FALLACI CEDERNA

Rifiutò la collaborazione domestica della mia governante: «Me ne sto sola, tengo per me lo spettacolo osceno della fine. Tranne te, non sopporto la vista di alcuno che non sia indispensabile incontrare per le mie pratiche terminali».
 

Ogni pomeriggio suonavo. Per aprire la porta lei armeggiava dieci minuti. Entravo in casa mia e camminavo in punta di piedi perché mi sentivo invadente. Tutto in disordine, mozziconi ovunque. Al suo compleanno bevemmo un goccio di Dom Pérignon, il suo preferito. Espresse un desiderio: che la tenessi al braccio per raggiungere, passino dopo passino, una salumeria vicina.
 

Si trattenne una settimana circa. Sbrigò le sue faccende e partì per Firenze con un' auto di piazza; litigò - mi disse poi - con l' autista per via dell' aria condizionata troppo alta. Mi telefonò ancora.
Morì. Di lì a qualche tempo, presenziai a un convegno su di lei.
 

ORIANA FALLACI 9ORIANA FALLACI 9

C' era anche monsignor Rino Fisichella, che le era stato vicino. Il prelato mi consegnò un sacchetto di plastica: «Oriana mi ha raccomandato tanto di restituirti questa roba». Il sacchetto conteneva un bicchiere e un cucchiaino che aveva prelevato dalla mia credenza prima di trasferirsi a Firenze. Le erano serviti per assumere un medicinale antidolorifico durante il viaggio.
Monsignor Fisichella mi precisò che era preoccupatissima di non farcela a restituirmeli. Aveva incaricato lui. Nulla doveva restare in sospeso. Questa è la mia Oriana.

FALLACIFALLACIFALLACI 3FALLACI 3

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - ELLY, ASCOLTA GLI AMICI! I CAPOCCIONI E LE MEZZECALZE DEL PD, CHE SONO SCESI COSÌ PESANTEMENTE IN CAMPO PER SCONGIURARE LA JATTURA DELLE PRIMARIE, NON CE L'HANNO CON TE, LO FANNO SOLO PER IL TUO BENE - CERTO, TEMONO (A RAGIONE) ANCHE PER LA LORO SOPRAVVIVENZA PARLAMENTARE: SE ELLY, COME PROBABILE, PERDESSE AI GAZEBO IL DUELLO CON CONTE, TRASCINEREBBE IL PARTITO NEL BARATRO - È PER QUESTO CHE DA QUALCHE SETTIMANA SONO PARTITI GLI AVVERTIMENTI VIA STAMPA, ANCHE DI ESPONENTI PD NON OSTILI ALLA SCHLEIN COME DARIO NARDELLA, DI FARE UN PASSO INDIETRO – LA TRAGEDIA È CHE L’AMBIZIOSA DUCETTA DEL NAZARENO, NONOSTANTE I SONDAGGI HORROR, SI VEDE GIÀ A PALAZZO CHIGI, VALUTANDOLI COME ATTACCHI ALLA SUA LEADERSHIP: “LE INTERVISTE SULLE PRIMARIE? SONO SOLO ESERCIZI INTELLETTUALI, ALLA FESTA DELL’UNITA’ PARLO IO” - SE ELLY CONTINUA COSÌ, RISCHIA CHE LA SUA PROSSIMA OCCUPAZIONE SARA' DI BALLARE SUI CARRI DEL GAY PRIDE...

fedorov musk thiel zelensky crosetto

DAGOREPORT - A QUALCUNO NON PIACE 'STO FEDOROV - PIU' CHE A INDIGNARE I NEURONI ALLA VODKA DI VANNACCI E DI TRAVAGLIO, L’INGAGGIO DEL GOVERNO ITALIANO DELL'EX MINISTRO DELLA DIFESA UCRAINO FA INCAZZARE ZELENSKY E METTE IN ALLARME LE AGENZIE DI INTELLIGENCE EUROPEE - IL DINAMISMO DEL NOVELLO CONSULENTE DEL MINISTRO CROSETTO NON POTEVA NON FINIRE "ATTENZIONATO", VISTO E CONFERMATO IL RAPPORTO STRETTISSIMO CON L'EMINENZA GRIGIA DELLA TECNO-DESTRA PETER THIEL E CON IL CAVALIERE NERO DELLA GALASSIA MAGA, ELON MUSK - È STATO FEDOROV A OTTENERE LO SBLOCCO DEL SISTEMA STARLINK E A COLTIVARE RAPPORTI CON PALANTIR, CHE FORNISCE A KIEV I SOFTWARE PER LA DIFESA - CHE STA COMBINANDO IN QUESTI GIORNI FEDOROV NEGLI STATI UNITI? COSA VOGLIONO MUSK E THIEL DA LUI? LE ELEZIONI A KIEV, MAGARI PER SOSTITUIRE ZELENSKY E ARRIVARE A QUALUNQUE ‘PACE’”?