TE LA DO IO LA MACCHINA DEL FANGO! - FELTRI FA IL CONTROPELO ALLA “REPUBBLICA” DELLE TOGHE: “NON HANNO NEANCHE ACCERTATO SE LE NOTIZIE DEL “GIORNALE” SU ESPOSITO FOSSERO VERE O NO”

Vittorio Feltri per "il Giornale"

La Repubblica, per definizione moralmente e culturalmente superiore a (quasi) tutti gli altri giornali, anche ieri si è distinta con un'operazione che lascia sbigottiti, volendo usare una espressione gentile. Ecco l'antefatto. Sabato, Il Giornale aveva pubblicato un servizio in cui si raccontava, sulla base di testimonianze, che il presidente della Cassazione, Antonio Esposito, alcuni anni orsono partecipò, in occasione della consegna di un premio, a una cena organizzata da un Lions di Verona.

Nella circostanza egli si sarebbe lasciato andare a considerazioni negative su Silvio Berlusconi (arricchito da gossip circa le sue performance sessuali) e avrebbe annunciato a due commensali (con un paio di giorni d'anticipo) la sentenza di condanna che avrebbe emesso contro Vanna Marchi.

L'articolo, firmato da Stefano Lorenzetto, già vicedirettore vicario del Giornale a metà degli anni Novanta, forniva vari altri particolari che inquadravano la vicenda in modo tale da renderla assai interessante. Tra l'altro Lorenzetto è unanimemente considerato un giornalista serio e molto scrupoloso, distante anni luce dagli ambienti frequentati dai berlusconiani, cosicché il direttore di questa testata non ha esitato a ospitarne il pezzo con l'evidenza che meritava, data la sua attualità.

Si dà infatti il caso che Esposito sia il giudice che ha recentemente letto in aula il verdetto che inchioda il fondatore del Pdl. Un dettaglio rilevante. Davanti alle rivelazioni da noi pubblicate, come ha reagito La Repubblica?

Si è guardata bene dall'accertare se le notizie fossero o no esatte, magari telefonando all'autore oppure interpellando lo stesso magistrato, ma ha caricato il fucile a pallettoni e ha sparato sul Giornale, dando per scontato che quanto da esso riportato fosse una colossale bufala. Peggio, cavalcando un luogo comune scaduto e desemantizzato, ha accusato la redazione di aver rimesso in moto la cosiddetta «macchina del fango» diretta dallo stesso Berlusconi.

La cronista del quotidiano debenedettiano, Liana Milella, per sostenere la propria tesi cita alcuni precedenti che a suo dire dimostrerebbero la nostra vocazione a inventare e/o ingigantire episodi marginali allo scopo di diffamare presunti avversari politici.

Per esempio, i calzini color turchese esibiti dal giudice Francesco Mesiano (sentenza Mondadori) in un servizio televisivo di Canale 5 - e non del Giornale (si limitò a riprenderlo) - che costò a Claudio Brachino, responsabile di averlo mandato in onda, due mesi di sospensione dall'Ordine professionale; le dimissioni di Dino Boffo da direttore dell' Avvenire causate dal Giornale, allora diretto da me (fui punito con tre mesi di sospensione); la foto di Ilda Boccassini (ritratta mentre getta a terra un mozzicone di sigaretta), apparsa sulla rivista Chi e non commissionata da noi; infine, le critiche ad Alessandra Galli, magistrato che si occupò di altro processo al Cavaliere.

Il gioco di Liana Milella è scoperto: poiché Il Giornale è di proprietà di Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, tutto ciò che mette in pagina è finalizzato a compiacere la «sacra famiglia». Come se noi dubitassimo della veridicità degli articoli della Repubblica solo perché l'editore si chiama Carlo De Benedetti. Ragionamento puerile che, se esteso ai libri, gran parte dei quali editi da Mondadori, costringerebbe a concludere che gli autori dei medesimi (in maggioranza di sinistra) sono domestici di Villa San Martino. Un'idiozia.

L'articolo di Lorenzetto, come tutto ciò che si stampa, può essere sì contestato ma solo dopo averne verificato l'eventuale infondatezza. Il che la signora Milella non si è neanche sognata di fare, forte della convinzione che le toghe abbiano sempre ragione, a prescindere, e che i giornalisti, tranne gli amici suoi, abbiano sempre torto.

Un metodo di lavoro inaccettabile e affine a quello della «macchina del fango», che nella fattispecie non è il nostro ma sottolineiamo - il suo. Quanto a Lorenzetto, posto che anche lui non è infallibile benché non risulti che sia mai caduto in errore, non è lecito dire fino a prova contraria che abbia sbagliato. La Repubblica questa prova decisiva non solo non l'ha fornita, ma neppure cercata.

 

VITTORIO FELTRI Stefano Lorenzetto CARLO DE BENEDETTILIANA MILELLA

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?