truth

L'EPICA DEI CAZZARI ARRIVA AL CINEMA - FERRARA CONTRO IL FILM “TRUTH”: “UNA CAROGNATA O UNA SCIATTERIA DIVENTA UNA FAVOLA AMMALIANTE. E’ UN FILM FURBISSIMO, ACCOLTO A NEW YORK DAI GRIDOLINI ENTUSIASTI DELLA CREMA DEMOCRATICA. IL DOCUMENTARIO CONTRO BUSH ERA BASATO SU DOCUMENTI E FONTI FARLOCCHE”

Giuliano Ferrara per “il Foglio”

 

giuliano ferraragiuliano ferrara

L’epica dei cazzari arriva nei cinema. Ha la forma di un film che pare anche ben fatto (non lo vedrò mai, ho altro da fare) e che si chiama “Truth”, cioè verità (presentato alla grande alla Festa del cinema di Roma). Dan Rather e Mary Mapes, anchor e produttrice della Cbs, mandarono in onda l’8 settembre del 2004, in fretta e furia, un reportage televisivo (60 minutes II) in cui si affermava che George W. Bush aveva sfruttato legami familisti di vario genere per fare la bella vita durante il servizio nella National Guard all’inizio degli anni Settanta (gli anni del Vietnam).

 

Mancavano due mesi all’elezione presidenziale, quando le accuse vennero elevate nel tribunale mediatico più influente d’America. Erano accuse basate su documenti e fonti che si rivelarono farlocche o almeno non verificabili (le due cose, il farlocco e l’inverificabile, nel buon giornalismo dovrebbero coincidere). Risultato: Mary Mapes fu licenziata, Dan Rather lasciò la postazione e chiuse la carriera, qualche mese dopo la trasmissione fu obliterata.

TRUTHTRUTH

 

Bush fu rieletto trionfalmente, anche se a Gianni Riotta non l’hanno ancora comunicato. Il famigerato web per una volta funzionò da tribunale del riesame, con funzione garantista. I blogger conservatori, amici dell’amministrazione repubblicana e partigiani della rielezione di Bush contro John Kerry, che a sua volta era stato smerdato dalla campagna sul suo carattere in guerra, quella sì verificabile e verificata, si scatenarono. Imposero alla Cbs lo scrutinio serio di quanto era andato in onda, chiesero e ottennero che il pubblico fosse messo in condizione di giudicare su base documentale e testimoniale seria.

 

TRUTHTRUTH

La cosa non poteva avvenire. O perché il famoso anchor e la sua produttrice si erano comportati da cazzari, facendo un lavoro sciatto e privo di riscontri, oppure perché, worst case scenario, si erano messi a disposizione dell’elezione di Kerry al posto dell’odiato Bush, il W. della famigerata (e santissima) guerra in Iraq.

 

La faccenda non fu approfondita, non si verrà mai a capo della malizia presunta dei due superliberal televisionisti, perché la storia finì con il mito del giornalismo investigativo in fuga con la coda tra le gambe (e i due prosecutor di 60 minutes hanno ammesso di aver lavorato in fretta e male, pur pretendendo che si creda loro sulla parola, parola di re).

 

Ma il cinema americano è specializzato in fregnacce che volano sulle ali di sceneggiature mediatiche. Il Watergate e i Pentagon Papers avevano tanti anni fa inaugurato un’epica della ricerca di verità “scomode” (che aggettivo stronzo, se riferito a realtà morali invece che a una sedia male impagliata), poi passata a nutrirsi della pedofilia dei preti e delle mene arcivescovili in funzione di cover up. Potevano risparmiarsi una accorta rivisitazione mitopoietica di uno scandalo liberal e perbenista nel cuore dell’Upper West Side di Manhattan? No, non potevano.

TRUTHTRUTH

 

E si è trovato il modo di girare un film furbissimo, accolto a New York dai gridolini entusiasti della crema sociale democratica, un film che non prende parte ma prende parte. Dare a Mary Mapes il volto eccelso di Cate Blanchett e al vecchio e segnato Dan Rather la facies del vecchio e segnato Robert Redford è già un giudizio sul piano dei segni: una carognata o una sciatteria diventa improvvisamente una favola ammaliante.

 

La mitica Cbs diventa un potere forte in grado di fermare la verità, cioè di trasformare i desideri dei liberal in fatti. Il cinema era nato per l’ironia e la grandezza intellettuale e artistica, e quanto al giornalismo nello splendore dei non so quanti millimetri basta pensare allo Hearst di Orson Welles (“Quarto potere”) e alla prima pagina di Billy Wilder, ma poi il cinema è morto, non per le grandi folle credulone, in braccia alla passione hollywoodiana per l’epica, appunto, dei cazzari.

 

george w bushgeorge w bush

Questo James Vanderbilt sarà anche bravo, come dicono, e le due star sono di prima classe. Ma quando andrete inesorabilmente a vedere il film ricordatevi che Bush, fino a prova contraria, ha fatto il suo dovere nella Guardia Nazionale, e che Obama, fino a prova contraria, ha dovuto riconoscere che andarsene dall’Afghanistan, come da lui programmato meticolosamente, significherebbe lasciare il passo ai tagliagole. Sono verità, quelle sì, molto scomode, più scomode di uno sgabellino sfondato.

john kerryjohn kerry

 

Ultimi Dagoreport

julianne moore tilman fertitta

FLASH – L’AMBASCIATORE AMERICANO IN ITALIA, TILMAN FERTITTA, HA SCAPOCCIATO CON I VERTICI DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA: IL MILIARDARIO, AMICO PERSONALE E FINANZIATORE DI TRUMP, SOGNAVA DI INCONTRARE LA DIVA JULIANNE MOORE, NELLA CAPITALE PER PARTECIPARE AL FESTIVAL. LA GRANDE ATTRICE SI È RIFIUTATA, ESSENDO UN’ANTI-TRUMPIANA DI FERRO – FERTITTA SE LA SAREBBE PRESA DIRETTAMENTE CON L’INCOLPEVOLE SALVO NASTASI, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CINEMA PER ROMA, CHE AVREBBE DOVUTO ORGANIZZARE, SECONDO FERTITTA, UN’IMBOSCATA ALL'ATTRICE PREMIO OSCAR…

elly schlein franceschini, zingaretti, orlando, speranza decaro, de pascale); gualtieri beppe sala veltroni, bersani, gentiloni

DAGOREPORT – SE ELLY SCHLEIN SPADRONEGGIA NEL PD E’ ANCHE PERCHE’ CHI POTREBBE CONTRASTARLA, PERCHE’ NON CONDIVIDE LE SUE IDEE, EVITA DI ESPORSI (PER PARACULISMO O CONVENIENZA) – DAI MAGGIORENTI DEM (FRANCESCHINI, ZINGARETTI, ORLANDO, SPERANZA) AI GOVERNATORI FURBACCHIONI (DECARO, DE PASCALE); DAI SINDACI CACADUBBI (GUALTIERI) A QUELLI CHE SI SONO ALLINEATI BEPPE SALA) FINO AI “PADRI NOBILI” (VELTRONI, BERSANI, GENTILONI) CHE SOGNANO IL QUIRINALE, IN CASO DI VITTORIA DEL “CAMPO LARGO” – IL RUOLO DI STEFANO BONACCINI CHE DA RIVALE DI ELLY SI E' TRASFORMATO NEL SUO CAVALIER SERVENTE ED E' STATO ABBANDONATO DAI SUOI - EPPURE, PER I SONDAGGI, SI PROFILA UNA SOLENNE BATOSTA PER ELLY - E SE COSI’ FOSSE, GLI ELETTORI DEL CENTROSINISTRA SAPREBBERO CON QUALI “IMBOSCATI” PRENDERSELA…

leonardo maria del vecchio marco travaglio il fatto quotidiano

DAGOREPORT - L’ULTIMA SMARGIASSATA MANICOMIALE DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO DI LANCIARE UN’OPA SULLA "SEIF", SOCIETA EDITORIALE DEL "FATTO QUOTIDIANO", REO DI SQUADERNARE CON I SUOI ARTICOLI FATTI E MISFATTI DELLA SUA AGITATISSIMA ATTIVITÀ PRIVATA E PROFESSIONALE, FINO A IERI POTEVA RIENTRARE IN UNA CATEGORIA BEN NOTA IN ITALIA CON IL TERMINE: "CI SEI O CI FAI?", "SEI SCEMO O MI STAI PRENDENDO PER IL CULO?" - NEL CASO DI LMDV, ORMAI, L’INTERROGATIVO NON HA PIÙ SENSO: IL SIGNORINO È PROPRIO FUORI DI TESTA, FUORI ORARIO, FUORI BINARIO - ANZICHÉ OCCUPARSI DI SBLOCCARE LA RISSA IN CASA DEL VECCHIO CHE OCCUPA LE CRONACHE FINANZIARIE ITALIANE DA BEN QUATTRO ANNI, NONCHÉ PREOCCUPARSI DI UN DEBITO PERSONALE CRESCIUTO A VELOCITÀ IMPRESSIONANTE, IL RISULTATO OTTENUTO DALL’ULTIMA SPACCONATA DA FEDEZ PICCHIATELLO DI LEONARDINO, DETTO LENNY, È CHE OGGI IN BORSA È RIUSCITO A FAR BALZARE IN POSITIVO IL TITOLO DELLA SOCIETÀ EDITORIALE IL FATTO: + 18,18%. BENE, BRAVO, CONTINUA COSÌ…

elly schlein vincenzo de luca piero

VINCENZO, SCENDI IN CAMPO! - DE LUCA E' STUZZICATO ALL'IDEA DI CANDIDARSI ALLA PRIMARIE DEL "CAMPO LARGO", MA AL MOMENTO DELLA VERITA’ SI FRENA PER NON DANNEGGIARE IL FIGLIO PIERO, DEPUTATO DEM E COORDINATORE DEL PD IN CAMPANIA - RENZI IMPLORA IL SINDACO DI SALERNO DI PROPORSI COME FRONTMAN DI ITALIA VIVA (“DA SOLO VALE DUE PUNTI PERCENTUALI”) MA LO SCERIFFO HA DECLINATO (PER ORA) PER IL “BENE” DI PIERO, E CHIEDE AI SUOI FEDELISSIMI DI IMPEGNARSI PER ELLY SCHLEIN ALLE PRIMARIE - RISULTATO: I SUOI STORICI AMICI LO STANNO MOLLANDO PERCHE' NON LO RICONOSCONO PIU'... - VIDEO!

vetrine rotte maranza giorgia meloni youssef siher

DAGOREPORT - A GUARDARE I TIGGÌ RAISET, E LEGGERE I GIORNALONI PRO-MELONI, CON IL FERMO DI YOUSSEF SIHER L’ITALIA HA RISOLTO TUTTI I SUOI PROBLEMI: “MARANZA” SCONFITTI, ADDIO SACCHEGGI! - OVVIAMENTE È UNO SPECCHIETTO PER GLI ALLOCCONI: LA SENSAZIONE È CHE SIHER, CHE ERA NEL CASSETTO DEI SERVIZI DA TEMPO, ABBIA COLTO AL VOLO L'OCCASIONE DI INFILARSI NELLA BOLGIA SOCIAL, PER MAGARI DIVENTARE IL LEADER DELLA ''RIVOLTA MARANZA'' - UNA "RIVOLTA" CHE, GUARDA IL CASO, HA "COPERTO" LE PROTESTE NEL SUD DEI TIR PER IL CARO-BENZINA E I SUPERMERCATI MEZZI-VUOTI – LA DESTRA “ORDINE E SICUREZZA” È AL GOVERNO DA QUATTRO ANNI, AVREBBE DOVUTO PREVENIRE GLI SCONTRI DI MILANO, NON INTERVENIRE A VETRINE SFASCIATE - SORGI: “SE NON VOGLIAMO RITROVARCI COME LA FRANCIA CON LE SUE PERIFERIE INGOVERNABILI, BISOGNA CHE ACCANTO ALLA MACCHINA DELL'ORDINE PUBBLICO SE NE MUOVA UN'ALTRA CAPACE DI INTERVENIRE NELLA SOCIETÀ PER AFFRONTARE LA GRANDE CRISI SOCIALE...”

cateno de luca luigi marattin sindaci d italia giorgia meloni

DAGOREPORT – MARATTIN S-CATENATO! IL DEPUTATO EX RENZIANO POTREBBE APPRODARE NEL CENTRODESTRA ATTRAVERSO IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA, EVITANDO COSI’ DI DOVER RACCOGLIERE SEIMILA FIRME A COLLEGIO PER PRESENTARSI ALLE PROSSIME ELEZIONI – L’INCONTRO TRA MARATTIN E DE LUCA IN UN RISTORANTE DI ROMA NORD – GIORGIA MELONI DOVREBBE ESSERE PRESENTE ALLA CONVENTION DELLA PROSSIMA SETTIMANA DI “NORD CHIAMA SUD”, CHE CAMBIERA’ NOME E SIMBOLO: DIVENTERÀ “SINDACI D’ITALIA”, PER FARE CONCORRENZA AL MOVIMENTO CIVICO DI ALESSANDRO ONORATO –  “SCATENO” È PRONTO AD ACCOGLIERE ANCHE I LEGHISTI NON “BLINDATI” DA SALVINI – VERSO UNA LISTA UNICA FORZA ITALIA-NOI MODERATI. LA MELONI “TIFA” TAJANI, CONSIDERATO PIU’ AFFIDABILE DI OCCHIUTO…