FU IL “PADRINO” A INVENTARE COSA NOSTRA - IL ROMANZO DI MARIO PUZO E IL FILM DI FRANCIS FORD COPPOLA PER PRIMI DIEDERO RISALTO AI CODICI ESPRESSIVI E CULTURALI DELLA MAFIA ITALO-AMERICANA - I MAFIOSI OGGI STESSI USANO GLI STESSI LINGUAGGI PER PRESENTARSI ALL’ESTERNO E OTTENERE CONSENSO

 

Salvatore Lupo per “la Repubblica”

 

robert de niro   il padrino parte iirobert de niro il padrino parte ii

Possiamo dire che fu il primo pentito; anche se gli americani preferiscono dire semplicemente turncoat, voltagabbana. Nel settembre 1963, Joe Valachi testimoniò davanti alla Commissione d’inchiesta del Senato degli Stati Uniti sul crimine organizzato. Rivelò l’esistenza in America di una grande organizzazione criminale italiana.

 

Lui lo sapeva perché ne aveva fatto parte. Gli fu chiesto: si chiama mafia? No, rispose, il suo nome è Cosa nostra. Era proprio quella cosa lì: quella di cui gli italo-americani avevano sempre negato l’esistenza, definendola una diceria, una leggenda, una calunnia inventata dagli americani, e ultimamente dall’Fbi, per colpevolizzare ed emarginare gli italiani.

al pacino   il padrinoal pacino il padrino

 

Mario Puzo decise di scrivere Il padrino nel 1966, e il romanzo venne pubblicato nel 1969. Il primo dei film diretti da Francis Ford Coppola uscì nel 1972. Non era il primo film su gangster italiani, era forse il primo che partisse da quella cosa lì per spiegare l’etnicità, la cultura, l’identità italiana negli Stati Uniti. Le associazioni rappresentative della comunità italo-americana protestarono, picchettarono i cinema, definirono Puzo e Coppola come traditori.

 

Alcuni anni più tardi, l’Order Sons of Italy avrebbe accusato Scorsese, De Niro e il cast dei Sopranos come complici di un presunto “Olocausto” italiano. Noi potremmo dire, viceversa, che gli italiani d’America non avevano più bisogno di guadagnarsi la benevolenza degli altri americani presentandosi come rispettabili.

 

il padrino 2il padrino 2

Non dovevano più nascondersi nella folla della società inter-etnica. Sentirono, al pari di neri, ebrei, ispanici, che era giunto il momento di rivendicare una propria identità. Fosse anche quella negativa e criminale, da cui poteva comunque desumersi una storia di sofferenze collettive, che poteva essere trasformata in epica.

 

La parte più etnica del film è la prima, quella che rappresenta le nozze della figlia di don Vito Corleone. Mentre il rito va avanti nel giardino della grande villa, nel suo studio il padrino riceve i suoi figliocci e altri amici. Uno dei questuanti è Amerigo Bonasera. Non a caso si chiama Amerigo: vuol essere americano, rispettare la legge, dimenticare le barbare usanze del suo Paese d’origine.

il padrinoil padrino

 

Però sua figlia è stata ferocemente pestata, quasi stuprata; e i due giovanotti di buona famiglia che l’hanno fatto sono stati rimessi in libertà. Bonasera vuole che il padrino faccia per lui vendetta, ma dice “giustizia”. In cambio gli viene chiesto “rispetto”, e lui deve concederlo. I due non saranno uccisi. Saranno anch’essi pestati. La pena è proporzionale al delitto, come si conviene a un sistema giudiziario ben funzionante. Il padrino sottolinea che in cambio non vuole denaro, ma rispetto. Nel film la sua figura è come investita da una luce, mentre emette la sentenza.

 

Nel frattempo Michael, il figlio istruito e americanizzato del padrino, spiega alla sua ragazza — americana e della classe media — qualche codice culturale esotico: la tradizione, dice, vuole che un siciliano non possa rifiutare un favore chiestogli nel giorno delle nozze della figlia. Io veramente non ho mai sentito, né letto nei repertori del folklore siciliano, di qualcosa del genere.

Marlon Brando ne Il Padrino Marlon Brando ne Il Padrino

 

Siamo all’ennesima variante sul tema “invenzione della tradizione”. Puzo e Coppola per fortuna ci risparmiamo i richiami ai Vespri siciliani, ai Beati Paoli, alle leggende storiche evocando le quali i mafiosi stessi sono usi nobilitarsi, che molto vengono prese per buone dai giornalisti italiani e ancor più da quelli americani: tra gli altri, da Gay Talese nel fortunatissimo Honor Thy Father (1971), scritto con Bill Bonanno, figlio del boss Joe Bonanno.

 

Puzo e Coppola comunque fanno propria la retorica mafiosa senza pudore. La vergine italiana non ha avuto protezione dalla legge “fredda”, formale, americana; il padre per avere giustizia dovrà ricorrere a quella “calda” del padrino, derivante non da un codice astratto ma da un rapporto personale (clientelare, diremmo noi).

Il Padrino oscar CoppolaIl Padrino oscar Coppola

 

Peraltro nel romanzo il termine mafia è usato solo occasionalmente e in senso negativo. Solo una volta don Vito dice “Cosa nostra” rivolgendosi agli altri boss. E solo in quest’occasione si riferisce alla società come a un tutto. Altrove usa appunto termini più “caldi”: famiglia, amicizia, onore.

 

Il Padrino gioca intorno al tema dell’identità etnica, si diverte a ribaltare uno schema di colpevolizzazione collettiva, prova a volgerlo in positivo sostenendo che gli italiani possono immettere in una società originariamente “fredda”, nordica, anglosassone, il calore di istinti e passioni, di familismo e robusta barbarie, imbarbarendo ma anche arricchendo l’America.

Il Padrino foto scenaIl Padrino foto scena

 

Il retaggio della Sicilia/Italia, del vecchio mondo, diviene la chiave esplicativa dell’elemento arcaico che è in tutti gli esseri umani, un qualcosa — peccato o virtù — che ha a che fare con l’eterno immaginario mediterraneo fatto di istinti e vitalità, che con la modernità e l’americanizzazione si va perdendo e si potrebbe rimpiangere.

 

Il PadrinoIl Padrino

È ovvio: la rappresentazione artistica nobilita un fenomeno di per sé turpe e deteriore. Questo rappresenta un problema per chi legge il libro e vede i film, per noi italiani di inizio XXI secolo che la esperienza storica ha reso consapevoli dell’estrema pericolosità del fenomeno mafioso. Tra l’altro, i mafiosi stessi usano questi concetti per presentarsi all’esterno, per ottenere consenso e creare complicità.

 

il-padrinoil-padrino

Come mostrano certe conversazioni intercettate dalle autorità, si richiamano al senso dell’onore, alla famiglia, all’amicizia, a regole giuste intese a evitare la violenza e a mantenere la pace, anche nella pratica della loro professione, rivolgendosi sia ai loro sodali sia ai potenziali utenti dei loro servizi: i quali vanno convinti che la mafia è un eccellente sistema per risolvere le controversie, trovare lavoro, mandare avanti gli affari. È l’arte a ispirarsi ai discorsi su cui basano il loro potere? O sono loro a trarne ispirazione? Impossibile dare una risposta univoca. Godiamoci dunque la rappresentazione. Non dimentichiamo però i materiali ben più vili di cui la mafia vera è composta.

Il PadrinoIl Padrino

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