houellebecq e depardieu sul set

MEGLIO UN GIORNO DA HOUELLEBECQ CHE GLI ALTRI 364 DA SAVIANO O PICCOLO - BORGONOVO: ''I RECENSORI ITALIANI (COMPRESI QUELLI DI SINISTRA) FANNO A GARA PER CELEBRARE IL NUOVO ROMANZO DELLO SCRITTORE FRANCESE. NE LODANO L'ANTICONFORMISMO, MA PRESTO TORNERANNO A INCENSARE GLI AUTORI ALLINEATI DI CASA NOSTRA. PICCOLO, NEL SUO LIBRO SUI MASCHI, SEMBRA CHE VOGLIA COMPIACERE QUALCHE FEMMINISTA BELLICOSA DESCRIVENDO GLI UOMINI COME MALATI DI SESSO''

 

Francesco Borgonovo per “la Verità

 

houellebecq si e sposato

La domanda scivola sottotraccia, urgente ma imbarazzante da pronunciare. A leggere i vari articoli usciti nei giorni scorsi a proposito di Serotonina (La Nave di Teseo) sembra proprio che i recensori italiani si balocchino con un interrogativo pressante: perché i francesi hanno Michel Houellebecq e a noi tocca gente come Roberto Saviano?

 

Sono senz' altro i due autori che, almeno nel nostro Paese, hanno occupato di più le pagine dei giornali nelle ultime settimane. Houellebecq per via dell' imminente uscita del nuovo libro, già un successo in Francia, subito definito «il romanzo dei gilet gialli» (come se avesse bisogno dello slogan per vendere di più). Saviano, al solito, si fa notare per il sempre più evidente tentativo tricologico di assomigliare al cestista Lebron James e per i sempre più disperati attacchi a Matteo Salvini (per l' ultimo si è addirittura improvvisato difensore delle forze dell' ordine).

 

houellebecq serotonina

Già questi particolari basterebbero per sciogliere il nodo: Houellebecq orienta il dibattito politico con un romanzo potente, Saviano lo rincorre sui social network e sui quotidiani online.

 

Non a caso, alcune analisi giornalistiche puntano proprio in questa direzione.

Secondo Pierluigi Battista, per dire, Houellebecq è «uno scrittore che con la sua esibita impoliticità, con il suo ostentato disprezzo verso le pose dell' impegno e della letteratura che si vuole militante e ispirata alle Grandi Cause, riesce a captare i movimenti tellurici destinati a riversarsi tumultuosamente sul palcoscenico illuminato dell' attualità politica».

 

Persino Mario Lavia, su Democratica (la newsletter del Pd) sembra prendersela con gli «impegnati», notando che Houellebecq presenta «al posto dell' engagement inchiodato alla realtà dell' oggi, una sorta di recherche [...] una ricerca fantastica di come sarà il domani». Che qualcuno d' area Pd s' avventuri nell' elogio di Serotonina suscita un sorriso amaro, visto che parliamo dell' area politica di riferimento della maggior parte degli scrittori italiani di fama, i quali hanno fin troppo da invidiare al ruvido francese.

Michel Houellebecq

Il punto è proprio questo.

 

Se anche in Italia sbocciasse uno come Houellebecq, non otterrebbe lo stesso trattamento né godrebbe del medesimo successo.

L' autore transalpino non è uno sciamano, un rabdomante o un uomo benedetto dal dono della divinazione. Per la verità, egli non scrive del futuro, ma del presente. Il suo romanzo più profetico, probabilmente, è La possibilità di un' isola, che però non ha avuto lo stesso impatto di Sottomissione o dell' ultimogenito.

 

FRANCESCO PICCOLO L'ANIMALE CHE MI PORTO DENTRO

Raccontando la resa all' islam, Houellebecq ha raccontato l' attualità, l' ha analizzata e sviscerata. Lo stesso avviene in Serotonina. In entrambi i romanzi, il protagonista è un maschio bianco europeo sfiancato dalla vita, sfibrato e sterile, il maschio dei nostri giorni.

 

È lo stesso maschio raccontato in Estensione del dominio della lotta e Piattaforma. Per descriverlo, il caro Michel non ha dovuto immaginarsi niente, si è semplicemente guardato intorno.

 

Pure qualche italiano si è cimentato con la mascolinità. Uno dei libri più discussi e venduti del 2018 è stato L' animale che mi porto dentro (Einaudi) di Francesco Piccolo. Anche Piccolo ha pascolato nell' attualità, ha messo in pagina vicende quotidiane. Ma due aspetti lo rendono diverso da Houellebecq. Per prima cosa, il suo romanzo è l' ennesimo esercizio di «autofiction» (tendenza dominante ormai da anni, a cui ha dedicato un servizio l' Espresso sull' ultimo numero). In pratica, narcisismo spinto con contorno di autoreferenzialità: gli scrittori italiani tendono a parlare di sé stessi, e il mondo circostante risulta soltanto un orpello.

francesco piccolo

 

Altro aspetto determinante sono le idee. Piccolo, nel suo libro sui maschi, ricicla i più triti stereotipi, sembra che voglia compiacere qualche femminista bellicosa descrivendo gli uomini come malati di sesso. Niente di diverso dalla retorica che invade la televisione e i giornali.

 

E qui torniamo al punto di partenza. Se non ti conformi al discorso dominante, dalle nostre parti sei tagliato fuori. Niente paginate sui supplementi culturali prestigiosi, niente premi, al massimo qualche comparsata televisiva in orari da televendite osé.

 

francesco borgonovo la verita'

A dominare la scena sono le intemerate dei Roberto Saviano, cioè degli impegnati, dei piccoli Pasolini in assenza di Pasolini, che fanno da megafono ai partiti. Se fai parte del giro, tutto ti è concesso. Prendiamo un altro scrittore che ho goduto di una certa visibilità, Edoardo Albinati. Vincitore del premio Strega, si è fatto notare la scorsa estate per una frase sciagurata sui migranti a bordo della nave Aquarius: «Ho desiderato che morisse qualcuno sulla nave Aquarius. Ho detto: adesso, se muore un bambino, io voglio vedere che cosa succede per il nostro governo».

 

 Non si è scusato, per quelle parole, ma nemmeno ha avuto il fegato di rivendicarle. Albinati si è arrampicato sugli specchi nel tentativo di salvare la faccia, accusando il governo per le sue bassezze. Che cosa ha ottenuto? Le proverbiali paginone di intervista, e un libro pubblicato di corsa in cui ricostruiva il suo «pensiero». Poiché le sue idee in materia di immigrazione erano politicamente accettabili, è stato premiato e lisciato.

Libriccino a tema migratorio anche per Sandro Veronesi: ha messo insieme alcuni articoli sulle Ong ricavandone un pamphlet tristanzuolo, e di nuovo ha fatto il giro d' onore dei media.

SAVIANO

 

Ecco perché dalle nostre parti non c' è un Michel Houellebecq. Il problema non è che manchino i profeti o i geni, di quelli che ne sono pochi ovunque. Mancano soltanto gli intellettuali con un po' di coraggio, capaci di esprimere un pensiero politico diverso da quello che, per semplicità, chiameremo progressista (se non si semplifica non si va da nessuna parte, scrive Houellebecq). E, quando ne compare qualcuno, di solito viene trascurato, messo in disparte, ignorato. Quando esce un nuovo libro del francese, tutti si mettono in fila come se ne volessero rubarne un pezzetto. Poi il clamore diminuisce e si torna alla normalità, alla banalità politicamente gradita.

Alla triste estensione del dominio dei Saviano.

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