1. GIOVANI, BELLI E IDIOTI. VUOTI E SUPERFICIALI. BENVENUTI ALLA GENERAZIONE VUOTA DI “BLING RING”, DOVE ALLA FINE L’UNICA IDENTITÀ È QUELLA FORNITA DAI NOMI DEGLI OGGETTI DA DEPREDARE NELLE CASE DI RICCHI E FAMOSI. ROLEX, DOLCE & GABBANA, CHANEL, BULGARI, LOUBOUTIN, HERMÈS, PRADA, MCQUEEN, DIOR, ETC. MA COSA CI SIA DOPO NON SI SA 2. NESSUNO COME SOFIA COPPOLA HA INDAGATO TANTO IL VUOTO DELLA GIOVENTÙ DI QUESTI ULTIMI VENT’ANNI. I LORO RAPPORTI CON LE IMPOTENTI GENERAZIONI PRECEDENTI 3. DALLA CALIFORNIA ALL’ITALIA, SARANNO “CRE-TEEN AGER” ANCHE I NOSTRI FIGLI? A VOLTE TE LO CHIEDI, QUANDO RISPONDONO CON SUFFICIENZA O QUANDO LI ASPETTI FINO ALLE QUATTRO DI NOTTE SVEGLIO SENZA SAPERE COSA FACCIANO E COSA SI RACCONTINO

The Bling Ring di Sofia Coppola.

Marco Giusti per Dagospia

Giovani, belli e idioti. Vuoti e superficiali. Saranno così anche i nostri figli? A volte te lo chiedi, specialmente quando ci parli e rispondono con sufficienza o quando li aspetti fino alle quattro di notte sveglio senza sapere cosa facciano e cosa si raccontino.

Magari speriamo che non siano proprio come le Nicki, Sam, Rebecca, Marc, le ragazzine e i ragazzini di Bling Ring (in originale suonerebbe The Bling Ring) di Sofia Coppola, in cerca di case di ricchi e famosi da depredare in cerca di scarpe, vestiti e borsette firmate, ma soprattutto riconosciute proprietà di celebrities come Paris Hilton o Lindsay Lohan?

Ci viene il dubbio che siano solo i figli di un'altra generazione totalmente vuota o un'evoluzione, meno drammatica, delle ragazzine suicide del primo film della Coppola, Il giardino delle vergini suicide, che anticipava la grande crisi economica americana e poi internazionale, con il loro malessere adolescenziale.

O della Scarlett Johanssen sperduta a Tokyo di Lost in Translation o della Marie Antoinette di Kirsten Dunst che espone le sue scarpe firmate nella reggia di Versailles pronta a perdere letteralmente la testa. O delle sorelline delle ragazze di Harmony Korine in cerca di sballo e di vacanze di Pasqua in Spring Breakers.

Ammettiamo che nessuno come Sofia Coppola ha indagato tanto il vuoto e il superficiale della gioventù di questi ultimi vent'anni, soprattutto al femminile, i loro rapporti con le impotenti generazioni precedenti e il misterioso perché siamo arrivati a questo punto. Lo ha indagato così accuratamente, da Tokyo alla Hollywood dello Chateau Marmont, coi suoi attori molli e indifferenti a tutto e a tutti, che spesso anche i suoi stessi film vengono confusi con quello che lei mette in scena e osserva.

Ritratti vuoti di una generazione vuota, anche se con bella musica e belle immagini. I critici si dividono proprio a metà, c'è chi adora il suo modo di riprendere la realtà e chi la ritiene ormai parte stessa di quella superficialità, come dimostrano le recensioni americane del suo ultimo film. "Non c'è niente da dire sui ragazzi che non hanno niente di meglio da fare che rubare ai ricchi e famosi" (Peter Howell, "Toronto Star").

"The Bling Ring occupa una vertiginosa terra di mezzo fra banalità e trascendenza e il suo rifiuto a consegnarsi all'una o all'altra parte è sia il segno della sua integrità che una fonte di frustrazione" (A.O.Scott, "Ney York Times"). "Il senso di distacco tipico del lavoro della Coppola, il freddo, distaccato, onirico modo con cui guarda i suoi personaggi lavora stavolta contro di lei" (Christy Levine).

"Osando confrontarsi con questi nocivi, apparentemente vuoti fenomeni su termini estetici, e riducendoli a un grado minimo della loro piattezza e semplicità, Coppola li rende estremamente pieni di sostanza" (Richard Brody, "The New Yorker"). "Ci lascia una sensazione di vuoto analoga a quella delle vite che cerca di mettere in scena" (Betsy Sharke, "Los Angeles Times").

Il problema è essenzialmente questo. L'osservazione del fenomeno del vuoto che avvolge i nostri ragazzi, siano questi nati a Los Angeles o a Roma, siano ricchi o borghesi o poveri, è accettata solo se c'è una critica alla società, al consumismo, all'ambiente che li ha generati. Sofia Coppola invece prende le distanze da tutto ciò e si pone verso di loro con una specie se non di freddo distacco o di simpatica comprensione, diciamo come fosse lo schermo di una villa dei vip mentre viene profanata.

Uno schermo che non vuole avere una posizione morale. E la cosa le viene rimproverata. "Che cosa vuole che noi si pensi di questi giovani belli e idioti? Che cosa pensa lei?", si chiede Ty Burr. Ma non c'è troppo da pensare. Loro sono così. Fanno questo. Parlano in questo modo. Educati da Internet e dalla tv, dalle serie televisive e da face book. Costruiscono tutto sui loghi, sui marchi. Ma non c'è davvero un perché.

Del resto The Bling Ring si svolge a Los Angeles, a Hollywood, nello stesso vuoto dove si muovevano anche i ragazzi di Palo Alto, diretto dalla nipote di Sofia, Gia Coppola. Grandi feste fino a tardi, fumo, alcool, scopate e scorribande in macchina prima di finire in questura. E la stessa cosa per le Selena Gomez e Vanessa Hudgens di Spring Breakers. Vogliono veramente qualcosa oltre strafarsi e ballare? I genitori? Beh, non è che diano una grande mano.

In Palo Alto un padre ci prova con un amico del figlio. Ovunque brillano per assenza. Di solito pensano a malapena a se stessi. Del resto ritroviamo lo stesso vuoto riempito di riprese porno al cellulare negli adulti di The Canyons di Paul Schrader scritto da Brett Easton Ellis, come se nelle riprese casalinghe rivivessero l'ultimo sussulto di un cinema che non esiste più.

Se Jim Jarmusch, nella lontana Detroit in demolizione costruisce un teatrino per vecchi vampiri anni '70 malati di rock e di romanticismo che vedono Los Angeles come "la capitale degli zombie", e Larry Clark deve finire fino in Texas, per filmare, in Marfa Girl, una gioventù come incapace di reagire all'immobilismo della società americana e alla sua violenza, i film ambientati a Los Angeles, la città degli angeli, sembrano offrire un quadro più desolante e conturbante di un paese e di una gioventù destinata alla fine anche senza grandi esplosioni di violenza di classe o di cultura.

Rubare o farsi o guidare in stato di ebbrezza è già un qualcosa rispetto al nulla che li circonda, un nulla che già aveva avvolto i loro genitori. In This Is the End di Evan Goldberg e Seth Rogen, nelle ville di Hollywood dove le ragazzette di The Bling Ring arrivano la notte per depredare di cimeli i loro proprietari ricchi e famosi, arriva il diavolo in persona a chiedere il conto di tanto spreco di soldi e di speranze in cambio del nulla.

Peggio che se arrivasse Marx in persona. Ma i molli e corrotti abitanti della città seguiteranno a fare mosse insulse e sbagliate che non saranno d'aiuto per salvarsi la vita. Anzi. Penseranno anche di violentare Emma Watson, curiosamente protagonista anche di The Bling Ring, che preferirà scappare dalla casa degli "amici" e affrontare il diavolo armata di un'ascia che rimanere nel vuoto anche in un momento simile.

In Palo Alto i giovani protagonisti non avranno quasi speranza di uscire dal conformismo pariolo dei loro genitori. Almeno i ragazzi di The Bling Ring hanno il sogno di possedere materialmente degli oggetti di lusso dei vip, pensano di rubare, oltre agli oggetti, le identità dei loro proprietari. Non sanno però che è solo un circolo vizioso, visto che le Paris Hilton o le Lindsay Lohan sono le stesse ragazze vuote che vediamo in This Is the End o The Canyons o Somewhere.

La differenza tra i ragazzi e gli adulti è allora solo nel desiderio di muoversi, di fare qualcosa, anche se sbagliato, prima di arrivare a dove stanno gli adulti, cioè intrappolati nel vuote delle ville. Nella città degli zombie.

In qualche modo Sofia Coppola sembra quella che più da vicino osi toccare questa realtà, forse perché la sua storia è vera e ripresa dalla cronaca, forse perché rimette in scena i furti negli stessi posti dove vennero fatti, ma anche gli altri film giocano a diversi livelli con la realtà dei luoghi e dei personaggi, quella di Lindsay Lohan e James Deen in The Canyons, quella degli attori che recitano loro stessi in This Is the End, come James Franco, quella dei giovani attori figli di veri attori famosi in Palo Alto.

Ma questi eccessi di realtà non cambiano il quadro complessivo costruito dalla Coppola prima in Somewhere e ora in The Bling Ring, un circolo vizioso dove non c'è possibilità di fuga, dove le macchine si muovono fino a ritornare al punto di partenza. Dove alla fine l'unica identità è proprio quella fornita dai nomi degli oggetti rubati. Ma cosa ci sia dopo non si sa.

 

 

PARIS HILTON E SOFIA COPPOLA EMMA WATSON CON SOFIA COPPOLA E IL CAST DI THE BLING RING A CANNES sofia coppola IL CAST DI THE BLING RING IL CAST DI THE BLING RING EMMA WATSON PER PRESENTARE THE BLING RING A CANNES selena gomez e vanessa hudgens in spring breakers jpegspring breakers spring breakers james franco spring breakers james franco spring breakers selena gomez jpeg’Palo Alto’’ di Gia Coppola’Palo Alto’’ di Gia Coppola’Palo Alto’’ di Gia Coppola’Palo Alto’’ di Gia CoppolaThe Canyons

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