“MORIRÒ IN CONCERTO? VA BENE, MORIRÒ” – GIOVANNI LINDO FERRETTI RACCONTA COME È USCITO DALL’ISOLAMENTO “BARBARICO” DELL’APPENNINO PER TORNARE SUI PALCHI PER LE REUNION PRIMA DEI CCCP E IN AUTUNNO DEI CSI (NEL MEZZO, UNO SPETTACOLO-READING DA SOLO): “TUTTO VA CONTRO QUESTA COSA: L'ETÀ, IL BUON SENSO... NEL 2024 SONO SALITO SUL PALCO A BOLOGNA A 71 ANNI E MI SONO RIMESSO A CANTARE. POCHI GIORNI PRIMA AVEVO AVUTO UN INFARTO A VENEZIA. UN SEGNO, PERCHÉ SE MI FOSSE SUCCESSO A CERRETO, NELLA MIA STALLA NON SO COME SAREBBE ANDATA” – IL LIBRO “ÒRA ET LABORA”, L’IMPERATIVO ASSOLUTO DELLA PREGHIERA E LA DIFESA DEL “MONDO ARCAICO, CONTADINO, PAESANO, CHE ABBIAMO VISTO SCOMPARIRE” - VIDEO
giovanni lindo ferretti percuotendo, in cadenza auditorium parco della musica, roma
1. GIOVANNI LINDO FERRETTI "ERO UN PUNK BLASFEMO ADESSO SCRIVO PREGHIERE"
Estratto dell’articolo di Luca Valtorta per "la Repubblica"
C'è un momento, nella tarda primavera del 2022, in cui Giovanni Lindo Ferretti crede di aver chiuso i conti con il mondo. Settant'anni alle spalle, i cavalli invecchiati che non possono più essere cavalcati, la casa sull'Appennino tosco-emiliano come rifugio.
Un libro Ora (nella nuova versione si è aggiunto -et labora, poi capiremo il perché), sottotitolo: Difendi conserva prega doveva essere l'ultimo atto. La testimonianza di chi ha smesso di interessarsi "al racconto che il mondo fa di sé tra vacuità e tornaconti da poco". E invece no.
Come è nato questo libro?
GIOVANNI LINDO FERRETTI DA BAMBINO
«Era nato molto tempo fa quando avevo pensato di sparire per sempre dalla scena pubblica e dal palco. Avevo pensato di farlo per me e mi ero organizzato per stamparne 100 copie per gli amici, quando un mio caro amico di Reggio mi ha detto: "Senti l'editore Aliberti mi ha chiesto se ti andrebbe di scrivere un libro sulle tue preghiere".
In pratica mi chiedeva di fare il libro che io stavo scrivendo per me stesso, quindi ho detto sì. È uscito nel 2022, solo che, al contrario delle mie aspettative, poi è successo di tutto: dalla ricostituzione dei CCCP fino a quella che abbiamo appena annunciato dei CSI.
giovanni lindo ferretti - ora et labora
Aliberti lo voleva ristampare ma a questo punto era necessario aggiungere due capitoli: uno iniziale e uno finale per spiegare questi ultimi eventi, così il titolo è diventato Ora et labora perché non faccio altro che andare in giro a fare concerti».
Infatti adesso, in attesa dei concerti dei CSI c'è un tour da solo.
«Il libro riesce anche perché è l'ossatura su cui è costruito il nuovo spettacolo. Si intitola Percuotendo. In cadenza e doveva essere un unicum per un evento organizzato a Vicenza dal Teatro delle albe di Ermanna Montanari e invece era venuto così bene che lo abbiamo rimesso in piedi».
Il sottotitolo è "Difendi conserva prega". Può spiegare che cosa significa?
[…] Sono tre imperativi ma "difendi" e "conserva" vanno coniugati, nel senso che dipende: conserva che cosa? difendi chi? perché? Invece "prega" è un imperativo assoluto, cioè si deve pregare e basta».
Ha sempre pregato?
«Da bambino pregavo, poi ho smesso, anzi sono diventato un bestemmiatore. Poi, senza volerlo, ho ricominciato. Ero ancora nei CCCP e mi è nata in testa "Madre", una canzone che è una preghiera a tutti gli effetti».
Cosa significa per lei "difendi"?
«È la difesa di questo mondo che abbiamo visto scomparire. La difesa del mondo arcaico, contadino, paesano. Ho riletto un'altra cosa di Pasolini in questi giorni, per caso, dove parla del suo primo viaggio a Mosca come reporter di Vie Nuove al tempo di Krusciov.
Il suo articolo dice che Mosca è come la Balduina: di come per grazia, per una casualità imprevedibile, la rivoluzione abbia salvato proprio quell'animo contadino, che doveva distruggere, e che lui rivede fiorire a Mosca.
MASSIMO ZAMBONI GIOVANNI LINDO FERRETTI
Raccontava che la sera attorno al Cremlino, i giardinetti che non erano neanche illuminati, si riempivano di migliaia e migliaia di giovani. Attraversando queste migliaia di persone che sono insieme a piccoli gruppi, lui si sente come in un qualsiasi paese del Friuli o in un qualsiasi quartiere di Roma. È l'infanzia di un mondo che sta finendo: "difendi" e "conserva" sono legati a questo. Pasolini è molto controverso, spigoloso: è un grande poeta e i grandi poeti non sono riducibili a qualcosa di lineare. Suscita disgusto, nervosismo, rabbia, ma è una voce di cui non si può fare a meno».
[…] Preferirebbe la messa in latino?
«Sì, molto. Perché ci sono delle virtù. Si dice: la messa in latino non è comprensibile. Però in realtà è come un cedere a un mistero che ti sovrasta. La dimensione della Messa è il fondamento della cristianità, del cattolicesimo. Avere una lingua sacra che è il latino permette di parlare a tutti i credenti del mondo...
pier paolo pasolini sul tevere
Poi tutte […] le prediche, le letture, è giusto che siano nelle lingue che tutti quanti noi parliamo. Però la messa è la celebrazione di un sacrificio e di un mistero. Io quindi preferisco le modalità in cui si è concretizzata nei secoli. Benedetto con un motu proprio l'aveva resa di nuovo possibile».
Nel libro si parla del 25 aprile.
«Ognuno di noi è figlio di una storia. Io non reputo che la mia storia sia la storia dei giusti. Parlo di un partigiano cattolico che è stato ucciso qualche giorno prima del 25 aprile ed è stato ucciso non dai tedeschi, dai fascisti, ma dai partigiani comunisti. Il 25 aprile per me rimane un giorno di festa. Solo che io da giovane lo festeggiavo in piazza con le bandiere rosse. Oggi la mia immagine è diventata più complessa e contempla anche una quota di dolore che un tempo per me non era immaginabile».
Una cosa non ha spiegato: perché è ricominciato tutto?
«Perché non lo so spiegare: è successo. Tutto va contro questa cosa: l'età, il buon senso... Morirò in concerto? Va bene, morirò. Nel 2024 sono salito sul palco a Bologna a 71 anni e mi sono rimesso a cantare. Pochi giorni prima avevo avuto un infarto a Venezia mentre ero lì per un incontro. Un segno, perché se mi fosse successo a Cerreto, nella mia stalla non so come sarebbe andata. Mi ha salvato Pietrangelo Buttafuoco».
Davvero?
«Mi era già successo a casa. Mi ero sdraiato nella stalla, a guardare il soffitto e dopo un po' mi era passato. Quando Buttafuoco mi ha visto, appena sceso dal vaporetto ha detto subito: "Ferretti lei è molto pallido: non si sente bene?". E io: "Magari mi sdraio un attimo". E lui: "No, adesso andiamo all'ospedale".
Mi hanno operato subito, poi mi hanno detto che se non fossi stato vicino a un luogo attrezzato non me la sarei cavata. Era così bello stare all'ospedale di Venezia! Entrava una luce meravigliosa e c'era una finestra da cui potevi vedere tutta la sua bellezza…».
“CANTANDO, HO TRASCORSO LA VITA E MI SONO PRESO CURA DEI CANI”
Estratto da “Òra et labora – difendi conserva prega” di Giovanni Lindo Ferretti, ed. Aliberti, pubblicato dal "Fatto quotidiano"
Frequentavo le elementari cominciavo a diventare grande, mio fratello era stato promosso in terza media, decidemmo di contribuire all’economia familiare: saremmo diventati fungai. Ci preparammo con un certo orgoglio, era pur sempre un’impresa: scarpe vestiti berretto coltello bastone, due borse la sua più capiente, gli impermeabili in caso di maltempo.
Svegliarmi presto la mattina non mi piace sono un dormiglione. L’aria frizzante e i colori dell’alba comunque mi esaltano ma poi quando comincia la cerca se non trovo niente mi ammoscio. Mio fratello me li fa trovare, li vede e si ritrae – passa di lì – gira attorno quel castagno – salta il muretto... quando proprio non ce n’è, prima che cominci a frignare mi fa cantare.
Cantiamo a squarciagola e mi riprendo.
I Cccp oggi Giovanni Lindo Ferretti Annarella Giudici Massimo Zamboni Danilo Fatur
Siamo andati avanti così per qualche anno orgogliosi di contribuire all’economia domestica. La nonna quando portavamo i soldi ci abbracciava orgogliosa di noi. Poi si decise, tutti d’accordo, che i soldi guadagnati ce li saremmo divisi noi due. Era pur sempre un contributo all’economia di casa. Poi mio fratello si è fatta la sua compagnia di grandi, giusto così.
L’ultima estate passata insieme è stata quella del 1965, la canzone più gettonata nel jukebox era Il mondo di Jimmi Fontana. Urlavamo nei boschi – il mondo non si è fermato mai un momento la notte insegue sempre il giorno e il giorno... capitava che qualcuno, più o meno lontano, facesse coro. Stavamo bene, niente di che, ma proprio bene.
DOPO IL CONCERTO DI BOLOGNA torno a casa e non si dorme, faccio due passi, d’improvviso costeggiando il bosco
oh oh mondo! soltanto adesso io ti guardo...
COM’È POTUTO SUCCEDERE?
Che c’entri anche mio fratello oltre Zamboni? Cantando ho trascorso tutta la mia vita adulta, mi sono garantito sopravvivenza e decoro, mi sono preso cura della mia dimora e dei suoi vecchi. Dei miei giorni, di cani e cavalli.
Mai stato facile mai troppo difficile. Mai pensato di fare/essere “cantante”. Agli inizi era il palco: urlavo, mi agitavo, esibivo strafottente il mio disagio. Sempre, alla mia destra, composto/ciondolante Zamboni, presto, alla mia sinistra, paesaggi mutevoli.
Con Annarella e Fatur rigenerammo il palco in spazio teatrale primitivo, cerimoniale, carnale ed ossessivo, penetrato dalla parola e determinato da una musicalità austera e rigorosa. Una torcia accesa che bruciando illumina ed attrae, consumandosi. I concerti di Mosca e Leningrado, già rinominata San Pietroburgo, ne segnarono l’apice.
Un ultimo disco, che poi nel tempo risulterà il primo di un nuovo ciclo, a decretarne la fine Epica Etica Etnica Pathos.
Conturbante visionario.
PENSAI DI ESSERMI LIBERATO, non ero nato per fare il cantante. Ne ero sicuro. Tornai a vivere sui monti, nella mia casa natale, comprai una cavallina a lungo cercata come viatico per un cammino a ritroso verso l’infanzia mia e del mio mondo.
Una necessità impellente improrogabile e mai più disattesa. Pochi anni dopo ero di nuovo sul palco. Un palco nuovo ottimi musicisti e il piacere della musica: CSI – KODEMONDO... a tratti percepisco tra indistinto brusio... a ben vedere dal palco non sono più sceso […]
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