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LA VENEZIA DEI GIUSTI - MA SIAMO ALLA FESTA DI CIELLE O ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA? MAI VISTO UN FESTIVAL COSÌ CATTOLICO NEANCHE AI TEMPI DELLA DC - DOPO LA DISNEYLAND COSMOCRISTIANA DI MALICK, ECCO IL MISTICO “PARADISE”, OTTIMO FILM DI KONCHALOVSKY - PER FORTUNA ''YOUNG POPE'' COL SUO PAPA FUMATORE E I CARDINALI PECCATORI HA PORTATO UN PO’ DI SANA ANTICLERICALITÀ

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Marco Giusti per Dagospia

 

Ma siamo alla festa di CL o alla Mostra del Cinema di Venezia? Mai visto un festival così cattolico, cristianocentrico, pieno di preti e di preghiere. Nemmeno ai tempi della Rai democristiana o della Venezia di Rondi. Per fortuna Young Pope col suo papa fumatore e i cardinali peccatori ci ha portato un po’ di sana anticlericalità.

 

E per fortuna che la smutandata Giulia Salemi sul red carpet ha ancora gli occhi addosso dei giornalisti più vecchioni e dei maniaci di twitter. O che i film più irrisi e disturbanti, quindi più interessanti, della Mostra, La region sauvaje e The Bad Batch, siano anche quelli meno conservatori e più politici. Tra polipi scopatori e cannibali da sposare. Intanto, qualcuno si è svegliato, il duo Mereghetti-Morreale ad esempio, che ha stroncato come un sol uomo la Disneyland cosmocristiana di Malick.

 

Francamente è dai tempi di Tree of Life che Malick è così. Ma fa lo stesso. Dio e il Paradiso sono presentissimi, magari più per un motivo narrativo, pure nel notevole, anche se forse non completamente riuscito, Paradise di Andrei Konchalovsky. Addirittura i tre narratori della storia di violenza e orrore che vediamo, non solo sono morti, ma stanno raccontando la loro versione dei fatti in una specie di aldilà e solo alla fine sapremo chi di loro sarà degno del Paradiso. Con tanto di voce di Dio.

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In un bianco e nero splendente, 35 e 16 mm, macchina fissa, troviamo la meravigliosa contessa russa che vive nella Parigi occupata dai nazisti, Olga, interpretata da Julia Vysotskaya, la preferisco a Natalie Portman, che per aver nascosto due bambini ebrei viene arrestata dalla polizia francese. Il buffo Jules, Christian Duquesne, è il commissario che cerca di farla parlare. Lei gli offre in cambio il suo corpo, magari il giorno dopo, con una cena con un vino almeno del 1919.

 

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Ottima annata. Jules accetta, ma viene ucciso prima di poter accettare l’offerta della contessa, che finirà in campo di concentramento. Non prima però di bere un bicchiere del vino che aveva scelto. E poi c’è un altro nobile, il tedesco e ufficiale delle SS Helmut, Christian Clauss.

 

Helmut, decadente come un personaggio di Visconti, è bello e dannato, pazzo di Chekov e della letteratura russa. Helmut crede fermamente a Hitler, a Himmler e all’idea di dover sterminare gli ebrei per difendere la razza ariana. Viene mandato a indagare sul corretto comportamento degli ufficiali tedeschi proprio nello stesso campo di Olga. E’ lì che la incontra. Nel 1933 in Toscana ebbe una breve e intensa storia con la contessa, prima che lei sposasse un principe russo e andasse a vivere a Parigi. Ritrovarla risveglia in lui non solo il vecchio amore, ma la persona che era prima della guerra.

 

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Attorno a questa storia, Konchalovsky sviluppa il dramma di un amore impossibile tra due esseri che la guerra, la storia, ha messo in una situazione d’orrore. Nessuno dei due è più la stessa persona che era prima.

 

Entrambi cercano una redenzione in un posto dove si cerca di bruciare diecimila ebrei al giorno. Girato con grande eleganza e grande intelligenza da Konchalovsky in uno stile totalmente particolare che non gli conoscevamo, Paradise ha diviso la critica proprio per la sua costruzione narrativa, con tanto di Paradiso e processo finale.

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Ma va detto che sono peccati veniali e che la parte sana e forte del film, il grande inizio a Parigi, la storia d’amore tra Olga e Helmut, funzionano benissimo. I due protagonisti, inoltre, sono meravigliosi. Molti però hanno storto il naso, soprattutto per questo finale mistico e liberatorio. Non hanno tutti i torti, ma resto un ottimo film.

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