CHE PACCHIA LA CORRUZIONE - GLI ANTI-CASTA DEL CORRIERE GODONO PER I DATI (GONFIATI) DIFFUSI DALL'UE E “IL FOGLIO” ATTACCA GIAN ANTONIO STELLA

Francesco Forte per "il Foglio"

La felicità sembra sprizzare dai pori della loro pelle quando i giornalisti del Corriere della Sera dedicano tre pagine, dalla prima alla terza, al rapporto europeo sulla corruzione che in Italia peserebbe per 60 miliardi di euro, cioè il 4 per cento del pil. E, ne deduco io, per conseguenza il 5 per cento del valore aggiunto. Dunque ognuno di noi pagherebbe di media il 5 per cento in tangenti a qualcuno per produrre il suo reddito.

Gli articolisti del Corriere però aggiungono che, secondo il "rapporto", solo il 2 per cento degli italiani ha ricevuto richieste di tangenti, mentre don Ciotti calcola il 6 per cento. Precisano anche che dalla corruzione vengono "penalizzate" quattro aziende su venti. Dunque un quinto delle imprese subirebbe i danni dei 60 miliardi di tangenti, con un onere del 25 per cento sul loro valore aggiunto.

Nel regime moralista i numeri sono un optional. Nella cultura intellettualista postmoderna, il peccato contro il denaro ha sostituito quello contro il sesso, la famiglia e la vita della morale cattolica tradizionale. E così nella nuova etica laica illuminista, che s'è liberata della moralità sessuale ereditata dall'Ottocento, gli ex peccati contro la vita umana (come eutanasia e aborto) sono diventati diritti di libertà degli esseri umani. L'indignazione morale ora è riservata ai peccati economici, specie corruzione, evasione o frode fiscale. (Solo a Silvio Berlusconi si applicano entrambe le morali).

La Commissione europea però non è un pulpito etico. S'occupa (o dovrebbe occuparsi) della corruzione come ostacolo al libero mercato di concorrenza. Ed è da questo punto di vista che bisogna prendere il problema. Sul Corriere della Sera ormai cento anni fa c'erano le battaglie di Luigi Einaudi contro i danni dei monopoli, del dirigismo, del protezionismo. Solo accanto, in aggiunta ai danni economici, spuntava la critica etica della corruzione nell'intreccio fra politica e affari.

Edoardo Giretti aveva scritto il libro "I trivellatori della nazione". Attilio Cabiati con Einaudi scrisse su Critica Sociale, rivista socialista riformista diretta da Turati, e su Riforma Sociale, rivista neoliberale diretta dallo stesso Einaudi, molti saggi contro il protezionismo che favoriva i monopoli di siderurgici e zuccherieri.

Rileggendo questi saggi e altri simili di economisti e sociologi - ad esempio di Vilfredo Pareto e più recentemente Ernesto Rossi - ci si rende conto che la corruzione nelle società democratiche di mercato deriva da due fattori: da un lato le regolamentazioni e l'ampliamento della spesa pubblica e degli enti pubblici, dall'altro il monopolio che con essi si intreccia.

La mancanza di trasparenza, che favorisce il monopolio, protegge la burocrazia e sostituisce la propaganda alle informazioni fattuali, aiuta il proliferare della corruzione. L'economia collettivista era la più corrotta. La deregolamentazione, la sostituzione del diritto privato al diritto pubblico, la riduzione del perimetro del governo, lo sviluppo di trasporti e comunicazioni, insomma la società aperta, riducono in un angolo corruzione e criminalità organizzate basate su clan parentali.

Diversamente, Gian Antonio Stella sembra supporre che per combattere la corruzione serva soprattutto un'Authority apposita, con presidente dotato di poteri, che deprechi il fenomeno in un suo bel rapporto annuale. Si legga, invece, l'articolo sottostante a quello di Stella, nella stessa pagina, che spiega che in Italia per aprire un supermercato servono il permesso di comune, regione, sovrintendenza, Arpa e, aggiungo io, il certificato antimafia e quello dei vigili del fuoco.

 

corruzione Corruzione FARSI LE FOTO CON GIAN ANTONIO STELLA ROCKSTAR PH MARIO CASTIGLIONI de bortoloFRANCESCO FORTE SUL TRONO

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? LA MISURA È DIVENTATA COLMA CON IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI, PUBBLICATO SUI SOCIAL IERI SERA: DA GIORNI IL VICEPRESIDENTE DEL CSM, IL LEGHISTA FABIO PINELLI, ERA IN ALLERTA PER LE VERGOGNOSE PAROLE DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO”. PINELLI SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, POTENTE SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – IL GUARDASIGILLI NORDIO ABBASSA LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” – L’INCAZZATURA MAGGIORE DEL COLLE È CON GIORGIA MELONI: AVEVA PROMESSO DI FAR ABBASSARE I TONI A NORDIO, E POI È STATA LEI A TORNARE ALL’ATTACCO… - VIDEO

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…

meloni board of peace marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI PORTA L’ITALIA NEL CLUB DEI PUZZONI GLOBALI! IL NOSTRO DISGRAZIATO PAESE SARÀ L’UNICA GRANDE POTENZA EUROPEA A ENTRARE NEL “BOARD OF PEACE” DI DONALD TRUMP, INSIEME A DITTATURE, REGIMI MILITARI, AUTOCRAZIE E MONARCHIE ASSOLUTE DOVE I GIORNALISTI VENGONO FATTI A PEZZETTI - IL NOSTRO PENSIERO VA A MARINA BERLUSCONI: UNA SETTIMANA FA IN UN’INTERVISTA AL “CORRIERE” HA TUONATO CONTRO TRUMP (“LA SUA UNICA REGOLA È CANCELLARE TUTTE LE REGOLE. E LUI LA CHIAMA LIBERTÀ”), E SI RITROVA IL SEGRETARIO DEL SUO PARTITO, ANTONIO TAJANI, IN PARTENZA PER WASHINGTON A BACIARE IL PANTOFOLONE DEL TYCOON, IN MODALITÀ MAGGIORDOMO DI CASA MELONI...