libro simone di meo camorra

GLI SCUGNIZZI DI “GOTHAM CITY” - IL LIBRO DI SIMONE DI MEO SUI RAGAZZI DI CAMORRA: “OGNI TRIBÙ HA IL SUO SEGNO DISTINTIVO E LE SUE LEGGENDE. PER GLI AFFILIATI DI ALCUNI QUARTIERI E’ NORMALE SALUTARSI COL BACIO A STAMPO. MA CI SON DEI MESSAGGI NASCOSTI CHE SI ESPANDONO DA RIONE A RIONE…”

Brano tratto da “Gotham City. Viaggio segreto nella camorra dei bambini” di Simone Di Meo (Piemme)

 

GOTHAM CITY - IL LIBRO DI SIMONE DI MEOGOTHAM CITY - IL LIBRO DI SIMONE DI MEO

Ogni tribù di camorra ha il suo segno distintivo, le sue leggende e le sue tradizioni. Come i nativi d’America. Ogni tribù di camorra ha il suo “Toro Seduto”. E i suoi canti di guerra. I baby boss del Centro storico portano barbe lunghe e ispide. Assomigliano a quelle sfoggiate dai miliziani dello Stato Islamico nelle polverose piane di Palmira o di Mosul.

 

Il terrorismo è uno dei riferimenti “subculturali” delle nuove generazioni. Nelle intercettazioni dell’ultima inchiesta sul clan Lo Russo, una potente cosca radicatasi nel quartiere napoletano di Miano, il boss Carlo Lo Russo dice alla moglie, sua complice e confidente: «I ragazzi mi chiamano Allah. E loro per me sono come l’Isis».

 

cepparulocepparulo

È il riconoscimento massimo dell’ubbidienza. Della fedeltà. Della fiducia. Barbe hipster che si accompagnano a crani rasati ai lati con un’alta striscia di capelli ingelatinati al centro. I modelli sono il capitano del Napoli Marek Hamsik e Genny Savastano della fiction Gomorra. Un tempo c’erano i visi rasati di Luigi Giuliano, il capobastone dagli occhi azzurri come quelli di Paul Newman, e di Raffaele Cutolo, il Professore che viveva nel Castello dove aveva dormito Giuseppe Garibaldi. Immortalato nelle leggendarie interviste tv di Jo Marrazzo e nel film Il Camorrista di un esordiente di nome Giuseppe Tornatore con occhialini con montatura d’oro e foulard al collo. Profumato e in perfetto ordine.

 

barbe lunghe e baci dei barbudosbarbe lunghe e baci dei barbudos

È cambiato il mondo, è cambiato il crimine. È usanza, oggi, per gli affiliati di alcuni quartieri come Forcella, la Sanità e Secondigliano, salutarsi pubblicamente col bacio a stampo, quando s’incontrano. E quando si dicono addio davanti a un commissariato della polizia o a una caserma dei carabinieri a conclusione di una maxi-retata. Il contatto tra le bocche maschili non ha nulla di sessuale o sentimentale. Indica la sottoscrizione di un patto che va oltre la morte.

 

Al posto del sangue si firma con la saliva. È un modo per tranquillizzare chi sta andando in galera che nulla cambierà, in sua assenza. È il modo per impegnarsi davanti a tutti a non pugnalare un ideale, a non ingannare un fratello. Quello che era il bacio di Giuda, millenario simbolo di tradimento e di fiducia mal riposta, diventa il millenaristico bacio della lealtà.

 

I TATUAGGI DELLA CAMORRAI TATUAGGI DELLA CAMORRA

I ragazzi delle “paranze” hanno una predilezione per specifici marchi d’abbigliamento. E l’estetica c’entra solo in parte. Ci son dei messaggi nascosti che si espandono da rione a rione come le onde dell’acqua increspata dall’arrivo di un sasso. Dsquared2, Hogan, Hermes e Pyrex sono i brand più facili da trovare nelle piazze di spaccio. Pantaloni a vita bassa, felpe larghe e blazer. Il denominatore comune sono l’appariscenza e la lucentezza dei capi.

 

Come le gazze si avvicinano ai giosielli più brillanti così i malviventi sono attratti dalle vernici dorate e dai colori sgargianti. La maglieria artigianale mischia, in un gioco di tonalità, simboli sacri e immagini profane. Il misterioso mondo del Sol Levante con i manga e i samurai è uno dei trend topic più recenti. La religione è un evergreen. Sono in vendita nei negozi del “Sistema” t-shirt che ritraggono il Volto Santo o la Madonna o i Beati. Immagini sacre circondate da og¬getti (sempre in numero di dodici, come gli Apostoli) che ben conosce chi lavora con la violenza: pistole, coltelli, ca¬tene e tirapugni.

 

I TATUAGGI DELLA CAMORRAI TATUAGGI DELLA CAMORRA

I più intraprendenti e quelli di maggiore talento grafico hanno imparato a disegnare da soli le immagini e a farsele stampigliare sulle magliette. Stilisti dei vicoli. Sarti da mar-ciapiedi. I giovani camorristi si rivolgono al Signore del Cri¬mine e si fanno scrivere sui tessuti God save the street: “Dio salvi la strada”. E quelli che ci vivono. A Napoli ogni rione ha il suo Thor che brandisce il micidiale martello. Ogni rione s’inginocchia al suo iracondo dio pagano. Dispensatore di riconoscimenti e punizioni.

 

Un dio a portata di mano. Tos¬sico e paranoico. Anche il repertorio degli slogan esibiti sulle maglie è vario. Su tutti svettano quelli di tipo intimidatorio: Meglio morto che pentito, Uscirò prima o poi (sottinteso: di galera) op¬pure Prega sullo sfondo di fiamme dell’inferno. Contenuti facili da decifrare nel mondo della vita di strada. «Prega» di non incontrarmi arrabbiato. «Prega» per le tue ultime ore sulla terra. «Prega» il tuo nuovo Padreterno.

I TATUAGGI DELLA CAMORRAI TATUAGGI DELLA CAMORRA

 

In alcuni casi non c’è bisogno nemmeno delle parole. Basta il fotomontaggio di un paio di labbra chiuse con una zip. Labbra di donna. Labbra velenose che sanno dispen¬sare amore e morte. Che si silenziano da sole, al momento opportuno. Chi guarda quell’immagine, capisce. E si adegua. Lo stesso accade con il logo I’m Brian che tanto suc¬cesso riscuote Oltreoceano. È la dimostrazione letterale di essere diventati qualcun altro.

 

Di aver perso la propria identità di bambino e di aver intrapreso un percorso ini-ziatico nei gironi del Male degli adulti. Essendo “Brian”, il boss si offre agli amici e ai nemici, e alle ragazze che lui sceglierà, come il modello imbastardito del giovane cool di New York. Non il rampante della Fifth Avenue ma il figlio di puttana del Bronx. Quello che sa stare al mondo e non si fa schiacciare. “Brian” è tutti, e nessuno. Una perfetta ma-schera pirandelliana.

I GIOVANI DI CAMORRA COPIANO IL LOOK DEI JIHADISTI ISISI GIOVANI DI CAMORRA COPIANO IL LOOK DEI JIHADISTI ISIS

 

Le canotte con i frame dei gangster movie non sono più di moda come non sono più di moda le frasi del Padrino di Francis Ford Coppola. I minorenni di malavita sanno a ma-lapena chi sia Tony Montana. Non hanno visto Scarface e Carlito’s Way, conoscono Al Pacino e Robert De Niro per¬ché gliene hanno parlato i genitori o i fratelli più grandi. Sanno però tutto delle fiction come Gomorra, Narcos e Il clan dei camorristi e recitano a memoria le battute celebri dei copioni.

 

NAPOLI - GUERRA DI CAMORRANAPOLI - GUERRA DI CAMORRA

I nostalgici sono i boss del gruppo Amato-Pagano di Me¬lito, un piccolo paese in provincia di Napoli quasi intera¬mente costruito con i soldi riciclati dei grandi narcos cam¬pani. Costoro sono soliti sfoggiare, al momento degli arresti, magliette che immortalano le star del cinema degli anni Cin-quanta, Sessanta e Settanta. Attori belli e maledetti come Steve McQueen, James Dean, Marilyn Monroe. Gli investiga¬tori hanno cercato di capire perché. È un segnale in codice? Che cosa può significare, per un assassino o un trafficante di droga, il volto sexy della dea dell’amore di Los Angeles? Che c’entra Steve McQueen con uno che ha ordinato la de¬capitazione di un rivale e si è messo a giocare a pallone con la testa in giardino? 

 

NAPOLI - GUERRA DI CAMORRA  NAPOLI - GUERRA DI CAMORRA

Ritornano le pulsioni del terrorismo islamico. Dei sacri¬fici rituali. Che c’entra? Nessuno l’ha scoperto. E di sera l’abbigliamento diventa più ricercato, più osten¬tato. Per le serate nei locali, magari accompagnati a giovani ragazze procaci, i più estrosi sfoderano papillon e camicie bianche e giacche strette in vita, blu o nere; e jeans stracciati attillatissimi con le pieghe molto alte per mostrare i calzini sti¬losi che spuntano dalle immancabili Sneakers. Un altro mar¬chio del gruppo Dsquared. I luoghi di ritrovo sono quelli fuori Napoli, per lo più. Le grandi discoteche e i beach club del litorale flegreo dove, un tempo, c’erano le ville dei ricchi patrizi romani.

 

NAPOLI - GUERRA DI CAMORRA  NAPOLI - GUERRA DI CAMORRA

Al posto di Nerone a frequentare quelle coste oggi ci sono adolescenti che s’incendiano per una sigaretta negata o per uno sguardo male interpretato. Le comitive contano decine e decine di affiliati giovani e meno giovani che seguono il capobranco, il “commander in chief” del rione.

 

Prima di scatenarsi sulla pista, fanno tappa d’obbligo nei ristoranti o nei lounge bar del lungomare. È qui che le correnti sociali del Golfo s’in¬crociano e si mischiano come quelle del mare Oceano. È qui, nelle zone ad alto contenuto di lusso, che si verificano quegli strani e perversi intrecci di relazioni che portano calciatori milionari a frequentare camorristi milionari. E a diventare amici. È la solitudine dei ricchi e degli annoiati che s’incon¬tra con la solitudine dei ricchi e ricercati.

© 2017 - EDIZIONI PIEMME Spa, Milano

 

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