A TORINO SI BEVE SOLO BARBERA - GLI SCAZZI DISTRUGGONO IL TORINO FILM FESTIVAL – IL DIRETTORE GABRIELE SALVATORES HA TROVATO UN ALBERTO BARBERA CHE NON GLI HA FATTO PASSARE LA SCELTA DEL VICE, STEVE DELLA CASA, CON CUI HA DEI CONTI IN SOSPESO - PER BARBERA, DIRETTORE DELLA MOSTRA VENEZIANA, VITTORIA SU TUTTA LA LINEA (ALLA FACCIA DEL CONFLITTO DI INTERESSI)…

Vera Schiavazzi per "la Repubblica"

"Devo chiamarmi fuori, in modo onesto e trasparente". Così Gabriele Salvatores annuncia il rifiuto a dirigere il Torino Film Festival, dopo quasi quattro mesi di annunci, conferme, smentite, polemiche. Al regista di Mediterraneo e di Educazione siberiana, il film di cui ha appena parlato al Noir Film Festival di Courmayeur, non devono essere piaciuti i troppi "se", "ma" e "forse" che hanno accolto fin dal mese di agosto le prime indiscrezioni sulla sua candidatura. E ieri mattina, in un lungo, teso incontro col presidente del Museo nazionale del Cinema Ugo Nespolo e con i due assessori alla Cultura di Torino e del Piemonte, lo ha detto con chiarezza.

A fine incontro, facce scure e parole di circostanza: "Purtroppo - ha detto per primo Nespolo - Salvatores ci ha comunicato che i suoi progetti professionali non gli consentono di garantire al Festival di Torino una direzione adeguata. Siamo molto dispiaciuti, ma anche onorati per le parole di elogio che ha avuto per la nostra manifestazione, e speriamo di averlo presto a Torino col suo ultimo film". Una versione ufficiale che gronda cortesie reciproche, ma smentite dal tono del tweet spedito a metà pomeriggio dall'assessore regionale Michele Coppola che parla di "grave sconfitta", di un'irripetibile occasione persa per Torino.

La ricostruzione dei fatti assomiglia a un paesaggio pieno di ostacoli e trappole: da una parte il nome, fortissimo, di Salvatores e la sua esigenza di portare con sé almeno un vice di fiducia (individuato in Stefano Della Casa, critico, conduttore di Hollywood Party, la trasmissione radiofonica, ed ex direttore dello stesso TFF), dall'altra il fuoco di sbarramento a ogni cambiamento che alla fine ha prevalso.

Quello messo in moto, sotto traccia, dalla nomenklatura del mondo del cinema torinese, dal presidente del Museo Alberto Barbera (che però si è ufficialmente autosospeso da ogni decisione sul TFF per allontanare conflitti di interesse in qualità di direttore anche della Mostra del Cinema di Venezia) al presidente Ugo Nespolo, ai quali si sono uniti via via i rappresentanti del Comune: in teoria, tutti per Salvatores, ma a patto che lasciasse ruoli e compiti a chi già si occupa del festival: come Emanuela Martini, vicedirettore sia con Nanni Moretti sia con Gianni Amelio.

Non a caso, quando ieri Salvatores ha rinunciato, dal festival venivano fuori argomenti dal tono rinunciatario: "Abbiamo pochi soldi, non possiamo cambiare la squadra, dobbiamo tutelare chi ha sempre lavorato al Festival, dobbiamo mantenere la sua storica identità".

Sullo sfondo, poi, c'è il vecchio sgarbo fatto proprio ad Amelio destituendolo prima della fine della 30° edizione, dal quale Salvatores si dissocia: "Ho avuto solo un incontro prima di oggi, e del tutto informale - chiarisce Salvatores - ancora prima dell'estate. Era prematuro affrontare la questione mentre Gianni Amelio stava facendo il suo lavoro e non ho mai derogato dal mio proposito di rispettare modalità corrette".

Ma ammette di averci pensato molto seriamente, perché il festival torinese gli piace: "Dirigerlo sarebbe stato stimolante. Ma tra poco sarò già impegnato nei sopralluoghi di un film, non sarebbe serio impegnarsi in un lavoro importante. Per me la direzione di un festival è qualcosa che si impara giorno per giorno, fianco a fianco con colleghi e collaboratori, vivendo la città". Parole chiare. Salvatores, tuttavia, era consapevole di avere molti impegni già nei mesi scorsi e, proprio per questo, aveva iniziato a riflettere sull'idea solo a condizione di poter avere accanto a sé un braccio destro operativo come Della Casa. Non solo. Sicuro di poter contare su sponsor affezionati e su un progetto innovativo, Salvatores si aspettava, com'è legittimo per un autore che ha vinto l'Oscar, che il suo nome fosse accolto tra gli applausi.

Ma non aveva fatto i conti con la litigiosità dell'ambiente cinefilo torinese, né con l'oggettiva rivalità che oggi oppone il festival torinese alla Mostra di Venezia, molto più grande e opulenta ma diretta da Alberto Barbera. Il quale, proprio ieri, si è visto rinnovare il suo incarico al Museo per altri tre anni. A invocare l'arrivo del regista milanese è rimasta solo la Regione, per altro principale finanziatore del Festival. Ma non è stato sufficiente.

Nespolo assicura che "è stato fatto di tutto" per spianare la strada a Salvatores, poi però anche lui si abbandona all'elenco delle obiezioni: "Il TFF ha già una squadra che lavora bene, e alla quale per altro non possiamo rinunciare. Lavoreremo fin dalle prossime ore per trovare un altro candidato all'altezza della situazione e siamo sicuri di riuscirci.

Non è detto che debba essere un regista, potrebbe essere uno scrittore, un attore, qualcuno che abbia competenza, passione e disponibilità a lavorare con gli ingredienti che abbiamo". Ma naturalmente qualche nome già circola, e tra questi il più accreditato appare quello del francese Ronald Chammah, produttore e regista di un'unica pellicola, Milan noir (1987) che l'ha visto tuttavia dirigere la sua più celebre compagna, Isabelle Huppert, con la quale ha tre figli.

 

GABRIELE SALVATORESAlberto Barbera STEVE DELLA CASA MATILDE BERNABEI - copyright PizziNANNI MORETTI GIANNI D AMELIO

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