barbara alberti

“HO INSEGNATO IO L’EROS A TINTO BRASS” – BARBARA ALBERTI, 82 ANNI, SI RACCONTA: “LA VECCHIAIA MI FA SCHIFO, IL SESSO A 100 ANNI ANCHE NO. LA PRIMA FITTA DI GELOSIA DELLA MIA VITA E’ STATA PER UNA DONNA. MI SONO SEPARATA DA MIO MARITO PERCHÉ MI INNAMORAI DI UN GAY. OGGI VIVO CON LUI. IO DORMO COL GATTO, LUI COL CANE” - SGARBI (“COMPRAI LA TV NEGLI ANNI 80 PER VEDERLO. COMINCIAI A SEGUIRLO IN GIRO PER L’ITALIA. TORNAVO A CASA PER CAMBIARMI LE SCARPE”), IL “GRANDE FRATELLO” (“LO RIFAREI SUBITO. NON HO FATTO NIENTE PER SETTIMANE, PAGATA”), RITA RUSIC (“SETTANT’ANNI MA UN PEZZO DI DONNA COSÌ. L’HO VISTA IN GUÊPIÈRE, FIDATEVI”) E LA LEZIONE DI STEFANIA SANDRELLI A UNA TAVOLATA DI INTELLETTUALI – IL LIBRO

 

Roberta Scorranese per corriere.it - Estratti

 

Barbara Alberti, com’è la vecchiaia?

barbara alberti

«Fa schifo».

Ma lei è agile, a 82 anni scrive forse più di prima, è una donna sempre molto tagliente.

«Il problema è che passi la vita a temere la vecchiaia, poi quando arriva è già tardi».

Milano, la hall di un albergo vicino alla stazione. Il telefonino Anni 90 di Barbara Alberti suona: è il marito, Amedeo Pagani, chiama da Roma.

 

Suo marito telefona spesso quando siete lontani?

«Abbastanza. Per essere separati da quarant’anni anche troppo spesso».

Ma vivete assieme!

«Sì, ma abbiamo messo le cose in chiaro: io dormo col gatto, lui col cane».

È la separazione più amorosa che io conosca.

«Tutta colpa mia, ci siamo separati perché io mi innamorai di un gay».

 

 

Lei ha appena scritto «Gelosia» per Piemme, un po’ saggio, un po’ memoir.

«Se sono gelosa? Ma certo, lo sono sempre stata».

barbara alberti libro cover

Avete lavorato nel cinema, produttori e sceneggiatori, chissà quante belle attrici avete frequentato insieme.

«La mia generazione è stata l’ultima a invecchiare. Guardate Rita Rusic: settant’anni ma un pezzo di donna così. Abbiamo fatto assieme Il Grande Fratello e io l’ho vista in guêpière, fidatevi».

 

Siete amiche?

«Sì, una volta è venuta a trovarmi e nel mio quartiere se ne parla ancora. Leggenda».

La prima fitta di gelosia della sua vita.

«Per una donna».

Racconti.

«Ero una ragazzina, l’età in cui tra donne nasce un sentimento delicato, che non è erotico, ma è piuttosto amicizia forte, desiderio di stare insieme, grande affetto. Lei c’aveva pure il moccio, ma per me era perfetta. Poi un giorno cominciò a uscire con un’altra amica. Disperazione».

E lei che cosa fece?

«Incassai. Ma qualche tempo fa ci siamo riviste. Abbiamo riso per tutto il tempo».

 

L’unica «passione» della sua vita per una donna?

«Passione è una parola grossa. Quando si è ragazzi ci si affeziona, questa è l’espressione adatta. E io mi affezionavo a tante persone».

La scenata di gelosia più «cinematografica» alla quale le sia capitato di assistere.

«Venezia, Piazza San Marco. Elsa Morante allarga le braccia e comincia a urlare: “Sono una donna!”. Ma non mi ricordo di chi fosse gelosa. La vecchiaia, dicevamo».

Siamo più liberi oggi in amore?

barbara alberti

«Macché, a noi ci ha rovinato Freud».

 

 

In che senso?

«Se oggi io guardo uno un po’ più giovane di me e mi piace, perché mi devono dire che soffro di qualche complesso? Ma potrò innamorarmi di chi mi pare?».

(…) «Quante cazzate. Non dimenticherò mai la lezione che una sera, a cena da noi, Stefania Sandrelli diede a una tavolata di intellettuali pensosi».

 

Racconti.

«Stefania era la donna più bella del mondo, ma era — ed è ancora — anche intelligente, umana. Stette a sentire le scemenze astratte che quegli uomini pronunciarono per tutta la sera e alla fine si alzò. Cominciò a parlare della vanità degli intellettuali in un modo così magico, così poco aggressivo e convincente che ci lasciò tutti a bocca aperta».

 

 

Monica Vitti.

«L’unica che poteva permettersi di vestire il marrone al cinema e sembrare in questo modo una regina».

Tinto Brass.

«Gli ho insegnato io l’eros».

 

Ma no.

barbara alberti

«È così. Lavorammo assieme al film Monella. Mi accorsi che Tinto aveva il culto di una sensualità niente affatto morbosa: lui è un pagano, io sono cattolica. E secondo voi chi dei due vede il peccato nelle gambe nude di una ragazza? Lui ci vedeva la natura, in senso lucreziano, io ci vedevo il desiderio più conturbante».

Questione di sguardo?

«Ai miei tempi in Umbria si diceva: “A quarant’anni, buttale nel Tevere con tutti li panni”. Riferito alle donne, naturalmente. Oggi guardate Sharon Stone. O Heidi Klum».

 

Vittorio Sgarbi.

«Comprai la tv negli Anni 80 per vedere lui. Ci conoscemmo e cominciai a seguirlo in giro per l’Italia con tutta la sua corte. Tornavo a casa per cambiarmi le scarpe».

Avete litigato in tv.

«Non me lo ricordo».

 

Lo ha sentito di recente?

barbara alberti

«Un paio di mesi fa. Vittorio è timidissimo, mi chiamò per ringraziarmi perché avevo parlato bene di lui. Una volta un lettore gli disse che il suo libro non gli era piaciuto. Vittorio trascorse un’ora a raccontarglielo e alla fine gli disse: “Se non l’ho convinta le restituisco i soldi”. Finì che gli restituì 28 mila lire».

 

Federico Fellini.

«Andai a casa sua, era come un bambino: mi chiamava Barbarina».

Le guarda le serie tv?

«Un giorno viene a casa mia Luca Guadagnino. Gli faccio pena: “Barbara”, mi dice, “hai un cellulare del Medioevo, ti regalo un tablet”. Mi porta quell’affare, mi insegna a guardare le serie. Ho capito che sarebbe stata la mia fine».

 

Perché?

amedeo pagani barbara alberti

«Ho visto La casa di carta e The Crown ma mi è bastato per capire che quella roba è una droga: mi svegliavo la mattina e cercavo il tablet, andavo in bagno e vedevo un episodio, non dormivo per vedere come andava a finire. Non lavoravo più, ma soprattutto non leggevo più. Mi sono spaventata. Da allora non ho più aperto il tablet».

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