milena vukotic

"HO RECITATO PER FELLINI, POSATO PER PLAYBOY, GIRATO IN 500 A ROMA CON NUREYEV MA RESTO PER TUTTI PINA FANTOZZI” – MILENA VUKOTIC: "VILLAGGIO MI SCELSE PER DIVENTARE LA NUOVA MOGLIE DI UGO, PERCHÉ LIÙ BOSISIO SE N’ERA ANDATA. NON NE POTEVA PIÙ: DICONO CHE UNA VOLTA, MENTRE RECITAVA EURIPIDE A TEATRO, UNO DEGLI ATTORI LA CHIAMÒ "PINA!". SUCCEDE ANCHE A ME OGGI, AL MERCATO, MA VA BENE COSÌ... - VILLAGGIO AVEVA UN CARATTERE MOLTO DIFFICILE, NON ERA ANAFFETTIVO. HO UN RIMPIANTO…”

Roberta Scorranese per corriere.it - Estratti

 

 

Il cognome, prima di tutto: Vukotic.

MILENA VUKOTIC PAOLO VILLAGGIO

«Origini montenegrine, anche se sono nata a Roma nel 1935. Lo sa che sono nipote di un Pope ortodosso? Uno che aveva due figli e quando uno di questi decise di darsi al teatro lo cacciò di casa. Poi, quando il ragazzo morì prematuramente per tubercolosi, il padre nemmeno si presentò ai funerali».

 

Lei, però, è stata figlia d’arte.

«Madre pianista e compositrice, padre diplomatico ma autore di testi teatrali. Papà conosceva Pirandello. Conservo una lettera in cui il drammaturgo gli dava il permesso di tradurre le sue opere e di allestirle nella ex Jugoslavia. A casa nostra arrivano scrittori e artisti. Ho cominciato a suonare il pianoforte da bambina».

 

(...)

MILENA VUKOTIC PAOLO VILLAGGIO

Prima ancora di compiere dieci anni lei aveva girato il mondo.

«La mia infanzia e l’adolescenza sono state un continuo spostamento da una città all’altra al seguito degli incarichi di papà. Parigi, Londra, Vienna, Istanbul, Roma. Parlo cinque lingue, oggi, a 88 anni, faccio un po’ fatica con il tedesco, ma lo parlo. Filo conduttore di quella continua e giovanile transumanza, il piano e la danza. Fu a Parigi che entrai in due tra le compagnie più prestigiose, quella di Roland Petit e quella del Grand Ballet du Marquis de Cuevas, per capirci la compagnia che accolse Nureyev dopo la sua defezione dall’Unione Sovietica. Le racconto di quando lo incontrai a Roma?»

 

Certo.

milena vukotic pino strabioli

«Venne a danzare all’Opera assieme alla grande Nina Vyroubova. Dopo lo spettacolo, caricai entrambi sulla mia Cinquecento e andammo verso l’Isola Tiberina. Era molto tardi, ma Rudolf non voleva andare a dormire, era euforico, voleva ballare. Sull’isola non c’era quasi nessuno e allora lui raccolse un foglio di giornale, ne fece un cappello e danzò solo per noi fino alle prime luci dell’alba».

 

Perché lei smise di danzare?

«Perché prima mi innamorai del teatro e poi del cinema. Ero già una giovane donna, e pensi che andavo raramente al cinema, mi interessava solo il palcoscenico. Poi un giorno vidi La strada di Fellini. Fu una folgorazione».

 

Come conobbe Fellini?

«Ero da poco tornata in Italia, non conoscevo nessuno e avevo fatto solo teatro. Ci fu un signore, nemmeno ricordo chi, che mi scrisse una lettera di raccomandazione, ma quando mi trovai davanti a Federico non ci fu bisogno di mostrargliela. Mi mise una mano tra i capelli e capii che andava bene così. Quella lettera non gliel’ho mai fatta vedere».

 

Lei ha recitato in «Giulietta degli spiriti», dove c’erano le sue donne-simbolo, Giulietta Masina e Sandra Milo.

MILENA VUKOTIC 5

«Giulietta divenne subito mia amica, lei e Federico erano legatissimi. Di che cosa parlavamo noi tre? La sorprenderà: spesso parlavamo di crostate o di pasta e fagioli, erano tempi in cui la leggerezza era una forma di liberazione, non c’era bisogno di discutere sempre dei massimi sistemi. Giulietta aveva capito e apprezzava uno dei doni maggiori di Fellini: la libertà. Pensi che una volta un funzionario della MGM gli mise davanti un assegno in bianco. Federico, semplicemente, girò sui tacchi e se ne andò».

 

Esattamente sessant’anni fa, lei prendeva parte a una delle trasmissioni più importanti della tv italiana, «Il giornalino di Gian Burrasca», miniserie con Rita Pavone, per la regia nientemeno che di Lina Wertmüller.

«Io avevo lasciato le mie foto per il casting e poi ero volata a Belgrado perché non vedevo papà da anni. Appena arrivata in albergo, mi chiama Lina: “Senti Milena, tu sai cantare? Dai cantami qualcosa adesso”. “No, al telefono mai, casomai torno a Roma”. Ripartii subito col primo volo e andai negli studi Rai. Ad aspettarmi, con Lina, al pianoforte c’era Nino Rota».

 

(...)

Lei ha recitato con grandi registi, da Fellini a Monicelli a Lattuada a Tarkovskij.

VERDONE VUKOTIC 56

«E pensare che quando ero agli esordi feci un provino con Renato Castellani, il quale mi disse: “Per fare cinema o devi essere bella come la Lollobrigida o carismatica come la Magnani. Tu non sei nessuna delle due cose”».

 

Però lei nel 1976 si è spogliata per «Playboy», immagini sensualissime.

«Le foto erano accompagnate anche da un testo di Alessandro Blasetti che rifletteva sulla femminilità. Mi dissi: perché no? L’ho fatto anche per dimostrare che noi donne sappiamo essere tante cose insieme, che le etichette non servono, che possiamo trasformarci con libertà».

 

In lei registri diversi sembrano amalgamarsi nel segno di un’eleganza naturale. Penso soltanto al fatto che nello stesso anno, il 1980, lei recitava ne «La terrazza» di Scola e in «Fantozzi contro tutti».

«Ero la nuova moglie di Ugo, perché Liù Bosisio se n’era andata. Non ne poteva più: dicono che una volta, mentre recitava Euripide a teatro, uno degli attori la chiamò Pina!».

 

Succede anche a lei?

«Ancora oggi, al mercato, mi chiamano Pina, ma va bene così, vuol dire che quel gigantesco affresco sociale che Paolo Villaggio ha costruito è davvero entrato nella pelle delle persone».

carlo verdone milena vukotic

 

Carattere impossibile, Villaggio?

«Molto difficile, ma con me è sempre stato corretto. Con lui e sua moglie Maura siamo stati molto amici, una sera li invitai a cena a casa mia e vennero anche Federico e Giulietta. Fellini aveva detto che voleva il pesce persico al forno, io trovai solo le trote e allora a tavola cominciò una gag senza fine, con Fellini che chiedeva il caviale e Villaggio che voleva le ostriche».

 

Fu Villaggio a sceglierla nel ruolo di Pina?

«Sì, ci incontrammo in televisione e pochi giorni dopo la parte era mia. Paolo era coltissimo e agli occhi di tanti poteva sembrare anaffettivo, ma io, oggi, penso che non fosse così».

 

Un episodio che ce lo faccia capire?

paolo villaggio maria cristina macca' milena vukotic

«Quando morì mia madre eravamo quasi alla fine della lavorazione di un Fantozzi. Io dovevo interpretare un personaggio comico, ma dentro stavo malissimo. Paolo, durante una pausa, si avvicinò e mi disse: “Milena, so che è morta tua madre”. Mi aspettavo una frase di cordoglio, ma lui, senza nessun motivo apparente, si mise a parlare di Dostoevskij. Io capii che non era freddezza, la sua, ma un modo speciale di filtrare il dolore, di cristallizzarlo».

 

Vi siete frequentati fino alla fine?

«Ho un solo rimpianto: quando lui e Maura cambiarono casa, ci siamo scambiati qualche telefonata e, dalla voce, io sentivo che lui non era contento. Ma non siamo riusciti a vederci e allora mi dispiace di non essergli stata vicino quando lui era infelice».

 

Uno dei personaggi ai quali, su quel set, si è legata di più?

gianni cavina e milena vukotic cornetti alla crema

«Forse Filini, mi faceva tanto ridere. Mariangela, invece — cioè l’attore Plinio Fernando — mi telefona spesso ancora oggi che si è messo a fare lo scultore. Ne ha passate tante, poverino, ha perso presto entrambi i genitori».

 

(…)

 

Milena, lei ha fatto anche la moglie del Conte Mascetti, cioè Ugo Tognazzi, in «Amici miei» di Mario Monicelli. Secondo lei quella comicità così, diciamo, rude, oggi sarebbe ancora accettata?

milena vukotic

«Lei pensa che siamo diventati troppo conformisti? Forse è vero, anche se a me sembra che la eccessiva ricerca di originalità stia rovinando il cinema, così come altre forme d’arte. Ugo Tognazzi era un attore brillante e intelligente, accettava ogni critica, pure per i suoi film, salvo che quelle che riguardavano i suoi piatti».

 

 

milena vukotic ballando con le stelle 2milena vukotic ballando con le stelle 1fantozzi pina milena vukoticfantozzi pina milena vukoticmilena vukoticLINO BANFI E MILENA VUKOTIC

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