IL COLMO PER UN GLADIATORE: VIETARGLI DI SGUAINARE LA SPADA – RUSSELL CROWE VA A INFORCHETTARE A TAORMINA E RACCONTA UN ANEDDOTO DEL SET DEL “GLADIATORE”: “MI SONO BATTUTO PERCHÉ CI FOSSE UN NUCLEO ETICO-MORALE IMPORTANTE. GLI STUDIOS VOLEVANO INSERIRE SCENE DI SESSO, MA IO CONTINUAVO A RIPETERE CHE MASSIMO DECIMO MERIDIO STA VENDICANDO LA MORTE DELLA MOGLIE E DEL FIGLIO E DI CONSEGUENZA, NON AVREBBE AVUTO ALCUN SENSO” – L’ATTACCO AL SEQUEL E LA RIVELAZIONE: "SONO UN FAN DI ULTIMO" - VIDEO
Il Gladiatore è tornato, e non ha nessuna voglia di andarsene. Anzi, in Italia, dove sembra aver ormai piantato radici stabili, Russell Crowe, premiato ieri al Taormina Film Festival con il Lifetime Achievment Award, si trova talmente a suo agio da decidere di pronunciare nella nostra lingua un discorso in cui cita Ultimo («Ero quel bambino che contava le stelle») e poi declama: «Seguite i vostri sogni, immaginate dove volete arrivare, perché è quello il primo passo per raggiungere la vostra meta. Da uomo maturo continuo a contare le stelle e a seguire i miei sogni». turiste americane lanciano grida e saluti, guardie del corpo cercano di aprire varchi tra la folla: «Quando lavoro in un film lo faccio per voi».
L'ultima impresa è La vendetta perfetta Bear Country, action movie di Derrick Borte Cosa le è rimasto più impresso del Gladiatore?
«Era il 1999, arrivare su quel set fu uno shock, avevo girato L. A. Confidential e The Insider, molti dialoghi, stanze d'albergo. Mi sono ritrovato in mezzo a centinaia di cavalli, catapulte, soldati romani, tutto era gigantesco. Ero sempre coperto di fango e di sangue, dolorante, impegnato in combattimenti difficili, un giorno sono stato colpito da un'ascia.
Avevo un'età diversa, ed ero anche fottutamente pazzo, in ogni singolo giorno, in ogni singolo minuto di quel film, davanti alla macchina da presa c'ero io, niente stuntmen, a parte una battaglia con la tigre. Ero così determinato a dare a Ridley Scott quello che voleva… così adesso, come molte persone in età, posso dire di essermi giocato i tendini».
RUSSELL CROWE E RIDLEY SCOTT SUL SET DEL GLADIATORE
Cosa ha trasformato il film in un incredibile successo globale, mentre il secondo non è andato bene per niente?
«Nel primo c'era un nucleo etico-morale importante. Mi sono battuto perché ci fosse. Gli studios volevano inserire scene di sesso, ma io continuavo a ripetere che Massimo Decimo Meridio sta vendicando la morte della moglie e del figlio e di conseguenza, non avrebbe avuto alcun senso.
La produzione insisteva, Ridley era sotto pressione, e avrebbe adorato girare una sequenza del genere tra me e Connie Nielsen, però, fortunatamente, era d'accordo con me. Questo ha fatto del film quello che è, anche adesso, a 26 anni di distanza. Tutti vogliamo essere come Massimo, un uomo capace di restare forte, e di amare, con tutte le nostre forze».
Se ripensa all'Oscar, cosa le viene in mente?
«La nomination era già stata una grandissima sorpresa, quando mi sono ritrovato seduto lì e poi ho sentito pronunciare il mio nome, ho avvertito quella cosa incredibile che si chiama sindrome dell'impostore, trovarsi in un luogo dove non dovresti essere».
[...] Di recente l'abbiamo vista nei panni del criminale nazista Hermann Goring, in Norimberga. Le piace interpretare i cattivi?
«Faccio l'attore e ovviamente non mi interessa un solo tipo di personaggio, quello che mi attrae è scavare dentro l'esperienza umana. A volte un cattivo può essere ricco di mille sfumature, e il male può apparire attraente, perfino carismatico. Ci ho pensato proprio mentre interpretavo Goring, oggi ci sono un sacco di leader politici che hanno questo carisma, e sono arrivati dove sono, proprio per questo». [...]
connie nielsen russel crowe il gladiatore
russell crowe Norimberga
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russell crowe nel gladiatore.jpg
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