ARRIVA “IL CAIMANO” DE’ SINISTRA! - RAICINEMA HA DECISO DI ANTICIPARE AL 14 FEBBRAIO, 10 GIORNI PRIMA DELLE ELEZIONI, “VIVA LA LIBERTÀ”, IL FILM DI ROBERTO ANDÒ SU UN SEGRETARIO DEL PD IN CRISI CHE SCAPPA DALL’AMANTE E VIENE SOSTITUITO DAL FRATELLO GEMELLO, APPENA USCITO DA UNA CLINICA PER DEPRESSI BIPOLARI - LA METAFORA DELLA SINISTRA ITALIANA NON È NEANCHE NASCOSTA CON TONY SERVILLO A METÀ TRA VELTRONI E BERSANI…

Michele Anselmi per "il Secolo XIX"

Immaginate che Pierluigi Bersani decida di rendersi irreperibile, all'improvviso, senza avvisare nessuno. Registrando sulla segreteria del cellulare una frase del tipo: «Sono assente. Non posso rispondere. È del tutto inutile che lasciate messaggi». Sconcerto nella sede di via Nazareno, preoccupazione al Quirinale, sorpresa negli altri partiti... Impossibile nella realtà, tanto più ora che il Pd viene dato, nei sondaggi, favorito in vista del turno elettorale del 24-25 febbraio. Ma al cinema, invece, tutto si può, anche raccontare sotto forma di apologo morale la crisi di una certa sinistra "di lotta e di governo".

Succede in "Viva la libertà", il film che Roberto Andò, siciliano, classe 1959, ha tratto dal suo romanzo "Il trono vuoto", vincitore del Premio Campiello Giovani. Di sicuro non è un caso che Raicinema abbia deciso di anticiparne l'uscita al 14 febbraio, perché se ne parli nell'ultima settimana di campagna elettorale. Il cast è di lusso: Toni Servillo in un doppio ruolo da fratelli gemelli, Valerio Mastandrea, Michela Cescon, Valeria Bruni Tedeschi e Anna Bonaiuto. Il tema, appunto, di quelli che riempiono le pagine dei giornali e scaldano il dibattito. Se poi la gente accorrerà è un altro discorso.

Di sicuro Andò, regista eclettico al suo quarto lungometraggio, non sembra custodire uno sguardo speranzoso sul futuro del Pd, verso il quale pure simpatizza. Sostiene: «La sinistra italiana ha rappresentato per decenni un argine di democrazia e partecipazione, anche di forte controllo, rispetto a certe derive. Ma, da un certo punto in poi, ha collaborato al disastro, assistito imbelle alla mercificazione, perso la propria anima e consegnato il Paese alla morte».

Magari il responso delle urne gli farà tornare il sorriso, benché "Viva la libertà", titolo allegorico da non prendere alla lettera, induca a un discreto pessimismo sulle risorse rigenerative di quell'area politica. Poi, certo, un film è un film, l'uscita in coincidenza con la tornata elettorale è questione di marketing: esattamente come fu nel caso del "Caimano" di Nanni Moretti, lanciato nelle sale il 24 marzo 2006, due settimane prima delle votazioni del 9-10 aprile che segnarono la pallida vittoria di Prodi.

A differenza di "Dave. Presidente per un giorno", dove Kevin Kline sostituiva un presidente americano puttaniere finito in coma dopo un amplesso con una ragazza, prendendoci gusto a far politica sul serio, Andò non la butta in commedia. Il trono vuoto è quello del segretario del maggior partito d'opposizione, che non sarà il Pd ma è come se lo fosse. Stanco, contestato e in crollo nei sondaggi, il segretario Enrico Olivieri scompare all'improvviso gettando nel panico i vertici del partito e sua moglie. Placherà la loro ansia il fratello gemello, Giovanni, detto Ernani: sarà lui, filosofo di professione reduce da un soggiorno in manicomio per depressione bipolare, a prendere in gran segreto il posto vacante, evitando alla sua parte politica una figuraccia pubblica.

Non senza qualche controindicazione. Mentre Enrico, fuggito a Parigi dall'ex fiamma Danielle, si ritrova a lavorare come attrezzista in un film francese, riassaporando il gusto della vita semplice. Salvo rifarsi vivo al momento giusto per riprendere in mano le redini del partito...

«Mio fratello è sparito? È la cosa più intelligente che abbia fatto nella sua vita» è il primo, salace, commento di Ernani quando gli propongono il momentaneo scambio di persona. L'impostore, colto nelle citazioni e spiazzante nell'eloquio, all'inizio crea disorientamento nel partito. Al giornalista che gli chiede perché i suoi capelli sono diventati quasi di colpo grigi, sorride: «È un messaggio agli italiani, smettete di tingervi». Riferimento trasparente a quello che Andò chiama «il periodo del berlusconismo, durante il quale ci siamo tinti i capelli e tutto era show».

In verità anche se Mario Monti non usa tinture, questo primo scorcio di campagna elettorale ha continuato a manifestarsi in forma di show tv. Magari non se ne esce. Intanto però il film di Andò, evocando senza troppi veli la profonda crisi di leadership dello schieramento progressista, ha già trovato sostenitori illustri: da Umberto Eco ad Andrea Camilleri.

Quanto al gioco del "chi è chi", pure funzionale alla promozione, il regista ha già smentito ogni riferimento, diretto o indiretto, all'ex segretario Walter Veltroni. Tuttavia proprio Veltroni, nel recensire il libro su "Panorama" in un dialogo ravvicinato con Matteo Renzi, scrisse: «Quanto è troppo spesso lontana dalla vita reale delle persone, la politica, e quanto ci sarebbe bisogno di recuperare un po' del coraggio e dei solo apparentemente visionari "pensieri lunghi" di Giovanni per restituirle valore e bellezza?». Già, quanto è lontana?

 

il regista Roberto And foto di Lia Pasqaulino Toni Servillo foto di Lia Pasqualino Toni Servillo e Valerio Mastandrea foto di Lia Pasqualino VELTRONI E BERSANI Colaninno, Bersani e VeltroniPAOLO DEL BROCCO

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