“LIBERO” E “IL GIORNALE” SCATENATI SULL’INTERVISTONA DI TRAVAGLIO A GRILLO - FACCI: “UNA SERIE DI NON-DOMANDE IN GINOCCHIO IN CUI NON SI PARLA DI SCAVI DELLE PISCINE, DI VILLE E FERRARI INQUINANTI, DI TIRCHIERIA, DI PUBBLICITÀ. E POI, PER UNO CHE CHIEDE SEMPRE CONTO DEL PASSATO DEI POLITICI, NEANCHE UNA PAROLA SULLA CONDANNA PER OMICIDIO COLPOSO. DUE PAGINE SENZA UNA NOTIZIA” - LE CRITICHE DEI LETTORI DEL “FATTO”…

1 - I LETTORI STENDONO LO ZERBINO TRAVAGLIO
Da "il Giornale"
- «Lo spot di Travaglio per Grillo». Uno dei tweet impietosi vergati dagli stessi lettori del Fatto quotidiano. Che ieri si son goduti l'intervistona di Marco Travaglio a Beppe Grillo. Carezze e scambi di cortesie tra il vicedirettore e il leader a 5 stelle. Cioè, le non domande di Travaglio e le non risposte di Grillo. Con quel titolo slogan: «Non ci fregheranno con i Saviano e i Passera». Perciò Marco il censore è stato inondato di critiche: «Il Fatto come l'Istituto Luce», «i nuovi Giulietta e Romeo», «Travaglio zerbino fa impallidire Minzolini». Tra gli affezionati lettori del Fatto resta comunque l'interrogativo del giorno: come abbiano fatto due ego tanto grandi a entrare nella stessa stanza.

2 - ZERBINO-TRAVAGLIO IN GINOCCHIO DA GRILLO
Filippo Facci per "Libero"

Fermi tutti, Marco Travaglio ha lasciato la sua scrivania patibolo e ci ha mostrato finalmente un'intervista coi controcazzi, di quelle che i colleghi maggiordomi non sanno fare perché «non fanno domande», insomma una cosa da insegnare nelle scuole, un forcing da mandare a letto i bambini, un micidiale passante che diverrà, presto, predicozzo da Santoro e pezzo di libro e di altro libro e ancora post sul blog e poi video in dvd e su youtube e spettacolo teatrale e raccolta differenziata di De Magistris.

Cioè: Travaglio ha intervistato Grillo sul Fatto, mica bau-bau micio micio, ed eccovi subito un campionario di domande che spaccano, spiazzano e torturano:

1) «I partiti preparano liste civiche»;
2) «Il rischio è che fra qualche mese scavalchiate il Pd»;
3) «Il premier può non essere un parlamentare»;
4) «Poi vi tocca governare »;
5) «Ci vorrà un programma »;
6) «In Emilia brucia l'espulsione di Tavolazzi»;
7) «Bersani dice che vuol dialogare»;
8) «Anche Vendola»;
9) «Berlusconi ti sta studiando».

La carica rivoluzionaria è implicita: le domande non sono domande, manca proprio il punto interrogativo. È un colloquio, una cosa tra pari (due comici) e quindi non fatevi ingannare, non dite che sono frasette interlocutorie inserite a posteriori in mezzo a un monologo: non è vero, anche perché le domande vere poi ci sono, e sono implacabili.

Ne mettiamo solo alcune - le più sanguinose - perché l'intervista era lunga due pagine e figuratevi com'erano ridotte le ginocchia di Travaglio:
1) «Come immagini il prossimo Parlamento?»;
2) «Ma il programma?»;
3) «Non è il caso di prepararsi con una struttura elettiva?»;
4) «Referendum per uscire dall'Europa?»;
5) «Se le penali sono alte, l'inceneritore di Parma si fa lo stesso?»;
6) «Vedi mai i dibattiti politici in tv?»;
7)«Non temi qualche polpetta avvelenata?»;
9) «E se fallite?».

NESSUN VERBALE
Marzullo in confronto era Torquemada, ma non dite che l'intervista fa schifo: il cianuro travagliesco è nell'incipit, nell'introduzione copiosa, sentite qua: «Beppe Grillo se la ride mentre strimpella la sua pianola». Un fendente, l'ha steso. Oppure questa: «Arriva il fratello maggiore Andrea, pensionato, la moglie Parvin e i figli più piccoli Rocco, 18 anni, e Ciro, 11». Ecco, è documentato come al solito. E senza verbali. Tra l'altro scrive: «Andrea ha già letto tutti i giornali e fa la rassegna stampa».

Ma come, non aveva detto che i giornali non li leggeva? Che sono morti eccetera? Forse compra solo Il Fatto. Detto questo è anche vero: l'intervista fa schifo, ma non è per le domande che ci sono, è per quelle che non ci sono: lo stile Rebibbia di Travaglio è partito per Hammamet. Travaglio ha fatto l'intervista nella villa di Grillo a Sant'Ilario: già che c'era poteva chiedergli della polemicuccia che a suo tempo lo associò ai dirimpettai Adriano e Ferruccio Sansa (rispettivamente ex sindaco di Genova e giornalista de Il Fatto) per via dello scavo di due piscine, e soprattutto del terrazzo di 100 metri quadri che Grillo fece interamente ricoprire.

Poteva chiedergli della telenovela dei pannelli solari - pardon fotovoltaici - visto che l'ex amministratore dell'Enel, Chicco Testa, ha detto che «Grillo da solo consuma come un paesino» (20 kilowatt contro i 3 medi delle case italiane, cioè come 7 famiglie) ma che i pannelli al massimo producono 2 kilowatt, buoni per un frullatore. Poi Travaglio ha detto che c'era lì il fratello Andrea, detto Andreino perché è minore benché «pensionato »: poteva chiedergli qualcosa della Gestimar Immobiliare che rivendette a Beppe, così, per trasparenza.

Non dico che doveva torchiare Grillo sulla Ferrari cabrio bianca, o su quella rossa, o sull'inquinantissimo Chevrolet Blazer rivestito in legno, o sulle barche, o sulla pubblicità della Yomo e altre sciocchezze pruriginose. In effetti è acqua passata, ed è noto che a Travaglio il passato dei politici non interessa. Né gli interessa lo status giudiziario dei politici: è solo per questo che non ha rivolto nessuna domanda sull'incidente che ha reso Grillo «un pregiudicato» (direbbe Travaglio) per una condanna per omicidio colposo di cui taceremo i particolari: resta il fatto che Grillo, in inverno, si avventurò in una strada di montagna chiusa al traffico: e morirono in tre, compreso un bambino.

Travaglio forse non ha trovato i verbali, ma noi sì. Interrogatorio in aula, anno 1984, domanda: «Quando si è accorto di essere finito su un lastrone di ghiaccio con la macchina?»; «Ho avuto la sensazione di esserci finito sopra prima ancora di vederlo»; «Allora non guardava la strada». In primo grado Grillo venne assolto con formula dubitativa (la vecchia insufficienza di prove, direbbe Travaglio) ma la Corte d'Appello di Torino, il 13 marzo 1985, lo condannò a un anno e 4 mesi col ritiro della patente: «Si può dire dimostrato, al di là di ogni possibile dubbio, che l'imputato risalendo la strada da valle, poteva percepire tempestivamente la presenza del manto di ghiaccio (...).

L'esistenza del pericolo era evidente e percepibile da parecchi metri, almeno quattro o cinque, e così non è sostenibile che l'imputato non potesse evitare di finirci sopra», sicché l'imputato «disponeva di tutto lo spazio necessario per arrestarsi senza difficoltà» ma non lo fece, anzi decise «consapevolmente di affrontare il pericolo e di compiere il tentativo di superare il manto ghiacciato. Farlo con quel veicolo costituisce una macroscopica imprudenza che non costituisce oggetto di discussione».

Tre morti e un ferito. Più lui. Non andrà meglio in Cassazione, l'8 aprile 1988: pena confermata nonostante gli sforzi dell'avvocato Alfredo Biondi, che poi Grillo avrebbe inserito nella lista dei parlamentari condannati e dunque da epurare: anche se il reato fiscale di Biondi, in realtà, è stato depenalizzato e sostituito da un'ammenda, tanto che, diversamente dal reato di Grillo, non figura nemmeno nel casellario giudiziario. Stiamo tacendo le condanne per diffamazione, naturalmente: quelle le abbiamo tutti, comprese - è il caso di Travaglio - quelle odiosamente prescritte.

Prescrizioni a cui Travaglio non si ha mai rinunciato. PS: se Travaglio ha bisogno delle carte, faccia un fischio. A meno che le accetti solo da magistrati. Ma è ghiaccio passato. Sono altre, infatti, le domande che Marco-Elkann-Travaglio poteva fare. No, non quelle più sceme sulla celebre tirchieria di Grillo, tipo il racconto di Antonio Ricci secondo il quale «Io sparecchiavo e, se buttavo via le briciole, Beppe le recuperava dalla spazzatura e ci impanava la milanese».

Però poteva chiedergli se sia vero - come confermato in parte dall'Unità del 21 settembre 2007 - che partecipò alla Festa dell'Unità di Dicomano per un cachet di 35 milioni; la sera dello spettacolo, però, poi diluviò e non venne quasi nessuno, sicché di milioni ne incassarono solo 15; i compagni di provincia cercarono di ricontrattare il compenso, ma niente da fare: neppure una lira di sconto. E siccome della segreteria comunista - tutta giovanile - l'unico che aveva una busta paga era tal Franco Innocenti, un 26enne, questi dovette stipulare un mutuo ventennale nonostante avesse la madre invalida al cento per cento. Ghiaccio passato, capito.

QUALE PROGRAMMA?
Scuserete se abbiamo parlato poco, qui, delle risposte «politiche » che Grillo ha effettivamente dato: è che non dice niente. Niente di nuovo. Se non avete letto le due intere pagine d'intervista (succede) ve le riassumiamo qui, se vi fidate. «Non farò il premier». Bene. «I candidati non li scelgo io». Infatti: li sceglie Casaleggio. «Pizzarotti se la deve cavare da sé».

E lo sta facendo, meglio: non lo sta facendo, ma da solo. Poi Grillo ha detto che «Saviano, Passera e Montezemolo» gli fanno una pippa (non lo fermeranno, cioè) e ha detto che in sostanza non ha un vero programma; poi ha detto che non c'è democrazia interna, né che ci sarà (in pratica c'è la diarchia Grillo-Casaleggio e il resto è anarchia:e probabilmente è la verità) e ha detto che le alleanze se necessario le faranno, per forza, mentre per i ministri «vedremo».

Faranno referendum propositivi (ma dovranno cambiare la Costituzione) e l'intento, impossibile, resta quello di uscire dall'euro ma non dall'Europa. Ah, poi ha detto che le pensioni non supereranno i 3000 euro e che le province verranno abolite e i cacciabombardieri tutti venduti. Fanno due pagine. E ora, al minimo, non rilascerà interviste per altre cinque anni. Ma è un problema che a noi giornalisti non ci riguarda più, perché noi siamo morti, la stampa è morta, l'Europa è morta, la Tav è morta, i treni sono morti, i giornali sono morti, i partiti sono morti, il Parlamento è morto, Michael Jackson è morto, è tutto morto. Berlusconi scese in campo, Grillo in camposanto.

 

MARCO TRAVAGLIO CON BEPPE GRILLOBEPPE GRILLO E MARCO TRAVAGLIO - Copyright Pizzigrillo travaglio abbraccio lapFILIPPO FACCIALESSANDRO SALLUSTI beppe grillo mare rep02ANTONIO RICCI E BEPPE GRILLOcasaleggio-grilloBEPPE GRILLO E PIZZAROTTI savianoCORRADO PASSERA berlusconi, montezemolo

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?