1. JAGGER, IMPERATORE DI ROMA: “È BELLO SUONARE IN UN POSTO CHE È PIÙ VECCHIO DI ME” 2. ESSÌ, C’È DIFFERENZA TRA UN RUDERE E UN MONUMENTO. E I ROLLING STONES LO HANNO AMPIAMENTE SPIEGATO AL CIRCO MASSIMO, DAVANTI A OLTRE SETTANTAMILA PERSONE 3. UN MONUMENTO ALLA STORIA DELLA MUSICA POPOLARE. 70 MILA PERSONE CHE ATTRAVERSANO TRE O QUATTRO GENERAZIONI DI FAN DEL ROCK. FAMIGLIE. GENTE DAI NOVE AI SETTANT’ANNI. MA LA MAGGIORANZA È FATTA DI RAGAZZI ARRIVATI DA OGNI PARTE D’ITALIA 3. NELL’AREA VIP POLITICI, CANTANTI E REGISTI FIANCO A FIANCO: C’È BEPPE GRILLO CHE CHIACCHIERA CON PAOLO SORRENTINO, ROBERTA PINOTTI E PAOLA TAVERNA, E POI ZUCCHERO, BENNATO, TORNATORE, PAOLA CORTELLESI, LUIGI ABETE, IL PREFETTO PECORARO E IL SINDACO MARINO, GIANNI MINÀ E BIANCA BERLINGUER, PERSINO EMANUELE FILIBERTO (VIDEO)

I Rolling Stones imperatori di Roma

1. CIRCO STONES

Ernesto Assante per ‘La Repubblica’

 

ronnie wood keith richards e charlie wattsronnie wood keith richards e charlie wattsrolling stones al circo massimo  10rolling stones al circo massimo 10

C’è differenza tra un rudere e un monumento. E i Rolling Stones lo hanno ampiamente spiegato al Circo Massimo di Roma, nell’unica data italiana del loro tour “14 on Fire”, davanti a oltre settantamila persone ieri sera. Un monumento al rock, ovviamente, a una musica che è nata e morta mille volte negli ultimi cinquant’anni. Un monumento alla longevità, quella di una band che tra liti, discussioni, eccessi, drammi, trionfi, successi, gioie ed esaltazioni ha attraversato il secolo scorso come un lampo ed è approdata nel nuovo millennio con altrettanta potenza.

 

rolling stones mick jagger saluta il pubblico di roma dopo staisfaction brano di chiusura del concertorolling stones mick jagger saluta il pubblico di roma dopo staisfaction brano di chiusura del concerto

Un monumento all’arte, perché di questo si è trattato ieri sera, di una grande rappresentazione dell’arte del rock, con tutti i suoi pregi, i suoi difetti, le sue truffe, le sue verità. Un monumento alla storia della musica popolare. Lo si è capito immediatamente, quando le quattro pietre rotolanti, Mick Jagger, Keith Richards, Ron Wood e Charlie Watts, sono salite sul palco nel cuore della Roma imperiale e hanno suonato le prime, inconfondibili, travolgenti note di Jumpin’Jack Flash, vecchie quasi quanto gli imperatori romani eppure ancora elettriche, vibranti, in grado di far sobbalzare settantamila corpi come se fossero uno solo.
 

Settantamila persone che attraversano tre o quattro generazioni di fan del rock. Famiglie. Gente dai nove ai settant’anni. Ma la maggioranza è fatta di ragazzi, rocker di terza generazione, arrivati da ogni parte d’Italia. I “reduci”, i coetanei di quelli che stanno sul palco, non mancano ovviamente (e si lamentano sonoramente della scomodità del posto), ma sono immersi in una platea di giovani. Nell’area vip politici, cantanti e registi fianco a fianco: c’è Beppe Grillo che chiacchiera con Paolo Sorrentino, e poi Zucchero, Paola Cortellesi, persino Emanuele Filiberto.
 

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Serata aperta dal cantautore e chitarrista John Mayer (che poi si esibirà anche con gli Stones), famoso per le sue fidanzate da Jennifer Aniston a Katy Perry, che alla fine ringrazia il pubblico per il calore e l’educazione. Quando però Mick Jagger ha iniziato a cantare si è vista in scena la storia, quella di un gruppo nato cinquant’anni fa e ancora oggi in grado di travolgere il pubblico con pochi riff suonati da Keith Richards in maniera magari poco impeccabile ma, proprio per questo, inimitabile.
 

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Let’s spend the night together, It’s only rock’n’roll, Tumbling Dice , Jagger corre da una parte all’altra del palco, Richards sorride sornione e lento mentre Ron Wood fuma una sigaretta dietro l’altra e Charlie Watts, impassibile, tiene in piedi il ritmo della sgangherata famiglia di vecchi pirati. Per Streets of love sale sul palco il loro vecchio chitarrista Mick Taylor. E per il gospel di You can’t always get what you want invitano accanto a loro un coro di 24 ragazzi scelti fra i cori di tutta Italia.

 

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Gli Stones sono simpatici e beffardi, come sempre, visibilmente contenti di suonare nel cuore dell’Impero Romano («Che posto meraviglioso» dice Jagger) e di essere loro, per una notte, incoronati imperatori, perché di questo si tratta, di una dimostrazione di forza, di una celebrazione del mito, di una festa collettiva che serve a tutti per dire “ci siamo”. E come tale gli Stones lo celebrano, con Jagger che invita a partecipare la platea, ottenendo in cambio grida, battimani, entusiasmo, mettendo in fila una dopo l’altra le perle musicali di una carriera che non ha eguali.

 

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Mick trova persino modo di fare, in italiano, non solo gli auguri all’Italia per la partita di martedì, ma arriva anche a dire che l’Italia il Mondiale brasiliano lo vincerà, dando il via a una “ola” di scongiuri. Scorrono Honky tonk woman, Start me up, Midnight rambler (con Taylor ispiratissimo) , Paint it black, Miss you, un repertorio irresistibile che mette in scena le tante anime della band, tenute insieme da Jagger, magrissimo e nervoso. Il circo degli Stones è irresistibile e sempre uguale a se stesso.

 

Il pubblico da loro, del resto, non vuole altro e la serata non può che essere un successo. Roma ha risposto con calore all’energia degli Stones, il Circo Massimo è stato pacificamente invaso fin dalla mattina, le strade attorno al Foro Romano sono state chiuse, il traffico domenicale si è adeguato senza troppi intoppi, fino al classico caos alla fine del concerto.

 

2. LA LEZIONE INOSSIDABILE DEI VECCHI RIBELLI

Gino Castaldo per ‘La Repubblica’

 

Il colpo d’occhio è di quelli che lasciano un segno nell’iconografia dell’immaginario rock: ruderi millenari amabilmente strapazzati dalla più longeva delle band del rock’n’roll, un dialogo tra vecchi, con le note degli Stones che rimbalzano sulle mura del Palatino. La band è così longeva da aver superato ogni ragionevole valutazione di merito, sfuggono ormai a ogni classificazione, sono oltre, al di là di tutto, la testimonianza vivente di una leggenda che non accenna a calare.

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Del resto la prima volta a Roma ci sono venuti nel 1967 doppio concerto (pomeriggio e sera) al palasport, e dopo 47 anni, praticamente una vita, chiudono il cerchio nel più celebre e accreditato dei cerchi, il vero autentico Circo Massimo, dove Jumping Jack Flash vale una corsa delle bighe all’ultimo sangue, e il furore degli Stones vale quello di veterani gladiatori ancora in grado di farsi valere nella ormai classica battaglia del rock.
 

A rivederli, per l’ennesima volta, fa un effetto singolare, ma l’abbinata con lo scenario impareggiabile, e col più bel cielo stellato che Roma potesse offrire, è da brividi, ma l’unica vera ragione per spiegare la sterminata folla che li osanna è che, facendo la tara di tutto, degli alti e bassi che la band ha vissuto negli anni, sorvolando sulla ripetitività con cui si ostinano a cantare ( I can’t get no) Satisfaction più o meno allo stesso modo da 50 anni, sono una lezione di rock’n’roll in versione live.

rolling stones al circo massimo foto sky 2rolling stones al circo massimo foto sky 2

 

Una lezione purissima, magistrale, inimitabile, e su questo ci sono pochi dubbi. Poco importa che Keith Richards debba arpionare la chitarra con dita trafitte dall’artrosi, che Jagger debba ancora sculettare come un ragazzino, per onorare il suo diabolico contratto con l’eterna giovinezza. Il fatto è che funzionano, sempre, a dispetto di tutto.

 

Sono gli originali, quelli che un certo modo sboccato e ribelle di pensare il rock l’hanno inventato, c’è l’hanno nello sguardo, nella ribalda arroganza con cui spargono brutalità elettriche dal palco, nella incosciente leggerezza con cui evitano di pensarsi come troppo vecchi per stare lì a divertire folle affamate di emozioni musicali.
 

Jagger l’ha detto, appena arrivato a Roma: «È bello suonare in un posto che è più vecchio di me». Sì, ci sono posti più vecchi di lui, e la magia antica degli Stones li fa apparire come se li avessero costruiti appositamente per questo. Gli imperatori avrebbero certamente gradito.

rolling stones al circo massimo foto sky 1rolling stones al circo massimo foto sky 1

 

3. E IN TRIBUNA D’ONORE ARRIVA ANCHE GRILLO TRA PREMI OSCAR, ATTORI E CANTAUTORI

 

Sandra Cerasale per "Corriere della Sera"

 

grillo dago fotogrillo dago foto

Molti nomi della cultura, della politica e dello spettacolo che non hanno resistito al fascino dei Rolling Stones al Circo Massimo. La tribuna vip si è iniziata a riempire nel tardo pomeriggio, prima ancora che iniziasse a cantare John Mayer, il cantautore che ha aperto il concerto degli Stones. A sorpresa è arrivato il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo (nella foto mentre arriva all’arena).

 

Il comico genovese ha accettato di farsi fotografare dal pubblico in tribuna. Non solo Grillo. Fra gli spettatori c’erano anche i registi da premio Oscar Paolo Sorrentino e Giuseppe Tornatore (l’autore di Nuovo cinema Paradiso sabato sera ha cenato con Mick Jagger e altri amici in un noto ristorante romano), Zucchero, Sabina Guzzanti, l’attrice Paola Cortellesi, il cantautore Edoardo Bennato, Gianni Minà e Roberto D’Agostino. All’appuntamento non hanno voluto mancare nemmeno Emanuele Filiberto e Giorgia Surina.

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