JOHNNY ROTTEN È TORNATO: IL 23 OTTOBRE CONCERTO E MEGA-MOSTRA A PARIGI SUL PUNK, IL MOVIMENTO CHE CAMBIÒ GLI ANNI ‘70

1. VIDEO - JOHNNY ROTTEN INTERVISTATO DALLA TV AUSTRALIANA: "STATE ZITTI"

 


2. JOHNNY ROTTEN È TORNATO
Carlo Antonio Biscotto per "il Fatto Quotidiano"


Il 23 ottobre alla "Città della Musica" di Parigi nel quadro dell'esposizione Europunk si terrà l'atteso concerto di John Lydon, fondatore dei Sex Pistols e nume tutelare del punk - lo chiamavano Johnny Rotten, ovvero il Marcio - grande musicista e instancabile polemista. Lydon, oggi 57enne, è famoso per le sue esternazioni contro la famiglia reale inglese, le femministe, la politica e il mondo intero. Nell'aprile scorso in occasione di un concerto a Brisbane, l'emittente The Project corse il rischio di intervistarlo.

Conduttrice in studio la malcapitata Carrie Bickmore. Sono bastate poche parole per far capire - a chi non lo avesse saputo - come si era guadagnato la sua reputazione di inguaribile rompiscatole e provocatore. Mentre Carrie tentava di fargli una domanda sulla scomparsa Margaret Thatcher, il rocker inglese a voce spiegata le intimava di "chiudere il becco" e aggiungeva: "Ehi tu, stammi a sentire, quando parla un uomo non devi interrompere". A quel punto è intervenuto il comico Dave Hughes e ci è mancato poco che finissero alle mani. Alla fine Lydon se ne è andato alzando il braccio a mo' di saluto nazista. "È solo un porco sessista e misogino", ha commentato Andrew Rochford che conduceva il programma con Carrie Bickmore.

John Lydon salirà sul palco con la sua band Public Image Limited, il gruppo con il quale nel 1978 ha dato vita al post-punk. Chi meglio di lui per chiarire il significato della mostra Europunk che Parigi, sino al 18 gennaio 2014, dedica al movimento più caotico del secolo? Il movimento punk vide la luce nel post-'68, esplose fra il 1976 e il ‘77 in un momento di forte crisi economica e sconvolse le residue certezze con l'arma della provocazione, spesso fine a se stessa.

Da un lato la sua bandiera "no future" trasmetteva un messaggio fortemente pessimista, dall'altro il punk è stato un movimento di liberazione e di grande energia creativa. Ma che effetto fa a Lydon vedere che l'anarchico movimento punk è finito, per così dire, al museo?

"Il punk è stato spesso oggetto di errori di interpretazione e di vere e proprie mistificazioni, in particolare in Gran Bretagna sulla spinta dei media controllati da Rupert Murdoch - risponde Lydon - non conosco l'organizzatore della mostra, mi auguro che vi siano elementi di verità, altrimenti gli dirò un paio di paroline a brutto muso. Dopo tutto sono io il re del punk". Quali sono gli errori più comuni a proposito del punk?

"Il punk non è né un manifesto politico né una moda né, tanto meno, un modo di vestirsi. Il punk è uno stato d'animo caratterizzato dal desiderio di aprirsi al nuovo e di evolversi continuamente. Quando scrivevo i brani per i Sex Pistols e parlavo di caos volevo solo denunciare il comportamento disonesto del governo e delle istituzioni. Sono loro che negano alla gente un futuro. Spesso ci hanno detto che tra lo slogan "no future" e quello "do it yourself" esiste una insanabile contraddizione. Mi sembra una delle tante stupidaggini che si dicono sul punk. Come può esserci un futuro se non prendiamo la decisione di fare le cose da soli invece di delegarle al potere politico?".

Malgrado tutto il governo inglese è ancora lì e la monarchia sembra saldamente in sella". "Non sono un illuso - ridacchia Lydon - sono un realista, non un predicatore. L'importante è imparare a capire chi sono i nostri nemici".

Ma quando il punk è nato è sembrato un movimento individualista e nichilista, poco o nulla interessato ai problemi sociali. "Mi è sempre piaciuto giocare a fare l'egocentrico, ma con una buona dose di ironia. Sono cresciuto in una grande comunità multiculturale dove era forte il senso dell'appartenenza e della solidarietà. Potevamo contare gli uni sugli altri. Lo slogan "do it yourself" non vuol dire che bisogna ignorare gli altri. Comporta al contrario un grande bisogno di generosità. Non mi è mai interessato ammucchiare soldi o fare collezione di auto sportive. Ho sempre dato in beneficenza una parte dei miei guadagni".

Non le sembra che il movimento punk sia diventato uno stereotipo e una caricatura? "Nella vita ci sono quelli che fanno e quelli che imitano - spiega Lydon - bisogna ammirare il lavoro degli altri, mai imitarlo. E, più che altro, bisogna rimanere fedeli alla propria personalità. Ho creato la band Public Image Limited quando ho capito che i Sex Pistols stavano diventando una caricatura anche per l' "immagine pubblica" che voleva dargli il nostro produttore Malcom MacLaren".

E per soldi che nel 1996 avete ricostituito la band dei Sex Pistols e avete organizzato un tour? "Non tanto e non solo. Volevamo ritrovare quello spirito di amicizia che ci aveva legato. Per nostra disgrazia il tour è durato troppo e sono riemerse le ostilità, le divergenze, le animosità. A quel punto abbiamo deciso che non avremmo mai più fatto un concerto come Sex Pistols. Preferivamo rimanere amici". Come mai i vostri fan hanno dovuto attendere 18 anni perchè uscisse un nuovo album dei Public Image Limited?

"Eh si, PiL si è fatto attendere. Perchè? Perché l'industria discografica mi ha rovinato bocciando ogni mio progetto e al tempo stesso non permettendomi di sciogliere il contratto che avevo con la mia etichetta. Sono stati 18 anni difficili. Ne ho approfittato per fare altre cose, in particolare documentari sulla natura. È una attività che mi ha fatto capire in che condizioni si trova il nostro pianeta e mi ha rigenerato in vista di PiL".

Pensa che la sua storia sarebbe stata diversa se non avesse avuto la meningite da giovane? "Dal punto di vista fisico la malattia mi ha cambiato. Ha incurvato la mia colonna vertebrale, ha rovinato la mia postura e ha in parte compromesso la vista. Johnny Rotten, così mi chiamavano al tempo dei Sex Pistols, aveva lo sguardo allucinato perchè dovevo spalancare gli occhi per vedere meglio. Quando sono uscito dal coma non ricordavo nulla. Ci ho messo quattro anni a ritrovare la memoria. Questa terribile esperienza mi ha costretto ad un lavoro di autoanalisi ed è stato allora che è nato in me l'odio per la menzogna. Decisi che non avrei più mentito a costo di farmi dei nemici". Promessa mantenuta a giudicare dal loro numero.

 

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