MA A NOI KIEV CE LO DA' IL GAS? - CON L'AGGRAVARSI DEL CONFLITTO IN RUSSIA E UCRAINA, L'EUROPA RISCHIA CHE PUTIN DECIDA DI SPOSTARE LE FORNITURE VERSO LA CINA. E PER LO SHALE GAS AMERICANO C'E' DA ASPETTARE

Massimo Gaggi per ‘Il Corriere della Sera'

L'Europa, ancora per alcuni anni, non avrà alternative vere all'approvvigionamento di gas dalla Russia, ma anche per le multinazionali petrolifere Usa e per l'intero mercato mondiale dell'energia un inasprimento delle sanzioni nei confronti di Mosca avrebbe conseguenze immense: ha ragione chi dice che le decisioni di oggi incideranno per decenni sul commercio mondiale».

Daniel Yergin, uno dei più rispettati e ascoltati esperti internazionali del mercato dell'energia, è in grande allarme per l'escalation del conflitto nell'Ucraina orientale. L'analista, considerato il maggiore storico dell'industria petrolifera grazie a libri acclamati come The Quest e, soprattutto, The Prize (Il premio , Sperling & Kupfer) col quale ha vinto il Pulitzer, racconta che nei suoi contatti coi capi dei grandi gruppi dell'energia percepisce smarrimento, più ancora che ostilità nei confronti delle possibili misure restrittive dei traffici.

Gli operatori che si sono impegnati fortemente in Russia, dalla Shell all'Eni, sapevano di certo che lì avrebbero corso anche rischi politici. Del resto petrolio e gas vanno presi dove ci sono.
«E' vero, ma nel caso della Russia è successo qualcosa di più. Sono stati gli stessi governi, a cominciare da quello americano, a invitare le multinazionali a investire massicciamente in questo Paese. E ciò, nonostante i rischi politici. Anzi, proprio per questo: si pensava che, allargando la cooperazione economica di Mosca con l'Occidente, creando interessi reciproci pressoché indissolubili, il Cremlino avrebbe pian piano rinunciato alla sua aggressività, alla tentazione della contrapposizione politico-strategica con gli Stati Uniti e l'Europa. Ma Putin ha mandato all'aria questi calcoli. Il presidente russo rischia grosso, ma ora l'Occidente non sa come reagire. Deve mostrare fermezza ma non può ignorare che le conseguenze di un embargo allargato a interi settori dell'economia, come l'energia, saranno pesantissime».

Quali sono i trend che individua, nell'ipotesi di un aggravamento del conflitto?
«Sostanzialmente tre: uno spostamento delle forniture di gas russo dall'Europa alla Cina, il crollo degli investimenti esteri in Russia e un'intensificazione degli sforzi per sostituire il gas che l'Europa oggi compra da Mosca con Lng, il gas naturale americano che verrà esportato in forma liquida attraverso l'Atlantico. Ma ci vogliono anni per preparare gli impianti. Tutti, oggi, cercano di concludere contratti con gli Usa che hanno, ormai, vaste riserve di shale gas. Ma le prime forniture arriveranno solo nel 2015-16 e solo dal 2018 diventeranno un fattore importante per l'Europa. Nel 2021 l'America sarà il maggior esportatore mondiale di gas».

Un modello di business completamente diverso per «big oil», le multinazionali degli idrocarburi.
«Beh, non è che si possa passare da un modello all'altro in modo indolore. Come le dicevo, queste società investono massicciamente in Russia da almeno vent'anni, spinte dagli stessi governi. Progetti che spesso hanno un orizzonte, per il recupero degli investimenti, di 30 o 40 anni. Non possono certo andar via da un giorno all'altro. Per questo parlo di smarrimento. Lo "choc" è forte. Credo che, anche se la crisi si risolverà, d'ora in poi i grandi gruppi ci penseranno molto prima di fare investimenti di lungo periodo in Russia».

Chi rischia di più? Dove verranno prese le decisioni più importanti e difficili?
«Gli Usa sono sempre determinanti, sul piano strategico e anche come potenza energetica. Ma stavolta le decisioni più importanti verranno prese a Berlino. La Germania è centrale non solo per il forte impegno in Russia dei suoi grandi gruppi industriali e per le massicce importazioni di gas russo, ma anche perché il Paese sta perdendo competitività proprio sul fronte energetico: ha investito molto in energie alternative, più pulite ma anche molto costose. Senza gas russo, a parte i problemi di approvvigionamento, la competitività del sistema economico sarebbe ulteriormente compromessa».

Il gas russo alla Cina è una minaccia o sta già diventando realtà?
«La scelta di fondo Mosca l'aveva già fatta, e per ragioni economiche: la domanda europea è stagnante. Recessione e demografia non incoraggiano. La Russia ha bisogno di vendere più gas e la crescita può venire solo dall'Asia. La crisi ucraina accentua questa spinta. Ma Pechino è decisa a negoziare con durezza sui prezzi con Mosca. E i russi non vogliono rinunciare a quelli che spuntano nella Ue» .

 

 

Paolo Scaroni and Vladimir Putin April jpegPAOLO SCARONI CON VLADIMIR PUTIN VLADIMIR PUTIN E SILVIO BERLUSCONI IN RUSSIA shale gasi giacimenti di shale gas in america

Ultimi Dagoreport

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…