umberto eco - roberto cotroneo

L’ECO DELLA FEDE – ROBERTO COTRONEO RACCONTA SULL’OSSERVATORE ROMANO IL RAPPORTO DI UMBERTO ECO CON LA RELIGIONE: "ECO È STATO CREDENTE IN GIOVENTÙ, POI SI È PROFESSATO ATEO, E LO È RIMASTO: SENZA CONTRADDIZIONI" -L’IMPEGNO NELL’AZIONE CATTOLICA (“QUANDO DOPO IL SUCCESSO DE 'IL NOME DELLA ROSA' QUALCUNO LO HA VISTO A FIRMARE AUTOGRAFI, LUI RISPOSE: 'IO HO COMINCIATO A FARE AUTOGRAFI A 15 ANNI' PERCHÉ QUANDO IN UN PAESE ARRIVAVA IL DIRIGENTE CENTRALE C’ERA L’ABITUDINE CHE TUTTI I RAGAZZI GLI DAVANO LA TESSERA DA FIRMARE”), LA ROTTURA CON L'ANTICOMUNISTA GEDDA E L’ALLONTANAMENTO – “NON CREDO CHE GESÙ FOSSE FIGLIO DI DIO MA ALLA COMUNIONE DEI SANTI, CI CREDO ANCORA” - IL LIBRO

 

Roberto Cotroneo per “l’Osservatore Romano” 

 

umberto eco

In questo decennale saranno molti i temi che affioreranno su Umberto Eco e di cui si discuterà. Il primo riguarda certamente il suo ruolo intellettuale nell’Italia della seconda metà del secolo scorso. Poi verranno prese in esame le logiche e le ragioni di un successo letterario che resta intatto nel mondo. Il suo lavoro scientifico, la sistemazione del pensiero semiotico che culminerà nel Trattato di semiotica generale. La sua attività accademica e pubblicistica. 

 

Eco ha scritto moltissimo. Attraverso i giornali si è speso per analizzare, capire e attraversare la storia italiana, specialmente con La Bustina di Minerva sull’Espresso, una rubrica settimanale che un giorno sarà ancora più utile per comprendere chi siamo stati, e che siamo diventati dai primi anni Ottanta fin quasi alla sua morte, avvenuta nel 2016. Tra i temi più laterali e meno affrontati c’è anche quello della fede religiosa.

 

Non è soltanto un fatto privato perché il tema religioso nella vita di Eco è attivo in un periodo preciso della sua vita, e resta latente e presente per buona parte delle sue opere, che in un modo o nell’altro al religioso tornano sempre. 

 

roberto cotroneo umberto eco

Chiariamo subito una cosa. Eco è stato credente in gioventù, poi si è professato ateo, e lo è rimasto: senza contraddizioni. Ma pochi sanno, e non è una indiscrezione perché è lui stesso a raccontarlo in un colloquio con uno studioso tedesco, Thomas Stauder, del 2002, quale fu l’impegno religioso della sua gioventù, in che modo procedette, e perché si concluse.

 

Diamogli la parola. 

«Nella mia famiglia, mia madre era credente e mio padre no, ma qualche volta l’accompagnava in chiesa. Quindi ho ricevuto un’educazione religiosa normale: messa la domenica, feste di Natale e di Pasqua, niente di particolare. Mentre ero sfollato a Nizza Monferrato, però qualche amico mi portò all’oratorio dei salesiani». 

 

ROBERTO COTRONEO - UMBERTO

Eco ha 12 anni, siamo nel 1944. L’oratorio salesiano fu, come per molti, e per molte generazioni, anche un’occasione sociale e culturale. Cominciò a fare teatro, c’era, lì a Nizza Monferrato, un grande campo di calcio.

 

Era una maniera per vedere gli amici, e ovviamente avere una vita di comunità. Lì Umberto riceve una educazione religiosa «più completa», e quando finisce la guerra torna nella sua città, Alessandria e si informa se anche in città c’è un luogo simile, un oratorio da frequentare.

 

Ce ne era uno vicino casa sua, ma la famiglia conosceva un piccolo frate («che sembrava fra Galdino dei Fioretti di San Francesco») che andava da loro per la questua una volta al mese. Così Umberto, che ha poco più di tredici anni viene a sapere che presso i frati cappuccini c’era una bellissima associazione: «Sono andato a trovarli, mi sono presentato e anche lì c’era molta vita di comunità: c’era il cinema, si faceva teatro, e anche lì ho recitato. Soprattutto lì ho cominciato ad assumere responsabilità organizzative nell’Azione Cattolica». 

 

Da quel momento in poi Eco comincia a fare carriera diocesana. E in poco tempo diventa dirigente. E siccome la diocesi non comprende solo la città ma anche i paesi vicini, Eco racconta di viaggi in bicicletta o sui camioncini perché aveva compiti organizzativi. E racconta una cosa curiosa: «è successa una cosa stranissima; quando dopo il successo del Nome della rosa qualcuno mi ha visto in libreria a firmare autografi, mi ha detto: “È una grande emozione, vero?” ma io gli ho risposto: “Io ho cominciato a fare autografi a quindici anni!”. Perché quando in un piccolo paese arrivava il dirigente centrale, c’era l’abitudine che tutti i ragazzi gli davano la tessera da firmare; c’era un po’ il mito del dirigente». 

umberto eco

 

Così, e siamo attorno al 1947, troviamo un adolescente impegnato a formare i giovani cattolici, a organizzare i gruppi e a fare vita di comunità. È il suo impegno religioso, ma è anche un preludio a tante cose. Innanzi tutto all’indirizzare certi studi futuri, soprattutto nell’ambito tomistico, e poi forse viene da lì la sua proverbiale capacità comunicativa, il suo modo di interessare i più giovani sia attraverso l’insegnamento, sia attraverso la sua attività culturale.

 

Credo di poter dire che la considerava una palestra, e credo gli sia stata molto utile: «da lì ho fatto tutta la carriera come si fa nell’organizzazione di un partito: prima sono diventato dirigente regionale e poi, quando ero già all’università, mi è stato proposto di diventare dirigente nazionale: Siccome non volevo abbandonare l’università completamente, ho chiesto un contratto con cui potevo stare quindici giorni a Roma e quindici giorni a Torino, e questo è durato fino al 1954». 

umberto eco riccardo fedriga roberto cotroneo

 

Il racconto di Eco dell’impegno nell’Azione Cattolica, fatto circa cinquant’anni dopo, non è mai stato così nitido come in questo colloquio molto lungo con Stauder. Si sapeva che era stato nell’Azione Cattolica, che l’aveva lasciata, che c’era stato un percorso che lo aveva portato ad allontanarsi dalla religione, ma che aveva mantenuto interesse e curiosità per i temi del cattolicesimo, ma che passasse metà del mese, con un contratto, a Roma, a lavorare come attivista dell’Azione Cattolica, Eco non lo aveva mai raccontato prima.

 

Non fu un dettaglio, come vedremo, o un percorso casuale, fu qualcosa di molto importante, per certi versi molto formativa e molto seria. Ma non c’è da stupirsi: Eco, che era un uomo molto brillante e spiritoso, ricordava sempre che la serietà e il rigore sono tutto, anche nello scherzo e nel motto di spirito. E prese molto seriamente l’Azione Cattolica. 

umberto eco

«In quegli anni si era sviluppata una frattura all’interno dell’Azione Cattolica, una organizzazione enorme, in cui c’erano Gioventù di Azione Cattolica, con 600.000 iscritti in Italia, Gioventù femminile di Azione Cattolica, con altri 600.000 iscritti, poi Uomini di Azione Cattolica, Donne di Azione Cattolica, Maestri di Azione Cattolica e la FUCI (Federazione universitaria cattolica italiana). Un’immensa organizzazione, di cui era diventato presidente Luigi Gedda, che tutti noi ammiravamo moltissimo, e infatti era un uomo di un fascino straordinario. Ma Gedda era ferocemente anticomunista ed era stato l’ideatore dei Comitati Civici, quell’organizzazione che ha fatto vincere nel 1948 le elezioni alla Democrazia cristiana con delle idee di propaganda devo dire superbe, al cui confronto Berlusconi sembra un bambino». 

 

luigi gedda

Eco parla al presente, Berlusconi è nel pieno della sua ascesa politica perché siamo nel 2002, e le parole del grande scrittore su Gedda spiegano tante cose. Per lui è come un laboratorio di comunicazione. Lì osserva e impara cose che più tardi analizzerà, su cui scriverà. La scuola dell’Azione Cattolica, le tecniche della propaganda, lo affascineranno, ma al tempo stesso porranno le basi del suo distacco e della sua successiva distanza.

 

Gedda era il salvatore dell’Italia dal comunismo, e questo ruolo nel clima del 1948 lo avvicinava sempre di più a posizioni di destra. Ma nella Gioventù Cattolica (presieduta da, Carlo Carretto, un’altra figura carismatica) e negli ambienti della FUCI «c’era un clima di sinistra, infatti leggevamo Gramsci ed eravamo interessati ai problemi dei lavoratori e del Terzo mondo». 

 

Questo genera tensioni: Gedda era la voce di Pio XII, il Concilio è ancora lontano, i ragazzi di Carretto scrivono di antifascismo e delle difficoltà dei poveri, è un cattolicesimo sociale che guarda anche a sinistra, qualcosa che culminerà poi con l’elezione di Giovanni XXIII. Ma non è ancora il tempo. È davvero interessante seguire il ragionamento di Eco, che spiega che il suo passaggio nell’Azione Cattolica non fu episodico e giovanile. 

 

RITRATTO DI UMBERTO ECO TULLIO PERICOLI 12

Divenne un leader nazionale, provò e propose di attuare organigrammi costruiti e pensati attraverso nuovi criteri: «Tutti i movimenti dell’Azione Cattolica erano divisi orizzontalmente, cioè secondo fasce di età  (aspiranti, juniores e seniores), e questo significava che l’età determinava il fulcro pedagogico. Noi invece abbiamo introdotto le specializzazioni verticali – contadini, operai, studenti -, per cui il fulcro diventavano ora i problemi sociali. Ci era vicino l’allora segretario del papa, Monsignor Montini, che poi diventerà papa Paolo VI». 

 

Ma Montini, in quel momento non era ancora molto influente, e in pochissimo quella modernità ebbe una battuta di arresto. Poi XII nel 1954 licenziò il presidente della Gioventù di Azione Cattolica. Come ha detto Eco, era la sconfitta della politica. E tutti i dirigenti diedero le dimissioni in massa, una cosa mai accaduta in una organizzazione cattolica: sia i dirigenti nazionali, sia i dirigenti periferici: «ricordo delle giornate molto agitate, con la polizia che presidiava la casa del nostro presidente, io che incontravo i giornalisti alla sala stampa…». 

umberto eco

 

È stata una grande diaspora. Molti di loro poi sono rientrati nel mondo cattolico (ad esempio l’ex ministro Vincenzo Scotti), altri sono diventati marxisti. Per Eco, che stava dando una tesi su San Tommaso d’Aquino questa vicenda ha cambiato tutto il suo atteggiamento rispetto ai problemi religiosi. Ma come ricorda nel 2002, quello che accadde in quel periodo ha fatto sì che ancora oggi l’Azione Cattolica rappresenti, insieme alle ACLI, la fascia più avanzata a sinistra del mondo cattolico. 

 

In quel tempo Eco viaggia per l’Italia per organizzare riunioni, gli piace stare a Roma, ha un ufficio vicino al Vaticano. Ma in quell’aprile del 1954 non può che dare le dimissioni.

 

Lascia Roma, ed entra in Rai a Milano. Gedda, nel 2000, poco prima di morire gli scriverà una lettera. Eco gli risponderà spiegandogli le ragioni del suo, e non solo del suo, allontanamento dall’Azione Cattolica. Si telefonano qualche volta. Ma quelle ragioni per Gedda sono incomprensibili. E tornando a quel 1954, Eco dice: «Siccome mi fanno sempre arrabbiare quelli che ieri erano comunisti e il giorno dopo sono per Berlusconi o viceversa, a me il cambiamento è costato otto anni di silenzio. La mia prima pubblicazione vagamente di sinistra è del 1962». 

umberto eco

 

Uomini d’altri tempi. La religione resterà un interesse importante, di un uomo che abbandonò la fede, ma restò attento e curioso. Del 1996 è il libro In cosa crede chi non crede? con il cardinale Carlo Maria Martini.

 

Di religione parlano i suoi romanzi. Come ha ricordato a Stauder: «Ci vuole molto tempo per liquidare certi ricordi. Però sono rimasto molto legato a tutti gli amici dell’epoca, quell’universo affettivo è ancora vivo dentro di me». E poi Eco, scherzando, con la sua solita ironia, ha sempre detto: «Non credo che Gesù fosse figlio di Dio ma alla comunione dei santi, ci credo ancora».  

RITRATTO DI UMBERTO ECO TULLIO PERICOLI

 

 

UMBERTO ECO FOTOGRAFATO DA ROBERTO COTRONEO A CAMOGLI, NEL 2015

 

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