L’ECO (UMBERTO) DI UN PROFESSORE - L’ESIMIO 80ENNE A “REPUBBLICA”: “UN GIOVANE CHE APPRENDE DA UN LEGAME FORMATIVO CON UN ANZIANO. È LA RAGIONE PER CUI HO FATTO IL PROFESSORE E RESTO IN CONTATTO AFFETTUOSISSIMO CON TUTTI I MIEI STUDENTI” - IL SUO EX ALLIEVO TANCREDI PALMERI SCRIVE A DAGO LEGGERMENTE INCAZZATO: “ANDAI A BOLOGNA PER STUDIARE CON LUI, L’HO VISTO MEZZA VOLTA” - “ALL’ESTERO PENSANO A ‘IL NOME DELLA ROSA’; IO INVECE PENSO AL VERO NOME DI ‘STA COSA: BUGIA”...

Riceviamo e pubblichiamo:


Lettera di Tancredi Palmeri a Dagospia

Caro Dago, tra le tante doti che si potrebbero celebrare di Umberto Eco per i suoi 80 anni c'è anche quella di raccontare la realtà delle cose un po' come piace a lui.

Lavorando per la CNN, quando ho cominciato ad andare all'estero non mi sarebbe dispiaciuto, anzi ci avrei proprio tenuto, a mettere nel mio curriculum che mi sono formato con Umberto Eco, e però avrei detto una bugia - anche io. Anche se teoricamente ne avrei il diritto: visto che nel 1998 mi iscrissi a Scienze della Comunicazione (quando ancora sembrava una laurea seria) a Bologna, dove lui era il professore più importante, e io come altri lo feci con il miraggio di avvicinarmi a un maestro simile, e il sogno di poter studiare in un corso tenuto da lui.

Eco era stato l'inventore della laurea in Scienze della Comunicazione, professore sbandierato dal corso a destra e a manca, il sole che attraeva il 21 settembre 1998 a Bologna circa 2000 studenti a tentare il test d'ingresso al corso, e non l'unica ma sicuramente una delle ragioni principali che giustificavano i sacrifici di 450 famiglie (soprattutto fuorisede nella costosissima Bologna) a pagare più tardi una retta altissima, la seconda più alta dell'Università di Bologna dopo un corso di Laurea di Chimica - nonostante a quel tempo noi di Comunicazione rispetto a Chimica non avessimo non dico una sede o almeno un laboratorio, ma nemmeno una auletta nostra, e allora non si capiva bene chi o cosa pagassimo così lautamente.

Primo anno, subito il corso di 'Semiotica', il suo corso, subito la speranza di averlo come professore. Niente. Corsi ad altri (capaci, nessun dubbio). Speranza rimandata agli anni successivi. Passavano i semestri e le leggende sugli anni precedenti, chi diceva avesse avuto un ruolo fondamentale nella creazione di 'Jack Frusciante è uscito dal gruppo', e a noi rimaneva la speranza: "Ma una volta avremo una sua lezione!". Speranza vana.

Umberto Eco aveva già smollato Scienze della Comunicazione (come aveva smollato prima il Dams) per creare una sorta di scuola per manager editoriali, un nuovo superdottorato, per poi passare alla direzione della Scuola Superiore di Scienze Umanistiche. Per carità, padronissimo. Ma almeno fino al 2007 il suo nome compariva sul sito di Comunicazione a Bologna come facente parte del corpo docente. Beh, io l'ho visto mezza volta - dico mezza volta - nei tre anni di frequentazione assidua di quelle aule.

Ho fatto prima a incrociarlo per strada qualche tempo dopo in una scena memorabile, fermato in via Zamboni da un punkabbestia che gli chiedeva soldi e il Professore che con lo sguardo costernato scuoteva la testa mentre la mano affondata nella tasca smuoveva innervosita lo spicciolame.

Non mi si fraintenda, Eco è un mito e una icona da esportazione, e guai a chi ce lo tocca, ma dentro ti si incazza il fanciullino quando lo leggi dare immagini sbaciucchione come quelle rese da lui nell'intervista a Repubblica per i suoi 80 anni: "Un giovane che apprende da un legame formativo con un anziano. È la ragione per cui ho fatto il professore e resto in contatto affettuosissimo con tutti i miei studenti".

A quegli studenti del '98 (e a quelli dopo, visto che ancora 10 anni dopo chi voleva andare a Bologna mi chiedeva 'come fossero i corsi con Eco') sarebbe forse bastato anche un saluto di inizio anno, un gesto di attenzione, e pazienza se poi il tempismo delle carriere sarebbe stato sfortunato. Macchè, manco pe niente.

Quando parlo con i miei colleghi stranieri e mi raccontano delle loro formazioni prestigiose, a contatto ma per davvero con professori/personalità invidiate che hanno veramente insegnato alle classi, io dopo posso solo opporre un: "Avrei dovuto avere Eco".
Loro pensano alle storie, pensano "Il Nome della Rosa"; io invece penso a questa storia, al vero nome di sta cosa: bugia.

Non è che ci pensi ancora, la vita continua eh figuriamoci.
E' che a nessuno piace farsi fregare, nemmeno da un mito. Se poi si deve pure vantare.

 

eco07 umberto ecoNOME DELLA ROSATancredi Palmeri

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