guaido' europarlamento

GUAIDO’ IN VISTA PER CONTE: L'EUROPARLAMENTO LEGITTIMA IL PRESIDENTE AD INTERIM DEL VENEZUELA, IL GOVERNO SI DIVIDE - BOTTA E RISPOSTA FRA I SOTTOSEGRETARI AGLI ESTERI, IL GRILLINO DI STEFANO CONFERMA LA POSIZIONE EQUIDISTANTE DI ROMA - IL COLLEGA LEGHISTA PICCHI: “MADURO È FINITO” – IL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO TAJANI: "SPIACE CHE IL M5S EUROPA E LA LEGA (!!!) E MOLTI DEL PD SI SIANO ASTENUTI, SENZA SCHIERARSI CONTRO LA DITTATURA DI MADURO"

1 - "NESSUNA INGERENZA IN VENEZUELA" L' ITALIA NON RICONOSCE JUAN GUAIDÓ

Maria Rosa Tomasello per “la Stampa”

guaido'

 

«L' Italia non riconosce Juan Guaidó». Nel giorno in cui l' Europarlamento chiede a larghissima maggioranza alla Ue di sostenere il presidente del parlamento venezuelano che si è autoproclamato capo dell' esecutivo contro Nicolas Maduro, il sottosegretario pentastellato agli Esteri Manlio Di Stefano conferma la posizione equidistante di Roma: «É un atto politico che rischia di far precipitare la crisi. Siamo totalmente contrari al fatto che un Paese o un insieme di Paesi possa determinare le politiche interne di un altro Paese: si chiama principio di non ingerenza».

 

NICOLAS MADURO

Le tensioni nel governo confermano tuttavia che la posizione è frutto di un equilibrio instabile. «Assurde e fuori dalla realtà le dichiarazioni di certi esponenti Cinque stelle, anche di governo - attacca il sottosegretario leghista agli Esteri Guglielmo Picchi, dichiarando "finita" la presidenza Maduro -. La Lega è di tutt' altra opinione e soffre le posizioni ideologiche. La linea del governo è quella espressa da Moavero in Parlamento».

 

L' Italia - aveva affermato in aula il ministero degli Esteri - si riconosce «pienamente» nella posizione Ue e punta a «elezioni libere».

juan guaido' 7

 

Ma nonostante i distinguo e l' insofferenza di Matteo Salvini per il «regime di fame» di Nicolas Maduro, quattro giorni dopo il duro botta e risposta tra il ministro dell' Interno e il battitore libero del M5S Alessandro Di Battista sulla crisi, a Strasburgo a maggioranza si ricompatta. Lega e Cinque Stelle si astengono sulla risoluzione che chiede alla Ue di riconoscere Guaidó «come unico e legittimo presidente ad interim» fino a nuove elezioni. «Il riconoscimento è una prerogativa degli Stati membri» e non della Ue, precisa l' Alto rappresentante Federica Mogherini.

europarlamento

 

«Moavero sconfessato di nuovo» osserva Annamaria Bernini, capogruppo di Forza italia al Senato parlando di «inaccettabile comportamento pilatesco». Gli eurodeputati leghisti difendono la propria scelta: «Un voto positivo vorrebbe dire anche aumentare le difficoltà socio-economiche alle quali andrebbero incontro i nostri connazionali, e i molti europei, presenti in Venezuela fino alle prossime elezioni».

 

L' indicazione dei parlamentari europei è però netta: il testo passa con 439 voti a favore, 104 contrari e 88 astenuti. Tra questi ultimi ci sono cinque deputati del Pd, Goffredo Bettini, Brando Benifei, Cécile Kyenge, Andrea Cozzolino ed Elena Gentile, che con la loro scelta mettono in subbuglio il partito, alle prese con un difficile congresso. Simona Malpezzi, portavoce della mozione di Maurizio Martina, interroga Nicola Zingaretti: «Che ne pensa, visto che tra gli europarlamentari astenuti c' erano alcuni suoi sostenitori?».

Replica Bettini: «Tutti siamo contro Maduro. Con l' astensione abbiamo voluto marcare una distanza rispetto a un riconoscimento unilaterale di Guaidó che potrebbe accelerare una guerra civile devastante».

venezuela proteste contro maduro 9

 

2 - L'EUROPARLAMENTO LEGITTIMA IL PRESIDENTE AD INTERIM MA I GOVERNI SI DIVIDONO

Marco Bresolin per “la Stampa”

 

«Vi siamo vicini. E il nostro è un messaggio forte all' interno dell' Ue, ma anche fuori». Nelle prime ore del pomeriggio Antonio Tajani telefona a Juan Guaidó per comunicargli che il Parlamento europeo lo riconosce presidente a interim del Venezuela.

 

Quello che arriva dalla mini-plenaria di Bruxelles è un messaggio forte. Un gesto che fa dire al presidente dell' Assemblea nazionale venezuelana: «L' Europa è con noi».

europarlamento

In realtà si tratta più che altro di un segnale politico. Un gesto di forma, certamente simbolico, che però non può riempirsi di sostanza giuridica. La risoluzione approvata ieri non è vincolante, dunque non ha valore legale. Gli eurodeputati hanno votato a larga maggioranza per dire che riconoscono la leadership di Guaidó e chiedono all' Alto Rappresentante per la politica estera Ue di fare altrettanto.

 

Ma poche ore dopo, da Bucarest, la richiesta del Parlamento si è subito scontrata con la realtà dei fatti. «Il riconoscimento è una prerogativa degli Stati membri - ha ricordato Federica Mogherini -, che se la trattengono molto gelosamente». Ecco, il punto sta qui: l' Ue non può riconoscere la legittimità di Guaidó perché non spetta a lei farlo. L' Alto rappresentante ha ricordato il caso del Kosovo, che non è riconosciuto da cinque Stati Ue.

juan guaido'

Novanta giorni Però l' Unione europea può cercare comunque di entrare in gioco per provare ad avvicinare le parti. Ed è quello che farà. Proprio ieri da Bucarest - dove erano riuniti i ministri degli Esteri dei Ventotto - Mogherini ha annunciato che l' Ue coordinerà un gruppo di contatto che avrà l' obiettivo di «favorire il dialogo» (i diplomatici europei preferiscono evitare di usare il termine «mediazione»).

 

picchi

Ne faranno parte diversi Paesi europei (tra cui l' Italia, la Francia, la Germania e il Regno Unito) ma anche Stati sudamericani (come Ecuador e Bolivia). La prima riunione è già in agenda per la prossima settimana e l' orizzonte temporale di lavoro si estenderà per i prossimi 90 giorni, durante i quali si cercherà di far uscire Caracas dalla crisi attraverso nuove elezioni. Nel frattempo, in assenza di sviluppi positivi, Mogherini ha confermato che l' Ue potrebbe adottare nuove sanzioni. Ma nessun riconoscimento ufficiale a Guaidó.

 

venezuela proteste contro maduro 8

La geografia politica Una sorta di riconoscimento (simbolico) a nome dell' Ue sarebbe possibile soltanto in un caso: se tutti i governi fossero d' accordo. Perché in Europa le decisioni di politica estera si prendono all' unanimità. Il fatto è che la geografia politica sul tema Venezuela presenta diverse sfumature. Il quadro non è frastagliato, ma ci sono due-tre gruppi di Paesi riuniti attorno a posizioni diverse. E il voto di ieri all' Europarlamento rispecchia abbastanza fedelmente la situazione al tavolo dei governi. L' Italia è alla guida dei «no-Guaidó», ossia di quegli Stati che sono contrari a riconoscerlo come presidente del Venezuela perché si tratterebbe di «un' ingerenza». La pensano così anche la Grecia e la Svezia. All' ultimo tavolo dei ministri degli Esteri è emersa la cautela di altri due Stati: Finlandia e Bulgaria.

MANLIO DI STEFANO

 

L' ultimatum di Macron Il resto dei Paesi Ue è sostanzialmente sulla linea del Parlamento europeo. Ma anche qui vanno registrate alcune sfumature perché non tutti intendono premere sull' acceleratore. Francia, Spagna, Regno Unito, Germania e Portogallo sono invece pronte a far rispettare l' ultimatum di 8 giorni lanciato sabato scorso, dunque a riconoscere Guaidó già domenica, nel caso in cui Maduro non convocasse nuove elezioni. Parigi lo ha ribadito anche ieri. Seguono a ruota i Paesi Visegrad e in particolare l' Ungheria. Ieri Viktor Orban ha parlato al telefono con il leader del partito popolare spagnolo, Pablo Casado. «Maduro se ne deve andare immediatamente - dice Budapest -.

SOSTEGNO A GUAIDO VS MADURO VS SOLUZIONE DI COMPROMESSOVENEZUELA GUAIDO'

L' Europa deve riconoscere la presidenza di Guaidó».

juan guaido' 5juan guaido' 1juan guaido' 3MOAVERO DI MAIO SALVINI CONTE MATTARELLANICOLAS MADURO moavero conte triaNICOLAS MADURO NICOLAS MADURO tajani foto mezzelani gmt 041ANTONIO TAJANIjuan guaido' 6

Ultimi Dagoreport

bruno valentinetti giorgia meloni angelo san lorenzo in lucina daniela memmo antonio damelio

DAGOREPORT - CI MANCAVANO SOLO I FASCIO-MONARCHICI! PER CAPIRE DA DOVE ARRIVA L'AFFRESCO DELL'ANGELO CON LE FATTEZZE DI GIORGIA MELONI, ALLA BASILICA DI SAN LORENZO IN LUCINA, A ROMA, BISOGNA GUARDARE ALLA VECCHIA ARISTOCRAZIA NERA ROMANA, CHE HA IN QUELLA CHIESA UN PUNTO DI RIFERIMENTO - LA CAPPELLA IN QUESTIONE È DEDICATA A UMBERTO II (IN ASSENZA DI UNA TOMBA AL PANTHEON, SOGNATA DAGLI EREDI) E IL RESTAURO PRECEDENTE, NEL 2003, FU FINANZIATO DA DANIELA MEMMO E DAL MARITO, ANTONIO D'AMELIO, FIGLIO DEL MINISTRO DELLA REAL CASA DI SAVOIA, CARLO - CHI HA PAGATO L'EX MILITANTE DELL'MSI BRUNO VALENTINETTI PER IL "RITOCCO" MELONIANO? IL COMMITTENTE SAPEVA CHE SAREBBE COMPARSO IL FACCIONE DI GIORGIA? IL PARROCO PARLA DI "SPONSOR, ASSOCIAZIONI E DUE FONDAZIONI". QUALI? - IL SALDISSIMO RAPPORTO DEI CONIUGI MEMMO-D'AMELIO CON SVARIATI ESPONENTI DELLA DESTRA, A PARTIRE DA GIANNI ALEMANNO: IL LORO SALOTTO DI PALAZZO RUSPOLI È DIVENTATO IL CENACOLO PREFERITO DAL PIO ALFREDO MANTOVANO...

leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - IL DISASTROSO DEBUTTO TELEVISIVO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, CHE DOVEVA INCORONARE LA NUOVA STAR DEL CAPITALISMO ITALIANO PRONTO A PRENDERE IL POSTO DI JOHN ELKANN IN FUGA, HA SPINTO GLI “ADDETTI AI LIVORI” A DOMANDARSI: “CHI GLI VUOLE COSI MALE DA SUGGERIRE CHE ERA GIUNTA L’ORA FATALE DI DARSI UN’IMMAGINE PUBBLICA, ESPONENDOLO A ‘STA FIGURACCIA DA MILIARDARIO RINCITRULLITO CHE IN MEZZ’ORA HA PROMOSSO QUELLO SVALVOLATO DI LAPO ELKANN IN ARISTOTELE?” - FORSE LA RISPOSTA ALL’"HARAKIRI CATODICO" DI DEL VECCHIO JR ARRIVERÀ DOMENICA 8 FEBBRAIO DA UN'INCHIESTA DI “REPORT” SU ‘’EQUALIZE’’, LA CRICCA DI SPIONI MILANESI CHE PER ANNI HA DOSSIERATO PER CONTO DI GRANDI AZIENDE, POLITICI, BANCHIERI E IMPRENDITORI, TRA I QUALI SPICCA PROPRIO IL RAM-POLLO DEL VECCHIO - DAI VERBALI DEI PM MILANESI ESPLODE UN DELIRIO DI TRUFFE, RICATTI, INTERCETTAZIONI:“VOGLIO SAPERE I SOLDI NASCOSTI CHE HA MIA MAMMA, MIO FRATELLO, L’ALTRO MIO FRATELLO, MIO CUGINO, TUTTA LA FAMIGLIA…” - "REPORT" TIRA IN BALLO NON SOLO LA GUERRA DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO SULL'EREDITA' DA SOGNO, DA 4 ANNI FERMA AL PALO, MA ANCHE UN POSSIBILE COLLEGAMENTO DI QUESTE ATTIVITÀ ILLEGALI CON IL RISIKO BANCARIO MPS E MEDIOBANCA...

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E' UN PO' SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE - IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A "DRITTO E ROVESCIO" CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...