giovanni muciaccia

“LA PRIMA VOLTA FIORELLO MI TELEFONÒ IN DIRETTA MENTRE ERO AL BRITISH MUSEUM E NON L’HO RICONOSCIUTO, A SUO MODO MI HA RESO EPICO” - GIOVANNI MUCIACCIA, TORMENTONE VIVENTE GRAZIE ALL’IMITAZIONE DELLO SHOWMAN SICILIANO: “FAREI ANCORA ART ATTACK, MI EMOZIONO QUANDO I RAGAZZI MI RINGRAZIANO PER I POMERIGGI INSIEME. IN RAI C’È TROPPA POLITICA, UN DIRETTORE DI RETE CANCELLÒ IN UN ATTIMO LE MIE TRASMISSIONI – ECCO COSA FA OGGI – VIDEO

Mauro Giordano per corrieredibologna.corriere.it

 

«La cosa che mi rende più felice e mi dà maggiore soddisfazione è essere fermato da ragazzi e ragazze che oggi sono dei trentenni e che mi dicono una frase semplice ma bellissima: “Grazie per l’infanzia che ci hai fatto vivere”. 

Giovanni Muciaccia

 

Sono sicuro che anche adesso Art Attack catturerebbe l’attenzione di tanti telespettatori, lo dimostrano i video tutorial che spopolano sui social». Parla Giovanni Muciaccia, 52 anni, e pensi subito a forbici con la punta arrotondata, colla, colori e tutto quello che può servire per esprimere in pratica quello che lui racchiudeva nello slogan «Non bisogna essere dei grandi artisti per fare dell’arte». Recentemente è stato protagonista al Nerd Show di Bologna, dove è diventato una presenza fissa anche per la conduzione del premio «Voci animate» che viene conferito ai doppiatori italiani. 

 

Muciaccia non è scomparso dagli schermi dopo la chiusura del programma che più lo ha reso celebre, tanto da fargli «guadagnare» un’imitazione di Fiorello («Mi piace ricordare sempre quando la prima volta mi telefonò in diretta mentre ero al British Museum e non l’ho riconosciuto, a suo modo mi ha reso epico»): oggi realizza contenuti video e digitali per le aziende che lo contattano per la sua «capacità di semplificare le cose» e poi continua a raccontare il suo libro «Attacchi d’arte contemporanea» pubblicato nel 2021. Togliendosi più di qualche sassolino non risparmia osservazioni critiche sulla Rai «dove i direttori di rete che cambiano anche in poco tempo decidono di tagliare i programmi, a volte senza nemmeno il supporto dei dati d’ascolto, ma io ho imparato a non lamentarmi anche perché quel sistema non lo cambi con le polemiche, è un argomento delicato».

Giovanni Muciaccia

 

Muciaccia, tra quel pubblico che le dimostra sempre grande affetto ci sono anche nuovi fan?

«Io arrivo a coprire quelle generazioni che vanno dagli attuali dodicenni fino a chi ha 34-35 anni. C’è chi ha vissuto Art Attack ma anche chi lo scopre oggi perché comunque le registrazioni continuano a essere molto condivise o anche perché quello che facevamo viene raccontato dai più grandi a chi è più piccolo. Credo che sia stato realmente un programma all’avanguardia perché i tutorial sono un prodotto che attraggono molto».

 

Non le è mai pesato l’essere accostato sempre a quel programma?

«No, anzi, io avrei continuato a farlo. Il programma è nato nel 1990 e andava in onda inizialmente sulla Bbc da un’idea di Neil Buchanan e Tim Edmunds. Lo notò la Disney e si decise di avviare una coproduzione, strutturando la trasmissione così come poi è stata realizzata anche da noi, uguale per quattro Paesi: Italia, Spagna, Francia e Germania. Nel 1998 scelsero i presentatori. Io fui scelto per la versione italiana. Abbiamo fatto un test per un anno, il programma andò bene.

 

Giovanni Muciaccia

Nel secondo anno si aggiunsero altri Paesi fino ad arrivare a 32. Nel 2005 venne chiuso. Venne ripreso nel 2010 e lo realizzarono in un’altra struttura in Argentina e si andò avanti per altri quattro anni. Per me è stata un’esperienza straordinaria anche per la possibilità di lavorare in contesti extra italiani. Le repliche continuano a essere molto viste, è un po’ come con i cartoni animati che riguardi anche quando sai già come andrà la puntata. Per certi versi nei più piccoli è rassicurante sapere cosa succederà, ti dà la sensazione di comandare gli eventi. Ma sa qual è la verità?».

 

Quale?

«Che è stato soprattutto il pubblico a essere dispiaciuto, una delle tipiche frasi che rimbalza in quella generazione di spettatori è “Ma che ne sanno quelli che sono arrivati dopo”. Io sono sempre stato contento di stimolare la fantasia e resto convinto del fatto che piacerebbe anche oggi. Non a caso la quota più importante di chi mi segue oggi è su TikTok, che si presta molto ai tutorial».

 

Oggi lei cosa fa?

«Vivo degli spettacoli che faccio in giro e delle collaborazioni con importanti marchi, inoltre ho scritto il libro che per me è stato un impegno molto serio perché l’ho scritto veramente io (ride, ndr), ho impiegato undici mesi per idearlo e realizzarlo. Allo stesso tempo però ho fatto delle scelte molto mirate. Ho detto tanti “no”nella mia carriera, per esempio ho detto “no”a molti reality. Sono felice del mio percorso e provo a fare sempre cose che sia coerenti con le mie passioni».

giovanni muciaccia spiega la crisi di governo

 

Nella tv generalista i contenuti per l’infanzia e i più giovani sono praticamente scomparsi, su canali specializzati ha avuto modo di tornare a proporre i suoi «cavalli di battaglia»?

«In Rai le ultime trasmissioni alle quali avevo lavorato dopo “Sereno Variabile” sono state “Cinque cose da sapere” e “La porta segreta”. Purtroppo la Rai è condizionata dagli influssi politici e io sono “inciampato” in un direttore di rete che ha tagliato i miei programmi, uno dei quali era ancora in fase di registrazione quindi non c’erano problemi di ascolti insufficienti. Io sono abituato a non lamentarmi, altri miei colleghi hanno fatto interviste furenti ma secondo me serve a poco. Oggi siamo “bombardati” dalle informazioni e non ci accorgiamo che chiudere i programmi di divulgazione è grave. Comunque ho molte cose da fare e per questo non amo alimentare polemiche».

 

L’imitazione di Fiorello la consacrò al successo.

«La prima volta che mi ha fatto l’imitazione mi ha chiamato al telefono, non l’ho riconosciuto e mi trovato a Londra a girare Art Attack. Avere Fiorello che ti imita in prima serata, di fronte a milioni di persone, è stata un’emozione ma anche una grande pubblicità. Ha permesso di farmi conoscere ad un pubblico più adulto. Fu un tributo che non mi aspettavo e sono diventato un tormentone».

 

Non si è mai voluto scollegare da quel personaggio?

«Sono sempre andato dove mi ha portato la vita e Art Attack rimarrà un programma che ha segnato la storia della televisione italiana. Ho tante cose che mi appagano e ho sempre pensato alla carriera e al lavoro come un mezzo e non come un fine: ho voluto mantenere intatta la mia libertà di andare in un museo o di poter viaggiare. Se il lavoro nella vita prende il sopravvento diventa un’altra cosa».

 

Quando nacque la sua passione per l’arte?

Giovanni Muciaccia

«Fin da bambino mi è piaciuto andare per musei e infatti da adulto sono diventato un collezionista. Questo mi ha portato a voler studiare l’arte da appassionato per riuscire a codificare quello che non capivo. La mia formazione invece è iniziata studiando nelle scuole di teatro. Da queste stesse scuole mi hanno chiamato per fare dei provini in Rai. All’inizio ho condotto Disney Club e “La Banda dello Zecchino”.

 

Gli anni della formazione sono stati molto belli. Ho fatto esperienze importanti. Ho studiato all’Accademia d’Arte Drammatica in Calabria. All’epoca la strada era quella e poi ci fu l’occasione di Art Attack. Sono pronto a farmi coinvolgere in nuovi progetti, per esempio l’idea del libro è nata durante una puntata del “Muschio selvaggio” con Fedez e Luis Sal, nella quale emerse questa volontà di voler divulgare quello del quale mi sono occupato in questi anni».

 

Recentemente ha destato curiosità questa sua attenzione per le criptovalute. Cosa ne pensa?

«Una società mi ha chiesto di divulgare il tema semplificandolo attraverso dei brevi video per renderlo comprensibile. Credo sia un argomento da trattare in modo delicato perché possono essere un’opportunità ma sempre con quella dose di rischio e incertezza che ogni investimento si porta dietro. Più che altro il tema in generale tocca anche l’arte con il campo degli Nft, che mi incuriosisce».

 

Con il famoso Neil che compariva con lei nel programma siete rimasti in contatto?

giovanni muciaccia spiega la crisi di governo 2

«In realtà non ci sentiamo da alcuni anni, nei primi tempi eravamo in contatto, ma so che sta bene e che sta lavorando ad altri programmi televisivi».

GIOVANNI MUCIACCIAGIOVANNI MUCIACCIA GIOVANNI MUCIACCIA ART ATTACKGIOVANNI MUCIACCIA

 

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