L’OSCAR-DA BAGNO DEL POLITICALLY CORRECT – OSCAR PER IL MIGLIOR FILM O PREMIO NOBEL PER LA PACE? - LA DEGENERES SCHERZANDO HA DETTO LA VERITA’: ‘O VINCE 12 ANNI SCHIAVO O SARETE CONSIDERATI TUTTI RAZZISTI’

Mariarosa Mancuso per "Il Foglio"

Calma piatta e correttezza politica. La maestra di cerimonie Ellen DeGeneres - smoking nero, smoking bianco, smoking luccicante, unica concessione alle gonne un vestito da fata - lo aveva annunciato. Contravvenendo alla regola che prevede una battuta cattivella per ogni film in gara, ha rivelato subito la destinazione della più ambita statuetta: "O vince ‘12 anni schiavo' di Steve McQueen, o sarete considerati tutti razzisti".

Rischio che nessuno a Hollywood vuole correre, figuriamoci di fronte a un regista britannico di pelle nera e a una campagna pubblicitaria perentoria: "It's Time". Prevedibile l'Oscar al miglior film, in accordo con i pronostici tutti gli altri premi. Matthew McConaughey era così sicuro di vincere come attore protagonista in "Dallas Buyers Club" di Jean-Marc Vallée che aveva pronto un bel discorsetto sui tre punti fermi della sua vita. Dio che dall'alto dei cieli gli ha insegnato quanto vale la gratitudine, e quanto generosamente viene ricompensata.

Suo padre, che sta in paradiso e mentre assiste al trionfo del figliolo pare la versione texana di Fantozzi in attesa della partita: "Un piattone di gumbo, una torta limone e meringa, birra, mutande e canottiera". Il suo eroe, che dopo un paio di domande retoriche rivolte alla platea è risultato essere McConaughey medesimo, con uno sfasamento di una decina d'anni: venticinquenne, aveva scelto come eroe Matthew McConaughey trentacinquenne, e via di questo passo.

Quest'anno la musichetta trancia-ringraziamenti non era in uso, abbiamo avuto tutto il tempo per pensare che si trattasse della risposta di un bravo ragazzo costretto nella serie "True Detective" a dare voce e corpo al più nichilista dei poliziotti. Jared Leto, premiato come migliore attore non protagonista sempre per "Dallas Buyers Club", si è commosso per la mamma single che gli ha insegnato a sognare, per i sognatori dell'Ucraina e del Venezuela, per le vittime dell'Aids (ai Golden Globes, assieme a Michael Douglas, si era beccato un'accusa di omofobia, ha imparato presto ad aggiustare il tiro).

Lupita Nyong'o, più scheletrica sul red carpet di quanto non fosse in "12 anni schiavo", era emozionatissima, ma non abbastanza da dimenticare un solo nome nella lista dei ringraziamenti. Cate Blanchett, migliore attrice per "Blue Jasmine", ha omaggiato Woody Allen, perorato la causa delle donne protagoniste ("non sono veleno al botteghino"), smorzato la standing ovation: "Siete troppo vecchi per stare in piedi". A Ellen DeGeneres una battuta così non è riuscita in tre ore di spettacolo: era tutta presa dai selfie e dalle pizze ordinate per rifornire la platea di carboidrati.

Ovvio che Leonardo DiCaprio e Martin Scorsese se ne siano tornati a casa senza un Oscar. "The Wolf of Wall Street" era un film troppo vitale e troppo sopra le righe per riuscire a spuntarla. A nulla serve ripetere che i cattivi e i truffatori un loro fascino lo esercitano, vale per Jordan Belfort e per la banda di truffatori all'opera in "American Hustle" di David O. Russel, anche se il primo irrita e scatena i moralismi, mentre gli altri fanno simpatia con i loro parrucchini laccati e le loro scollature ombelicali.

Arbasinianamente, l'attore sta attraversando la fase "solito stronzo": ancora non gli perdonano il successo di "Titanic", e per come vanno queste cose avrà (forse) un Oscar di riparazione alla carriera. Era nei pronostici anche l'Oscar a Paolo Sorrentino, per "La grande bellezza". Difficile resistere ai richiami felliniani e a un film che celebra la Città eterna: questo infatti ci hanno visto gli americani, non il degrado e neppure lo scatto di orgoglio di cui hanno scritto i giornali italiani. In un anno ricco di ottimi titoli, spiace non aver visto trionfare le storie più contemporanee.

"Her" di Spike Jonze ha avuto un Oscar per la sceneggiatura originale; Joaquin Phoenix non era neanche candidato, snobbata anche Scarlett Johansson perché recitava senza mostrare le curve. "A proposito di Davis" dei fratelli Coen, assieme al bravissimo Oscar Isaac, non è neppure apparso sul radar. Meglio andare sul sicuro, imitando le scelte impegnate da premio Nobel e prendendo le distanze dalla "mamie" di "Via col vento".

 

La presentatrice degli Oscar Ellen DeGeneres Bono con Portia De rossi e Ellen Degeneres ellen degeneres presenta gli oscar Jolie e Pitt abbracciano il cast di Dodici Anni Schiavo Steve McQueen regista di dodici anni schiavo dodici anni schiavo vince come miglior film dallas buyers club best supporting actor winner jared leto also brought his beautiful mother and brother dallas buyers club best actor nominee matthew mcconaughey with wife camila alves and mom mary kathlene mccabe years a slave best actor nominee chiwetel ejiofor brought girlfriend sari mercer as his date

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