dakota building

LA MALEDIZIONE DEL DAKOTA - IL PALAZZO NELL'UPPER WEST SIDE DI NEW YORK È UNO DEI CONDOMINI PIÙ COSTOSI ED ESCLUSIVI DELLA CITTÀ: HA AVUTO DIVERSI INQUILINI FAMOSI, MA È NOTO ANCHE PER ESSERE AL CENTRO DI UNA SERIE DI FATTI DI CRONACA NERA - JOHN LENNON VENNE UCCISO PROPRIO DAVANTI AL PALAZZO, DOVE ABITAVA CON YOKO ONO - IL "DAKOTA" È STATO ANCHE LA LOCATION PER LE RIPRESE DEL FILM "ROSEMARY'S BABY" DI POLANSKI E, PROPRIO DOPO L'USCITA, LA "FAMILY" DI MANSON HA…

Seba Pezzani per “il Giornale”

 

dakota building 3

Con i suoi dieci piani di pietra scura, il suo stile anseatico e gotico, i suoi truci gargouille e gli abbaini a cuspide, il Dakota domina austero, addirittura misterioso, i sereni vialetti di Central Park, nell'Upper West Side di Manhattan, dal 1884. Commissionato da Edward S. Clark, fondatore dell'impero Singer delle macchine da cucire, il palazzo è stato eretto su progetto di Henry J. Hardenbergh, creatore del primo Waldorf Astoria e poi del Plaza. Da allora, è uno dei caseggiati più esclusivi, oltre che costosi, di Manhattan.

 

dakota building 2

Talmente esclusivo che per poterci vivere bisogna ottenere il benestare di un apposito comitato di condomini le cui decisioni non dipendono solo dalla ricchezza (comunque necessaria) e dalla fama del richiedente. Parecchi personaggi illustri si sono visti negare tale privilegio. Qualche nome? Madonna, Cher, Melanie Griffith, Billy Joel, Antonio Banderas. Qualcuno sostiene che il processo di selezione si ispiri a criteri di aperta discriminazione razziale. In effetti, di residenti di colore se ne contano pochissimi: tra i più illustri, la cantante Roberta Flack.

 

Fin dai suoi primi vagiti, il rock' n'roll si nutre avidamente di simboli per lo più rappresentati da oggetti e luoghi. I mattoni intrisi di umidità del Cavern, il locale fumoso di Liverpool in cui i Beatles affinarono la loro arte prima di spiccare il volo. La Stratocaster bianca con cui Jimi Hendrix infiammò all'alba l'assonnato pubblico di Woodstock, stravolgendo l'inno nazionale americano.

la maledizione del dakota 2

 

 La camera del Chelsea Hotel di New York in cui Sid Vicious avrebbe accoltellato a morte la fidanzata Nancy, prima di morire lui stesso per un'overdose di eroina. E il Dakota ha un legame sinistro con l'universo rock: fu proprio di fronte al suo ingresso che, l'8 dicembre 1980, John Lennon venne ucciso a colpi di pistola da Mark Chapman, un suo fan svalvolato.

 

Tutto questo e molto altro troverete ne La maledizione del Dakota (Arcana, pagg 439, euro 19,90) di Camilla Sernagiotto. Il suo libro è, fin dal titolo, un tentativo di mettere ordine in una serie di coincidenze inquietanti che legano tra loro molteplici episodi di violenza consumatisi nel patinato mondo dello spettacolo americano.

 

john lennon e yoko ono davanti al dakota building

Paradossalmente, è proprio la volontà quasi ossessiva di concatenare eventi e personaggi in una sorta di complotto globale ricostruito a partire dai loro esiti più tragici come gli assassinii di Sharon Tate e John Lennon a rappresentare l'unico punto debole di questo libro, per il resto ben scritto e suffragato da un ricchissimo corredo di dati storici e sociali. La scia di morti, per lo più violente, legate al Dakota è impressionante e pare tagliare trasversalmente la galassia hollywoodiana per un paio di decenni.

 

Il filo rosso del sangue versato da attori, musicisti, uomini d'affari e frequentatori del bel mondo e quello nero della maledizione che parrebbe aver trascinato in un gorgo realmente infernale decine di altri personaggi si intrecciano, ammiccando a pericolose liaison sataniche e ad avvistamenti di fantasmi. Chi ama il gossip del mondo dello spettacolo avrà pane per i suoi denti, come pure chi, invece, predilige un'analisi meno piccante dei fatti.

 

john lennon davanti al dakota building

La rievocazione stessa di un periodo irripetibile e la descrizione dell'ambiente in cui le vicende narrate hanno preso corpo sono di prim' ordine. Come detto, i due fatti attorno a cui ruota la narrazione sono l'assassinio di Sharon Tate e quello di John Lennon. Cosa leghi due personaggi tanto diversi è la materia stessa del libro.

 

Non tutti sanno che gli esterni del film Rosemary' s Baby di Roman Polanski, marito della Tate, sono stati girati di fronte al Dakota e che la storia è ambientata in un palazzo che si chiama Bramford, ma che in realtà richiama direttamente alla mente lo stesso Dakota, forse perché uno dei suoi più illustri inquilini per un certo periodo fu Aleister Crowley, riconosciuto campione dell'occultismo e definito da alcuni «la Bestia».

il dakota building in rosemary s baby 3

 

Se non fosse stato un presagio infausto, farebbe sorridere scoprire che, nel 1968, all'uscita del film, diverse organizzazioni di stampo cristiano, compresa la Family, la famigerata setta di Charles Manson, abbiano protestato davanti al Dakota contro le tematiche sataniste del film. In fondo, Manson per i suoi adepti era «Man's Son», il Figlio dell'Uomo.

 

il dakota building in rosemary s baby 2

Qualche mese dopo, la sua setta si sarebbe macchiata della «strage di Bel Air», uccidendo Sharon Tate (aderente in gioventù al movimento neopagano Wicca) e il bambino che portava in grembo, in nome del folle appello di Manson a «Helter Skelter», la guerra razziale tra bianchi e neri, a lui ispirata dall'omonima canzone dei Beatles. La fama dei personaggi che hanno gravitato intorno al Dakota rende la matassa intricata: Beach Boys, Led Zeppelin, Frank Sinatra, Mia Farrow, Boris Karloff, Lauren Bacall, Judy Garland, Liza Minelli, Rudolf Nureyev, Leonard Bernstein, la stessa Yoko Ono. La maledizione del Dakota sarà una lettura ricca di sorprese.

il dakota building in rosemary s baby 1la maledizione del dakota 1dakota building 1entrata del dakota building dakota building 4

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