roberta bellesini e giorgio faletti-3

“LA PRIMA VOLTA CHE LO VIDI A ASTI AVEVO 15 ANNI, ERA CON UNA FERRARI E UNA MODELLA. PENSAI, PERO’ CHE SBORONE!” - GIORGIO FALETTI RACCONTATO DALLA MOGLIE ROBERTA: “DA RAGAZZINO LO VEDEVO AL 'DRIVE IN'. MIA MADRE TEMEVA I SUOI 20 ANNI IN PIÙ. MI DISSE: 'FOSSI IN TE CI ANDREI CON I PIEDI DI PIOMBO' - "SCRISSE IL ROMANZO 'IO UCCIDO' SENZA UN APPUNTO: LA TRAMA CE L’AVEVA GIÀ TUTTA IN TESTA" – E POI L’ICTUS (“ERA ATTACCATO ALLE MACCHINE, CHE FACEVANO IL TIPICO BIP-BIP. DISSE: “DOVE MI AVETE RICOVERATO, A LAS VEGAS?”), IL TUMORE AL POLMONE, LE CURE NEGLI USA, GLI AMICI BRANDUARDI, DE GREGORI, IACCHETTI DAI QUALI SI ISOLÒ “PER NON FARLI SOFFRIRE…” – IL LIBRO

 

Giovanna Cavalli per il Corriere della Sera - Estratti

 

 

La prima volta che l’ha incrociato lo prese per un gran tamarro.

roberta bellesini e giorgio faletti 8

«Avevo 15 anni, con gli amici ci si trovava sui motorini davanti al bar Cocchi di Asti. Sentimmo un rombo. E una Ferrari rossa si fermò a pochi metri. Scese Giorgio Faletti, accompagnato da una modella bellissima con le gambe lunghe otto metri».

 

Tipo film dei Vanzina.

«Pensai: “Però, che sborone” . Lo avevo riconosciuto, perché lo guardavo a Drive In .

Ma la brutta impressione svanì subito. Aveva una faccia talmente simpatica, da ragazzino. Giorgio non era proprio il tipo che si vantava, questo però l’ho scoperto dopo».

 

giorgio faletti io dico cover

Roberta Bellesini, 53 anni, architetta, è stata compagna e poi moglie del cabarettista-attore-cantante e scrittore, scomparso il 4 luglio 2014, a 63 anni. I suoi libri, tutti ripubblicati da La Nave di Teseo , vendevano milioni di copie. Ora Roberta ha curato (con Chiara Buratti) Io dico (esce il 21 novembre per Gallucci Editore): raccolta di citazioni di Faletti, tratte da romanzi, canzoni, monologhi, alcuni inediti.

 

Intanto l’universo vi aveva mandato un segnale.

«Quello vero, ancora più incredibile, arrivò dopo. Quando la casa di campagna in cui da bambina vivevo con i miei nonni fu comprata proprio dai genitori di Giorgio. Lui si era fatto un appartamentino nella mansarda, quando veniva da Milano stava lì. E Asti non è poi così piccola».

 

Finché la sera del 2 luglio 2000 vi siete incontrati a casa di amici.

«Nella maniera più italiana possibile: davanti alla tv per la partita della nazionale — c’era Francia-Italia, finale degli Europei di calcio — e a un piatto di spaghetti al pomodoro».

 

Prima impressione?

«Mi colpirono i suoi occhi grigio-azzurri, limpidi, ti sembrava davvero di leggerci dentro. Chiacchierammo seduti sul divano del suo disco appena registrato, promise di mandarmi il cd, a fine serata mi accompagnò a casa. Per qualche mese non ci siamo più rivisti, solo qualche telefonata. Poi abbiamo cominciato a frequentarci».

roberta bellesini e giorgio faletti 6

 

Qualche dubbio lo aveva.

«Lui era un personaggio famoso, più grande di me di 20 anni. Mamma ne aveva uno meno di lui. Preoccupata, mi disse: “Fossi in te ci andrei con i piedi di piombo”. E così fu.

Dopo qualche mese Giorgio mi chiese: “Che devo fare ancora per corteggiarti?”. In effetti si capiva che il suo interesse per me era serio, mi aveva pure portato a conoscere sua madre. Gli sfizi se li era già tolti. E ho capitolato».

 

Rideva con Vito Catozzo?

«Oh sì, Drive In era stata l’unica trasmissione serale che i miei mi consentivano di vedere, la domenica, perché dovevo alzarmi presto per la scuola. Ma il mio preferito, tra i personaggi di Giorgio, era Carlino di Passerano Marmorito. Insieme a Paolo Conte, Giorgio era l’orgoglio di Asti».

 

Era 20 anni più giovane ma pure più alta di 9 centimetri. Come la prendeva?

«Gli piaceva, aveva avuto fidanzate modelle. Solo quando portavo i tacchi, magari per una serata, mi sfotteva così: “Mamma, mi hai messo la merenda nella cartella?”».

roberta bellesini e giorgio faletti 5

 

È stato un grande amore.

«Sì, che si è costruito nel tempo. Quando sono cominciati i suoi problemi di salute, avrebbero potuto creare tensioni, paura o stanchezza, è normale che succeda, siamo umani. Invece per noi è stato un collante fortissimo».

 

Il primo libro.

«In quel periodo Giorgio non stava lavorando in tv, perciò aveva tanto tempo libero. Scrisse dei racconti horror, aveva il culto di Stephen King. Su consiglio di Piero Degli Antoni, li fece leggere alla Baldini+Castoldi. “Belli, ma prova con un romanzo”. Il titolo lo aveva già in testa da anni».

 

«Io uccido».

«Cominciò a disegnare la trama nella mente, senza prendere appunti. Gli dicevo: “Speriamo che non batti la testa e ti dimentichi tutto”».

giorgio faletti

 

Alla presentazione ufficiale, il 6 novembre 2002, non ci arrivò mai.

«Anche lassù qualcuno scrive sceneggiature. L’appuntamento era per le 18 alla Mondadori di via Marghera, a Milano. Quella mattina ero uscita alle 7 per visitare un cantiere. Giorgio era solo in casa.

 

Ebbe un ictus. Non gli lasciò nemmeno il tempo di stendersi sul letto. Quando sono rientrata, a mezzogiorno, l’ho trovato per terra. Già in coma. Dall’ultima chiamata sul cellulare, alle 10.05, ho potuto ricostruire a che ora più o meno si era sentito male».

roberta bellesini e giorgio faletti 4

 

Dettaglio fondamentale.

«Sì, perché i medici del Niguarda mi proposero un farmaco effetto “sturalavandino”. Ma andava somministrato prima possibile, altrimenti, con il coagulo indurito, si rischiava di rompere l’arteria e provocare un’emorragia cerebrale. Mi diedero pochi minuti per scegliere. Avevo la sua vita tra le mie mani».

 

Funzionò 

«Dopo 24 ore cominciarono a risvegliarlo. Non riusciva a parlare bene. “Spero di non diventare un ex attore”, farfugliò. Era attaccato alle macchine, che facevano il tipico bip-bip. “Dove mi avete ricoverato, a Las Vegas?”».

 

La proposta 

«Restò in ospedale fino a dicembre. A febbraio 2003 ebbe un altro piccolo episodio.

Di nuovo ricoverato. “Basta, sposiamoci”. Scherzai: “Sei imbottito di farmaci, richiedimelo più in là, non vorrei che mi accusassero di circonvenzione di incapace”».

giorgio faletti

 

Ma poi 

«Tornati a casa, dopo dieci giorni trovai l’anello sul comodino. Era fine marzo. Ad agosto ci siamo sposati, all’Isola d’Elba, il suo luogo del cuore. Solo noi e qualche amico. Alla famiglia lo abbiamo detto la sera».

 

La cosa più bella che avete fatto insieme in 14 anni.

«Un viaggio di due mesi in Arizona, Utah e New Mexico, tra gli indiani. Giorgio si stava documentando per Fuori da un evidente destino , che resta il mio libro preferito, dei suoi».

 

Francesco De Gregori.

«Erano amici, c’era stima e affetto. Ricordo una sera a cena a casa di Francesco, con la moglie Chicca. Cucinò lui, era bravissimo».

 

Chi erano altri amici?

roberta bellesini e giorgio faletti 7

«Angelo Branduardi. Prima dell’uscita di un libro andavamo tutti in trattoria a Bedero Valcuvia, dove vive lui. Giorgio gli raccontava la trama, ormai era un rito. E poi Carlo Taranto, della Gialappa’s, Nino Formicola, Antonio Ricci, Enzino Iacchetti».

 

Li ha avuti vicini anche durante la malattia?

«No, per sua scelta. Ha preferito isolarsi, non voleva che lo vedessero così, farli soffrire, era un’anima sensibile».

roberta bellesini e giorgio faletti 2

 

Lo scoprì per caso .

«Soffriva di ernia del disco.Durante una risonanza di controllo, trovarono una metastasi: tumore al polmone».

 

Le cure a Los Angeles.

«Con un medico russo, Giorgio si fidava, erano terapie avanzate. Non era arrabbiato con la vita. E nemmeno triste. Nonostante tutto è stato un bel periodo. Abbiamo vissuto a Venice, Santa Monica, Hollywood, cambiavamo casa ogni mese, lì non ti fanno affitti più lunghi. Tramite Roberta Manfredi abbiamo conosciuto tanti altri italiani. Quando Giorgio stava bene, uscivamo spesso. Due nostri amici, Dori e Charles, ci presentarono Leonard Nimoy, il dottor Spock di Star Trek , per noi un vero mito».

 

Il ritorno ad Asti .

giorgio faletti vito catozzo

«Le cure non stavano più funzionando. Rientrammo finché era in grado di viaggiare. Fino all’ultimo ha lavorato su una canzone».

 

Una sua frase che le torna spesso in mente.

«Sono una precisina. Ogni tanto esageravo a mettere i puntini sulle “i”. Lui mi prendeva in giro: “Non è statisticamente possibile che io abbia sempre torto e tu ragione”».

 

(...)

roberta bellesini 5vaporidis faletti capotondiroberta bellesini 4roberta bellesini 1roberta bellesini 3PIPPO BAUDO GIORGIO FALETTI - CANALE 5faletti beruschi vastanoderby club Ernst Thole Diego Abatantuono Enzo Jannacci Mauro Di Francesco Giorgio Porcaro Massimo Boldi e Giorgio Faletti giorgio faletti e la moglie roberta 4giorgio falettigiorgio falettiroberta bellesini e giorgio faletti 1

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - MENTRE CASA ITALIA BRUCIA, TRA PISTOLERI E GENERALI, NON DISTURBATE ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) PROPRIO NON SI RENDONO CONTO CHE IL "CAMPO LARGO" VA ALLARGATO A TUTTE LE FORZE MODERATE E RIFORMISTE. AD OGGI, DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA ALL'ARMATA BRANCA-MELONI, NON C’È TRACCIA - SE CONTE E SCHLEIN TENESSERO DAVVERO ALLA VITTORIA DELLA COALIZIONE, PIÙ CHE ALLA PERSONALE AMBIZIONE DI ANDARE A PALAZZO CHIGI, AVREBBERO DA TEMPO FATTO UN PASSO INDIETRO A FAVORE DI UN "PAPA STRANIERO" (IL FAVORITO E' ROBERTO GUALTIERI) - MA I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) NON RIESCONO A FICCARSI NELLA TESTA CHE, IN CASO DI SCONFITTA ALLE POLITICHE DEL 2027, RISCHIAMO DAVVERO DI SVEGLIARCI UNA MATTINA CON MELONI AL QUIRINALE E VANNACCI A PALAZZO CHIGI…

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…