1- IL NECROLOGIO SUL CONVEGNO DI TODI SUL QUOTIDIANO “LE MONDE”: “LA CHIESA HA GIRATO PAGINA UN PO’ TARDI, SPERANDO ALL’ULTIMO MOMENTO IN UN MIRACOLO CHE NON È AVVENUTO”, E L’ALLUSIONE È ALL’USCITA DI SCENA DELL’ANZIANO CASANOVA DI ARCORE 2- DIO SOLO SA CON QUALE SPIRITO GUERRIERO SAREBBERO ENTRATI NEL CONVENTO DI MONTESANTO I CAPI BASTONE DEL MONDO CATTOLICO SE VENERDÌ SCORSO LA CAMERA, PROMOTORE CASINI, AVESSE MANDATO A CASA IL PREMIER. DI SICURO TRA LE MURA DEL CONVENTO I TONI SAREBBERO STATI DIVERSI E IL PROGETTO POLITICO DI UN NUOVO “CONTENITORE” AVREBBE ASSUNTO UN’INDUBBIA ACCELERAZIONE 3- ANCORA "VIVENTE" IL PUZZONE DI ARCORE, A TODI È MANCATO IL MIRACOLO, E UN UOMO MOLTO FURBO HA PERCEPITO I LIMITI E I RISCHI DI QUESTA OPERAZIONE; NON È UN INTELLETTUALE COME DE RITA E NEMMENO UN SINDACALISTA DAL PENSIERO BOLLITO COME BONANNI: È CORRADINO PASSERA, CHE SI È BEN GUARDATO DALL’USCIRE ALLO SCOPERTO

Il più soddisfatto è il cardinal Bagnasco, i più delusi per il convegno nel monastero di Todi sono i giornalisti.

Questi poveracci hanno dovuto affrontare un freddo terribile fin dalle 7 del mattino quando il Presidente dei vescovi ha celebrato la messa, e all'ora di pranzo sono stati messi a dura prova quando i fraticelli hanno pensato di sfamarli con una scodella di plastica colma di maccheroni scotti.

Nulla a che vedere con la cena a base di ravioli e pollo di Valdarno che la sera precedente ha sfamato i 130 invitati al conclave segreto che dopo tanti anni ha messo fine alla diaspora tra le decine di associazioni cattoliche impegnate sui valori cristiani.

Oggi sul quotidiano "Le Monde" si legge che la Chiesa "ha girato pagina un po' tardi, sperando all'ultimo momento in un miracolo che non è avvenuto", e l'allusione è all'uscita di scena dell'anziano Casanova di Arcore.

Dio solo sa con quale spirito guerriero sarebbero entrati nel convento di Montesanto i capi bastone del mondo cattolico se venerdì scorso la Camera, promotore Casini, avesse mandato a casa il Premier chiudendo una lunga pagina politica. Di sicuro tra le mura del convento i toni sarebbero stati diversi e il progetto politico di un nuovo "contenitore" avrebbe assunto un'indubbia accelerazione.

Il miracolo non è avvenuto e il nuovo contenitore è mancato, ma Bagnasco che ieri sorrideva come uno studentello dopo gli esami, è tornato a Roma gonfio come i crociati dopo la conquista di Gerusalemme perché ha capito che intorno ai valori cristiani si può ricompattare l'universo variegato dei cattolici.

E con lui esulta Giuliano Ferrara, l'alfiere teodem che sul quotidiano "Il Foglio" definisce "grandissimo" il discorso del 68enne prelato. Qualcuno potrebbe obiettare che quando Bagnasco ha detto che i cristiani "sono diventati nella società civile massa critica, capaci di visioni e di reti virtuose, per contribuire al bene comune", quell'uso della parola "massa" per definire una "comunità cristiana" di persone è uno scivolone culturale di prima grandezza.

È evidente che al Vaticano non interessano le finezze semantiche ricavate dai cascami delle vecchie ideologie delle masse, perché come scrive saggiamente sul "Sole 24 Ore" il politico Roberto D'Alimonte "la debolezza politica mette la Chiesa in una posizione centrale a dispetto della crescente secolarizzazione".

A Todi è mancato il miracolo, è mancato il contenitore, ma soprattutto sono mancate (al di là del richiamo scontato ai "valori non negoziabili") le idee e le proposte. Le vecchie baldracche che hanno seguito la storia della Democrazia Cristiana (ricostruita proprio in questi giorni nel bel libro di Paolo Messa e Giovanni Di Capua) ricorderanno certamente i famosi convegni che la Dc a partire dagli inizi degli anni '60 organizzava a San Pellegrino, Lucca e Sorrento. Il primo non durò 8 ore come è avvenuto a Todi, ma ben tre giorni (dal 13 al 16 settembre 1961) e mise le basi programmatiche per l'alleanza di centrosinistra che nel gennaio dell'anno successivo fu teorizzata a Napoli durante il Congresso della Dc dove Aldo Moro parlò per ben sei ore.

Le vecchie baldracche che ricordano quegli appuntamenti hanno ancora in mente i nomi di Pasquale Saraceno, Achille Ardigò, Sergio Cotta, e Augusto Del Noce (il padre del Fabrizietto della Rai), intellettuali di grande spessore che, pur da posizioni diverse, sapevano esplorare il retroterra ideale e storico del cattolicesimo italiano con uno spessore culturale oggi inesistente. Anche allora si parlava dell'impegno sociale dei cattolici e come a Todi si evocavano i valori cristiani riproposti nelle encicliche (prima fra tutte la "Mater et Magister").

A Todi se la sono sbrigata in fretta e per quanto si è capito l'operazione ha assunto i contorni di un semplice appello a serrare le fila in vista di una nuova stagione politica. La conclusione può soddisfare Bagnasco e l'elefantino Ferrara, ma non lascia intravedere percorsi che vadano al di là di un "Family Day" in quella piazza San Giovanni dove le "masse critiche" si riuniscono per pregare, cantare e picchiare nei momenti caldi della storia italiana.

Il segno che più di altri consente di capire il profilo basso e il mezzo flop di Todi è fisicamente rappresentata da quel brav'uomo di Raffaele Bonanni, il leader della Cisl che un anno fa ha dichiarato di appartenere al "Cammino Neocatecumenale", un movimento spagnolo nato negli anni '60. A lui è toccato tirare le conclusioni e lo ha fatto con gli ingredienti di quella cultura debole che ha attraversato il suo sindacato negli ultimi anni.

Bonanni non ha mai preteso di essere un personaggio come Di Vittorio e nemmeno come Giulio Pastore o Pierre Carniti, che nelle battaglie sindacali mettevano l'anima e il cervello; inoltre non sa che cos'è l'autocritica perché quando denuncia i limiti di questo governo "che non ce la fa" dovrebbe ricordarsi dei patti scellerati che fino all'anno scorso ha stretto insieme al baffuto Angeletti con Maurizio Sacconi, il peggior ministro della Repubblica.

E oggi fa davvero senso leggere che questo Sacconi, ex-socialista animato dall'unico desiderio di spaccare le ossa all'unità sindacale, se ne venga fuori con un libro intitolato "Ai liberi e forti". Verrebbe la voglia di dirgli di mettere giù le mani da quell'appello che Don Sturzo lanciò nel 1919 ai cattolici italiani. È evidente che al piccolo ministro del Welfare interessa soprattutto la sopravvivenza di un mondo berlusconiano che non è né libero né forte, ma non accetta di essere tagliato fuori dalla crociata degli amici di Bagnasco.

Non a caso quando ieri qualcuno gli ha chiesto se Berlusconi e i suoi adepti siano da considerare estranei al nuovo grembo teorizzato dal capo dei vescovi, il povero Sacconi ha fatto appello alla sua infinita cultura definendo questa ipotesi "una grande stronzata".

Per farla breve all'indomani dell'Assise di Todi resta il profumo dei maccheroni scotti e la sensazione che in nome dei "valori non negoziabili" si stia giocando strumentalmente per girare pagina "un po' tardi" come scrive "Le Monde".

C'è un uomo molto furbo che ha percepito i limiti e i rischi di questa operazione; non è un intellettuale come De Rita e nemmeno un sindacalista dal pensiero debole come Bonanni: è Corradino Passera, il banchiere invitato dai fratacchioni umbri che si è ben guardato dall'uscire allo scoperto. Durante il suo intervento di 8 minuti si è limitato a dire che per una crescita sostenuta e sostenibile occorre "una politica dotata di lungimiranza", e poi ha aggiunto senza arrossire che bisogna uscire dalla logica dei tatticismi e degli espedienti di corto respiro per impegnarsi in un piano d'azione capace di guardare al medio periodo, forte di una visione di insieme.

Parole sagge, ma mentre parlava a qualcuno è venuto in mente che anche la sua presenza poteva essere interpretata secondo la logica dei tatticismi. Ieri comunque non era ancora il momento di disegnare il nuovo governo e di scrivere nell'organigramma dei ministri il nome del banchiere comasco che sta cercando di accasarsi nel grembo indistinto dei moderati italiani.

Per quell'appuntamento forse c'è più tempo di quanto a Todi si è immaginato.

 

 

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