MARLON PER SEMPRE - LETTERA D’AMORE DELLA SCRITTRICE JOYCE CAROL OATES AL DIVO: ‘’SEI MORTO INCASTRATO NEL GRASSO. PERCHÉ TI DETESTAVI, E TI SEI RESO DETESTABILE. TI RAGGIUNGEREMMO ALL’INFERNO, SE SOLO TU CI VOLESSI’’

Joyce Carol Oates per Ontario Review pubblicato da “la Repubblica”

 

MARLON BRANDOMARLON BRANDO

Per Marlon Brando all’inferno. Perché hai soffocato la tua bellezza nel grasso. Perché ti sei fatto beffe della nostra adorazione. Perché eri il maschio predatore, quello senza rimorsi. Perché eri l’attore più grande che avevamo e hai buttato via la grandezza come spazzatura. Perché non riuscivi a prendere sul serio ciò che gli altri scambiavano per la propria vita. Perché così facendo ti sei fatto beffe della nostra, di vita. Perché sei morto incastrato nel grasso. E già allora, avevi vissuto troppo. Perché ti detestavi, e ti sei reso detestabile.

 

Perché il paraplegico sulla sedia a rotelle in Uomini — Il mio corpo ti appartiene è nato per soffocare nel grasso di quel ciccione di Kurtz. Perché il tuo amore è stato sparso senza cura, un avanzo gettato da una macchina in corsa. E perché hai amato uomini e donne, ma mai abbastanza. Perché il lento suicidio che nasce dal disprezzo di sé ci ripugna e ci affascina come il precipitare della tragedia in farsa, come la mostruosità della bellezza incancrenita.

 

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Perché hai spinto una ragazza di 15 anni a mentire ai propri genitori in un cupo giorno di scuola, dicembre 1953. Perché hai spinto questa ragazza a mentire sulla sua destinazione, su quello che doveva fare, nell’atto più spericolato della sua giovane vita.

 

Perché hai convinto questa ragazza a prendere un autobus Greyhound da Williamsville, stato di New York, fino a Buffalo, stato di New York, da sola nelle tenebre invernali, e non era mai stata sola fino a quel momento.

 

Perché hai convinto questa ragazza temeraria e tremante a salire sul bus davanti al liceo di Williamsville alle 4,55 di pomeriggio per finire a 12 miglia di distanza nello squallido cinema di seconda visione su Main Street, per una proiezione del Selvaggio alle 6 — un posto che le sarebbe stato proibito, se solo i suoi genitori avessero saputo.

 

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Che cosa sarebbe successo! — per caso, non accadde. Perché dentro al cinema su Main Street c’erano file di poltrone semivuote al buio, odori mescolati di pop-corn stantio e fumo di sigaretta (era un’epoca in cui era ancora possibile «fumare in galleria») e sullo schermo la figura stupefacente e imperiosa di “Johnny”: giubbotto di pelle nera, opachi occhiali scuri, l’autorità corrucciata del giovane maschio predatore in sella alla sua moto.

 

Perché quando ti hanno chiesto contro cosa ti ribellavi, hai risposto con magnifico sdegno Contro di voi. Perché anche noi volevamo rispondere così, ma non avevamo parole simili a disposizione.

 

Perché quando avevi 23 anni hai fatto deragliare Un tram che si chiama Desiderio su Broadway e fatto della tragedia di Blanche DuBois il primo dei tuoi trionfi. Uno Stanley Kowalski così insolente, che dopo non ce ne sono stati più. Perché dopo Brando, tutti gli altri sono repliche fallite. La bestia che grida e diverte, la risata cruda del maschio polacco, l’umiliazione della donna del Sud il cui stupro è solo un altro scherzo.

 

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Carol 
Oates   
Joyce Carol Oates

Perché eri Terry Malloy; inondavi lo schermo con quel viso da ragazzo malmenato. Perché la dolcezza e il dolore erano riassunti in quel viso. Perché hai raccolto il guanto fatto cadere da Eva Marie Saint e te lo sei infilato, tenendo in pugno quella bionda cattolica come se fosse un guanto.

 

Perché nello struggimento hai mostrato la tua anima — Avrei potuto essere qualcuno! — sapendo quanto la sconfitta, il fallimento e l’ignominia sarebbero stati il tuo destino. Perché nel 1955, all’età di 31 anni, dopo aver vinto un Oscar per Fronte del porto , sei stato intervistato da Edward R. Murrow avvinto dal fumo di sigaretta come in un sudario, e nella tua casa in affitto piena di stucchi sulle colline sopra Los Angeles parlavi già dello sforzo di essere «normale».

 

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Joyce Carol Oates

Perché la tua bellezza ti ha sedotto, e ti ha trasformato in un buffone. Perché il buffone va sempre oltre, questa è la sua essenza. Perché essendo un buffone, spargevi morte come se fosse seme. Perché tutto quel che avevi, lo hai dovuto sperperare. Perché hai tentato, come Paul Muni, di eclissarti nei film. Perché eri Marco Antonio, Sky Masterson, Zapata, Fletcher Christian, Napoleone! Eri il fuorilegge travestito e clownesco dei Due volti della vendetta — un fiasco che hai girato tu stesso. Eri Vito Corleone ed eri quel ciccione calvo e garrulo di Kurtz in Apocalypse Now quando mormora e balbetta nel buio, la pazzia americana piena di sé.

 

Perché come il vedovo Paul di Ultimo tango a Parigi , hai scoperchiato la tua anima malata in una brillante devastazione. Perché stordito dal cadavere di quella moglie bellissima incorniciata da fiori grotteschi riuscivi a malapena a parlare, fino a quando non hai parlato troppo. Perché eri istupidito dal dolore. Perché non riuscivi a perdonare. Perché nonostante l’ebbrezza hai ballato con grazia imprevista, con la ragazza nei panni di una figlia.

 

ULTIMO TANGO A PARIGI MARLON BRANDO MARIA SCHNEIDERULTIMO TANGO A PARIGI MARLON BRANDO MARIA SCHNEIDER

Sulla pista del tango volteggiavi, sei caduto in ginocchio, ti sei tolto il cappotto, indossavi una camicia e una cravatta come si deve per celare l’ubriachezza e la disperazione, ti sei sdraiato sul pavimento tra ballerini ignari e a un tratto, contro ogni aspettativa, eri di nuovo in piedi e ballavi… Eri così agile e luminoso in quella parodia alcolica del tango, un clown che sbeffeggia le emozioni esasperate e la tensione sessuale del ballo — perché come avevi detto da ragazzo volevi essere «superficiale», volevi «intrattenere ». E poi ti sei abbassato i pantaloni e hai scoperto le natiche con l’euforia che nasce dal disprezzo.

 

marlon brando colonnello kurtz marlon brando colonnello kurtz

Perché l’attore non esiste, se non è al centro dell’attenzione. Perché il cuore dell’attore è un vuoto che nessuna adulazione può riempire. Perché dopo quel tango demenziale sei rimasto sdraiato, piegato nella spossatezza e nel silenzio del dolore, un cadavere fetale su un balcone nelle grigie luci di Parigi. All’inferno, si balla il tango. Perché hai fatto del disprezzo di sé un vezzo artistico.

 

Walter Kurtz marlon brando Walter Kurtz marlon brando

Perché quel che c’era di buono in te, la tua coscienza sociale, la tua propensione verso le cause progressiste, è stato ingoiato dal resto. Perché ti sei svenduto in una serie di film stupidi, come a sfidare il tuo talento e le nostre aspettative su questo talento. Dove c’è stato così tanto amore, non può esserci perdono. Perché a 80 anni avevi sopportato tutte le tue età e iniziato a marcire dall’interno, come un albero gigantesco soffocato dai propri cerchi.

 

Perché quando sei morto, abbiamo capito che eri morto da tempo. Perché non potevamo perdonare colui che aveva sperperato la grandezza. Perché ci hai lasciati. E siamo da soli. E ti raggiungeremmo all’inferno, se solo tu ci volessi.

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